di Giorgio SantilliIl comune di Modena ha recentemente aggiudicato un appalto per l'affidamento della manutenzione stradale indicando espressamente che i lavori sarebbero cominciati il prossimo giugno, ma i pagamenti all'impresa appaltatrice sarebbero avvenuti a lavori ultimati, nel 2014.
Un atto di trasparenza, se vogliamo, rispetto alla tecnica del rinvio senza certezze seguita da tanti enti locali. Al tempo stesso, però, il segno di una definitiva capitolazione al grande male del momento: le casse vuote degli enti locali per effetto del patto di stabilità (che dal 2008 si applica anche ai pagamenti in conto capitale) e il conseguente ritardo di pagamenti alle imprese che non di rado raggiunge punte superiori a un anno e mezzo.
L'appalto del comune di Modena mostra una sua intelligenza mefistofelica anche per un'altra ragione: il patto proposto alle imprese consente intanto di fare l'investimento e di non bloccare importanti servizi ai cittadini, scaricando però sull'impresa il conto del ritardo delle disponibilità di cassa.
Modena è la punta dell'iceberg di una situazione drammatica. I tagli alle casse degli enti locali si traducono in difficoltà enormi per numerose piccole imprese che rischiano non di rado la chiusura, pur avendo adempiuto con precisione agli obblighi contrattuali. Anzi, proprio per aver adempiuto a quegli obblighi contrattuali, che la controparte, la pubblica amministrazione, ignora e spesso dileggia, non senza punte di arroganza da stato-padrone a cittadini-sudditi.
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