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Ichino: "Azzerata la riforma della pubblica amministrazione"

L'intesa con i sindacati è "la resa incondizionata del ministro Brunetta"

di Italia Futura , pubblicato il 7 febbraio 2011
immagine documento Nella sua Lettera sul lavoro, pubblicata oggi dal Corriere della sera, Pietro Ichino spiega il fallimento della riforma della pubblica amministrazione.

Propone "una traduzione dal buro-sindacalese in italiano" dell’intesa firmata venerdì dal Governo con i sindacati, che segna la "resa incondizionata del ministro Brunetta" e "la fine ingloriosa della riforma delle amministrazioni pubbliche del 2009".

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#3 da Pingio, inviato il 28/2/2011
Non ho mai creduto che le riforme di Brunetta fossero la cura giusta per la P.A. A mio parere hanno sempre avuto il difetto di partire dai bassi livelli dei dipendenti, mentre il vero problema dell’amministrazione pubblica è la mancanza di responsabilità dei quadri medio alti e la totale mancanza di efficacia dei controllori. Per prima cosa Brunetta doveva preparare ed incentivare i dirigenti, che sono i primi responsabili delle inefficienze. Ma contro di questi non ho mai sentito tuonare il Ministro.

#2 da Gian Franco Masia, inviato il 9/2/2011
A me meraviglia lo stupore sdegnato di Ichino. Ma come Brunetta e i sindacati se ne fregano delle leggi sulla meritocrazia?. Non mi meraviglia più di tanto, vista la mia esperienza di dirigente nella Pubblica Amministrazione. Nessuno che ha abbastanza esperienza dentro la pubblica amministrazione poteva cadere nel tranello, di credere ALLE LEGGI SULLA MERITOCRAZIA. Dovendo ogni giorno farle rispettare sa che questo non piace a nessuno, perchè rispettare le leggi più che onestà richiede professionalità, conoscenza del proprio mestiere, essere convinti che esiste in Italia un libero mercato con una vera concorrenza, che non potrà che premiare i migliori, in tutti i campi, pubblici e privati. In Italia non è vero!! Tutto il sistema è congegnato in modo che, dovendo prevalere la CASTA, gli amici, gli amici degli amici, solo questi devono prevalere e guadagnare. Così, prima di tutto provvedono gli innumerevoli organi legislativi a fare leggi, leggine, norme e normette di già in partenza siano inaplicabili ad una semplice lettura, in modo che un libero professionista od un imprenditore serio e preparato, rinunci alla propria capacità intelletiva e si presenti nelle stanze giuste, soldi alla mano, per avere o dall'amministratore politico o dal burocrate ammaestrato dalla politica, la miracolosa soluzione dei suoi problemi. La moneta cattiva scaccia sempre quella buona, e così perchè meravigliarsi che questa paese abbondi di furbetti e la professionalità in tutti i campi sia in via di estinzione. Quando poi si fanno leggi, come quella "dell'impresa in un giorno", che vanno in teoria a sconvolgere questo modo di vivere e lavorare, nessuna paura: con tutte le leggi esistenti volutamente contrastanti, nessuna mai abrogata e tutte forse in vigore, la CASTA dorme sonni tranquilli: nessuno è così folle da fare comunicazioni sufficienti a iniziare immediatamente una attività, se è scientificamente impossibile renderle senza commettere errori, vista la certezza dell'assoluta incertezza del diritto. In questo bel sistema alla burocrazia è assegnato un compito molto importante: applicare le leggi coi nemici ed interpretarle con gli amici. Più di tanto non la si può scontentare, altrimenti tutto questo bel sitema potrebbe andare in malora. Perchè tanta meraviglia?.

#1 da rockoluigi, inviato il 7/2/2011
Se l'accordo fosse vero, io da Dipendente Pubblico sarei contentissimo; non ho capito se Pietro Ichino lo sia pure...
La riforma della P.A. è assolutamente indispensabile, obbligatoria e necessaria da decenni ma, scritta, come è stata, da persone che di pedagogia, psicologia e raziocinio sociologico evidentemente ne hanno avuto proprio poco, essa è stata emessa come tutte le altre cose che ha fatto questo centro-destra: con l'oppressione verso la massa, verso chi da formichina porta tutti i giorni i granelli che però fanno stare da ricchi tali pensatori e benestanti!
Il senso di oppressione è la cosa più brutta che si possa sentire verso le leggi: maggiormente perchè sono scritte da pochi a valere verso molti. Non è giusto il metodo, il criterio, la logica, la filosofia di fondo , la capacità di realizzare veri obiettivi, l'assenza di vedute operative e non tartassative, etc etc.
Spero che altri, in questo sito pensino cose un pò di sinistra mentre si ragioni di come sviluppare l'impresa!
Certo è che senza la "forza lavoro", sia dipendente che autonoma (ma poi nemmeno tanto...)nessun politico o imprenditore, arrichhito con i soldi degli altri, dovrebbe mai dire di saper governare questa società. Speriamo bene!



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