Sussidiarietà, il motore della rinascita italiana

Un'alleanza tra amministrazioni locali e cittadini

di Gregorio Arena , pubblicato il 25 gennaio 2011
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Finché non è stato inventato il motore a scoppio il petrolio non aveva nessun valore. Era soltanto un liquido maleodorante e vischioso, buono tutt’al più per le lanterne. E’ invece diventato una risorsa preziosa quando si è scoperto che era il carburante ideale per il nuovo motore, intorno a cui si è sviluppata poi un’intera nuova civiltà.

Ebbene, il principio di sussidiarietà sta alle capacità dei cittadini come il motore a scoppio sta al petrolio. Fino a quando infatti nella nostra Costituzione non è stato introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale le molteplici risorse di cui sono ricchi i cittadini non avevano, dal punto di vista istituzionale, praticamente alcun valore.
Tutto è cambiato nel 2001, con l’introduzione nel Tit. V della Costituzione di una disposizione che ribalta due secoli di Diritto amministrativo: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma).

Sul piano istituzionale questa disposizione ha nei confronti delle risorse civiche la stessa funzione che, sul piano tecnologico, il motore a combustione interna ebbe nei confronti del petrolio. Rende cioè giuridicamente possibile valorizzare ai fini dell’interesse generale le competenze, le idee, il tempo e in generale tutte le risorse dei cittadini, che invece il paradigma scientifico dominante fino al 2001 condannava, dal punto di vista dell’interesse pubblico, all’irrilevanza.

In sostanza, la Costituzione ora riconosce anche sul piano giuridico quello che già sapevamo sul piano dell’esperienza, cioè che gli italiani sono ricchi di capacità di intraprendere, di inventiva, di intelligenza e di tante altre doti che possono essere messe a frutto non soltanto nell’interesse individuale, ma anche in quello della comunità. E che non sia utopia lo dimostrano migliaia di cittadini attivi nel mondo del volontariato e in generale dell’impegno civile.

La sussidiarietà è sotto questo profilo letteralmente rivoluzionaria, perché rovescia la prospettiva su cui finora si è fondato il rapporto fra amministrazioni pubbliche (uniche titolari della tutela dell’interesse pubblico) e cittadini (meri destinatari di provvedimenti e servizi), imponendo alle amministrazioni di considerare i cittadini non più soltanto come utenti, bensì anche come alleati nella cura dei beni comuni.

Se, applicando la sussidiarietà, si riuscissero a creare ovunque alleanze per la cura dei beni comuni fra amministrazioni locali e cittadini, singoli e associati, ciò avrebbe sul Paese l’effetto di una sferzata di energia. Verrebbero messe in circolo risorse civiche preziose, si rinsalderebbero i vincoli comunitari, si produrrebbe capitale sociale creando occasioni di sviluppo civile ed economico, si aprirebbero nuovi spazi di partecipazione alla vita pubblica, si migliorerebbe la qualità dei beni comuni e quindi anche la qualità della vita di milioni di persone.

Ma, soprattutto, questa mobilitazione civica per la cura dei beni comuni avrebbe un effetto ri-costituente sulla democrazia italiana nel suo complesso, perché una sovranità popolare che si esprime attraverso gesti semplici e concreti di cura dei beni comuni farebbe finalmente sentire gli italiani “padroni di casa” della propria città e del proprio Paese.
Tutto questo si può fare, grazie alla sussidiarietà. Ma bisogna accendere il motore.




Gregorio Arena è ordinario di Diritto amministrativo nell'Università di Trento e presidente del Laboratorio per la sussidiarietà labsus.org.



tag:  sussidiarietà   democrazia   amministrazioni   cittadini   volontariato  


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#3 da Gian Franco Masia, inviato il 27/1/2011
Sono parzialmente d'accordo con l'articolo. Sono ovviamente d'accordo che il principio della sussidiarietà, introdotto nella costituzione, sia veramente una occasione unica in favore della riappropriazione da parte dei cittadini del controllo della amministrazione pubblica, ed quindi una garanzia di un migliore funzionamento, un "nuovo motore". In realtà questo nuovo motore esiste già, è stato introdotto in numerose leggi dello stato e delle regioni, è parzialmente funzionante in molti Comuni, ma stranamente nei media non se ne parla mai. Pur essendo legge comunitaria, legge nazionale, legge regionale, a volte regolamento comunale, pochi la conoscono e pochi la praticano. Parlo dello Sportello Unico delle Imprese, istituito con legge 447 e in ultimo rinnovato dalla legge 122 del 2010. L'art.19 della LEGGE 241/90, rinnovato della predetta legge, dice che "Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione,...., permesso o nulla osta comunque denominato,.....,il cui rilascio dipenda eslusivamente dall'accertamento di requisiti o presupposti di legge......, E' SOSTITUITO DA UNA SEGNALAZIONE DELL'INTERESSATO,.....LA SEGNALAZIONE E' CORREDATA DA DICHIARAZIONI SOSTITUTIVE DI CERTIFICAZIONI E DALL'ATTO DI NOTORIETA',...NONCHE' DALLE ATTESTAZIONI E ASSEVERAZIONI DI TECNICI ABILITATI, OVVERO DALLE DICHIARAZIONI DI CONFORMITA' DA PARTE DELL'AGENZIA DELLE IMPRESE DI CUI ALL'ART.38, COMMA 4, DEL DECRETO LEGGE 25 GIUGNO 2008, N.112,........L'ATTIVITA' OGGETTO DELLA SEGNALAZIONE PUO' ESSERE INIZIATA DALLA DATA DI PRESENTAZIONE DELLA SEGNALAZIONE ALL'AMMINISTRAZIONE COMPETENTE". Più sussidiarietà di così non si può: il cittadino, da solo o con l'Agenzia delle Imprese, anche essa privata, si sostituisce ad ogni effetto alla attività autorizzativa della Pubblica Amministrazione, la dove è più carente, nel rilascio delle autorizzazioni burocraticche, secondo il principio di una collaborazione sussidiaria. Cosa si vuole di più? Ma la legge è poco nota, poco applicata e subito oggetto di ricorso alla Corte Costituzionale, indovinate da chi?. Dalle Regioni!! Vedi sentenza n°15 della C.C. del 2010!!. Le Regioni sono il vero cane da guardia della CASTA, altro che federalismo alla padana! E poichè solo gli adepti della CASTA possono accedere ai media, la legge e le suoi possibili utilizzi sulla base di principi di sussidiarietà, non è conosciuta dai più e raramente viene applicata. In questo paese si fanno le leggi e poi si applicano in funzione degli interessi corporativi e di casta. Il motore c'è, facciamo tutti finta che non ci sia, e discutiamo di federalismi sconosciuti.

#2 da Asio otus, inviato il 26/1/2011
Questa cosa ha delle buone potenzialità, indubbiamente. Solo una domanda sorge spontanea: perchè esiste da dieci anni e praticamente nessuno ne ha usufruito o fatto menzione?

#1 da sandra naggar, inviato il 26/1/2011
Mi sembra una vera e propria rivoluzione per l'Italia, chissà che finalmente possa riuscire a far prevalere la sua parte migliore. Accendiamo il motore, la Ferrari ne fa di ottimi che, oltre tutto, sono una musica per le orecchie!!!



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