Noi siamo gli italiani, la cultura è il nostro petrolio

Mai come in questi anni tanta arroganza verso i nostri artisti

di Paolo Virzì , pubblicato il 11 marzo 2011
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Il destino della attività creativa è stato da sempre quello di destreggiarsi tra gli umori dei Principi, la benevolenza insidiosa dei Mecenati astuti, l'elemosina interessata del ministro e dell'assessore. Ma mai come in questi anni abbiamo assistito a tanta devastante arroganza contro i nostri artisti, specie i migliori e i più liberi, da parte di figure di primissimo piano del potere politico.

Un dileggio divertito, che ha fatto da colonna sonora al più esplicito e rude progetto di ridimensionamento che la nostra storia ricordi. Pensare che invece la bellezza, lo stile, la cultura, sono il petrolio dell’Italia, la sua più grande ricchezza, oltre che la sua inimitabile identità. E non solo perché viviamo in uno sterminato museo a cielo aperto, che purtroppo abbiamo già colpevolmente ferito. Ma perché è evidente che nel tempo, nonostante divisioni, sciagure, guerre, gli italiani sono stati capaci di tramandarsi questo segreto: han custodito generazione dopo generazione una sapienza sopraffina e geniale per l’espressione artistica, per il senso del bello, per concepire il divertente, il commovente, l’affascinante.

Quel poco o tanto di prestigio di cui godiamo nel mondo lo dobbiamo soprattutto (o forse soltanto) a questa risorsa straordinaria e unica: la nostra cultura, la nostra musica, la nostra architettura, la nostra poesia, il nostro cinema, la nostra narrativa, il nostro teatro, le nostre arti figurative. Ma anche ad un certo modo di cucinare, di mangiare, di bere, di vestirsi, di arredare le case. Noi siamo gli italiani. Quella patria giovane dal passato travagliato, ammalata di un'arretratezza gravissima che spesso ci sconforta, ma che pure è ancora capace di offrire al mondo esempi miracolosi di eccellenza intellettuale e artistica.

Se per caso c’è in giro qualcuno che voglia occuparsi di un’Italia futura non potrà che ripartire da questa forza misteriosa e inesauribile che ha attraversato i secoli, liberandone finalmente le potenzialità e le energie, e mettendole saggiamente a profitto, per il bene di tutti.




Paolo Virzì è regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Il suo ultimo film, "La prima cosa bella", ha ricevuto diciotto candidature al David di Donatello ottenendo tre riconoscimenti: per la miglior sceneggiatura, per la miglior attrice protagonista e il miglior attore protagonista.




tag:  cultura   disinteresse   risorsa   patria  


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#23 da Flavio, inviato il 15/3/2011
Parole che condivido in pieno e suggerimenti da cogliere più che immediatamente quelli di Virzì. Con 2 punti di attenzione: 1) Al "petrolio Italiano" citati nell'articolo manca la pittura, la scultura e l'archeologia che da sole sono il vero nostro petrolio, in misura sensibilmente maggiore di cinema teatro etc.. 2) Occhio a ricriminare risorse, soldi e basta.. Occhio perchè in Italia nel settore culturale molti, moltissimi sono stati gli sprechi o vere e proprie truffe ai danni dello Stato. Percui credo bisogna spingere verso riorganizzazioni gestionali ed innovazioni del sistema cultura (le vere azioni a cui bisogna destinare tanti soldi) piuttosto che appoggiare incondizionatamente ed in modo generalizzato gli artisti e cultori della materia.. perchè tra questi ve ne sono molti che protestano solo perchè si vedono privati del piatto in cui si sono abbuffati per inerzia negli anni utilizzando il pretesto della cultura...
In sintesi quindi va bene dare tanti soldi per la cultura (molti di più di quelli che il governo ha ad oggi destinato) ma a condizione che vi siano criteri seri di discriminazione e valutazione sul chi/come affidarli e per che cosa nonchè una programmazione strutturata delle attività culturali da finanziare. Questo perchè, nel settore eventi e grandi eventi, nel settore della TV pubblica, del Cinema etc. etc. ci sono persone e sistemi che sprecano da anni in modo surrealisticamente indisturbato e per programmi inutili e/o del tutto kitch oltre che privi di seguito, sottraendo ingentissimi soldi e risorse a idee e persone valide e degne dell'italia futura.

#22 da Michele Dantini, inviato il 13/3/2011
Il contributo che l'eccellenza culturale può portare alla maturità civile di una nazione è decisivo. Occorre preservare la capacità educativa e di rinnovamento del pensiero. La cultura educa una democrazia: non è un bene voluttuario. Stimola la capacità di autoesame di ciascuno. Spinge a divenire cittadini del mondo, a maturare conoscenze e punti di vista cosmopoliti. Accresce la capacità di percepire vulnerabilità proprie e altrui e differenza. La riforma dell'istruzione secondaria e ancor più superiore colpisce in primo luogo le facoltà umanistiche riducendo opportunità di formazione e istituti di eccellenza. La colpevole indifferenza al teatro, al cinema, alle accademie d'arte distrugge dimensioni di modernità e partecipazione civile. Questo è un paradosso per l'Italia: i vantaggi di un elevato prestigio culturale si distribuiscono all'industria, alla politica, alla diplomazia di un paese. Lo ha ricordato recentemente Umberto Eco. Un sito com questo dovrebbe ospitare riflessioni sullo stato della cultura in Italia e interventi o proposte politico-culturali specifici. Si scrive di artigianato e industria in epoca di globalizzazione: ma non ci si confronta con temi e problemi della creatività contemporanea. Eppure le giovani generazioni di artisti, a partire dagli anni Novanta, sul modello della Gran Bretagna di Tony Blair e degli ingenti investimenti in cultura, sono state spesso, per le nazioni occidentali con cui si è soliti confrontarsi, testimonial di sistemi sociali e industriali da esportare. Una classe dirigente può ignorare questioni di attualità culturale e non disporre di un criterio di valutazione adeguatamente informato? Questo accade solitamente in Italia. Devo dire che non mi è chiaro, nel dibattito in corso in Italia Futura sul "talento", che cosa si intenda per esso: talvolta mi pare lo si associ a dimensioni prevalentemente economicistiche e imprenditoriali.

#21 da Andrea, inviato il 13/3/2011
Purtroppo abbiamo politici come Berlusconi e Bossi che ignorano cosa sia la cultura. Sono persone pratiche, abbastanza efficienti per quanto le leggi glielo permettono. E' però una caratteristica della destra la mancanza di cultura. Hanno erudizione e professionalità. ma non cultura. Purtroppo la sinistra non è meglio messa: ha cultura ma poco senso pratico e realismo conditi dalla confusione.

#20 da Gianpaolo Papaccio, inviato il 13/3/2011
Sicuramente la cultura era un patrimonio italiano ma sono stati gli stessi italiani a volerlo distruggere e mi spiace doverlo ammettere, nessuno ha capito che proprio le teorie economiche del libero mercato senza regole hanno minato ogni cosa e ci hanno portati all'attuale situazione.
Tutti parlano senza comprendere bene cosa davvero voglia dire "libero mercato". Pochi si rendono conto che le rrgole, ferree occorrono. Molti scambiano le cosiddette "chiusure" definite con terminologia tipica di altri tempi, "rendite di posizione".
Non è assolutamente rendendo tutto anarchico che si va avanti e le teorie di eccessivo liberismo hanno finito con il favorire le ruberie e gli accaparramenti attuali. Con la distruzione definitiva anche di un minimo controllo da parte della magistrature, la dittatura sarà servita, con la complicità di tutti.
Io sono e rimango un moderato e ritengo che occorra sicuramente una giusta dose di Stato alla tedesca ed una buona dose di libra iniziativa, controllata.
I molti che parlano senza senso di liberismo somigliano ai tanti che, per nascondere le proprie magagne, parlano di morale e di etica.
Gli italiani devono saper tornare ad impegnarsi e lavorare senza stupide ed artificiose distinzioni fra zone geografiche e ruoli. Soprattutto basta con l'invidia di classe

#19 da Fulvio Aversa, inviato il 12/3/2011
Non prebende pubbliche ma provvedimenti come sgravi fiscali, credito agevolato, semplificazione normativa, limitazione della censura e libero accesso alle reti di comunicazione wireless che creino le condizioni per una fioritura artistica portata avanti da chi intraprende attività legate all'arte in ogni sua forma; siano esse gallerie, laboratori, teatri, orchestre, produzioni cinematografiche.

#18 da Fulvio Aversa, inviato il 12/3/2011
Non prebende pubbliche ma provvedimenti come sgravi fiscali, credito agevolato, semplificazione normativa, limitazione della censura e libero accesso alle reti di comunicazione wireless che creino le condizioni per una fioritura artistica portata avanti da chi intraprende attività legate all'arte in ogni sua forma; siano esse gallerie, laboratori, teatri, orchestre, produzioni cinematografiche.

#17 da Lorenza Roverato, inviato il 12/3/2011
Il modo in cui Paolo Virzì ha proposto questo argomento mi sembra davvero perfetto: semplice, chiaro, esaustivo. Resta però il fatto che da anni si parla della scarsa consapevolezza del nostro patrimonio culturale, senza che vengano presi dei provvedimenti concreti per incentivare la tutela, la conservazione, la valorizzazione, la promozione ... della nostra maggiore risorsa. Certo, ultimamente si è toccato il fondo. Resto però molto perplessa sull'autenticità dei giuramenti dei nostri ministri anche in tempi diversi, soprattutto per il fatto che di rado l'incarico in questione è stato attribuito a persone veramente competenti - a mio parere non conta solo una laurea in materia, delle pubblicazioni patinate, appartenere al gotha delle accademie ... piuttosto opterei per un curriculum con anni di "militanza" nel settore, un vero entusiasmo, un po' di sincerità e meno ambizione: è troppo? Un cordiale saluto, Lorenza Roverato

#16 da armando perilli, inviato il 12/3/2011
Vero, Paolo, tutto vero, ma è proprio nella nostra creatività, nella nostra intelligenza creativa, che poi ci dobbiamo andare a confrontare con i furbetti del quartierino di turno... oggi, anche se scrivi un capolavoro, non trovi uno straccio di imprenditore o mecenate o mente illuminata disposta a darti una mano... sto veramente, seriamente pensando ad espatriare, qui siamo arrivati alla frutta, pardon, pure quella se sò magnata... Mr Montezemolo ancora guarda il Paese in modo distaccato, ancora aspetta... tra un po' vedremo veramente questo Paese diventare, da Sistema Paese, a paesino di campagna... proporre un libro, un film, un testo, un progetto edilizio, non parliamo poi di un progetto industriale, è pressochè impossibile... in America, quando perdi un lavoro, ti ributti nella mischia, mandi curriculum, fai dieci e-mail, trenta telefonate, e se hai voglia lavori, in uno o più campi. a seconda della tua volontà di adoperarti... in Germania la Lufthansa ha 3/4 volte il personale di Alitalia, e continua a fare utili... la Fiat, pardon, Mr Marchionne delocalizza; in VW se ne guardano bene, e continuano a macinare utili... e potremmo andare avanti all'infinito... se pensiamo solo e soltanto che qui i ragazzi conoscono i nostri musei solo e soltanto perchè ce li porta la scuola (pubblica)... Allora la domanda viene spontanea: ma non è che è solo e soltanto colpa degli italiani per ciò che avviene sulla nostra pelle?... oppure vogliamo ancora dare la colpa a questo o quel politico?... Non è che per caso, come diceva Nanni Moretti tanti (ma tanti) anni fà "Ma che siamo finiti in un film di Alberto Sordi?..."
Un abbraccio Paolo, e continuiamo ad indignarci, ci è rimasto solo quello...
Armando Perilli

#15 da Asio otus, inviato il 12/3/2011
Vero, la Cultura è la nostra più grande ricchezza ma... quanta ne è rimasta?
Una ventina d'anni di malgoverno è quasi riuscito nell'impresa che ha fallito un millennio di divisione politica! I tagli generalizzati e scriteriati, la scuola pubblica e le università che hanno inesorabilmente perso in qualità a causa della sordità dei governi alle loro esigenze, l'assoluta scarsezza di qualità dei programmi televisivi e molto altro ancora hanno devastato e quasi distrutto quella cultura che sarebbe la nostra ricchezza. Per ricostruire l'Italia si deve innanzitutto riscoprire la nostra cultura millenaria, senza ovviamente cadere nelle varie formr nazionalismo.

#14 da Lazzari Maurizio, inviato il 12/3/2011
Tra i danni maggiori della mancanza di concorrenza è il digital-divide nel quale, da decenni, giacciono trenta milioni d’italiani. Questa situazione è dovuta ai corsi di Computer scadenti, costosi e lunghi. Siamo gli ultimi in Europa, 56° al mondo e perdiamo oltre 20 miliardi di euro all’anno. Nessuno però ha accettato ciò che funziona alla Provincia di Roma: un solo Disco nel Server centrale suggerisce “come fare” in pochi secondi a 3.219 operatori. L’articolo de ilSole24Ore, il giorno 2 aprile 2010, intitolato “Cure urgenti per l’Italia che non sa più crescere”; alla radice dello scarso dinamismo della nostra economia c’è un rallentamento ormai ventennale del tasso di crescita della produttività sia del lavoro che dell’insieme dei fattori produttivi nel loro complesso.; tra il 1995 ed il 2007, il valore aggiunto, per ora lavorata dall’industria manifatturiera italiana, è salita del 6,6 %, contro il 51% in Francia ed il 45% in Germania (dati Euklems). La scarsa crescita della produttività si traduce anche in bassi salari, sia lordi che netti, e mortifica il potere di acquisto delle famiglie. Nonostante i salari più bassi, da quando siamo entrati nell’euro il costo del lavoro per unità è cresciuto in Italia del 25 % in più che in Germania ed il 10 % in più che nella media dei paesi dell’euro. Cioè, nonostante la moderazione salariale, vi è stata una forte perdita di competitività nelle nostre esportazioni.
Ho molte documentazioni al riguardo.

#13 da Alex, inviato il 12/3/2011
Il nostro premier ricorda spesso ai suoi che "il pubblico medio (n.b. pubblico, non elettorato..!) ha fatto si e no la terza media, e nemmeno nel primo banco" e che a questo pubblico devono rivolgersi. Pare quindi evidente che la cultura è solo un fardello non solo inutile ma anche dannoso...
che tristezza rimpiangere la classe politica della prima repubblica !!

#12 da Agostino Ratto, inviato il 12/3/2011
Capisco che in tempi di economia difficile sia necessario rivedere ogni spesa riducendone l'importo, ma vi sono alcuni punti sui quali è necessario fare attenzione e ragionare molto bene. Mi riferisco alla Ricerca, all'istruzione e alla Cultura, ossia alle materie che ci sono propri, che mettono in gioco e sviluppano il nostro sapere intellettuale, una delle poche "materie prime" che abbiamo e dovremmo utilizzare. Il comportamento del Governo attuale mi appare come fortemente miope, incapace a cogliere le opportunità che altri Paesi europei non lasciano perdere. Aspettiamo forse ingegneri indiani o studiosi cinesi? Ricordiamoci che a breve arriveranno e saranno guai per i nostri giovani "manovali".

#11 da alfio, inviato il 11/3/2011
La cultura è vera Democrazia e strumento di crescita per la stessa DEMOCRAZIA perché fornisce quei fondamentalistrumenti di valutazione necessari per esprimere un qualsiasi tipo di giudizio e quindi anche una preferenza politica in maniera comunque ragionata. Ecco il banale motivo per cui è avversata da questi nani con vocazione dittatoriale.

#10 da davide quadrio, inviato il 11/3/2011
ormai in esilio volontario da più di vent anni, guardare all italia da fuori é pena grande. paolo ccondivido i tuoi pensieri, ci siamo conosciuti anni fa a shanghai quando presentasti un film al festival del cinema. ricevo appelli da musei e artisti e curatori che stanno per lasciare l italia, abbandonano la nave sentenziai umiliati e senza speranza. che tristezza... così tanta creatività lasciata andare, come se da questa non dipendesse l idea del proprio futuro. senza di essa dove si può trovare energia per rinnovarsi?

#9 da gianni giampaoli, inviato il 11/3/2011
Mi sento anch'io un uomo di cultura, non ho quindi alcuna presunzione riguardo quello che voglio dire; ma ricordo che nel nostro Bel Paese, a destra e a sinistra che fosse - quando c'erano le vacche grasse, la "cultura" inghiottiva miliardi buttati al vento, favorendo tizio e caio e gli amici di tizio e caio, senza (spesso) considerare il valore di quello che si andava a finanziare, ecc. ecc. Bei miei soldi ! (sono andati a irrobustire il ns.- mega debito pubblico, oggi) Allora, la cultura è e rimane si il ns. più prezioso patrimonio ma attenzione ai falsi messaggi: l'Italia ha bisogno di tecnologie, di brevetti, di valori aggiunti scientifici, di scienziati e di tecnici prima che di poeti, registi, teatranti, comici, ecc. ecc.

#8 da cirosse, inviato il 11/3/2011
Come si fa a non condividere anche su questo altro punto critico, ovvero della Cultura e lo sviluppo? I governanti tagliando troppo/tutto hanno apportato la morte (a mio avviso) del settore culturale, che e', non solo un costo, ma anche un enorme opportunita' del Paese Italia e per quello che e' stato tra il '50 e il decennio scorso (si pensi al cinema, ai congressi culturali etc) e traino del Turismo dell'Arte che come in Italia nessuno puo' dare di piu'. Secondo me, la cultura con questo tipo di Governance, va a morire come anche tutto il resto: Ricerca e Sviluppo, technologie, Industria, AMbiente, Turismo, Scuola, Universita', mettici anche la cultura...cosa rimane? Nei precedenti commenti su questo blog, ritenevo che i numeri legati al PIL sarebbero rimasti negativi, ma anche se apparentemente adesso sono positivi nel breve, il Capex e gli altri indicatori chiave ci dicono che l' Italia con questo livello di sviluppo tornera' al negativo molto presto, indipendentemente dal Petrolio, come dire ci stiamo inviluppando intorno a noi stessi con difficolta' ad uscirne fuori.

#7 da Giorgio Azzalin , inviato il 11/3/2011
Questo suo articolo ha dell'incredibile. E' lo schiavo che si lamanta che il padrone e' cattivo e come soluzione chiede un padrone piu buono !La soluzione e' che lo schiavo si ribelli e diventi libero. Lei vorrebbe che i politici facessero quello che gli artisti vogliono .Ma chi decide chi e' un artista?una commissione di altri artisti ? chi decide la commissione?.Bisognerebbe abolire il ministero della cultura,poiche solo i regimi dittatoriali decidono cos'e' cultura e non( e la Francia) . Nei paesi liberi, non e' il governo che decide cos'e' cultura.Voi cosidetti artisti siete talmente abituati ad piegarvi al potente di turno che avete perso persino la voglia di liberta ,non la chiedete nemmeno siete solo questuanti alla corte del re.
Forza si rinunci all'elemosina e ci si liberi , suonerere un una cantina e non al tetro regio ma quando si e' liberi tutto diventa bello!

#6 da Bruno Pierozzi, inviato il 11/3/2011
Anche nell'ambito culturale l'Italia ha ormai perso insesorabilmente terreno. Prevale ormai la sottocultura in ogni aspetto: dalla letteratura al cinema, dal teatro alla musica, dall'arte visiva al restauro. C'è improvvisazione, scarsa conoscenza delle materie, superficialità. Ormai gli anni della grande creatività italiana quelli dal dopoguerra agli anni '70 sono ormai lontani. A prevalere sono oggi i sottoprodotti quelli reclamizzati dalle reti televisive commerciali e di cui anche la Rai fornisce imitazioni spesso peggiori. Chi va ad un cosiddetto reality si sente in diritto di proporsi come attrice o attore, senza avere alcuna capacità o qualità. Siamo ormai al degrado totale. Non c'è una sola televisione (eccetto Rai 5) dove si dedichi qualche decina di minuti all'arte, ad illustrare la storia dell'arte, ad inconrare artisti contemporanei. E questo avviene nel paese dove abbiamo alle spalle duemila anni di grande storia artistica. Tutto ciò è sconfortante. Ci sarebbe bisogno di una cosa che in questo Paese non c'è mai stata: una vera rivoluzione democratica, come hanno avuto gli Usa e la Francia. Spes ultima dea!

#5 da Fabrizio, inviato il 11/3/2011
Condivido il fatto che la nostra cultura sia il bene più preziosa del nostro Paese, ma sono convinto che anche in questo settore si debba attivare la competizione e l'attività imprenditoriale. Questo vale oggi, nel momento in cui le scarse risorse vengono ulteriormente ristrette, ma doveva valere anche negli anni passati, nei quali gli sprechi e le destinazioni clientelari e quelle targate politicamente hanno comportato non solo sprechi, ma distorsioni e penalizzaioni di chi non era allineato; ieri come oggi. Le regole del libero mercato devono valere anche per la cultura. Lo Stato dovrebbe intervenire nella realizzaione delle infrastrutture, ma tenersi accuratamente fuori dai finanziamenti ai singoli attori. Ad esempio, costruire e mantenere un teatro, ma poi affidare la sua gestione a privati, e permettere che della struttura si giovino compagnie diverse, espressione delle diverse sfaccettature della nostra ricca cultura. Smettiamo di piangere su un sistema di incentivazioni che ha fatto il suo tempo, e rimbocchiamoci le maniche per lavorare e produrre; e rischiare in proprio anche in questo settore, senza aspettare che i rischi se li assuma la collettività.

#4 da francesco pontelli, inviato il 11/3/2011
siamo d'accordo che il nostro patrimonio culutrale sia imbattibile nel mondo COME lo è il nostro assetto industriale che ci rende la seconda econommia manifatturiera del mondo . Ora una cosa è il patrimonio storico-culturale altro è il cinema che deve ottenere tutte le attenzioni del caso ma che non sempre è cultura ma espressione stupenda di idee e di situazioni e delle loro interpretazioni . Spacciarsi per esponenti culturali solo perchè si appartiene al mondo del cinema lo trovo anacronistico ma soprattutto non vero.
Con tutta la simpatia per questa forma di espressione
Francesco Pontelli

#3 da Avv. Giuseppe Salerno, inviato il 11/3/2011
Condivido a malincuore le parole di Virzi. Perchè stiamo distruggendo un patrimonio culturale, peraltro ricevuto in eredità e appartenente a tutto il generere umano, che ci invidia tutto il mondo. Oltre a non capire che investire nella cultura, vuol dire far crescere un paese anche dal punto di vista economico, ma sopratutto del beneserre generale. Forse, credo, sia questa crescita del benessere generale che qualcuno, a proposito, non vuole. Un popolo economicamente debole ed ingnorante è più semplice da gestire.

#2 da fernando rossi, inviato il 11/3/2011
E' scandaloso il comportamento della classe politica...corrotta e corruttibbile.Ma che messaggio diamo ai nostri figli:" quello della prostituzione!.Ieri ho visto l'intervento(penoso) alla camera del deputato eletto dagli italianoi all'estero; Mi vergogno per lui e per essere rappresentato da analfabetri ignoranti e corrotti.

#1 da pierluigi bourlot, inviato il 11/3/2011
Concordo in pieno con l'analisi di Virzì. Aggiungo che tutti noi della Italia civile dobbiamo darci da fare per fermare questa ondata (ma meglio lo definirei tsunami) di malcostume e di malaffare che ci sta soommergendo. Non ne possiamo più di una politica asfittica, senza visione di lungo periodo, fatta di scontro di poteri autoreferenziali. Dobbiamo pensare a una nuova politica, che abbia alla base un pensiero multidisciplinare, che pensi all'enorme bagaglio culturale del nostro Paese ed alle sue meraviglie naturali come a due pilastri del futuro. Non so se ci rendiamo pienamente conto di come il semplice rispetto dei più normali prinicpi del vivere civile ci consentirebbero di avere un Paese più sano (si pensi all'emergenza rifiuti), più bello, più vivibile, più colto (rispetto della scuola e nella scuola) e già solo per questo un risparmio notevole di costi (risparmi sulla sanità, limitazione delle pensioni di invalidità, mari puliti( ed una maggiore efficienza (maggior meritocrazia, rispetto delle priorità). Quindi investiamo sulla scuola, su una scuola che insegni il rispetto sociale ed anche il rispetto verso questo Paese. Ci vuole davvero per iniziare a migliorare molto.



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