Finché non è stato inventato il motore a scoppio il petrolio non aveva nessun valore. Era soltanto un liquido maleodorante e vischioso, buono tutt’al più per le lanterne. E’ invece diventato una risorsa preziosa quando si è scoperto che era il carburante ideale per il nuovo motore, intorno a cui si è sviluppata poi un’intera nuova civiltà.
Ebbene,
il principio di sussidiarietà sta alle capacità dei cittadini come il motore a scoppio sta al petrolio. Fino a quando infatti nella nostra Costituzione non è stato introdotto il principio di sussidiarietà orizzontale le molteplici risorse di cui sono ricchi i cittadini non avevano, dal punto di vista istituzionale, praticamente alcun valore.
Tutto è cambiato nel 2001, con l’introduzione nel Tit. V della Costituzione di una disposizione che ribalta due secoli di Diritto amministrativo: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma).
Sul piano istituzionale questa disposizione ha nei confronti delle risorse civiche la stessa funzione che, sul piano tecnologico, il motore a combustione interna ebbe nei confronti del petrolio. Rende cioè giuridicamente possibile valorizzare ai fini dell’interesse generale le competenze, le idee, il tempo e in generale tutte le risorse dei cittadini, che invece il paradigma scientifico dominante fino al 2001 condannava, dal punto di vista dell’interesse pubblico, all’irrilevanza.
In sostanza,
la Costituzione ora riconosce anche sul piano giuridico quello che già sapevamo sul piano dell’esperienza, cioè che gli italiani sono ricchi di capacità di intraprendere, di inventiva, di intelligenza e di tante altre doti che possono essere messe a frutto non soltanto nell’interesse individuale, ma anche in quello
della comunità. E che non sia utopia lo dimostrano migliaia di cittadini attivi nel mondo del volontariato e in generale dell’impegno civile.
La sussidiarietà è sotto questo profilo letteralmente rivoluzionaria, perché rovescia la prospettiva su cui finora si è fondato il rapporto fra amministrazioni pubbliche (uniche titolari della tutela dell’interesse pubblico) e cittadini (meri destinatari di provvedimenti e servizi),
imponendo alle amministrazioni di considerare i cittadini non più soltanto come utenti, bensì anche come alleati nella cura dei beni comuni.Se, applicando la sussidiarietà, si riuscissero a creare ovunque
alleanze per la cura dei beni comuni fra amministrazioni locali e cittadini, singoli e associati, ciò avrebbe sul Paese l’effetto di una sferzata di energia. Verrebbero messe in circolo risorse civiche preziose, si rinsalderebbero i vincoli comunitari, si produrrebbe capitale sociale creando occasioni di sviluppo civile ed economico, si aprirebbero nuovi spazi di partecipazione alla vita pubblica, si migliorerebbe la qualità dei beni comuni e quindi anche la qualità della vita di milioni di persone.
Ma, soprattutto, questa mobilitazione civica per la cura dei beni comuni avrebbe un effetto ri-costituente sulla democrazia italiana nel suo complesso, perché
una sovranità popolare che si esprime attraverso gesti semplici e concreti di cura dei beni comuni farebbe finalmente sentire gli italiani “padroni di casa” della propria città e del proprio Paese. Tutto questo si può fare, grazie alla sussidiarietà. Ma bisogna accendere il motore.
Gregorio Arena è ordinario di Diritto amministrativo nell'Università di Trento e presidente del Laboratorio per la sussidiarietà
labsus.org.