di Carlo CalendaAl direttore - Il decreto del governo sulle scalate non rappresenta un atto di protezionismo ingiustificato. Ma la questione non si chiuderà qui e non è comunque priva di conseguenze. Al di là del testo della norma approvata e di quelle che seguiranno, l'esito immediato di questa iniziativa è quello di aumentare la percezione del potere discrezionale della politica sull'economia.
Com'è noto, discrezionalità e mercato non convivono bene e dunque la nostra capacità di attrarre investimenti esteri si ridurrà ulteriormente. Sia ben chiaro, l'Italia ha il dovere di mettere in campo una strategia per difendere importanti pezzi del patrimonio produttivo. Ma la soluzione non si trova nella legge. Stiamo imboccando un percorso molto pericoloso per un paese che vive di export (di cui tra l'altro una quota, particolarmente pregiata, è rappresentata dalle forniture all'industria del lusso francese da cui traggono beneficio migliaia di artigiani) e ha assoluta necessità di immettere nel paese concorrenza e investimenti per poter ricominciare a crescere.
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