La più grande occasione mancata...

Quale futuro nel nostro Paese senza la Cultura?

di Ilaria Borletti Buitoni , pubblicato il 1 marzo 2011
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Se si pensa ad un'espressione che possa riassumere il senso dell'identità del nostro Paese, certamente la più appropriata è la parola Cultura nelle sue varie declinazioni. La prima è ovviamente quella riguardante il paesaggio, inteso come quell'insieme di beni artistici, architettonici e anche naturalistici che compongono, con la loro eccezionalità e varietà, un patrimonio appunto culturale, unico al mondo. La sua gestione e la sua valorizzazione è evidentemente una componente determinante di qualsiasi scelta strategica sul futuro e sullo sviluppo del paese.

Così in passato non è avvenuto. Fin dagli anni '60, ma certamente in modo più spinto negli ultimi vent'anni, si è sistematicamente provveduto, come ben descrive Salvatore Settis nel suo ultimo libro "Paesaggio, Costituzione, Cemento" alla distruzione del paesaggio e all'abbandono di qualsiasi criterio di tutela e valorizzazione.

Il risultato è una grande drammatica occasione mancata. Se la valorizzazione del patrimonio culturale fosse stata parte integrante di un modello di sviluppo, oggi avremmo molte Regioni che nella vocazione turistica avrebbero trovato una loro strada, avremmo un dato nazionale ben più alto di un 10% del Pil nazionale del settore turistico, avremmo un settore culturale in grado di assorbire ben di più che l'attuale 2,3% degli occupati totali e un Pil generato dalla cultura ancora più rilevante degli attuali 40 miliardi di Euro.

Valorizzare la cultura significa concretamente favorire intanto la tutela del patrimonio culturale, anche attraverso precise misure di natura fiscale che aiutino il recupero dei centri storici, meraviglioso serbatoio di bellezze in grande parte ancora nascoste, vuole dire programmare infrastrutture che siano funzionali e compatibili con lo sviluppo turistico di molte aree che sono tuttora irraggiungibili, vuole dire affrontare finalmente con coraggio la materia che permette di dedurre i contributi privati destinati al mantenimento dei beni culturali e alle attività che li valorizzano, vuole dire in conclusione accettare una vocazione che è innata del nostro Paese e che rappresenta un'insostituibile fonte di sviluppo e di crescita.


Ilaria Borletti Buitoni è dal 1 gennaio 2010 Presidente del Fondo Ambiente Italiano. La sua attività principale si rivolge al non profit, nell’ambito di Onlus come l’Amref, per la salute in Africa e il Borletti-Buitoni Trust, che si occupa di promuovere giovani concertisti di musica da camera nel mondo.



tag:  cultura   identità   paese   patrimonio  


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#7 da Michele Dantini, inviato il 6/3/2011
Attenuo la limitazione, ma insisto, anche perché è politicamente opportuno ricordarlo: la riforma colpisce in primo luogo le facoltà umanistiche riducendo opportunità di "scuole" e processi di eccellenza. Questo è un paradosso: i vantaggi di un elevato prestigio culturale si distribuiscono all'industria, alla politica, alla diplomazia di un paese. Lo ha ricordato Umberto Eco recentemente. L'educazione umanistica educa la capacità di autoesame di ciascuno. Sollecita l'attitudine a divenire cittadini del mondo, maturando conoscenze e punti di vista cosmopoliti. Accresce la capacità di percepire vulnerabilità e differenza. L'educazione scientifica ha grande importanza: non necessariamente gli stessi esiti. Non mi è chiaro, nel dibattito in corso in Italia Futura sul "talento", che cosa si intenda per esso: talvolta mi pare lo si associ a dimensioni prevalentemente economicistiche e imprenditoriali.

#6 da Alessandro Garibbo, inviato il 4/3/2011
Sono d'accordo con Michele Dantini in tutto, eccetto che in un punto.
"E' infatti convinzione condivisa che solo la cultura umanistica educhi una democrazia", scrive Michele. Togliamo il "solo" e lasciamo tutto il resto, propongo io.
Ingegnere elettronico, ma proveniente dal Liceo Classico, vorrei sottolineare il ruolo che la cultura scientifica, attraverso l'innovazione tecnologica, puo' avere nel processo di democratizzazione di un Paese e di educazione alla democrazia dei suoi cittadini.
Adduco un solo esempio, che credo sia sufficiente: internet.

#5 da Michele Dantini, inviato il 3/3/2011
Mi auguro che a una parte significativa dell'opinione pubblica liberale del paese non sfugga il decisivo contributo che l'eccellenza umanistica può portare alla maturità civile di una nazione. Accanto alle condivisibili istanze di conservazione dei beni archeologici e storico-artistici, occorre preservare la capacità educativa e di rinnovamento del pensiero cui sono istituzionalmente dedicate le facoltà letterarie e filosofiche. E' infatti convinzione condivisa che solo la cultura umanistica educhi una democrazia.

#4 da Mariella, inviato il 2/3/2011
Pultroppo viviamo in un contesto dove gli interessi di pochi hanno il sopravvento sugli interessi dei tanti, noi oggi ad Augusta viviamo il grande dramma del rigassificatore che ci vogliono a tutti costi costruire, a discapito della salute, del nostro ambiente (con un gravissimo impatto ambientale) e soprattutto della nostra incolumità. Il tutto viene risolto con le compensazioni(elevatissime) Ma si è mai chiesto qualcuno di cosa è frutto la compensazione che viene poi elargita alla provincia ed ai comuni. Quali sono gli effettivi ricavi dell'impianto per poter elargire fiumi di denaro? Quale è la pericolosità di tale impianto?
Gli interessi privati prevalgno sicuramente sulla cultura, se avessimo valorizzato la cultura come parte integrante di un modello di sviluppo oggi avremmo un territorio meno inquinato ed un settore culturare in grado di assorbire ben di + degli attuali occupati e un Pil + rilevante.

#3 da Asio otus, inviato il 1/3/2011
Un altra testimonianza delle immense potenzialità del nostro paese non usate a causa della malgestione e della corruzione.
Il nostro territorio nazionale si sviluppa in senso meridiano, questo provoca una coesistenza di vari tipi di ambienti naturali unica al mondo, è un patrimonio colossale.
Concordo con Simone Ghiaroni, la diversità culturale fra le varie zone del nostro Paese è un'altra immensa ricchezza.E' così triste che proprio questa diversità venga usata come prova a supporto della tesi secondo cui l'Unità d'Italia sia stata un errore.

#2 da Simone Ghiaroni, inviato il 1/3/2011
Per non parlare della grande ricchezza di culture, feste popolari, musiche, arti e tecniche, tradizioni, insomma di beni demo-etno-antropologici del nostro paese, che oltre a conservare un sapere secolare, permetterebbero un aumento importante del flusso turistico, anche in aree attualmente poco attrattive.

#1 da Fulvio Aversa, inviato il 28/2/2011
Scrisse André Malraux: "La cultura non si eredita ma si conquista." Credo si debba ripartire da qui e in questo senso l'opera del FAI, cui sono iscritto, è davvero meritoria.



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