Possibile che i giovani siano disoccupati per colpa loro?

Servono provvedimenti sistemici per fronteggiare l'emergenza occupazionale

di Marco Simoni , pubblicato il 27 gennaio 2011
immagine documento
Registriamo che in un momento di gravissima crisi economica, che pesa soprattutto sulle generazioni giovani, i ministri Gelmini, Meloni e Sacconi pensano sia opportuno indire una conferenza stampa dove, al di là della rimasticatura di provvedimenti già in atto e che nella condizione data possono essere al massimo considerati come dei palliativi, pensano giusto sostenere che i giovani hanno una “inattitudine all’umiltà” e quindi – perché questo è il messaggio, neanche tanto sottointeso – se sono disoccupati è colpa loro.

Non so in quale dimensione vivano questi ministri. In Italia i quattro-cinque (perché il numero esatto non si sa, tanto poco contano che neanche vengono contati) milioni di lavoratori precari, in larga parte sotto i 35 anni, da anni stanno tenendo a galla l’economia italiana. I loro sacrifici – di opportunità, di reddito, di prospettive – hanno supplito all’incapacità della politica di mettere in atto provvedimenti strutturali che rimettessero il paese sui binari della crescita economica. Questo governo, come è evidente dalla completa assenza perfino di discussioni sul tema, non considera la precarietà del lavoro e la distruzione di competenze e risorse che comporta - per tacere delle conseguenze individuali per milioni di giovani - come un problema. Si tratta di una interpretazione legittima, che è utile tuttavia rendere esplicita.

Non considerano un problema neanche il fatto che le pensioni prospettate a questi lavoratori siano talmente basse da non lasciare loro l’idea di un futuro economicamente dignitoso. Similmente, non abbiamo sentito alcun accenno, e dunque anche questo non è evidentemente considerato un problema, al fatto che la biennale indagine sui bilanci delle famiglie, recentemente pubblicata dalla Banca d’Italia, ha mostrato come il reddito delle persone fino a 44 anni di età sia in picchiata. Dal 2006 al 2008, prima della crisi, è diminuito dell’8%: non sappiamo di quanti altri punti percentuali sia diminuito negli ultimi tre anni, a seguito del fatto che le persone che perdono il lavoro, senza alcuna cassa integrazione a proteggerli, sono soprattutto giovani con contratti precari. Infatti, la disoccupazione giovanile, anche questo mese, ha fatto segnare un nuovo record, ma anche questo è un dato che non è stato citato, probabilmente non abbastanza importante.

Ci sono due riflessioni da fare su questo quadro. La prima, è che questi dati economici, che solo in parte sono determinati dalla crisi, sono anche – non solo, ma certamente anche – il portato sociale della gestione di questo governo, che dovrebbe sentirne la responsabilità. Secondo, le dimensioni del problema, appena richiamate e descritte più precisamente nel rapporto di Italia Futura, mostrano come la condizione giovanile sia oggi in Italia la più seria emergenza sociale, ma non solo perché la profonda frustrazione degli individui può trasbordare in comportamenti socialmente inaccettabili, ma soprattutto perché la sofferenza delle giovani generazioni coincide con la sofferenza del nostro futuro. Per questa ragione, affrontare il tema come se si trattasse di una questione parziale e settoriale, un tema da conferenza stampa in cui si presenta una lista della spesa di provvedimenti piccoli, non sistemici, che non affrontano alcuno dei problemi strutturali alla base della stagnazione economica, ed alla base della grande sofferenza occupazionale dei giovani, significa continuare ad alimentare lo stato corrente della nostra economia e della nostra società.

Una società in cui i “giovani” con meno di quarant’anni mostrano un grande senso di responsabilità ogni giorno, sostenendo col loro lavoro, svolto spessissimo in condizioni difficilissime, le nostre aziende, le nostre università, le nostre istituzioni. Da un governo inefficiente e paralizzato da se stesso, meriterebbero perlomeno un po’ di rispetto.

Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.


tag:  giovani   lavoro   gelmini   sacconi   meloni   umiltà   disoccupazione  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#10 da Fausto, inviato il 1/2/2011
Ciao a tutti...ho letto con molto interesse l'articolo e tutti i vs. commenti e ogni volta che mi approccio a questo tema le mie idee si fanno sempre più confuse. Effettivamente concordo con la seconda parte dell'intervento di Domenico: si parla sempre di classe dirigente, laureati, ricercatori ma molto meno dell'umile ma fondamentale lavoro di tutti quei tecnici che silenziosamente portano avanti il loro lavoro. Non c'è dirigente senza qualcosa da dirigere, non c'è ragioniere senza conti da gestire, non c'è ingegnere senza gli investimenti..insomma non c'è lavoro intellettuale se non c'è lavoro manuale. In questo secondo me tutto il sistema deve ritrovare un po' di umiltà, dal politico al laureato al giovane e ritrovare uno spirito di unità e rispetto reciproco. Le responsabilità sono molteplici e in tal senso se sono aumentati il numero di laureati ma contestualmente è diminuita la loro preparazione e si è allargato il divario tra mondo universitario e mondo del lavoro, i fronti su cui lavorare sono davvero molti. In tutto questo panorama, riconoscere veramente il merito e non vivere in continua campagna elettorale aiuterebbe senz'altro.

#9 da federico piovesan, inviato il 28/1/2011
ma siamo sicuri che questi politici possano cambiare le cose?
chi ha causato questa situazione non può sollevarci dai problemi...chi è causa del suo mal pianga se stesso...

#8 da Claudiano Massa, inviato il 28/1/2011
Ciao a tutti...
Sono molto daccordo su ogni punto dei Vs commenti; abbiamo bisogno che tutti i media e i politici la finiscano di occuparsi di stupidaggini e pensare alle cose serie di cui tutti cittadini (sia giovani sia 40enni come me) hanno bisogno ad iniziare proprio dal lavoro.
Abbiamo tutti il diritto ad un posto di lavoro e di VIVERE!!

#7 da domenico pasquariello, inviato il 28/1/2011

La disoccupazione dei giovani in questi ultimi anni è molto preoccupante.
Affermare che la colpa dipende da loro è pura ipocrisia.
L’art. 1 della Costituzione recita:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
L’art. 2 della Costituzione recita:
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Sono due articoli semplici e chiari.
In altre parole chi Governa ne deve tenere conto. Il Governo deve promuovere il diritto del lavoro per tutti i cittadini. Deve indirizzare il paese su determinati binari per dare al cittadino l’opportunità del lavoro.
Nello stesso tempo deve mettere il potenziale lavoratore nelle condizioni per svolgere il lavoro. Lavoro e persone adatte per lo svolgimento dello stesso, sono legate tra loro in modo molto stretto.
Investire e promuovere muove iniziative di lavoro e sfruttare quello che la ns. terra può darci.
Istruire i giovani al lavoro. Quindi avere la scuola che funzioni. I giovani che terminano la scuola devo essere preparati da subito al mondo del lavoro.
Purtroppo negli ultimi anni, i giovani sono stati deviati dalle materie tecniche. Siamo un paese con molti avvocati, commercialisti, sociologi, ecc.
Siamo diventati un paese di organizzatori, dirigenti, programmatori, consulenti, esperti in finanza ecc.
La carenza di tecnici e spesso non altamente specializzati crea un freno allo sviluppo dei settori che possono produrre ricchezza.
Se manca la base (la ricchezza), il corollario ( dirigenti, amministratori ecc.) non ha senso si esistere. Nasce la crisi.
Certamente, per i giovani in tale situazione di incertezza e confusione trovare lavoro diventa difficoltoso.
I giovani vanno indirizzati come sancisce la Costituzione. Sono i ns. politici e governanti che si devono prendere carico del problema, è il loro compito.
Ribaltare sui giovani la responsabilità del mancato lavoro, dimostra non saper governare.


#6 da Cinzia Carloncini, inviato il 28/1/2011
Tutto si può dire dei giovani, tranne che non siano umili. Ragazzi che hanno studiato più dei genitori sicuramente... escono laureati ma anche solo specializzati con diploma e arrivano in un mondo del lavoro che non da più il rispetto di prima. Prima con una laurea eri a tutti i titoli una persona importante che avrebbe costruito qualcosa, avrebbe lasciato il segno... I nostri padri lo sanno meglio di noi, prima si dava del Lei per rispetto. Forse sono gli stessi ragazzi che non vogliono più questo rispetto perchè sanno che le cose si dimostrano facendo, ma non è mancanza di umiltà. Quello che spiazza è pensare che tutta questa cultura, specializzazione, preparazione non solo teorica, basti pensare ai viaggi che i giovani compiono, alle parti del mondo che vedono e che i genitori non sanno nemmeno dove stanno... E' possibile che nella società di oggi tutta questa preparazione, sia superflua o secondaria??? Perchè è successo?

#5 da Agostino Ratto, inviato il 28/1/2011
A prima vista il mio intervento potrebbe appariree fuori tema, ma credo che una lettura attenta possa chiarire il mio pensiero. In pratica è trascorso un anno dalla mia iscrizione a Italia Futura con partecipazione attiva al dibattito tramite i vari commenti. Mi sto rendendo conto che dal primo giorno il nostro paese poco alla volta si è avvolto su sé stesso, è diventato preda di una febbre politica pericolosa che giorno per giorno ha danneggiato anche la parte economica e finanziaria dell’Italia. Il dibattito dei media è aumentato a dismisura assumendo l’aspetto di un immenso teatro all’aperto al cui interno tutti hanno avuto la possibilità di esprimersi nel modo più congegnale. In questo luogo sono emersi i limiti culturali ed il servilismo di ognuno, mentre gli interventi di capacità e spessore culturale sono andati ad esaurimento. La parte da leone è stata della televisione nei cui “talk show” si è visto ed assistiamo a miseri interventi. Ma il bello è proprio in queste liturgie televisive nelle quali politici in primo luogo e giornalisti servi, giornalisti onesti, studiosi, professori ed altri intervengono e discutono ma tutti senza avere difficoltà economiche di sorta. Ossia, tutti costoro hanno attività che consentono loro di avere retribuzioni congrue e senza dubbio superiori a 1000-1400 Euro mensili che caratterizzano il guadagno dell’italiano medio. Ma cosa si deve fare per riportare l’attenzione della testa della nazione al centro del dibattito? In altri tempi si potrebbe rispondere con azioni violente simili alla rivoluzione, ai forconi nelle strade, alle ghigliottine al centro delle piazze, ma siamo in Europa e nei tempi moderni della massima democrazia. Io avrei una soluzione, molto dura ma estremamente concreta: sarebbe necessario che Marchionne dicesse: - Non ho fiducia di quanto espresso dalle maestranze col referendum di Mirafiori perché non credo si possano trasferire nuove produzioni in un ambiente simile, con tante contraddizioni ed il quorum risicato. Quindi vi annuncio la dismissione da parte di Fiat. Cari sindacati e cari politici italiani adesso la palla è tutta vostra!-. Una bomba sociale di questo tipo forse avrebbe di positivo lo spostamento dell’attenzione di tutti questi parolai incapaci con la pancia piena. Dai lauti incontri televisivi alla cruda realtà di quanti ogni giorno faticano e si impegnano per quattro soldi.

#4 da Maria Grazia Bonfante, inviato il 28/1/2011
Condivido: è una questione complessa riprendere dignità e desiderare concretamente il futuro, per tutti. Anche l'ANCI in difesa dei bilanci dei Comuni che cambiamento sostanziale ha portato al sistema? Nuove tasse per i cittadini.E il nuovo piano socio sanitario regionale Lombardia per tanti versi innovatore? Poca condivisione e trasparenza a favore di un confronto.Cominciamo a formare ai valori una nuova classe politica diffusa.

#3 da Sergio, inviato il 27/1/2011
Amici di Italia Futura , ho assoluto rispetto per le vostre nobili iniziative ed anche i commenti sono spesso interessanti . Il vero problema a mio parere si annida nell'incapacità e nel disinteresse di chi ci governa e di chi fà opposizione politica. Credo sia arrivato il momento di battere i pugni sul tavolo e dire Basta!!! Siamo tempestati ogni giorno da notizie relative allo squallore della nostra Classe dirigente (caso Scaiola, Bertolaso , Verdini , Fini , BERLUSCONI) ma nonostante tutto siamo bloccati in un colpevole silenzio il cui effetto più disastroso è quello di prestare (senza volerlo) il fianco a questa Barbarie. Mi chiedo per quale motivo Italia Futura non assume una posizione chiara nei confronti di quanto sta accadendo. Mi rivolgo al Presidente Montezemolo che ha tutti i numeri per ribaltare il tavolo imbandito di questi malfattori che siedono in Parlamento , perchè non lo fà?
Il Mondo si sta chiedendo il perchè gli italiani non reagiscano a questo orrore, me lo sto chiedendo anch'io .
Cordiali Saluti

#2 da Alessandro, inviato il 27/1/2011
...il tema è complesso, in realtà si intrecciano i diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro, per non parlare della questione morale. Troppo facile semplificare dicendo ora che 'è colpa degli imprenditori', ora 'dei giovani che non sono umili', e così via. La realtà è un complesso intreccio, ma l'effetto semplice e visibile di tutti questi intrecci, che in Italia si muovono (alcuni) alla luce del sole e (molti) sottobanco, è un paese fermo. Un paese in cui un 'giovane', laureato o no, ha difficoltà enormi ad inserirsi sia come lavoratore dipendente che autonomo. Le classi sociali sono più immobili che mai, come sempre nei momenti di crisi. Quali che siano i motivi (culturali, morali, di opportunità o semplicemente perchè così è sempre stato in Italia), si va avanti solo e comunque per conoscenza, la meritocrazia è solo una parola sulla bocca di (alcuni, pochi) politici, e parola resta perchè i primi a temerla sono loro stessi. La classe politica è allo sbando come non mai. Il credito non viene concesso, e a giusta ragione verrebbe da dire, vista la situazione economica a dir poco asfittica, specialmente al suditalia. Le vecchie generazioni, titolari di enormi privilegi, non lasciano posto alle nuove e tendono a continuare ad arraffare (giustamente, dal loro punto di vista) tutto quel che possono. Sembra un quadro qualunquista? Purtroppo, è invece solo una piccolissima parte della realtà di cui non si parla, perchè invece si preferisce ovunque descrivere il mondo come nelle pubblicità delle automobili. Una bella famigliola giovane e di successo, felice, viaggia con tutti i comfort in una berlina di lusso, attraverso scenari da favola. Questa è la realtà dipinta, ma quella vera è proprio all'opposto. E noi giovani ci soamo dentro fino al collo.

#1 da Fabrizio, inviato il 27/1/2011
Il problema della disoccupazione giovanile in Italia, che certamente ha mille ragioni, tra cui alcune anche culturali ma principalmente il deficit di crescita dell'economia italiana, ha anche però un altro nome che nessuno, nel dibattito di oggi osa pronunciare e si chiama art. 18 dello statuto dei lavoratori, si chiama lavoro dipendente iperprotetto, si chiama rigidità "in uscita" nel mercato del lavoro. Senza prendere di petto anche questo tema sarà complesso trovare una soluzione definitiva al problema. Risolvere però anche questo nodo significa intaccare i diritti di qualche milione di lavoratori i quali, non senza ragione, chiederanno come minimo di iniziare con qualche altra categoria privilegiata, vedi rendite, vedi imprese protette dal mercato, vedi albi professionali e via elencando. Oltre a ciò sarà richiesto alla classe politica, autorevolezza, carisma, forte senso della giustizia sociale e un certo coraggio nell'accettare riflessi elettorali negativi, nel breve termine, delle proprie azioni, oltre che ad un sindacato un po' più incline all'innovazione di quello attuale. La soluzione è secondo me complessa, ma necessaria e possibile.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta