Vincere la sfida del futuro, anche in Italia

Obama ha tracciato una strada e indicato come costruirla

di Mauro Bussani , pubblicato il 3 febbraio 2011
immagine documento
Barack Obama non è Gesù Cristo, né un marziano. E’ un leader politico, come Sarkozy, Berlusconi, Cameron o Merkel. La differenza rilevante è che guida il maggior Paese occidentale? No, è che ha capito il mondo in cui viviamo e cerca di interpretarlo a favore del proprio Paese. Nel suo discorso di qualche giorno fa sullo stato dell’Unione, Obama non ha mentito. Non ha giocato sulle paure degli elettori per trarne il vantaggio effimero del populismo. Non ha demonizzato i concorrenti economici, anzi ne ha richiamato puntigliosamente i successi, presentandoli come sfide da raccogliere, per vincerle. Il Presidente Usa ha soprattutto tracciato una strada di lungo periodo e ha indicato come costruirla.

Riduzione del deficit pubblico, tagliando tutto ciò che è inutile al futuro del Paese, salvaguardando trasferimenti di beni e servizi ai più deboli, alzando le tasse al 2% più ricco del paese, alle banche e alle società petrolifere.
Investimenti pubblici nel settore dell’energia pulita, puntando in 25 anni all’80% del fabbisogno elettrico coperto da fonti non-oil e nel settore delle infrastrutture, digitali e non.
Uno dei punti centrali e più insistiti del programma obamiano è però stato quello dell’istruzione. Tagli a scuole e docenti che non raggiungono gli obietti educativi. Premi a docenti e scuole che li raggiungono. Enfasi sulle materie (matematica e scienze) che sono le meno conosciute dagli studenti americani e che meglio consentono di comprendere il mondo che viviamo. Dalla consapevolezza che già nel prossimo decennio più della metà dei nuovi posti di lavoro richiederanno un’educazione universitaria, e che la partita delle nuove generazioni (e quella della competitività dell’economia) si gioca sul tavolo della conoscenza, sgorgano poi le proposte legislative miranti a: bilanciare le alte tasse universitarie con quote più elevate di credito fiscale per gli studenti e/o le loro famiglie; moltiplicare gli investimenti pubblici nella ricerca di base, ossia quella che è difficile far rientrare nell’orizzonte finanziario delle imprese e che è al contempo l’unica fonte sicura per le ricerche applicate al servizio del business; incrementare l’attrattività del sistema-Paese per immigranti qualificati. La linea insomma è che pensare di “tagliare il deficit riducendo gli investimenti in formazione e innovazione equivale a ridurre il peso di un aereo in difficoltà buttando a mare il motore”.

“Vincere il futuro” è al centro delle preoccupazioni dell’amministrazione Usa. Ma il nostro futuro non conosce strade diverse da quelle americane. Al centro delle preoccupazioni di chi ci governa vi è invece che cosa? Nella migliore delle ipotesi: il difficile pareggio col presente. Altrimenti ricette come quelle obamiane sarebbero già da tempo sul tavolo di tutte le forze politiche, come priorità normative in-dif-fe-ri-bi-li. Mentre tutto il resto dovrebbe essere, già da tempo, niente altro che (operoso) silenzio e lungimirante coraggio.




Docente di diritto comparato all’Università di Trieste, ha insegnato negli USA, in Francia, Cina, Brasile, Perù, Portogallo, Serbia. È direttore scientifico dell’International Association of Legal Sciences dell’Unesco e membro del CdA dello “United World College of the Adriatic” e di “S.I.S.S.A. Medialab”.


tag:  obama   futuro   riforme   investimenti   forze politiche  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#6 da aantinoro, inviato il 4/2/2011
non voglio pensare che l'unica via d'uscita per cambiare le cose sia quella scelta dai tunisini, dagli algerini e dagli egiziani stanchi dell'immobilismo e del malessere prodotto dai pluriventennali finti regimi democratici. Voglio pensare che le fondamenta della democrazia nel nostro paese siano molto più solide e che sarà il sistema stesso a trovare la soluzione. Il popolo italiano vuole solo che la classe politica pensi al futuro del paese dei suoi giovani, della crescita e dello sviluppo e non solo alle prossime campagne elettorali per perpetuare la propria triste sopravvivenza. Ognuno di noi deve fare il proprio dovere fino in fondo e provare a sceglere una classe politica nuova (sia cencettualmente che anagraficamente!) con cui imparare ad occuparci realmente del ns futuro!

#5 da Maria Grazia Bonfante, inviato il 4/2/2011
Sono parecchie le persone, purtroppo fra loro disperse associazioni comprese, che condividono questi contenuti: trasformare la riflessione in azione significa aggregarle. Altre volte l'ho scritto, l'unica via è formare a competenze e valori nuove persone, perchè il cambiamento si produce con persone nuove. Nel breve non periodo non possiamo cambiare nulla, chi è pronto? E soprattutto, oggi, la gente accoglierebbe il nuovo che avanza? Usiamo questo tempo per preparare un nuovo modo di fare politica: ma ci chiediamo con quali competenze è amministrata oggi la maggior parte dei piccoli Comuni? Questo basta.

#4 da Fabio Calafato, inviato il 4/2/2011
È vero, Obama non è Cristo né un marziano. Perché accostare le “fattezze” di un uomo da indubbie capacità politico-sociali, alle figure di personaggi straordinari, per molti nemmeno esistenti o mai esistiti? Se l’autore ha scritto un’evidente affermazione, è perché forse (come anch’io penso) sembrano “straordinarie” parole tanto lungimiranti quanto lontane dalla nostra vita in Italia. Dobbiamo invertire la tendenza di pensare che il buon senso sia straordinario, che la buona condotta sia straordinaria, che il governare bene sia straordinario, che vivere rispettando le regole sia straordinario. Tutto ciò è invece “straordinariamente” ordinario, sono azioni normali, è Civiltà, è Democrazia è la Vita in comunione con altri nel Rispetto di tutto e di tutti. Obama è il presidente, non è l’eroe della sua Nazione. Tornando all’accostamento “Celeste”, direi che gli americani si sentono un popolo governato, non salvato o miracolato. Gli italiani, sono uomini e donne da mille risorse, però, non devono più puntare il dito verso nessuno, non devono lamentarsi di chi li governa. Spesso chi si lamenta è lo stesso elettore della classe parte politica che rappresenta la maggioranza. Bisogna mettersi in moto e collaborare alle operazioni d’impegno civile, prendere coscienza che tutti possiamo contribuire al nostro benessere. Penso che a un governo del fare, debbano sempre rispondere, con passione, cittadini del fare.

#3 da Clara, inviato il 3/2/2011
Sono perfettamente d'accordo con Bussani. Il discorso sullo Stato dell'Unione è tanto illuminante quanto illuminato. E probabilmente anche Obama sa di avere una capacità di visione, diciamo, di qualità diversa rispetto a quella dei vari Sarkozy, Berlusconi, Cameron o Merkel, visto che non nomina mai l'Europa.

#2 da Asio otus, inviato il 3/2/2011
Il discorso del Presidente Obama è assolutamente condivisibile e alcune delle sue idee e soluzioni sarebbero perfettamente applicabili anche all'Italia, c'è solo un problema: noi non abbiamo un Barack Obama.
E' evidente che la quasi totalità della nostra politica sia incapace di fare ciò che sarebbe giusto per il paese, dove lo troviamo uno come Barack Obama?

#1 da Massimo Plescia, inviato il 3/2/2011
Obama non è un marziano, ma "semplicemente" un politico che fa politica e quindi guarda lontano: al futuro del suo paese. Troppo facile il confronto con la miopia italiana. Il punto è che ormai la situazione italiana è incancrenita e, salvo miracoli, siamo condannati ad assistere ad una lotta interna centrata sulle esigenze di pochi (uno?). La domanda che condivido con la comunità di Italia Futura è: cosa possono fare i cittadini che vorrebbero lavorare per "vincere il futuro", ma hanno la chiara idea di non avere la forza di cambiare la classe dirigente del paese? Cosa possono fare quindi indipendentemente dai comportamenti della classe dirigente politica? Io non trovo risposte convincenti.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta