Non lasciamo “al verde” l’Italia delle rinnovabili

Il nuovo Decreto sugli incentivi blocca la nascente industria "green" italiana

di Andrea Urzì , pubblicato il 9 marzo 2011
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La storia inizia così: per favorire il ricorso all’energia rinnovabile, specialmente quella da fonte solare, date le caratteristiche del nostro paese, nel 2005 nasce il cosiddetto “conto energia”. Chi installa impianti fotovoltaici viene remunerato con circa 40 centesimi di euro per ogni KWh immesso nella rete elettrica. Circa ogni tre anni il valore dei contributi viene ridefinito in base al progresso tecnologico che abbatte i costi di realizzazione degli impianti. Nel gennaio scorso, dopo mesi di confronto tra Governo, produttori e gestori di impianti, entra in vigore il terzo “conto energia” che regolerà il mercato del fotovoltaico fino al 2013. O almeno così tutti pensavano.

Invece la settimana scorsa il Governo e il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani hanno rimesso tutto in discussione senza preavviso. Il Ministro, dovendo predisporre un Decreto Legislativo per recepire la Direttiva dell’Unione Europea 2009/28 CE (“Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”), ha ridefinito le regole di sistema sulle rinnovabili annullando il regime di incentivi in vigore con validità immediata (e non dopo la scadenza già prevista del 2013) e agendo in pieno contrasto con lo spirito propulsivo che persegue la Direttiva.

In base a questo Decreto non esiste più certezza, per chi produce energia rinnovabile, che sia una famiglia, un piccolo imprenditore o una utility, di ottenere gli incentivi automatici se il proprio impianto verrà allacciato dopo il 31 Maggio 2011. Quindi, come al solito accade in Italia, una normativa certa, abbastanza chiara e soprattutto automatica, viene modificata per avere la possibilità di decidere a chi, come e quando devono andare gli incentivi.
Ora quella che può sembrare una querelle per addetti ai lavori, in realtà è una vicenda di grande impatto sul Paese perché determinerà la sorte di una nascente e già fiorente industria “green” italiana, che oggi conta già centinaia di migliaia di addetti.

Gente che ha investito, basandosi su un piano regolatorio di medio-lungo periodo (fino al 2020), assumendo persone, costruendo stabilimenti, ora sarà costretta a rimettere in discussione i programmi di sviluppo, a licenziare e probabilmente a rimetterci le risorse finanziarie messe a disposizione dell’azienda. Il piccolo operatore, che ha già speso diverse migliaia di euro per costruire un impianto basandosi sulle attuali tariffe e su un orizzonte temporale di 3 anni, ora si sente dire dal Governo “abbiamo scherzato e non aspettatevi le nostre scuse”.


Andrea Urzì, è un giovane imprenditore. Nato a Catania dove lavora e si occupa di green economy e in particolar modo di energie rinnovabili. Ha vinto il primo premio, categoria No Profit, del concorso Accade Domani 2 dedicato alla green economy.



tag:  rinnovabili   conto energia   incentivi  


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#8 da Luca, inviato il 12/3/2011
Il tema delle rinnovabili merita sicuramente una riflessione attenta, perche' investe una pluralita' sconfinata di situazioni tra cui e' a dire poco arduo orientarsi. Citarne alcune significa in parte riproporre alcune delle riflessioni di chi mi ha preceduto (es. incerta politica energetica nazionale) ma anche aggiungere degli elementi. Mi limito a tre, il primo dei quali avrebbe dovuto essere scandagliato tempo fa: a)la validita' dell'incentivazione pubblica all'energia verde (segnalo che secondo "projectsyndicate.org" - un autorevole sito che si occupa di politica ed economia internazionale- la Germania avrebbe speso 75 miliardi di dollari per sussidiare in nome della lotta ai cambiamenti climatici i pannelli solari, ottenendo una tecnologia inefficiente e non competitiva sui tetti tedeschi,che produce lo 0.1% dell'energia tedesca e ritardera' gli effetti del riscaldamento globale nel 2100 di 7 ore); b)la necessita' (assoluta, in Italia) di riflettere sul trade-off tra produzione di rinnovabili e qualita'/impatti sul paesaggio italiano (che non significa bandire l'energia verde, ma pensare a regole chiare che preservino, dove esiste, un "bene diffuso" [common] come il paesaggio -che dovrebbe essere una risorsa economica nel nostro Paese- e che consentano di installare impianti dove -in tanti luoghi- gli impatti di questi siano trascurabili, basti pensare ai tetti dei capannoni di lamiera o di molti condomini delle periferie); c)la continuita' delle politiche pubbliche o d'incentivazione in questo campo, in modo da offrire un ragionevole livello di certezza a chi investe (secondo le regole) e da incentivare investimenti in funzione del fabbisogno del territorio, della qualita' del paesaggio, delle migliori e meno invasive tra le tecnologie disponibili. Penso che il tema richieda veramente un dibattito onesto e aperto. Ringrazio tutti coloro che conoscono bene la questione per i dati forniti e spero possano continuare a fornirne di nuovi!

#7 da Fabrizio De Poli, inviato il 11/3/2011
Condivido l’assunto che in Italia non c’è una politica energetica; proprio per questo sono state date incentivazioni eccessive ed immotivate ad alcuni settori, che hanno poi finito per pesare troppo sulla collettività, costringendo a passi indietro destabilizzanti. Non è solo da oggi: Bersani dovette intervenire con un provvedimento analogo alla fine degli anni ’90, per bloccare un Cip.6 che degenerava. Sarebbe molto meglio ridurre le incentivazioni a sportello, agire su quelle che favoriscono l’industria nazionale (e non quella cinese, come per il fotovoltaico), rimuovere i lacciuoli burocratici e allinearsi agli altri Stati Membri dell’UE, senza fare regali sconsiderati. Lo sviluppo della digestione anaerobica con produzione di biogas è frenata dal fatto che il Ministero dell’Ambiente non sblocca un decreto sull’utilizzo del digestato; e l’Italia, che negli anni ’80 era il primo Paese in Europa in questa tecnologia, è oggi invasa dagli impianti tedeschi. Sarebbe un provvedimento che non costa niente, e che permetterebbe produzioni di energia rinnovabile enormi, scatenando l’unico serio motore dell’economia: la concorrenza. Le incentivazioni eccessive e la mancanza del nucleare (anche questa una tecnologia in cui eravamo all’avanguardia, prima che i politici facessero arrestare Ippolito) ci fanno pagare l’energia elettrica il 30% in più dei nostri partners europei; e questo ci costa perdita di competitività e milioni di posti di lavoro.

#6 da ennio baratella, inviato il 10/3/2011
Ero a Milano il giorno 8 ad un convegno programmato sul rinnovabile e ovviamente si è discusso di questo e poco di altro - ove tra l'altro eran presenti progetti e speranze e creatività Italiana. Era presente Mrs Todini imbarazzata per la prese di posizione di Confindustria che non ha difeso gli imprenditori. Non era presente il sottosegratario Saglia che aveva dato conferma anzitempo. In pratica: Si difende una Lobby - dei soliti BIG ( Enel in testa - attaccato brutalmente loro rappresentante Green Power) - si punta al Nucleare su cui emergono interessi che NON potete nemmeno immaginare. Si desidera far fuori la piccola e media impresa che è cuore pulsante e creativo di questo settore come in altri. Arriva mr. ex TV - Romani e con leggerezza assoluta - ascoltando solo le ragioni dei pochi BIG - decide di tagliare asserendo che: Le incentivazioni date al settore erano esagerate e davano adito a speculazioni - vero - ma si dimentica di dire che gli stessi piccoli e medi imprenditori avevano accordato sul fatto di una revisione graduale. Che il costo lo paghiamo in bolletta - vero - ma pari a 1 euro e 70 cent al mese - laddove il 78% degli Italiani aveva espresso parere favorevole sul pagare tale voce - dedicata ad un bene comune e salute comune. Quindi cari amici - solita difesa di lobby - solita musica e soliti politici che non capiscono perchè ignorante - ma sono costretti a NON capire anche quando il tutto è palese. Oggi - poi il Premier ha detto che si daranno gli incentivi rivisti e corretti pensando di mettere il fermo alle proteste - viceversa ha mostrato i limiti già esposti dal suo Ministro. In pratica - siamo ancora ad un effetto retroattivo - quindi vien meno la certezza del diritto - quindi gli investitori ( Banche - Fondi) dicono Ciao Italia - Noi non ci stiamo. Il problema è ben più grave perchè il tetto fissato dall'europa al 20% di Rinnovabili diventerà al 25% e noi andiamo indietro. Siamo al palo su Auto Elettriche e relativa distribuzione del servizio di ricarica - mentre Germania e Francia oltre a Cina ( vedete la BYD )e Usa stanno marciando alla grande e hanno previsto incentivi pesanti a distributori e cittadini interessato a valutare l'Energy car. Siamo fermi sulle certificazioni Eco - Clima - Clean & Green. Siamo fermi su tante cose - ma abbiamo un potenziale umano e strutturale che può farcela. Ma, la politica e la Lobby - mette il freno a mano. Datemi il vs. pensiero please. Grazie Ennio B.

#5 da Ivan Berdini, inviato il 10/3/2011
L'Italia (o meglio i governi italiani) sono sempre stati refrattari alle energie alternative che, guarda caso, vanno di pari passo con la ricerca scientifica. Ogni possibile scappatoia dal petrolio viene sistematicamente sigillata, questa è un'altra di quelle leggi i cui scopi sono mantenere inalterato l'attuale status quo e poter "sciegliere" a chi concedere i finanziamenti.
Se non facciamo qualcosa subito per salvare il Paese, presto potrebbe essere troppo tardi.

#4 da achille, inviato il 10/3/2011
....il ministro Romani (con la erre maiuscola per non offendere i romani) che nel suo curriculum vitae vanta la titolarità e la gestione della TV Lombardia 7 nota per i servizi a luci rosse 144 e le porno avventure della Maurizia Paradiso ha deciso senza interpellarci di sottrarre al Paese nei prossimi 20 anni 34miliardi €, con un effetto globale sulla ricchezza prodotta di ben 110miliardi €, 210mila nuovi posti di lavoro e un possibile gettito fiscale di 50 miliardi€ (studio effettuato da Morgan Stanley e Jefferies & Company). Si vuole troncare il business democratico, il 34% della potenza installata è proprietà delle famiglie, il 38% delle aziende, ed il 28% dei fondi di investimento internazionali che ora ci paragonano al Cile in termini di affidabilità e se ne scappano via, verso la Germania che con il pil al 3% e molto meno sole del nostro Bel Paese, ha deciso di incentivare altri 58.000 MegaWatts di fotovoltaico (vorranno rovinarsi questi tedeschi!) ma a sto quaraquaqua chi gli farà pagare i danni??? Italiani svegliaaaaa...ma per davvero!

cordialmente

#3 da Alessandro Garibbo, inviato il 10/3/2011
Ho paura che, come si scelse mezzo secolo fa relativamente ai trasporti in Italia, che questi si sarebbero effettuati su gomma e non su rotaia, e fu scelta eminentemente politica e per nulla lungimirante, oggi si vogliano precostituire le condizioni per un ritorno al nucleare, in barba al risultato del referendum del 1987.
Vorrei sottolineare che, mentre le "rinnovabili" rappresentano una fonte di energia "democratica" (chiunque abbia un metro quadro di proprieta' esposta al sole o al vento puo' diventare "piccolo produttore") e "liberale" (tanti piccoli produttori possono creare un mercato concorrenziale), il nucleare e' una fonte di energia necessariamente centralizzata e che si presta naturalmente ad essere amministrata in regime di monopolio/oligopolio.
Si aggiungano i gravami di "sicurezza" e "segretezza" a cui sarebbero sottoposti i siti interessati dalla costruzione di centrali o depositi di stoccaggio (di combustibile e di scorie).
Il perseguimento di una politica autoritaria dell'energia a livello nazionale passa necessariamente attraverso il ritorno al nucleare, contestuale all'inibizione di ogni investimento alternativo.
Sara' per questo che il nucleare piace tanto a questo attuale governo?

#2 da luca, inviato il 10/3/2011
Credo fermamente nelle energie rinnovabili, sono chiaramente il futuro! Il paese che più svilupperà non solo la ricerca ma anche che ne promuoverà l'utilizzo sarà sicuramente un paese vincente domani. Tutte cose estremamente chiare e banali visto le pericolose oscillazioni del greggio e la sua certa prossima fine. Il rinnovabile è sicuramente la strada futura che ogni paese guidato da persone "sane di mente" deve intraprendere!!

#1 da mario, inviato il 9/3/2011
Le solite porcate del nostro governo...



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