Beppe Severgnini scrive oggi sul
Corriere della Sera un editoriale intitolato: "Ancora Slogan? Provate a sorprenderci". Il titolo e l'incipit del pezzo esprimono un fastidio venato di condiscendenza "Ancora piazze e slogan? E' il XXI secolo, ragazze!" Ieri sono andato alla manifestazione di Roma e confesso, forse perché sono più provinciale e meno sofisticato di Severgnini, di essere rimasto molto, molto sorpreso.
Di vecchio c'era veramente poco. La genesi dell'iniziativa innanzitutto.
Dieci donne, di estrazione politica e di età diversa, hanno lanciato in rete un appello che ha portato in 250 piazze un milione di persone. Senza pullman, senza treni speciali, senza partiti a sostenerne lo sforzo organizzativo. Dal palco pochissimi slogan. Sono state raccontate storie, lette poesie, si è discusso di problemi reali che hanno a che fare con il posto che la donna ha oggi nella società italiana. Una questione che riguarda tutti perché, al di là dell'affare Ruby,
in Italia troppe poche donne hanno la possibilità di lavorare e fare figli, e questa è una causa non secondaria della scarsa crescita economica e sociale (oltre che culturale).
Si potrebbe argomentare che la mancanza di sorpresa di Severgnini, a cui consigliamo di evitare espressioni "patronizing" - direbbe lui - davvero poco eleganti, è irrilevante. Purtroppo cosi non è. Perché
uno dei problemi dell'Italia di oggi è proprio quello di guardare con uno scetticismo che sconfina nel cinismo qualunque novità. Ecco che allora un milione di persone che scende in piazza spontaneamente diventa un
déjà vu. "Le donne italiane devono inventare forme di protesta più originali", scrive Severgnini. Il giornalista ha le idee chiare: "coprire l'italia di post it rosa".
Urca, questo si cambierebbe il paese.Ieri è stata una bella giornata per l'Italia. Una giornata che ha dimostrato voglia di cambiamento e di civiltà, oltre
le miserie quotidiane del nostro dibattito politico e il provincialismo degli scettici di professione capaci di sorprendersi solo davanti alle proprie idee.