Sperperare o tagliare? Pare che in Italia il dubbio sia solo questo.
Razionalizzazione dei costi o investimenti focalizzati non sembrano strade da prendere in considerazione. In particolare per quanto riguarda la cultura nessuno sembra essere in grado di capire come la spesa debba essere organizzata.
Il ministro Tremonti usa l’accetta, evidentemente senza comprendere che la cultura è un organismo delicato dove non è possibile usare il machete ma è necessario il bisturi se non addirittura il laser.
Soprattutto quando si sono fatte affermazioni che oggi possono suonare imbarazzanti. Nell’ottobre 2010 il ministro dell’Economia, giustificando il mancato rispetto dell’impegno a tagliare le province, sostenne che da quel taglio sarebbero venuti risultati solo “simbolici”.
“Il risparmio sull’eliminazione delle province non supera i duecento milioni”, queste le parole del ministro schieratosi ancora una volta a fianco di
Bossi e a difesa dei nuovi insediamenti burocratici del potere leghista. Guarda caso,
proprio di una cifra complessiva intorno ai duecento milioni si parla in questi giorni come dell’entità (enorme) dei tagli alla cultura. E allora, caro ministro, non sarebbe il caso di riprendere in mano il dossier province, pensando che se la cultura "non si mangia" (come Ella ha avuto modo di sostenere)
tantomeno è vero che una seria politica culturale italiana possa essere sacrificata alla sopravvivenza di province che ci si era impegnati a tagliare? E a proposito di laser, se ad esempio tagliare anche solo qualche milione alla
Mostra del cinema di Venezia equivale a mettere in pericolo la vita di una delle più importanti istituzioni culturali italiane, ridurre di 200.000 euro il finanziamento ad un evento temporaneo come un concerto non provoca lo stesso danno. In particolare, com’è accaduto a
Napoli, quando ben 700.000 euro dell’Unione europea dovevano essere destinati ad infrastrutture culturali e non certo al concerto di
Elton John. Quando si tratta di cultura un ministero dell’Economia non può usare solo la matematica ma deve utilizzare i suoi migliori strumenti di giudizio. Tuttavia
i fondi per la cultura sono spesso sperperati, come nel caso di Napoli, o addirittura stanziati e mai spesi. Il budget per la cultura è come un panetto di burro che si spalma in maniera uguale su tutte le fette di pane, non importa quanto grandi siano o se verranno mangiate. Ci sono regioni autonome, come il Friuli Venezia Giulia o la Sicilia, che hanno a disposizione fondi incredibili per la cultura. E ancora più incredibili se considerati in proporzione al numero dei loro abitanti. Eppure anche lì non sembrano mai essere sufficienti.
Che fare?
I soldi forse ci sono. Quello che manca è il metodo, il giudizio, la logica e infine il senso di responsabilità che dovrebbe accomunare sia la politica che l’interlocuzione della collettività. Una collettività capace di piangere e scendere in piazza quando si taglia, ma incapace d'intervenire quando viene richiesto un impegno per la qualità della produzione culturale e il finanziamento di questa sia a livello individuale che a livello imprenditoriale.
Se il ministro dell'Economia non può eliminare fondi alla cieca ugualmente alla cieca non si può spendere. Cultura è qualità della vita ma solo se è cultura di qualità capace di promuovere il dialogo sociale e stimolare la crescita individuale. Soprattutto, la cultura di qualità è la risorsa più prestigiosa e rappresentativa di cui l’Italia può disporre nel mondo. Una cultura vasta e maestosa, costruita nei secoli con
giacimenti di ingegno e maestria e talento che non possono essere fatti a pezzi da una politica incapace di distinguere e valorizzare.
Francesco Bonami, membro del comitato promotore di Italia Futura, è uno dei più importanti curatori e critici d’arte a livello internazionale, già direttore della Biennale di Venezia del 2003, è direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, della Fondazione Pitti Immagine Discovery di Firenze, di Enel Contemporanea e oggi il primo italiano ad aver ricevuto l'incarico di curatore della prestigiosa Biennale di arte americana al Museo Whitney di New York.