Tasse, latte e pannolini

Lotta all'evasione: un bastone senza carota

di Nicola Rossi , pubblicato il 3 marzo 2011
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I comunicati stampa sono quelli di una guerra forse non ancora vittoriosa ma, certo, combattuta casa per casa. Con il nemico, qui e là, se non in ritirata almeno in evidente difficoltà. Nel solo 2010, Agenzia delle Entrate, Inps ed Equitalia avrebbero recuperato più di 25,4 miliardi di euro fra imposte, tasse e contributi evasi. Certo, la prima impressione è che la categoria degli “evasori” sia forse intesa in senso estensivo. Dei citati 25,4 miliardi di euro, 10,5 deriverebbero dal recupero di evasione fiscale (bene!) e da controlli formali (è evasione anche l’errore? sempre?). Inoltre, 6,6 miliardi di euro sarebbero la conseguenza della “stretta messa in campo” a proposito dei crediti d’imposta tributari (anche qui, stiamo parlando sempre e comunque di evasione?). E così via.

Ma non è il caso di soffermarsi sui dettagli. Quel che rileva è che un’azione puntuale e rigorosa dello Stato, assistita da una normativa che è diventata nel tempo – e in maniera rigorosamente bipartisan – sempre più incisiva, sembra produrre dei risultati. Certo, i numeri vanno interpretati oltre che letti. E se li interpretassimo, scopriremmo che gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione sono ancora poca cosa rispetto al fenomeno in sé. Si badi bene, non solo rispetto al fenomeno così come lo immaginiamo (i 100-150 miliardi di euro annui di gettito evaso di cui spesso si parla) ma anche e soprattutto rispetto al fenomeno così come lo stesso Stato ha accertato. Per ogni 100 euro di maggiore imposta accertata, se ne incasserebbero infatti (secondo la Corte dei Conti) solo meno di 20 a causa della insolvibilità degli evasori e delle lungaggini dei contenziosi.

Ma, è bene ripeterlo, non è il caso di soffermarsi sui dettagli. E’ il caso, piuttosto, di porre un paio di domande. La prima è ovvia. Cosa ne abbiamo fatto dei 25,4 miliardi incassati nel 2010?E, se è lecito, di quelli incassati con le stesse modalità negli anni precedenti? Perché tutto lascia pensare che del gettito recuperato combattendo gli evasori ai contribuenti leali ne sia tornato poco o nulla. L’ultima Decisione di finanza pubblica colloca la pressione fiscale per il 2010 al 42,8% (rispetto al 42% del 2006 e, più o meno, del 2001). Si dirà che c’è stata la crisi: ma per i contribuenti leali pare che la crisi ci sia sempre. Per loro, il prelievo fiscale si avvicina ormai al 52% del reddito. La crisi sembrerebbe non esserci mai per le amministrazioni pubbliche le cui spese correnti sono passate dal 41,1% al 43,5% del Pil nella stessa decade. Evidentemente, qualcosina di più del latte e dei pannolini citati a volte dal Ministro dell’Economia e delle Finanze.

La seconda domanda è meno ovvia. La lotta all’evasione è compito primario di ogni Governo, a prescindere, ed il rispetto dell’obbligo fiscale è essenziale per il corretto funzionamento di un’economia di mercato. Ma la lotta all’evasione può essere condotta in modi diversi. La strada scelta da circa un quindicennio poggia su alcuni capisaldi. Un’azione sempre più puntuale e rigorosa da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e della Guardia di Finanza frutto anche di maggiori mezzi e diverse e più adeguate strutture ma anche una normativa sotto molti punti di vista “emergenziale” che non sarebbe nemmeno lontanamente immaginabile nei rapporti fra privati. L’espressione di un’idea esclusivamente “coercitiva” dei rapporti fra lo Stato ed il cittadino. Ebbene, è lecito, a distanza di quindici anni, domandarsi quali siano i costi e i benefici di questa scelta, di questa specifica modalità di contrasto dell’evasione? Costi monetari, certo. Ma anche una crescente distanza fra il cittadino ed uno Stato che ha imparato a chiedere (anzi, a pretendere) ma che ancora non sembra in grado di dare (in termini di qualità e quantità dei servizi pubblici, per esempio). Il fatto che nel solo 2010 i redditi nascosti al Fisco siano aumentati del 50% circa non dovrebbe imporre una riflessione?



Nicola Rossi, membro del comitato direttivo di Italia Futura, è Senatore della Repubblica e Professore ordinario di Economia Politica presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata".


tag:  evasione fiscale   tasse   pressione fiscale   reddito  


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#6 da RICCARDO BATISTINI, inviato il 24/4/2011
Non ho più parole!! I dati riportati sono palesi su come si stanno svolgendo le cose sul piano politico, ancora una volta paghiamo senza ricevere servizi, infatti aumentano i costi dei servizi di asilo nido, mensa scolastica etc... Non è possibile concepire una politica di questo tipo, dobbiamo dare la svolta e voi fate la vostra parte attraverso le vostre inchieste e prese di posizione. Questa dovrebbe essere la nuova politica , propositiva e vicina ai problemi della gente, lungimirante, per poter intercettare i bisogni reali

#5 da Fabrizio Benassi, inviato il 8/3/2011
Ormai mi sono convinto che non si può più sopportare tutto. Lo Stato italiano prima di ogni altra cosa dovrà dimostrare le sue virtù. Solo dopo aver riguadagnato una reputazione, potrà e dovrà autorevolmente e credibilmente chiedere il rispetto delle regole, poche e semplici, a tutti i cittadini. Come si può pensare che si discuta per mesi del fatto che gli operai della FIAT debbano sopportare dei sacrifici per affrontare la competizione internazionale (cosa assolutamente necessaria), e così tantissimi altri dipendenti, imprenditori, artigiani tutti esposti alle possenti forze del mercato, mentre gran parte della politica, della pubblica amministrazione vanno avanti con continui incrementi di spesa finanziati dal gettito fiscale dei cittadini-sudditi (le province sono ancora là, il numero di dipendenti pubblici non mi risulta sia diminuito, paghiamo multe per le quote latte agli agricoltori disonesti, in Sicilia non so più quante assunzioni, per lo più inutili, sono state fatte nella PA e via elencando….) . Prima si deve passare da un taglio drastico della spesa pubblica e poi la lotta all'evasione solo ed esclusivamente se il gettito ricavato finirà nelle tasche di chi le tasse già le paga tutte. Ma ad oggi non mi sembra che queste condizioni ci siano. E questo è necessario per convincere, e non costringere, i cittadini ad adempiere non all'obbligo di versare le imposte e le tasse ma al dovere sociale e morale di farlo. E questo purtroppo, prima o poi, farà saltare il patto sociale sul quale si basa una società e a quel punto si c'è la certezza del liberi tutti, anche di evadere le tasse.

#4 da pietro napoleoni, inviato il 8/3/2011
Giusto il condizionale "...Agenzia delle entrate, INPS e Equitalia AVREBBERO recuperato..."
C'è infatti da sperare che questi recuperi esibiti non siano di quelli di cui ho diretta conoscenza e che si concretizzano nella fattispecie di una prestazione di lavoro in seguito alla quale è corrisposto un compenso sul quale viene effettuata la prevista ritenuta fiscale alla fonte da parte del datore di lavoro il quale, poi, omette di versare all'Agenzia delle entrate le trattenute fiscali effettuate.
Ebbene, l'Agenzia delle entrate con una decisione che non trova riscontro nel diritto positivo, decide di NON perseguire il datore di lavoro che si è appropriato delle ritenute fiscali trattenute alla fonte, e persegue invece il lavoratore al quale è pur stato consegnato il cosiddetto modello CUD che riassume gli emolumenti lordi corrisposti e le ritenute fiscali effettuate alla fonte.
E pensare che gli Uffici centrali dell'Agenzia delle entrate nel rispetto del sistema normativo fiscale vigente hanno impartito agli uffici periferici una direttiva(risoluzione) nella quale si sottolinea che il contribuente è legittimato a scomputare le ritenute fiscali già effettuate dal datore di lavoro, risultanti dal modello CUD o da altra documentazione.
Ma tanto è: gli uffici operativi, evidentemente pur di fornire ai "media" la prova della recuperata integerrima efficienza non esitano a violare le direttive della stessa Agenzia delle entrate e, sopratutto non esitano a sottoporre il contribuente ad una doppia imposizione fiscale costringendolo così al lungo percorso del procedimento dinnanzi alle Commissioni tributarie.
Credo non sia un esempio per recuperare la fiducia tra lo Stato e il cittadino, anzi.

#3 da Sergio Vergassola, inviato il 6/3/2011
Gentili amici di Italia Futura , a mio avviso l'annoso problema dell'evasione fiscale in Italia si può risolvere esclusivamente con una adeguata riforma . Per esempio perchè non introdurre un sistema "all'americana" , ovvero dando la possibilità a tutti di detrarre ogni spesa effettuata . Molti penseranno , come possiamo pretendere che il cittadino conservi gli scontrini di un anno intero? Ricordiamoci che siamo nell'era della telematica , utilizziamo sempre Bancomat e Carte di credito, oppure introduciamo Carte prepagate ricaricabili (come il cellulare) in modo che anche le piccole spese come quelle fatte al bar possano essere contabilizzate ,ovviamente dotando i registratori di cassa di lettori di Carte. Perchè non spostare la tassazione più sull'IVA relativa ai Prodotti di consumo che sull'IRPEF , visto che la prima sono costretti a pagarla tutti (sia evasori che non )mentre la seconda la pagano solo alcuni. Questi sono solo alcuni esempi di come si possa mettere in condizione il cittadino di evitare l'evasione , oppure vogliamo continuare con i finanzieri travestiti da passanti ,appostati davanti ai negozi? Poi con tutto il rispetto per la Guardia di Finanza ,qualcuno mi può spiegare perchè non ho mai visto finanzieri all'interno di studi medici, odontoiatrici o di Avvocati , voi li avete visti? Io sono del parere che gli italiani rispettano le regole solo quando vengono messi in condizione di rispettarle, le leggi sul divieto di fumo nei locali , le cinture di sicurezza , il casco obbligatorio , insegnano. Se continuiamo a sperare che il senso civico degli italiani possa risolvere il problema , probabilmente stiamo sbagliando strada , per quale motivo un cliente dovrebbe pretendere lo scontrino del caffè quando appena uscito dal bar deve solo preoccuparsi di trovare un cestino per evitare di gettarlo a terra? Signori , è arrivato il momento che le persone di buona volontà riprendano in mano il timone di questo paese e gli facciano cambiare rotta . Io per parte mia alla fine di ogni intervento come ho già fatto in precedenza ,non perderò l'occasione di chiedere al Presidente Montezemolo cosa aspetta ad entrare in politica visto che egli è stato il primo a dire che meritiamo un paese migliore. Fondiamo dei circoli ,organizziamo il territorio , proviamo a costruire la futura spallata a questa Casta che si chiude nel palazzo con il solo scopo di rafforzare i propri privilegi, mentre l'Italia tutta stà sprofondando.

Cordiali Saluti

Sergio Vergassola

#2 da Alberto Bottarini, inviato il 4/3/2011
Viviamo all'interno di un circolo vizioso dove i due fenomeni (aumento delle tasse e evasione) si alimentano a vicenda in un processo iterativo senza limiti. L'obiettivo principale dovrebbe essere quello di cercare di fermare questa ruota che gira una volta del tutto risolvendo come dice Domenico il problema alla radice. Poco fa ho letto che il 50% dell'evasione fiscale in Italia riguarda la ristorazione (bar/ristoranti) ed effettivamente è una cosa credibile perchè vedo con i miei occhi pizzerie che rilasciano "finti" scontrini o fanno prezzi forfettari con il cliente che, contento per il lievissimo sconto (si parla di cifre comunque minori di un euro) non vuole "fare la figura del rompipalle". Basterebbe introdurre un incentivo (come per esempio la possibilità di detrarre una certa percentuale della spesa) per i clienti in modo che esigano lo scontrino perchè ne otterrebbero un vantaggio concreto. ... e soprattutto cercherei di limitare le residenze all'estero di personaggi famosi che vivono 360 giorni in Italia, lavorano per aziende italiane ma che per motivi "misteriosi" chiedono la residenza altrove

#1 da domenico pasquariello, inviato il 4/3/2011
L’evasione fiscale è una totale sfiducia del cittadino verso lo stato.
I comunicati stampa recenti ne sono la dimostrazione. Il recupero delle tasse (in minima parte) evase è risaltato come una vittoria. Ma con quanti costi?.
In un paese “normale” non dovrebbe esistere la lotta contro l’evasione, ma solo un mero controllo e notificare l’entrata.
Purtroppo in Italia, si cerca sempre di arginare il fenomeno è mai risolverlo alla fonte. Capire il motivo che spinge il cittadino a vedere lo stato come un nemico e quindi da combatterlo e eluderlo.
Il prelievo fiscale aumenta di anno in anno e le spese delle amministrazioni pubbliche aumentano. In una tale situazione è un continuo rincorrersi al rialzo.
Il cittadino è insoddisfatto della pubblica amministrazione e di come investe la moneta.
Di fatto i servizi pubblici sono scadenti, il controllo degli enti locali è assente, gli scandali degli affitti e della sanità sono ben evidenziati dai media in questi giorni.
Opere pubbliche, spesso non completate, alcune volte abbandonate e demolite (vedi palazzetto dello sport della città di Cantù, abbattuto dopo 20 anni di lavoro e mai usato).
Nel raggio di 150km da Milano ci sono ben sei areoporti. Milano 2 , Bergamo, Torino, Verona, Brescia.) Si progettano opere faraoniche dimenticando la manutenzione delle opere esistenti.
In aggiunta le pubbliche amministrazioni sono insolventi verso i fornitori.
In altre parole l’inefficienza e la male gestione dei manager delle pubbliche amministrazioni è elevata.
L’evasione fiscale è una difesa del cittadino (purtroppo), dallo stato.
Per uscire da questa situazione tragica è necessario che le pubbliche amministrazioni siano capaci e competenti. I manager non siano dei referenti politici.
Riformare radicalmente il sistema fiscale, semplificare la dichiarazioni dei redditi per evitare ricordi continui, sanzionare e non solo economicamente gli evasori. Dove tutti i cittadini sono trattati allo stesso modo.
Lo stato deve garantire al cittadino i servizi e le infrastrutture e ridurre il prelievo fiscale. Cosi facendo di crea una fiducia stato/cittadino.




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