L'Italia che non si sorprende

Nelle piazze piene voglia di cambiamento

di Carlo Calenda , pubblicato il 14 febbraio 2011
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Beppe Severgnini scrive oggi sul Corriere della Sera un editoriale intitolato: "Ancora Slogan? Provate a sorprenderci". Il titolo e l'incipit del pezzo esprimono un fastidio venato di condiscendenza "Ancora piazze e slogan? E' il XXI secolo, ragazze!" Ieri sono andato alla manifestazione di Roma e confesso, forse perché sono più provinciale e meno sofisticato di Severgnini, di essere rimasto molto, molto sorpreso.

Di vecchio c'era veramente poco. La genesi dell'iniziativa innanzitutto. Dieci donne, di estrazione politica e di età diversa, hanno lanciato in rete un appello che ha portato in 250 piazze un milione di persone. Senza pullman, senza treni speciali, senza partiti a sostenerne lo sforzo organizzativo. Dal palco pochissimi slogan. Sono state raccontate storie, lette poesie, si è discusso di problemi reali che hanno a che fare con il posto che la donna ha oggi nella società italiana. Una questione che riguarda tutti perché, al di là dell'affare Ruby, in Italia troppe poche donne hanno la possibilità di lavorare e fare figli, e questa è una causa non secondaria della scarsa crescita economica e sociale (oltre che culturale).

Si potrebbe argomentare che la mancanza di sorpresa di Severgnini, a cui consigliamo di evitare espressioni "patronizing" - direbbe lui - davvero poco eleganti, è irrilevante. Purtroppo cosi non è. Perché uno dei problemi dell'Italia di oggi è proprio quello di guardare con uno scetticismo che sconfina nel cinismo qualunque novità. Ecco che allora un milione di persone che scende in piazza spontaneamente diventa un déjà vu. "Le donne italiane devono inventare forme di protesta più originali", scrive Severgnini. Il giornalista ha le idee chiare: "coprire l'italia di post it rosa". Urca, questo si cambierebbe il paese.

Ieri è stata una bella giornata per l'Italia. Una giornata che ha dimostrato voglia di cambiamento e di civiltà, oltre le miserie quotidiane del nostro dibattito politico e il provincialismo degli scettici di professione capaci di sorprendersi solo davanti alle proprie idee.

Direttore generale del gruppo Interporto Campano, una delle principali aziende meridionali di infrastrutture e logistica. È stato Direttore dell’area Affari internazionali di Confindustria e ha lavorato in Ferrari e Sky.


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#7 da Agostino Ratto, inviato il 20/2/2011
Il popolo ormai è stufo delle chiacchere dei politici al Governo che da anni annuncia cambiamenti importanti per la fiscalità e l'economia, ma in realtà è immobile sul fronte. L'azione è tutta per studiare e agire come salvare il Premier alle prese con la Giustizia. Viaggiando in Europa si respira una sorta di derisione e commiserazione nei nostri confronti perchè non siamo in grado di assestare una svolta al nostro futuro politico. Siamo agli sgoccioli e coloro che lavorano in proprio sono veri eroi, mentre i lavoratori dipendenti restano i soliti servi della gleba.

#6 da Angelo C., inviato il 15/2/2011
Io credo che si debba davvero avviare un cambiamento nella nostra società e ovviamente si deve partire dalla politica. Ho apprezzato molto la manifastazione delle donne perchè ritengo che, nonostante si poteva leggere chiaramente la vena anti-berluconiana, è stata una manifestazione senza colore politico o meglio che l'appartenenza politica, almeno per una volta, è passata in secondo piano, anche se era comunque presente, dando spazio ad un forte pensiero di cambiamento. Il cambiamento non deve essere necessariamente "un cambio di governo", nel senso che non necessariamente la destra deve andare a casa e lasciare il posto ad un governo di centro sinistra, ma si deve effettuare un cambiamento nel modo di fare politica e di relazionarsi con il popolo e con le istituzioni. Oggi è la politica stessa che spinge un giovane a trasgredire ancora di più le regole (non necessariamente la legge ma proprio le regole morali sulle quali si basa una società rispettosa), a prendere in giro le forze dell'ordine, a non rispettare nè il prossimo nè le donne, a pensare che l'aspetto estetico sia tutto e questo fa si che nel giovane stesso si sviluppi un senso di egoismo ed una cultura dell'io personale troppo spiccata. Lo vedo tutti i giorni tra i miei coetanei, nelle notizie che leggo dai giornali o che apprendo dalla televisione, da come va il nostro paese. Non ci vuole un genio per capire che il nostro paese sta cambiando in negativo, che i valori sono diventati altri e che un giovane pensa che per vivere bene e avere un buon tenore di vita non è necessario lavorare correttamente e contribuire alla produzione del sistema paese, ma che basta entrare nel giro giusto, nelle conoscienze giuste, magari svendersi un pò e, se proprio è necessario, vendere il proprio credo politico a quei famosi 20.000 euro al mese. Oggi la gente dice: "dai siamo sinceri, chi non si svenderebbe per ventimila euro al mese?".
IO NO e ne sono orgoglioso!

#5 da Alessandro Garibbo, inviato il 15/2/2011
Severgnini si riscopre allievo di Montanelli e quindi antropologicamente maschilista e di destra. Ma credo che il grande Indro avrebbe saputo capire e dare il giusto peso a quella che e' stata una grande giornata per il nostro Paese.

#4 da Giulio Portolan, inviato il 15/2/2011
I sindacati potrebbero fare di più per le donne, e soprattutto i giovani, senza rappresentanza, anche politica. Circa nuovi modi di farsi sentire, sebbene non sia d'accordo con la democrazia elettronica, questa potrebbe essere uno strumento formidabile per introdurre un cambiamento.
Come ? Utilizzando sistemi di sito internet per coordinare vari gruppi che si riconoscono in diversi ideali, e da lì far partire, e votare, le proposte di legge che tanto servono.

#3 da Fulvio Aversa, inviato il 14/2/2011
Che stia nascendo l'Italia futura?

#2 da SILVIA, inviato il 14/2/2011
Forse è giunto il momento in cui, al di là di ogni schieramento o di ogni appartenenza, deve essere forte la volontà di presentarsi insieme per mostrare al Paese che vi sono persone che ogni giorno si impegnano nel sociale, nella cultura, nelle istituzioni, nell’associazionismo, nell’imprenditoria, nello sport, nella chiesa, portando il loro contributo attraverso un impegno ed un senso di responsabilità che sembravano perduti. Soprattutto le donne contribuiscono allo sviluppo della società, ma occorre contrastare concretamente nelle cose che facciamo ogni giorno un modello femminile legato allo sfruttamento e alla mercificazione del corpo, che deturpa l’immagine delle donne, in spregio alle tantissime donne che portano avanti con dignità la loro vita, che ogni giorno, onestamente, lavorano per aggiungere valore alla nostra società.

#1 da Marcello Pizzullo, inviato il 14/2/2011
Caro Carlo
stimo Severgnini e mi fa anche simpatia
ma concordo pienamente con te che questo articolo sul Corriere di oggi se lo poteva risparmiare...
La giornata di ieri rappresenta un segnale secondo me molto importante.
La gente sista cominciando a svegliare dal torpore dell'ultimo 15ennio, e non è un caso che il segnale arrivi dalle donne...



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