Se si pensa ad un'espressione che possa riassumere il senso dell'identità del nostro Paese, certamente la più appropriata è la parola Cultura nelle sue varie declinazioni. La prima è ovviamente quella riguardante il paesaggio, inteso come quell'insieme di beni artistici, architettonici e anche naturalistici che compongono, con la loro eccezionalità e varietà, un patrimonio appunto culturale, unico al mondo.
La sua gestione e la sua valorizzazione è evidentemente una componente determinante di qualsiasi scelta strategica sul futuro e sullo sviluppo del paese. Così in passato non è avvenuto.
Fin dagli anni '60, ma certamente in modo più spinto negli ultimi vent'anni, si è sistematicamente provveduto, come ben descrive Salvatore Settis nel suo ultimo libro "Paesaggio, Costituzione, Cemento"
alla distruzione del paesaggio e all'abbandono di qualsiasi criterio di tutela e valorizzazione. Il risultato è una grande drammatica occasione mancata. Se la valorizzazione del patrimonio culturale fosse stata parte integrante di un modello di sviluppo, oggi avremmo molte Regioni che nella vocazione turistica avrebbero trovato una loro strada, avremmo un dato nazionale ben più alto di un 10% del Pil nazionale del settore turistico, avremmo un settore culturale in grado di assorbire ben di più che l'attuale 2,3% degli occupati totali e un Pil generato dalla cultura ancora più rilevante degli attuali 40 miliardi di Euro.
Valorizzare la cultura significa concretamente favorire intanto la tutela del patrimonio culturale, anche attraverso precise misure di natura fiscale che aiutino il recupero dei centri storici, meraviglioso serbatoio di bellezze in grande parte ancora nascoste,
vuole dire programmare infrastrutture che siano funzionali e compatibili con lo sviluppo turistico di molte aree che sono tuttora irraggiungibili, vuole dire affrontare finalmente con coraggio la materia che permette di dedurre i contributi privati destinati al mantenimento dei beni culturali e alle attività che li valorizzano,
vuole dire in conclusione
accettare una vocazione che è innata del nostro Paese e che rappresenta un'insostituibile fonte di sviluppo e di crescita.
Ilaria Borletti Buitoni è dal 1 gennaio 2010 Presidente del Fondo Ambiente Italiano. La sua attività principale si rivolge al non profit, nell’ambito di Onlus come l’Amref, per la salute in Africa e il Borletti-Buitoni Trust, che si occupa di promuovere giovani concertisti di musica da camera nel mondo.