La crisi della democrazia italiana? Vedere alla voce "costi della politica"

Il caso del consiglio regionale del Lazio

di Andrea Romano , pubblicato il 5 febbraio 2011
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Agli albori della democrazia moderna, la richiesta di un compenso per chi svolgeva un incarico rappresentativo o di governo fu una delle rivendicazioni di più limpido senso progressista. “La politica non può essere un lusso concesso solo a chi vive di rendita” – si diceva in quel tempo lontano – “e per questo è indispensabile garantire un salario anche a coloro che lasciano il proprio lavoro per dedicarsi al bene della collettività”. Ma c’è salario e salario, verrebbe da dire, così come c’è privilegio e privilegio. E chissà cosa direbbero oggi quegli illuminati pensatori e militanti democratici di fronte all’esplosione dei costi della politica italiana. O anche solo dinanzi alla notizia, pubblicata dal Corriere della Sera, secondo la quale le spese di rappresentanza del presidente del Consiglio regionale del Lazio superano di ben 23 volte quelle assegnate alla presidenza della Repubblica Tedesca, con tanto di apertura nel centro di Roma di una sede di rappresentanza dello stesso consiglio regionale (del Lazio!) della modesta estensione di 600 mq.

Per carità, la politica rimane un mestiere dignitoso che deve poter contare su risorse di provenienza pubblica per garantirsi autonomia e professionalità. Ma c’è qualcosa di profondamente malato in una politica che ritiene di non essere vincolata da alcun limite nel concedersi risorse illimitate, anche e soprattutto a livello locale. Perché è qui, in barba ad ogni retorica sul federalismo e sul radicamento territoriale, che la politica italiana mostra ormai la sua faccia più disinibita e insieme più lontana dalle preoccupazioni dei cittadini. Una politica locale che già concede ai suoi consiglieri regionali un salario mensile superiore ai dodicimila euro netti, ovvero di cinque-sei volte superiore allo stipendio di un impiegato di medio livello. Con una sproporzione tra la vita del palazzo e la vita reale che supera qualsiasi preoccupazione di autonomia per farsi privilegio. O peggio, per diventare una sorta di bene di natura privata da difendere con le unghie e con i denti e se possibile da trasmettere per via ereditaria a famigli di vario genere.

Privilegi di questa natura sarebbero difficilmente digeribili per qualsiasi comunità civile, ma diventano del tutto intollerabili per una nazione che in questo periodo storico riceve dalla politica solo il peggio: ovvero l’eterno ritorno di temi, retoriche e personaggi che da anni sono stati già abbondantemente utilizzati fino all’ultimo riciclo possibile. Per questo, anche se ogni allarme sui costi della politica viene scambiato per connivenza qualunquistica con l’antipolitica, chi ha a cuore la salute delle istituzioni e il loro legame con i cittadini non può che sollevare ancora una volta il tema sul quale si giocherà una parte del futuro della nostra democrazia. Soprattutto in un momento in cui tutti veniamo chiamati a sostenere sacrifici e mentre scompaiono risorse pubbliche destinate alla cultura, alla formazione e alla crescita: quelli che dovrebbero essere i cantieri dell’Italia di domani, ma che evidentemente non godono degli stessi privilegi della politica locale.




Andrea Romano è direttore di Italia Futura, docente di storia contemporanea all'Università di Roma Tor Vergata, collaboratore del Sole 24 Ore e autore di numerosi libri sulle culture politiche del Novecento.

Direttore di Italia Futura. Docente di storia contemporanea all'Università di Roma Tor Vergata, collaboratore del Sole 24 Ore e autore di numerosi libri sulle culture politiche del Novecento.


tag:  regione lazio   consiglio regionale   costi della politica   spesa pubblica   andrea romano  


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#27 da HOGNA PRIMAVERA, inviato il 20/10/2011
Quello che più colpisce leggendo i commenti contenuti in questa pagina è la ferocia di un livore fratricida tanto profondamente radicato quanto profondamente immotivato. Che tristezza.

#26 da luca massera, inviato il 18/3/2011
...per alcuni versi era meglio la prima repubblica...per diventare politici si partiva dal basso e con anni di militanza si cresceva e si aspirava...quella scuola della politica antica non c'e' piu'...i veri politici non ci sono piu'...forse ne' rimasto qualcuno oggi...potremmo identificarlo in Dalema,in Sacconi,in Napolitano...quindi ripartiamo da qui da questa scuola che crea scuole sociali per l'acrescimento della cultura dell'individuo e dell'uomo e non del fatto fine a se stesso sterile e zombico...

#25 da Roberto Fallerini, inviato il 11/2/2011
Egregio professore condivido la sua analisi e ne approfitto per inviarle 5 proposte per contribuire a fermare immediatamente l' inarrestabile emorragia del Debito Pubblico italiano provocata anche dall' assurdo costo della politica e di tutte le clientele che ci girano attorno.
1) riduzione degli stipendi e di tutti gli emolumenti nella P.A. fino ad Euro 50.000,00 annui del 20% oltre i 50.000,00 euro annui per scaglioni riduzioni fino al 60% compresi i parlamentari che dovranno dare il buon esempio fino a quando il rapporto Debito Pubblico Pil non rientrerà nel parametro il 60%.
2) I lavori pubblici dovranno avere tempi certi di inizio e fine lavori con il coinvolgimento del direttore dei lavori nella responsabilità del cantiere con premio se rispetta tempi e budget concordati e sanzioni anche patrimoniali personali in caso di non rispetto di tempi e budget di spesa;
3) Riduzioni delle pensioni d' oro e abolizione del cumulo delle pensioni della P.A. diritto di scelta per una sola pensione con tetto massimo di € 40.000,00 annui (o insegnante, o parlamentare o dirigente di azienda pubblica);
Riduzione di tutti gli emolumenti degli amm.ri pubblici con rimborso spese massimo di Euro 1.500,00 mensili per Sindaci, Assessori o Presidenti, Consiglieri regionali etc. etc. prevedere premio per buona amministrazione e decurtazione ulteriore del 30/50% per eventuale dimostrata manifesta incapacità amministrativa ;
4) aumento degli stipendi degli impiegati meritevoli della P.A. con premio di produttività fino a max euro 1.800,00 mensili;
5) Colpire evasione fiscale di chi lavora nella P.A. e poi fa secondo o terzo lavoro, di quei professionisti che preferiscono non fare fattura o di chi denuncia per es. affitti più bassi. Nello stesso tempo abbassare l' imposizione fiscale che oggi è troppo elevata x chiunque faccia impresa in Italia.
E' una sintesi, i concetti mi sembrano chiari, ci si può lavorare per affinarli e poi far partire una mobilitazione con raccolta di firme e proposte di legge.
Le sembra un percorso fattibile professore Romano ?!

#24 da bruno lago, inviato il 9/2/2011
Le considerazioni del Prof. Romano sono sicuramente interessanti e pienamente condivisibili ma...da quanto tempo, mesi, anni, tanti giornalisti, intellettuali e politologi scrivono censure feroci sui costi della politica? E' cambiato forse qualcosa nel frattempo? La risposta e' no, ma bisogna continuare a sognare che anche su questa sponda del Mediterraneo possano avvenire rivoluzioni silenziose quando i tempi sono maturi. Perche' allora Italia Futura non si impegna in questo senso facendosi carico di proposte alla societa' civile per cambiare veramente, usando gli strumenti giuridici e di comunicazione disponibili? Ci sono i referendum abrogativi ad esempio e forse si potrebbe proprio cominciare con le Province ormai tanto care anche al Carroccio! Le iniziative sul piano giuridico e giornalistico e di comunicazione che si potrebbero organizzare sono tante ma occorrono gli sponsor e penso che Italia Futura potrebbe veramente coagulare intorno a una sua campagna le forze della societa' civile necessarie a promuovere un cambiamento.

#23 da libero pensiero, inviato il 8/2/2011
L’Italia è un Paese che deve profondamente ristrutturarsi. E’ un paese in cui la spesa pubblica ha continuato a crescere significativamente in termini reali. Il debito pubblico continua a crescere ed ha raggiunto livelli insostenibili, che minano anche le generazioni future. I costi solo sugli interessi del debito pubblico si aggirano intorno agli 80 miliardi di euro all’anno e le entrate non riescono a coprire la spesa pubblica, generando ogni anno un rapporto tra deficit pubblico e PIL superiore al 3%, che è quello entro cui i Paesi europei dovrebbero rientrare (secondo il trattato di Maastricht). Attualmente l’Italia ha un rapporto tra debito pubblico e PIL che è attorno al 120% (esattamente il doppio rispetto a quello che richiede il trattato di Maastricht), con un deficit del 2010 al 5% (previsto dalla FMI per il 2011 intorno al 4,3%). Il PIL anche per il 2011 è stato rivisto al ribasso, intorno all’1% e con un PIL così basso l’Italia non può in nessun modo riprendere a crescere e conseguentemente il lavoro soffre ed il potere di acquisto dei cittadini diminuisce ogni anno, in relazione anche all’aumento dell’inflazione, che l’ISTAT ha comunicato che si è attestata a gennaio 2011 intorno al 2,1%. Inoltre l’ISTAT ha comunicato che il tasso di disoccupazione in Italia è rimasta stabile all'8,6% a dicembre 2010, spiegando che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) continua a salire e si attesta al 29% (ben oltre la media europea del 20,4%) e che rappresenta un nuovo record da gennaio 2004.


E’ del tutto evidente che, l’insieme dei punti di cui sopra, determina una pericolosa situazione di stallo nella quale i problemi, storici del debito pubblico, combinato al nostro mercato del lavoro, diventano insopportabili ed inaccettabili, considerando anche che i precari in questo nostro Paese hanno redditi bassi, senza contributi previdenziali e senza ammortizzatori sociali, costringendo le famiglie, già in difficoltà per la crisi economica, a fare anche da ammortizzatori sociali sui figli precari.

Anche la pressione fiscale è tra le più alte d’Europa ed ha raggiunto livelli insopportabili, a fronte di servizi pubblici scarsi, poco efficienti ed efficaci.

Giusto per capire di cosa stiamo parlando, consideriamo che un punto di PIL vale circa 16,7 Miliardi di Euro. Quindi il deficit del 2010, al 5%, significa che abbiamo prodotto un deficit di circa 83 Miliardi di Euro. La manovra finanziaria varata a luglio 2010 dal Governo italiano vale circa 25 Miliardi di Euro. Dunque è chiaro che siamo in fortissima difficoltà, considerando sempre che abbiamo accumulato un debito pubblico maggiore di 1.880 miliardi di Euro e che aumenta ogni ora di circa 10 milioni di Euro (da una stima di dell’Istituto Bruno Leoni (http://www.mnlf.it/focus.php?id=31) . Se non riparte lo sviluppo l’Italia andrà sempre peggio e diventerà sempre più difficile recuperare il gap con paesi come la Francia e la Germania. Infine siamo esposti alle speculazioni finanziarie sui titoli di stato e questo aggrava ancora di più la situazione, in quanto si rischia che il costo degli interessi sul debito pubblico possa peggiorare ulteriormente.

Allora mi domando, ma come sia possibile che non si riesca ad unire le forze ed i programmi affinché tutto il Paese si concentri a sviluppare un complesso programma che abbia come obiettivo primario strategico il pesante abbattimento del debito pubblico in modo strutturale, che è la base di partenza anche per una ripresa della crescita? Vogliamo far fallire questo Paese? Per caso qualcuno vuole in questo Paese fare avvenire una rivoluzione violenta a scapito comunque di tutta la collettività?

Quindi viene spontaneo affermare che il Paese ha bisogno di una classe dirigente autorevole, competente e credibile, che pensi al futuro. E’ necessario che ci sia un ricambio, anche generazionale, con nuove persone che possano essere rappresentative per implementare le riforme di cui il Paese ha bisogno almeno nei seguenti tre principali settori:

· Riforma della Pubblica Amministrazione Centrale e Locale per ridurre la spesa pubblica, azzerare gli sprechi e rendere efficienti ed efficaci i servizi erogati in favore dei cittadini. Giustizia, Sanità, Infrastrutture, Ricerca, Istruzione Tecnica e Lotta alla Criminalità Organizzata sono i pilastri da affrontare con estrema urgenza.

· Riforma Fiscale, per ridurre la pressione fiscale a partire da quella sul lavoro ed attivare una dura lotta all’evasione fiscale (l’Agenzia delle Entrate e la Banca d’Italia dichiarano che in Italia esiste una evasione fiscale di circa 120 miliardi di Euro all’anno).

· Liberalizzazioni per sboccare interi settori e far ripartire la concorrenza, che fa aumentare l'offerta abbassando i prezzi, genera investimenti, impresa e lavoro. Abbiamo troppi privilegiati e sussidiati a scapito dei giovani e delle future generazioni, che soffrono.

Per poter cambiare, la maggior parte del Paese dovrà essere coinvolto e dovrà contribuire anche con sacrificio, a partire necessariamente dalle classi privilegiate. Proprio per questo ci vorrà una classe dirigente, che in un clima di ampia condivisione politica e legittimazione popolare stipuli un nuovo patto di “acciaio inossidabile” con i cittadini.

Queste riforme, questi sacrifici non potranno però mai essere richiesti o imposti da una classe dirigente incapace di dare il buon esempio concreto:

· Riducendo in modo strutturale i costi della politica, riformando la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, riducendo il numero di parlamentari e di consiglieri che risiedono negli organi assembleari di tutti i livelli di governo del Paese. Bisogna ridurre il numero di enti e sostituire le Province e piccoli Comuni con consorzi tra Comuni di un determinato territorio.

· Facendo una vera legge sul conflitto di interesse, che vieti di affidare un'alta responsabilità decisionale pubblica ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l'imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa. Inoltre questa legge dovrebbe vietare l’assegnazione di più incarichi pubblici ad un unico soggetto.

· Facendo una legge elettorale che restituisca il volto agli elettori e assicuri il ricambio dei politici nella copertura di ruoli pubblici rilevanti per non più di due legislature, almeno nei seguenti incarichi pubblici: Capo di Governo, Presidenti di Regione, Sindaci di città.

La situazione in cui verte il Paese richiede stabilità politica, in quanto i problemi da affrontare sono molti e complessi e altrettanto lo sono le soluzioni da adottare. Per altro le soluzioni sono da adottare in parallelo attraverso un mix di interventi attentamente governati e per questo ci vuole una classe dirigente stabile, autorevole e credibile, capace di perseguirli nel tempo applicando principi di sostenibilità, equità e solidarietà. In un tempo sicuramente di medio lungo periodo e quindi finalmente lavorando per un futuro migliore.

Cordialmente

libero pensiero

#22 da Dennis Ricci, inviato il 8/2/2011
Tutto quanto raccontato da Romano ha una sua origine, se vogliamo, teorica, ma con un lato pratico tutt'altro che trascurabile.
Mi spiego: i costi della politica e del governo pubblico in Italia continueranno ad essere alti fino a quando si andranno a cercare soluzioni su una curva i cui punti sull'asse delle ordinate e sull'asse delle ascisse producono il medesimo risultato. Si tratta non di cercare un punto diverso della curva (vedi lotta destra/sinistra) ma di spostare la stessa più verso l'origine, dove le leggi formali, quelle prodotte dall'organo legislativo, sono sempre più in sintonia con le leggi morali (la cui sanzione resta la sola coscienza) e con le leggi sociali (la cui sanzione è invece data dalla vergogna e quindi dall'osservabilità esterna).
Più le leggi sociali e morali sono stringenti e più le leggi formali sono loro espressione, più si riduce il costo. E' ovvio che prima di tutto bisogna partire dalla cultura civile ed elevare questa, insieme all'etica pubblica e privata (che obbedisce all'unica legge aurea, laica e cattolica insieme, che recita "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te").
Tra l'altro in pochi ci hanno pensato ma ci siamo mai chiesti perchè nel meridione si rispettano meno le leggi? Forse che queste sono prodotte sulle leggi morali e sociali del nord? Una moralità e una socialità al sud completamente diversa e dai costi più elevati?.
Saluti.
Dennis Ricci da Faenza

#21 da Carmen C., inviato il 7/2/2011
Sono d'accordissimo con quest'affermazione! Se gli stipendi e i compensi dei politici fossero più "modesti", sicuramente avremmo tra le loro file persone più oneste ed equilibrate che sarebbero modello etico per tutti i cittadini...sarebbe anche più giusto proporzionare i loro stipendi in base al merito e alla serietà con cui esercitano la loro funzione "Pubblica"!
Che ne pensate?

#20 da Nina, inviato il 7/2/2011
Per Ennio
Non c'è un "tariffario" consultando il quale puoi sapere quanto percepiscono gli amministratori del tuo paese. Però gli emolumenti DEVONO essere resi pubblici. GLi amministratori possono fissare il proprio "compenso" all'interno di una forbice, in base a diverse variabili. Per esempio colui che - per amministrare - è costretto a trascurare il proprio lavoro può chiedere qualcosa in più rispetto a chi invece mantiene inalterato il proprio stipendio lavorativo.
Spero d'esserti stata un poco d'aiuto.

#19 da Montermini Marco, inviato il 7/2/2011
La cosa veramente insopportabile, quando si parla di questo sacrosanto argomento, è che c'è sempre qualcuno che dice "sì è vero i costi sono troppo alti, ma non è quello il problema, bensì che oltretutto i nostri politici non combinano niente di buono". Posto che l'argomento ha un fondo di verità, va ribadito che NON E' ACCETTABILE CHE SI BUTTINO SOLDI IN QUESTO MODO ED IN QUESTA QUANTITA'!!!! Questa non sarà la causa di tutti i mali, e siamo d'accordo, ma è una vera emergenza ormai: fosse anche solo per ridare un minimo di decoro alla cosa pubblica.

#18 da Attilio Tirelli, inviato il 7/2/2011
L'articolo di Andrea Romano evidenzia ancora una volta come la discussione politica italiana sia fondata sui luoghi comuni. Abbiamo sentito troppe volte invocare "più donne in politica" per il loro senso di materna gestione delle risorse, per la loro avversione al potere ecc. ecc. E poi "la destra contro gli sprechi e la politica dei favori", quale migliore esempio di sintesi sarebbe possibile della Presidente Polverini. Il più lampante caso di "rinnovamento nella continuità" che si potesse immaginare. Fare tabula rasa altro che fare proposte, questo è l'imperativo.

#17 da ennio, inviato il 7/2/2011
ciao.. consiglieri e assessori di un paese di 10mila abitanti circa quanto guadagna e a quali benefici vanno incontro? no perchè così magari noi associati possiamo fare delle battaglie locali su questi argomenti.. grazie!

#16 da GianFreee, inviato il 7/2/2011
Quella dei costi della politica e' una crociata da combattere senza se e senza ma.

#15 da massimo laccisaglia, inviato il 6/2/2011
PRIORITA' ASSOLUTA: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE Noto che alcuni commenti sul blog fanno riferimento a questa esigenza, assolutamente prioritaria. Purtroppo la strada del referendum abrogativo non è percorribile, sia perchè non si può lasciare un vuoto legislativo, sia perchè dal tempo del famoso referendum Segni la Corte Costituzionale ha imposto vincoli alla abrogazione di singole parti di una legge. Questa è la peggiore legge elettorale nella storia della Repubblica. Il premio di maggioranza eccessivo è un problema. Ma ancora maggiore è il problema delle "liste bloccate", che consente alle segreterie dei partiti, di nominare i candidati, senza che sia possibile per i cittadini esprimere alcuna preferenza. Conseguenza: progressivo deterioramento della qualità dei parlamentari,nessuna possibilità di scelta da parte dei cittadini, appiattimento del Parlamento sulle posizioni di Governo. Il Parlamento, con questa legge, diventa in pratica il notaio del Governo, perchè entrambi fanno capo alle stesse segreterie dei partiti. Ora questa legge, checchè ne dicano i rappresentanti dei partiti, fà comodo un po' a tutti.., ed è per questo che è così difficile cambiarla. Agli Italiani non è mai piaciuta la partitocrazia, ma i politici possono permettersi evidentemente di non tenere gran conto delle opinioni dei cittadini. Qual'è la situazione in Parlamento? E' stata presentata una unica proposta di legge di iniziativa PD al Senato, che sostanzialmente ripropone il ritorno alla legge precedente, il cosiddetto Mattarellum. Non è ottimale, ma già meglio del mantenimento dello status quo. Ma perchè la proposta solo al Senato, dove la Presidenza è vicina alla maggioranza, e non anche alla Camera, ove sarebbe possibile mettere pressione sul presidente Fini per mettere la proposta in agenda? Perchè nessuno dei partiti, nemmeno il PD, ha veramente voglia di cambiare. Invito Italia Futura a prendere iniziative in questo campo dedicandovi spazio, sollecitando i media, proponendo una proposta di legge di iniziativa popolare. Avremmo tutta la stampa a favore. Noi siamo disponibili a dare una mano nella raccolta delle firme. E' importante. Combattiamo per non andare a votare con questa legge. O ci aspetta un'altra legislatura di sofferenza. Ce lo possiamo permettere? NESSUN PARTITO

#14 da Matteo Sperandeo, inviato il 6/2/2011
E' di oggi una notizia, letta sul corriere, circa un risparmio di costi da parte del Quirinale con la conseguente devoluzione ti tutti questi soldi per far fronte alle altre incombenze di tipo economico che il cittadino semplice ha bisogno.
E' stata una politica giusta, da ammirare, quella praticata dall'ente del Presidente della Repubblica e non penso che ci siano state privazioni vitali.
Sembra una notizia da stampa tedesca!!

In Italia, è notizia ormai vecchia, che esistono a disposizione dell'amministrazione pubblica più auto blu che negli Stati Uniti, e mi chiedo perchè la notizia rimane sempre la stessa....e non si cambia mai!!!

In tutto questo viene da riflettere su quanto un federalismo vero, reale, soprattutto attuale, potrebbe portare benefici alle diverse esigenze amministrative locali.
Da meridionale che vive in lombardia, vedo sotto i miei occhi e vivo sulla mia pelle quella differenza che, purtroppo, esiste nella cultura amministrativa della cosa pubblica qui a nord e di conseguenza non sarebbe difficile pensare ad un meccanismo quale può essere il federalismo, che possa far muovere le coscienze dei cittadini onesti e laboriosi che affollano molto del sud di questa italia.

#13 da MASSIMO LACCISAGLIA, inviato il 6/2/2011
SE NON ORA QUANDO? Siamo perfettamente d'accordo. Ma come generare il cambiamento auspicato da tanti Italiani? Italia Futura sta raccogliendo tanti consensi. Come intende utilizzarli? I politici non si toglieranno di mezzo da soli. E neppure rinunceranno a porzioni sostanziali dei loro privilegi. E' tempo di passare all'azione! Occorre tradurre il consenso in voti. Occorre una strategia e una tattica. Noi ci siamo. NESSUN PARTITO

#12 da Adriano Sala, inviato il 6/2/2011
Tutte le proposte presenti nei commenti sono degne di considerazione e di attuazione. Ma la loro attuazione spetta ai politici, e quale politico riformerebbe se stesso rinunciando a benefici, prebende e vantaggi? Quale politico si comporterebbe come sono usi a fare i manager in presenza di crisi aziendali? Significherebbe rinunciare a soldi utili a rinsaldare (comprare) i legami con il proprio entourage. Credetemi, l'unica soluzione possibile è la via tunisina ed egiziana, sempre sperando che il nuovo non sia peggio del vecchio.

#11 da Agostino Ratto, inviato il 6/2/2011
In Italia il costo della Politica ha raggiunto livelli vergognosi. Quantità di parlamentari superiore agli altri paesi d'Europa, stipendi e remunerazioni fuori misura, auto di servizio con una moltitudine di autisti, servizi di esagerato privilegio per la "mensa" di Montecitorio, parrucchieri ed altro ancora. Questo è quanto conosciamo e vediamo in parte, pensiamo a quanto non ci è noto come la situazione di basso Governo tipica dei Ministeri ai livelli impiegatizi superiori. Ma il fatto che mi indigna veramente è la presenza di marche straniere tra le auto di rappresentanza. ma non vediamo quanto accade in Francia o in Germania? E per favore non voglio sentire scuse sulla qualità delle auto italiane! Al limite che si faccia un contratto in esclusiva con la maserati per una fornitura quasi esclusiva a prezzi naturalmente davvero speciali. Anche quasi a prezzo di costo sarebbe una vetrina eccezionale per mostrare cosa siamo capaci di costruire in Italia. Politici e oligarchi pagati dallo Stato, quindi da noi, versognatevi! Montezemolo, dai un segnale e avrai di certo un grande consenso contro questa "banda" di incapaci.

#10 da Marco Fumagalli, inviato il 5/2/2011
In relazione alla Marcegaglia e alla festa del 17 marzo, credo il modo migliore di festeggiare sia di lavorare con remunerazione doppia per mancato godimento della festività. Il costo però non deve gravare sulle imprese, ma sullo Stato tramite una detrazione fiscale ad hoc per i festeggiamenti. Così anche lavoratori e pensionati potranno festeggiare con 50 € in tasca in più a fine mese. Altrimenti festeggeranno solo i politici con i nostri soldi. Che si preoccupino invece di spendere meno e di lasciare più soldi in tasca a lavoratori e imprese.

#9 da Marco Fumagalli, inviato il 5/2/2011
In relazione alla Marcegaglia e alla festa del 17 marzo, credo il modo migliore di festeggiare sia di lavorare con remunerazione doppia per mancato godimento della festività. Il costo però non deve gravare sulle imprese, ma sullo Stato tramite una detrazione fiscale ad hoc per i festeggiamenti. Così anche lavoratori e pensionati potranno festeggiare con 50 € in tasca in più a fine mese. Altrimenti festeggeranno solo i politici con i nostri soldi. Che si preoccupino invece di spendere meno e di lasciare più soldi in tasca a lavoratori e imprese.

#8 da maurizio dinelli, inviato il 5/2/2011
Federalismo dà la possibilità ai comuni di mettere tasse? "O PDL e Lega" (alla Merigo) ma non si doveva prima abbassare le tasse? Sono favorevolissimo alle tasse comunali, ma se prima Silvio abbassa le tasse nazionali e "stanga" gli sprechi nazionali. Ho letto vuole fare altri 12 sottosegretari! Vada aff' lui e la Lega se è vero, sennò chiedo scusa umilmente e indosso il cilicio come la Binetti

#7 da antonio caputo, inviato il 5/2/2011
L'eterno ritorno all'eguale.
Come uscirne, come , con chi?
Fatta l'Italia, e' ora di fare gli italiani?
No: e' sempre l'ora di "farci gli affari nostri" (G.Uzeda, I Vicere).
Che fare?
Non ci sono eccellenze, italianita' nel mondo che tengano, se non per gli interessati.Ricostruire il senso della citta', della polis?
Con chi e da parte di chi?
Mandarli a casa?
Sostituirli?
Ma se poi li votano, che facciamo.
Per cominciare, non sarebbe possibile, anche solo per stare in pace con se stessi, ipotizzare un referendum che abroghi lo scellerato e indiscriminato non legato ad alcuna soglia premio di maggioranza del porcellum, che consente anche a chi abbia solo il 30% dei voti (come attualmente per il partito di maggioranza relativa) di avere il 55% dei seggi.
Unico precedente: la legge Acerbo del 1923 che porto' Benito Mussolini al potere assoluto.
Rimarrebbe lo sbarramento del 4%, tale da escludere molti partitini, ma si recupererebbe un po' di competizione di idee, necessarie anche per fare quella cosa che si chiama politica.
Se no, ci rimane la Minetti nel listino lombardo: esempio di grande competenza.

#6 da Flavio, inviato il 5/2/2011
Riprendendo quanto al precedente commento del Sign Ghiazza, il punto focale è esattamente quello. Ovvero della capacità di governo virtuoso ed innovativo della Politica e delle sue scelte amministrative come quelle cui lui accennava (i costi incredibilmente inutili delle sedi sparpagliate a Bruxelles ad es). Sono quelle le migliaia di scelte che condizionano il funzionamento di tutto il sistema e la capacità di trovare risorse per progetti virtuosi. Quello dello stipendio in se non crediamo sia il problema ma ansi la possibilità d attrarre talenti e persone di qualità che diversamente sarebbero incentivate solo dall'indotto del privato disinteressandosi, salvo qualche virtuosissimo esempio, della cosa pubblica. Il problema dunque sta invece nel fatto di dare piena rispondenza dignità e significato sociale alla parcella ricevuta, con azioni realizzate da persone di assoluta qualità e che giustificano tutti i giorni uno stipendio, che se a fronte non solo di eccellenza ma anche da un lavoro virtuoso, forsennato e di grandi responsabilità, forse è anche giusto che sia abbastanza più alto di quello di un impiegato. La proposta quindi in tal senso sarebbero principalmente due: 1) la valutazione e monitoraggio stringente da parte delle istituzioni e soprattutto della società civile in merito all'operato effettivo e tangibile ad esempio dei consiglieri regionali per poi prevedere la possibilità di essere destituiti se non pienamente realizzanti il madato per cui sono stati eletti. 2) considerare la politica come una qualsiasi organizzazione che funziona bene nel mondo e che quindi si dota di criteri d'ingresso e permanenza basati su una cultura sociale e organizzativa tale per cui i cittadini abbiano la possibilità e siano sensibilizzati a scegliere secondo gli stessi criteri (capacità e qualità personali e professionali in primis) che una qualsiasi organizzazione utilizzerebbe per far in modo che dentro di essa lavorino solo le persone utili alla propria causa e scopo; e non quelle che potenzialmente porterebbero danni o semplicemente nessun valore aggiunto a fronte del ruolo e stipendio che l'organizzazione "società" gli corrisponde. E' infatti questa una delle principali cause per le quali le grandi e grandissime organizzazioni private in Italia e ne mondo funzionano bene da sempre mentre qui da noi si fronteggiano continuamente disservizi e dissesti finanziari delle pubbliche amministrazioni.

#5 da Paolo Ghiazza, inviato il 5/2/2011
Propostina, che segue il mio messaggio di prima. Ogni regione italiana ha il suo ufficio di rappresentanza a Bruxells e, udite udite, non hanno preso un grande ufficio in comune per risparmiare sui costi, no, ognuno ha affittato il suo. Chi rappresenta ogni nostra regione a Bruxelles, guadagna 20mila euro al mese. Dunque, gli uffici vanno eliminati subito, semplicemente perchè non servono, ogni spiegazione in merito è superflua. Incominciamo da qui, è un punto di partenza, un'Associazione come Italia Futura potrebbe farsene portavoce con competenza e precisione. Speriamo. PG

#4 da Paolo Ghiazza, inviato il 5/2/2011
La disquisizione sulla situazione del nostro Paese fa ormai la parte del leone. Da quasi qualunque angolo d'osservazione la nostra fase decadente è lampante, visibile e per nulla equivocabile. Ciò detto, mi chiedo che senso abbia continuare a parlare di sfaceli ben noti, anziché proporre soluzioni, anche parziali o piccole ma utili alla ripartenza. E' in questo che non mi ritrovo più, nel parlare continuamente di ciò che non va, non è più utile a nessuno. PG

#3 da stefano, inviato il 5/2/2011
io penso che la politica debba essere solidarietà civile quindi per me, e' la società che si avvale gratuitamente delle sue eccellenze per il bene comune.E' un servizio che deve essere svolto gratuitamente proprio perche' chi e' un eccellenza nei campi utili al bene comune, non deve arricchirsi o guadagnare dal ruolo che ricopre ma mettere al servizio della comunità le sue conoscenze, la sua professionalità per far crescere, prosperare e migliorare le condizioni di vita dei cittadini che appartengono alla comunità. Sbaglio o dovrebbero essere questi gli obiettivi per cui viviamo in una democrazia?

#2 da Cinzia Carloncini, inviato il 5/2/2011
Concordo con Asio, è un bel mestiere la politica ed è anche vero che vengono pagati poco. Ma non credo che il problema sia tutto li. Il fatto è che tutte le persone sbagliano, ma alcuni errori costano di più soprattutto ai cittadini. Tutte le leggi a tutela dei politici sono una conseguenza.... è facile screditare qualcuno che devi perforza cacciare se vuoi affermare le tue idee... Oggi si punta molto sul discredito... Si punta sulle falsità, s'ingigantiscono gli attegiamenti maliziosi... Qual'è la difesa a questo meccanismo impazzito?? Non è il giustizialismo o la modestia a priori. Perchè certe competenze certi rischi devono prevedere una remunerazione adeguata... Bisognerebbe creare un'azione preventiva per diminuire i rischi e si può fare in un sistema democratico solo con un confronto e dialogo sincero, ma c'è sempre meno tempo e sempre meno persone per attuare in concreto questo modo di comportamento. Condividere i rischi ma anche i risultati positivi è l'unico modo per uscire da questo meccanismo diventato esclusivamente distruttivo. Ci dev'essere un solo obiettivo, ormai sembra che nessuno sappia più qual'è l'obiettivo della politica.

#1 da Asio otus, inviato il 4/2/2011
La politica è un mestiere dignitoso, anzi, chi lavora in quel campo dovrebbe dare il buon esempio per quanto concerne l'etica. Io ho una teoria: la politica (a tutti i livelli) è piena di gente corrotta e senza scrupoli proprio perchè attirata dall'abnormità di stipendi e compesi.
Se gli stipendi fossero sì dignitosi, ma molto più bassi, attirerebbero molta più gente onesta diposta a sopportare l'elevato stress che la professione politica dovrebbe comportare perchè avvicinata a quel mondo solo dalla voglia di fare.



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