La festa di una nazione più forte delle sue divisioni

L’orgoglio degli italiani è nello spirito di coesione

di Andrea Romano , pubblicato il 16 marzo 2011
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La festa è di tutti gli italiani. Dei moltissimi che esporranno il tricolore fuori dal balcone e di quelli che faranno finta di non crederci, dei milioni che si ritroveranno nelle piazze e di coloro che si mostreranno indifferenti. Perché il 17 marzo è la festa di una nazione che è sempre stata più forte delle sue divisioni, tanto brutali nel passato quanto pericolose ancora oggi. Un’Italia più forte delle sue divisioni perché più tenace di ogni pessimismo e che anche nel 2011, nel pieno di una stagione non facile della sua storia, può vantare una vitalità straordinaria grazie agli italiani ignoti che ogni giorno contribuiscono alla vita della propria comunità civile, familiare e professionale.

È a loro che Italia Futura vuole dedicare questa festa, alla quale abbiamo creduto fin dall’inizio e a cui in questi giorni crediamo con ancor più convinzione mentre assistiamo alle desolanti manifestazioni di disprezzo della nazione, della sua memoria e dei suoi caduti con cui la parte meno responsabile della Lega crede di guadagnare qualche linea di visibilità.

Proprio oggi è indispensabile puntare sulla forza e sulla dignità degli italiani. Perché quando l’Italia volterà pagina dovrà necessariamente attingere alla riserva della nostra coesione, all’energia che viene dalla nostra capacità di costruire insieme oltre l’angolo delle divisioni più odiose.

Scommettere sulla coesione degli italiani, ritrovare insieme il senso di una prospettiva e l’orgoglio di essere nazione, valorizzare i giacimenti di passione civile del nostro paese. Sono questi gli obiettivi della nostra associazione. E oggi, nel giorno in cui celebriamo il ricordo dell’Unità d’Italia e ne rilanciamo le ragioni per il futuro, il nostro auspicio è che la coesione degli italiani continui ad essere la nostra principale ricchezza comune.


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Direttore di Italia Futura. Docente di storia contemporanea all'Università di Roma Tor Vergata, collaboratore del Sole 24 Ore e autore di numerosi libri sulle culture politiche del Novecento.


tag:  italia   150 anni   unità   coesione   passione civile   andrea romano   italia futura  


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#7 da cristina, inviato il 23/3/2011
E' fondamentale riscoprire il senso della patria, il senso di appartenenza ad una nazione.
Non molto tempo fa Lucia Fornari Schianchi intervistata in tv affermava: "Agli occhi del mondo rappresentiamo una civiltà che dovremmo non far morire".
Queste parole mi sono rimaste impresse nella mente.




#6 da domenico pasquariello, inviato il 21/3/2011
Questo anno l’Italia festeggia i suoi 150 di unità. Un’unità travagliata, fortemente voluta da Cavour. Unità, che si concretizzò ulteriormente con le seconde guerre mondiali. Certamente è stato versato molto sangue per raggiungere lo scopo è far diventare lo stato italiano una Repubblica. Per secoli l’Italia è stata divisa e occupata da potenze europee, che hanno lasciato il loro modo di pensare oltre agli usi e costumi. Nonostante tutto, con molti sacrifici e perdite umane, dopo anni e anni ora l’Italia è un paese unito. Festeggiare i 150 anni vuol dire ricordare e ringraziare i ns. antenati per quello che hanno fatto per darci uno stato unito, con una ns. identità ben precisa: essere italiani. Il popolo italiano è stato nella storia, artefice del cammino e sviluppo dell’umanità. Cultura, innovazioni, scoperte scientifiche, ecc.. Siamo un piccolo paese ma con grandi differenze culturali. Siamo un popolo che si stringe, unito nei momenti tragici che spesso colpiscono la ns. terra. Abbiamo una ns. filosofia di vita, inculcata da secoli di storia che ci ha distinto e resi unici. Questi sono motivi più che sufficienti per festeggiare i 150 anni dell’unita d’Italia.
In questo momento sociale, la bandiera tricolore è l’unica cosa che può unirci. A chi non crede nell’Italia Unita un semplice pensiero:
Conoscere la storia per capire il presente e affrontare il futuro.


#5 da ivan, inviato il 19/3/2011
"Non abbandonate la bandiera che Dio vi diede. Dovunque vi troviate, in seno a qualunque popolo le circostanze vi caccino, combattete per la libertà di quel popolo, se il momento lo esige; ma combattete come Italiani, così che il sangue che verserete frutti onore ed amore, non a voi solamente, ma alla vostra Patria. E Italiano sia il pensiero continuo dell'anime vostre: Italiani siano gli atti della vostra vita; Italiani i segni sotto i quali v'ordinate a lavorare per l'Umanità. Non dite: io, dite : noi. La Patria s'incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi si senta, si faccia mallevadore dei suoi fratelli: ciascuno di voi impari a far sì che in lui sia rispettata ed amata la Patria." - MAZZINI

#4 da Asio otus, inviato il 17/3/2011
Che l'Italia possa arrivare ai 200 anni e oltre! Non c'è modo migliore di festeggiare i nostri primi 150 anni se non quello di ricostruire il nostro futuro e questa è forse una delle poche associazioni ad avere questa nobile finalità. Fratelli d'Italia, aiutiamoci! Che i sacrifici del Risorgimento non siano vani.

#3 da Fabrizio Benassi, inviato il 17/3/2011
In Italia, oggi, ognuno vorrebbe una nazione a propria immagine e somiglianza, perché si possa chiamare patria. Chi la vuole liberale, chi socialista, chi vuole la padania, chi la vuole laica, chi vorrebbe una teocrazia e chi è misantropo e vorrebbe uno stato tutto per sé. Ma questo a buon senso e in una democrazia non è possibile, perché siamo 60 milioni di individui, ognuno diverso dall'altro. E non possiamo neanche pensare di fare tante "Auroville". Allora la domanda deve essere: è impensabile che la popolazione italiana, magari aiutata da un leader autorevole e lungimirante, con tanta pazienza, tanto sforzo da parte di tutti e qualche rinuncia, possa prima o poi trovare un minimo comune denominatore? C'è la lingua, una storia, la cultura e dei tratti identitari, di cui però alcuni un po' da cialtroni. Possiamo pensare di vivere e prosperare senza più domandarci quante Auroville bisognerebbe fare per non sentirsi obbligati ad un compromesso sociale e politico troppo grande? Mi sono emozionato nel vedere i nostri giocatori di rugby lottare e vincere contro la Francia. Piccole cose, ma che per un momento mi fanno dimenticare quanto ancora manca per un'Italia migliore.

#2 da marinapaola, inviato il 17/3/2011
Vorrei che tutti, ma proprio tutti gli Italiani, quelli che votano a destra e quelli che pensano di votare a sinistra, guardassero il servizio realizzato nel programma LE Iene di ieri sera: i politici intervistati sono lo specchio di una classe dirigente dominata dall'ignoranza, dall'arroganza e dal pressapochismo. Nemmeno i ragazzini di terza media sono così impreparati. A stupirmi è il fatto che non abbiano mai avuto in questi mesi di dibattito sul 17 marzo la curiosità intellettuale di chiarire cosa fosse accaduto! Mi vergogno per loro e mi chiedo come possa progredire un paese con a capo personaggi simili: l'ignoranza è bipartisan!

#1 da Giulio Portolan, inviato il 16/3/2011
L'Italia, sede di Roma, è in un certo senso il centro e la coscienza del mondo, sintesi delle sue contraddizioni e delle sue divisioni. Celebrare l'Unità di Italia significa quindi dimostrare che il mondo può sperare nell'unità del destino dei popoli. A fondamento dell'Italia sta la sua cultura, cultura che non appartiene ad una nazione, ma è universale e quindi appartiene al mondo. Trasmettere questa cultura alle generazioni italiane future significa porre la possibilità di trasmetterla a tutti i popoli. Il 17 marzo è la festa dell'unità del mondo.



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