Razionalizzare e non tagliare per promuovere il Made in Italy
Partiamo dal successo italiano all'Expo di Shanghai
di
Italia Futura ,
pubblicato il 2 febbraio 2011
Il grande successo ottenuto dal Padiglione italiano all’Expo Universale di Shanghai ha fatto sì che l’Italia guadagnasse, durante i 6 mesi dell’evento, una popolarità mai avuta in precedenza in Cina. Questo fatto deve farci riflettere sull’importanza delle politiche di promozione proprio in un momento in cui, nel nostro Paese, si discute di eventuali chiusure di enti preposti all’internazionalizzazione e, più in generale, di più o meno drastiche riduzioni delle risorse destinate alla promozione del Made in Italy.
Sarebbe un errore gravissimo! Una delle implicazioni derivanti dall’operare in un mondo più aperto e integrato è che ciascun paese, a causa della più elevata concorrenza, dovrà necessariamente specializzarsi in un numero minore di attività ma, allo stesso tempo, avrà la possibilità di operare su una scala più ampia. In questo contesto diventa cruciale, perciò, avere la capacità di sfruttare al meglio i punti di forza del nostro Paese e cioè il patrimonio culturale, territoriale e ambientale e soprattutto la straordinaria capacità delle imprese italiane di produrre beni di qualità. In relazione a quest’ultimo aspetto, le attività di promozione assumono oggi una rilevanza maggiore rispetto al passato. Sono infatti le caratteristiche stesse del processo di globalizzazione ad accrescere l’importanza delle azioni di politica commerciale.
Innanzitutto le maggiori distanze fisiche e culturali e la crescita di mercati nuovi e meno esplorati generano costi di informazione che una efficace azione di promozione e di assistenza alle imprese può contribuire a ridurre. Nei nuovi mercati, inoltre, si rendono necessarie azioni di marketing e di valorizzazione delle caratteristiche e delle qualità dei prodotti nazionali che, alla luce della elevata frammentazione del sistema produttivo italiano, possono essere garantite solo da una intensa attività di promozione del Made in Italy.
La necessità di politiche commerciali attive è ancora maggiore in Italia, dove il peso delle piccole e medie imprese nel sistema produttivo nazionale è di molto superiore rispetto agli altri paesi industrializzati. Le imprese più grandi infatti, hanno scala e risorse sufficienti per sostenere autonomamente le attività che i processi di internazionalizzazione oggi richiedono. Gli argomenti che solitamente vengono avanzati da chi sostiene la necessità di un ridimensionamento dell’attività pubblica a favore delle imprese sono sostanzialmente due: il primo fa riferimento alla (vera o presunta) inefficienza degli istituti preposti alla promozione dell’Italia all’estero, il secondo richiama la necessità di un contenimento della spesa al fine di salvaguardare l’equilibrio nei conti pubblici. Benché questi argomenti vadano presi molto seriamente, essi non costituiscono motivo sufficiente per un disimpegno dello Stato dalle attività di promozione all’estero. Se, infatti, si condivide l’idea che il futuro dell’Italia dipenda in buona parte dalla capacità delle imprese italiane di essere presenti sui mercati esteri, allora le attività di sostegno pubblico all’internazionalizzazione non possono non costituire una priorità per il Governo.
Piuttosto che annunciare o minacciare chiusure, le eventuali inefficienze degli enti preposti andrebbero attentamente individuate e corrette. Da questo punto di vista non è tanto il passaggio delle competenze da un Ministero all’altro che potrà essere risolutivo, se non vengono affrontate le attuali criticità costituite, in particolare, dall’eccessivo grado di concertazione, da processi decisionali lenti e troppo burocraticizzati, dalla mancanza di coordinamento, dalle norme troppo rigide che regolano i rapporti di lavoro e che generano, tra l’altro, un eccessivo grado di sindacalizzazione. E’ triste osservare come di tutto ciò non ci sia traccia alcuna nei progetti di riforma di cui si discute in queste settimane!
Anche sull’argomento relativo ai “costi” dell’attività promozionale è necessaria qualche riflessione. Pur essendo consapevoli della assoluta necessità di un severo controllo della spesa pubblica e pur apprezzando il rigore mostrato dal Governo durante la crisi, c’è da dire che una politica di tagli (indiscriminati) non accompagnati da azioni volte a riformare il settore pubblico e non ispirate da precise scelte strategiche in cui si indicano in maniera chiara le priorità del Paese, sono destinate a generare ulteriori inefficienze nell’economia italiana. Da questo punto di vista non si può non condividere l’invito del Presidente Napolitano ad accompagnare il rigore con riforme in grado di aumentare il grado complessivo di efficienza. In mancanza di riforme, i tagli effettuati alla parte variabile della spesa stanno limitando le possibilità di azione, trasformando sempre più molti istituiti in meri erogatori di stipendi. Non si tratta certo di accrescere l’impegno dello Stato a favore della promozione all’estero, si tratta piuttosto di razionalizzare l’impiego delle risorse: il coinvolgimento di un numero troppo grande di attori (pubblici e privati) fa sì che le spese destinate alla promozione all’estero si disperdano spesso in un numero eccessivo di attività. Da questo punto di vista il coinvolgimento delle Regioni nelle attività di internazionalizzazione ha finito con il peggiorare ulteriormente le cose.
Riforme e razionalizzazione delle risorse , dunque, piuttosto che tagli indiscriminati, sono necessari per accrescere la presenza delle imprese italiane sui mercati esteri, presenza dalla quale dipende in larga parte il futuro della nostra economia.
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