A voi la parola
La passione che abbiamo nel fare il nostro lavoro
Non è un paese per imprenditori, i vostri racconti
di
Gianluca Masiero ,
pubblicato il 28 marzo 2011
Burocrazia, costo del lavoro, lentezza dei negoziati sindacali e della giustizia civile, assenza di una politica industriale e del lavoro. Per questi ed altri motivi l'Italia, ricca di talento e creatività, non è un paese per imprenditori. Pubblichiamo oggi uno dei molti racconti ricevuti da chi ci prova lo stesso. Mi chiamo
Gianluca Masiero, nato quarantacinque anni fa a Padova, sono il figlio maggiore di due infermieri in pensione. Ho terminato gli studi in Ingegneria elettrotecnica facendo sempre dei lavoretti per potermi mantenere gli studi.
Poi, presa la laurea e passato l’esame di stato, ho iniziato a gestire la produzione per un’azienda di Resana, in provincia di Treviso. Per quest'azienda ho lavorato per due anni, lasciando una produzione più efficiente e magazzini di venti miliardi di lire in meno con le stesse date di consegna; sono entrato come stagista e uscito quadro.
Successivamente sono stato chiamato a dare un contributo nel risollevare un’impresa di centotrenta dipendenti, in cui ricoprivo la carica di direttore di stabilimento.
L’azienda è stata ristrutturata con successo, riuscendo a fare tutti gli investimenti necessari pur nelle difficoltà (quindi muletti comprati dai fallimenti, carroponti in capannoni dismessi a Torino e rimessi a puntino nella carpenteria aziendale, etc..).
Nel 2004 la società è stata venduta e rilevata da un gruppo più grande (di circa mille dipendenti). Questo gruppo mi ha affidato un altro stabilimento, a Vicenza, nello stesso periodo quindi avevo due stabilimenti produttivi da gestire per un totale di duecento persone.
Poi questo gruppo ha iniziato ad avvantaggiare i manager di provenienza propria e decentrare tutte le decisioni al suo quartier generale, non dando più fiducia ai vecchi manager, oppure per poter fare carriera bisognava diventare degli adulatori del Presidente.
Maturo quindi l’idea di compiere il passo da manager ad imprenditore. Nel 2004 rilevo con altri due soci e la metà dei miei risparmi il 25% di un’azienda che sta fallendo e che ora, dopo sei anni, ha raddoppiato il fatturato e pur essendo piccola fa un buon utile. Dosando il risparmio e gli investimenti e tenendo conto dei flussi di cassa, abbiamo ridotto al minimo i debiti e non abbiamo mai chiesto una lira a nessuno.
Guidato dalla passione per le energie rinnovabili, ho poi fondato insieme a mio fratello un’altra azienda nel 2007, nata per hobby ma che ora inizia a dare le sue soddisfazioni, sia personali che economiche.
Questa azienda è stata supportata finanziariamente unicamente dai risparmi dei soci, le banche non ci hanno aiutato essendo l’azienda appena fondata. Il comune invece se può ci mette i bastoni tra le ruote.
Insomma se siamo ancora in Italia è solo per passione, perché se facciamo i conti non conviene proprio. Qui le amministrazioni sembrano farsi vive solo quando c'è da chiedere soldi.
Nella mia altra attività in tre anni abbiamo ricevuto le visite e i controlli di molte istituzioni governative. Siamo in ordine con le nostre attività, i corsi sulla sicurezza e tutte le regole vigenti, quindi non temiamo queste visite.
Comunque abbiamo tenuto duro e ad oggi siamo fieri di non aver mai ceduto ai nostri principi per avere un qualsiasi tipo di favore. Mi sembra che le istituzioni più che aiutare affossino la voglia e la passione che abbiamo nel fare il nostro lavoro.
La stessa passione che ci guida ogni giorno verso nuove idee e nuovi investimenti e quindi nuovi posti di lavoro.Spedisci anche tu il tuo racconto a lavostrastoria@italiafutura.it o ilvostroeditoriale@italiafutura.it