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Quanto sono pagati gli insegnanti nel mondo

Confronto tra gli stipendi dei professori italiani e i loro colleghi all'estero

di Italia Futura , pubblicato il 9 marzo 2011
immagine documento Negli Stati Uniti si discute di quanto debbano guadagnare gli insegnanti, anche in vista dei tagli massicci alla spesa pubblica che la nuova maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha promesso e vuole operare.

Ecco due tabelle tratte dal rapporto Ocse - Pisa 2009 che mostrano quanto guadagnano gli insegnanti di scuola secondaria nel mondo.





Figura 1. Stipendi degli insegnanti di scuola secondaria con almeno 15 anni di esperienza, in dollari all'anno, a parità di potere d'acquisto nei rispettivi paesi.



Figura 2. Stessi dati con informazioni complementari: con il punto bianco è segnato lo stipendio degli insegnanti di scuola secondaria all'inizio della carriera e con il punto nero lo stipendio massimo a cui si può arrivare a fine carriera.



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#2 da Roberta Melzi, inviato il 24/8/2011
Direi che la scuola versa in una condizione difficile soprattutto perché da anni non e' certamente nei pensieri della classe politica. Ciò che il liceo ha rappresentato, negli anni del dopoguerra soprattutto, cioè una preziosa e insostituibile piattaforma di mobilita' e affermazione sociale, per cui il figlio dell' operaio poteva diventare medico o avvocato, sembra purtroppo ormai tramontato; tanti gli atti d'accusa che si potrebbero stilare, ma più di tutti i uno risuona inesorabile: quello ad una classe politica ignorante, faccendiera e miope che non ha voluto incentivare l'istruzione partendo dalla classe docente. Credo che quella degli insegnanti sia una delle categorie che meno godono di prestigio sociale rispetto al passato; non parlo solo di trattamento economico e di conseguente potere d'acquisto venuto assottigliandosi nel tempo e neppure della conseguente femminilizzazione della categoria (e' un mestiere adatto alle donne con famiglia data la scarsa remunerazione e il presunto impegno orario ridotto); parlo invece di tutta una serie di scelte che si sarebbero potute e dovute fare illo tempore per preservare la scuola pubblica dal decadimento e mantenere il suo ruolo precipuo, quello di formare uomini e donne, cittadini di domani. Per esempio sarebbe molto auspicabile che gli insegnanti fossero pagati meglio, con scatti di carriera e incentivi al merito e che l'orario di lavoro fosse di 35 ore settimanali, non di 18 che poi in realtà, per chi lo svolge bene, diventano più di 40! In tal modo le risorse potrebbero essere impiegate al meglio e si eliminerebbe la tentazione del secondo lavoro. Altro aspetto controverso ma auspicabile: chiamata nominale. Sono i presidi a scegliere i collaboratori direttamente in base al curriculum. Qui si grida ogni volta allo scandalo e si adduce la giustificazione che in un paese di raccomandati come il nostro molti troverebbero lavoro sulla base di nepotismi e raccomandazioni. Bazzecole dico io! Lavoro in una scuola privata dove sono stata assunta solo per aver inviato curriculum e dopo regolare colloquio con il dirigente. Dopo un anno di prova sono stata confermata con contratto a tempo indeterminato. Strano vero? Molte delle scelte che non si sono fatte dipendono in larghissima parte da sindacati conniventi che con la logica del "lavorare poco ma Lavorare tutti" hanno contribuito ad affossare in parte la scuola come luogo di promozione di valori, alimentando invece la piaga tremenda del precariato ( si parla di 250.000 precari inseriti nella graduatorie ad esaurimento e in attesa di regolarizzazione che lavorano in buona parte ogni anno e che ogni anno sono alla merce' della chiamata del provveditorato, licenziati e riassunti ogni volta). Vorrei dunque ancora oggi capire come i detrattori della assunzione diretta da parte del dirigente scolastico possano difendere un carrozzone come quello attuale del precariato della scuola. E sia ben chiaro che parlo da diretta interessata. E' evidente che la classe politica ha davvero accantonato, per usare un eufemismo, il problema scuola demandando e procrastinando a data da destinarsi le soluzioni possibili, e lo ha fatto delegando la questione a chi di scuola non ne sa nulla, ministri e sottosegretari in primis, e tagliando in modo pesante fondi e investimenti. Il risultato e' sotto gli occhi di tutti noi: molte cose ancora funzionano ma spesso grazie alla volontà dei singoli; molte non funzionano affatto. Si accettano proposte ed esperienze foriere di confronto.

#1 da Marino Tomà, inviato il 6/4/2011
Scuola e cultura, un binomio da sempre inscindibile,fondamentale è dunque la preparazione e la motivazione egli insegnanti nel merito, ma oggi la scuola è ancora veramente legata alla cultura?
Io credo che sempre di più assistiamo ad una divaricazione di questo pensiero, sia in termini teorici che in termini pratici.
Dunque la prima domanda che dobbiamo porci è: la scuola è ancora in grado di produrre cultura, ovvero formazione che non sia ne didascalica ne politica, e se si quanto questo è percepito da chi opera all'interno di essa e cosa ne pensano quelli che sono i soggetti principali, ovvero gli studenti, coloro che ripongono nella scuola ancora tutte le loro aspettative formative e di costruzione di un futuro che sia il migliore possibile?
Molte domande che meritano sicuramente un grande riflessione vista la delicatezza dell'argomento, sopratutto nei tempi nostri in cui la scuola si solleva e torna in piazza, fosse solo in termini economici, che se pur importanti forse non sono l'obiettivo principale.
Abbiamo assistito per molto tempo ad un uso politico sicuramente della scuola , questo nel post sessantotto ove entrambe le fazioni si sono fronteggiate in modo antagonistico e radicale.
Destra e sinistra per lungo tempo hanno visto la scuola come luogo di formazione politica ma ancor prima di proselitismo per la formazione di quegli umori di piazza cosi cari ad entrambi gli schieramenti. E allora abbiamo visto le lotte studentesche più o meno manipolate da furbi capopopolo nel disegno di creare sempre di più divisione ed alimentate ideologie che oggi sicuramente non trovano più ragione di esistere in moderno pensiero di ideale moderato ma che sembrano invece rinfocolarsi anche se con la nuova visione economica del problema, sicuramente non privo di verità ma ben lungi da essere il vero motivo di interesse ma bensì nascondendo ancora una volta una visione strumentale ed ideologica del concetto formativo del giovane studente.
Riflettiamo solo sul concetto di scuola ovvero luogo della formazione e del sapere, che in teoria dovrebbe essere il più neutro possibile privilegiando quelli che sono gli aspetti umanistici in riferimento al grande bagaglio che la storia quella antica ma anche quella moderna ci scarica addosso costantemente, oggi a velocità sicuramente maggiore rispetto ad un tempo e con una diffusione quasi istantanea, in molti casi purtroppo drogata da pessimi comunicatori che hanno solo l'obiettivo di raggiungere ancora una volta mete ideologiche e non hanno assolutamente a cuore il bene comune tanto meno il comune buon senso che dovrebbe essere ispiratore della missione didattica.
Dunque il problema della cultura nella scuola non prescinde dalla sua visione ancora legata a un che di di matrice politica e non tiene assolutamente conto che la storia è cambiata e oggi parlare di aspetto politico vuol semplicemente far fare un salto nel tempo all'indietro all'istituzione scolastica non capendo che l'impostazione assolutamente liberale della società proprio da li dovrebbe partire e non il contrario.
Ma anche ammettendo questo stato di super partenariato dell'istituzione scolastica quale cultura è possibile. O meglio quale cultura la scuola dovrebbe costruire ?
A mio modo di vedere quella più vicina al territorio ove opera, cercare cioè di operare nel tratto sociale di base, e rinnovare quelle che sono le esperienze significative, che hanno dato a quella comunità modo e possibilità di svilupparsi nel tempo e di produrre aggregazione rispetto a temi in primis sociali, quali la salvaguardi del territorio, la solidarietà ed il riconoscimento delle peculiarità della comunità stessa in termini sia materiali che filosofici. In buona sostanza una analisi approfondita di quello che la storia ha decretato valido e cercando una attualizzazione tradurre in temi moderni cercando di rinnovare quello spirito di gruppo cosi da ricostruire una identità locale la più estesa possibile, condizione necessaria per ridare energia e passione alla persone che un domani si troveranno loro alla guida di quella comunità.



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