La storia inizia così: per favorire il ricorso all’energia rinnovabile, specialmente quella da fonte solare, date le caratteristiche del nostro paese, nel 2005 nasce il cosiddetto “conto energia”. Chi installa impianti fotovoltaici viene remunerato con circa 40 centesimi di euro per ogni KWh immesso nella rete elettrica. Circa ogni tre anni il valore dei contributi viene ridefinito in base al progresso tecnologico che abbatte i costi di realizzazione degli impianti.
Nel gennaio scorso, dopo mesi di confronto tra Governo, produttori e gestori di impianti, entra in vigore il terzo “conto energia” che regolerà il mercato del fotovoltaico fino al 2013. O almeno così tutti pensavano.
Invece
la settimana scorsa il Governo e il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani hanno rimesso tutto in discussione senza preavviso. Il Ministro, dovendo predisporre un Decreto Legislativo per recepire la Direttiva dell’Unione Europea 2009/28 CE (“Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”), ha ridefinito le regole di sistema sulle rinnovabili annullando il regime di incentivi in vigore con validità immediata (e non dopo la scadenza già prevista del 2013) e agendo in pieno contrasto con lo spirito propulsivo che persegue la Direttiva.
In base a questo Decreto non esiste più certezza, per chi produce energia rinnovabile, che sia una famiglia, un piccolo imprenditore o una utility, di ottenere gli incentivi automatici se il proprio impianto verrà allacciato dopo il 31 Maggio 2011. Quindi, come al solito accade in Italia, una normativa certa, abbastanza chiara e soprattutto automatica, viene modificata per avere la possibilità di decidere a chi, come e quando devono andare gli incentivi.
Ora quella che può sembrare una querelle per addetti ai lavori, in realtà è una vicenda di grande impatto sul Paese perché determinerà la sorte di una nascente e già fiorente industria “green” italiana, che oggi conta già centinaia di migliaia di addetti.
Gente che ha investito, basandosi su un piano regolatorio di medio-lungo periodo (fino al 2020), assumendo persone, costruendo stabilimenti, ora sarà costretta a rimettere in discussione i programmi di sviluppo, a licenziare e probabilmente a rimetterci le risorse finanziarie messe a disposizione dell’azienda. Il piccolo operatore, che ha già speso diverse migliaia di euro per costruire un impianto basandosi sulle attuali tariffe e su un orizzonte temporale di 3 anni, ora si sente dire dal Governo “abbiamo scherzato e non aspettatevi le nostre scuse”.
Andrea Urzì, è un giovane imprenditore. Nato a Catania dove lavora e si occupa di green economy e in particolar modo di energie rinnovabili. Ha vinto il primo premio, categoria No Profit, del concorso Accade Domani 2 dedicato alla green economy.