Si chiama Ipex. E non è una diavoleria fiscale. Né un particolare tipo di polietilene. E’ una banca. Una banca tedesca di diritto privato nata nel 2008 da una costola della KFW, la banca tedesca per lo sviluppo. Per intendersi, la nostra Cassa Depositi e Prestiti.
Ipex opera con una specifica missione: il supporto delle esportazioni tedesche nel mondo, concedendo finanziamenti a medio e a lungo termine e a condizioni di mercato (e privi di garanzia statale). KFW provvede a finanziarla, sempre a condizioni di mercato. Ipex ha una filiale operativa a Londra ed è presente in India, in Estremo Oriente, negli Emirati, in Brasile, in Turchia, oltre che negli Stati Uniti. Opera, com’è ovvio, in stretto contatto con Euler Hermes, la società tedesca che offre garanzie all’esportazione. Per intendersi, la nostra Sace.
Le esportazioni tedesche sono oggi quasi la metà del prodotto interno lordo tedesco. Erano un terzo solo dieci anni fa. E, non a caso, il tasso di crescita della Germania tende ad essere significativamente superiore alla media dell’area dell’euro e pari ad un multiplo di quello italiano. Euler Hermes operando di concerto con Ipex, assicura ormai – sempre non a caso – un volume di esportazioni tre se non quattro volte più grande di quello assicurato da Sace (a cui manca l’equivalente italiano di Ipex).
Insomma, il ruolo crescente della Germania e dell’economia tedesca in Europa non è solo fatto di regole del lavoro. Di una crescente diffusione di contratti in deroga e, più in generale, di una maggiore (e necessaria) flessibilità dei rapporti di lavoro. Ma anche (anche, si badi bene) di un diverso contesto per le imprese tedesche e, in particolare, per le imprese esportatrici. Non solo un mercato del lavoro più efficiente, quindi, ma anche, in tempi difficili, una maggiore fantasia istituzionale.
Oltre che tentare – senza peraltro riuscirci – di usare meglio le risorse oggi spese dall’Ice, non sarebbe stato più efficace porsi concretamente il tema del credito all’esportazione? Piuttosto che avventurarci nella Banca del Sud, in una operazione tutta domestica (se non provinciale) che potrebbe finire per ripercorrere strade già battute senza grande successo, non sarebbe stato ragionevole pensare ad una Ipex italiana? Piuttosto che fare della Cassa Depositi e Prestiti il crocevia marmoreo della (eccessiva) presenza pubblica nell’economia italiana, non sarebbe stato naturale chiederle di diventare un volano per quella stessa economia? Certo, le banche non avrebbero apprezzato. Un concorrente vero in più è sempre un problema. Ma, com’è noto, non si può avere tutto dalla vita.
Parafrasando gli inglesi, si potrebbe dire: When in Europe, do as the Germans do (in Europa, comportati come i tedeschi). Non sempre è vero. Spesso, di questi tempi.Post scriptum:
il nuovo presidente della Bundesbank sarà Jens Weidmann, 42 anni. E’ chiaro il concetto?
Nicola Rossi è professore ordinario di Economia Politica presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata". E’ stato deputato e senatore per il Partito Democratico tra il 2001 e il 2011.