Accade Domani 2010
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Un premio verde per l'Italia reale

Accade oggi
di Luca di Montezemolo, pubblicato il 20 gennaio 2011

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Oggi la nostra associazione premia i migliori progetti che hanno partecipato alla seconda edizione del concorso "Accade Domani", che quest'anno abbiamo dedicato ai temi dell'ambiente e della green economy.

Non è stato facile scegliere i vincitori perché al concorso hanno partecipato più di duecento progetti di ottima qualità, con buone idee sia civili che imprenditoriali.

Ma una scelta era indispensabile, e in questo siamo stati aiutati dalla giuria di esperti (che ancora una volta voglio ringraziare, insieme ai nostri sponsor) e dalle migliaia di associati a Italia Futura che hanno espresso una valutazione attraverso il nostro sito web.

Tra le molte iniziative che Italia Futura ha realizzato nel suo primo anno di attività, il concorso Accade Domani è quella che rappresenta meglio la nostra profonda fiducia nelle capacità del paese. Lo abbiamo chiamato "venture capital delle idee", legandolo quest'anno al tema fondamentale dell'economia verde, proprio perché crediamo che questi siano i temi centrali per il nostro futuro.

A maggior ragione ci piace parlare di questi temi proprio oggi, in giornate in cui gli italiani vivono un profondo turbamento. E oggi l'unica risposta è guardare avanti, oltre l'orizzonte di una situazione paese sempre più incomprensibile.

Abbiamo deciso di investire sui tanti giacimenti di creatività presenti nel paese, mettendo a disposizione risorse economiche e organizzative per la scoperta e la realizzazione di buone idee civili e imprenditoriali, convinti come siamo che l'Italia sia molto meglio di come spesso ce la raccontiamo.

Penso all'Italia reale, all'Italia dei milioni di giovani che studiano, si impegnano per migliorare il proprio futuro e quello del proprio paese. Penso ai tanti italiani ignoti che nonostante tutto ogni giorno fanno il proprio dovere per sé, per le proprie famiglie e per la propria comunità in tanti e diversi settori della vita civile. Penso ai milioni di giovani, uomini e donne, che rappresentano la vera risorsa decisiva per il nostro futuro, quella carta vincente che attende di essere scoperta da chi vorrà avere fiducia in questa straordinaria nazione.

E quando mi chiedono se l'Italia ce la farà, io rispondo che non ci può essere alcun dubbio su questo. L'Italia deve farcela, deve ripartire e rimettersi in piedi perché non c'è nessuna maledizione che ci costringa ad un destino di declino e rassegnazione.

Eppure da troppi anni l'Italia reale, quella vera, è vittima di un'inerzia, di una rassegnazione che sembra impossibile vincere. Siamo prigionieri di un equilibrio malato, prodotto dall'incrocio di troppi anni di non scelte e dai cascami di conflitti ideologici che appartengono ad un altro secolo. E sempre più forte è l'urgenza di recuperare il senso di speranza, fiducia ed entusiasmo che la nostra nazione ha saputo mostrare nei suoi momenti migliori.

La seconda repubblica ha fallito la sfida della modernizzazione in primo luogo perché ha trasferito nel bipolarismo all'italiana larga parte dei conflitti ideologici della prima repubblica. Sono morte le ideologie ma non il clima da guerra civile permanente che nasconde la paura di un declino che ci appare inevitabile.

Molte tra le sfide che abbiamo davanti possono sembrarci insormontabili. Oggi grandi nazioni ci stanno contendendo mercati, clienti, materie prime, lavoro e persino giovani laureati che preferiscono lasciare il proprio paese. Ci siamo dimenticati che l'Italia, nella sua storia passata e recente, ha sempre saputo prosperare nei momenti di maggiore apertura degli scambi internazionali. E anche oggi quel poco di crescita che consente al paese di reggersi in piedi proviene proprio dall'export, dall'apertura ai mercati internazionali e dalle tantissime aziende che affrontano con coraggio la sfida della globalizzazione. Aziende che si sono ristrutturate, al contrario del paese. Imprese che vogliono tornare ad investire costruendo un rapporto nuovo - reciprocamente vantaggioso - con i lavoratori, pagando più salario, dando premi di risultato, rendendoli partecipi ai risultati dell'azienda in cambio di maggiore produttività e maggiore flessibilità. È una rivoluzione importante e positiva che in tantissime imprese, anche piccole e medie, sta già avvenendo.

L'Italia è talmente intossicata da un cattivo dibattito pubblico da non accorgersi di come i paesi colpiti dalla crisi stiano mettendo in campo riforme profonde, attrezzandosi per riconquistare rapidamente quello che hanno perduto. Ci ripetiamo sempre, con soddisfazione: “Non siamo finiti come la Grecia!”. È vero. Ma nel frattempo dovremmo anche dirci con grande franchezza che i paesi con i quali dovremmo confrontarci, non solo la Germania, stanno tornando nella competizione internazionale più forti di com’erano prima della crisi.

È del tutto evidente che siamo ormai giunti ad un punto di non ritorno nella nostra storia nazionale. Esiste la concreta possibilità che la tenuta del paese, il suo equilibrio interno e la sua pace sociale vengano messi in discussione dall'oggi al domani dal concatenarsi degli effetti della crisi economica, della perdita di autorevolezza della politica e dal crescere di inquietudini radicali nel corpo più profondo del paese. Se a ciò si aggiungesse una nuova e più aspra stagione di conflitti tra istituzioni e poteri dello stato, come in queste ore si teme da più parti, l'effetto potrebbe essere davvero catastrofico.

È ora di fermarsi, di deporre le armi. È venuto il momento per tutti coloro che hanno un ruolo nelle diverse istituzioni dello stato di recuperare il senso della misura nei comportamenti, nelle dichiarazioni e nello svolgimento delle rispettive funzioni.

I problemi del paese non possono più attendere.

Penso ai livelli della nostra crescita economica, ben al di sotto di quelli di altri paesi europei. Penso alla disoccupazione giovanile, il vero e più grande scandalo di cui siamo responsabili. Penso agli insufficienti investimenti in educazione e ricerca, unici strumenti di mobilità sociale che possono dare ai nostri figli la possibilità di migliorare la propria condizione di vita. E a proposito di figli, mi domando quale sia l'insegnamento che stiamo dando loro. Perché è arrivato il momento di parlare con maggiore forza e convinzione non tanto di diritti ma soprattutto di doveri. Doveri che dobbiamo testimoniare concretamente con l'esempio personale.

Dunque, lo ripeto, è arrivato il momento di deporre le armi. D'altra parte molti avevano sperato all'inizio di questa legislatura che vi fosse uno sforzo condiviso per una grande riforma dello stato che trasformasse il paese e lo rendesse competitivo. È sotto gli occhi di tutti come sono andate le cose. Ma credo che proiettandosi nel futuro sia sempre più indispensabile una legislatura costituente che nel corso di due-tre anni realizzi quelle poche riforme indispensabili a far ripartire l'Italia.

Ne voglio citare solo alcune, a mio parere quelle fondamentali. Un patto per la crescita economica, che rimetta al centro lavoro, produzione e concorrenza a scapito di rendite e neostatalismi. Un patto per la crescita che ruoti intorno ad una radicale riforma fiscale, dove le risorse recuperate all'evasione vadano automaticamente a ridurre il carico su chi paga davvero le tasse. Poi una vera, ineludibile riforma dello stato che si accompagni ad un federalismo autentico fatto nell'interesse di tutto il paese e non sull'onda degli ultimatum di un partito. Un federalismo solidale che sia dunque un nuovo patto nazionale, per ridurre la frattura sempre più scomposta tra Nord e Sud e anche per celebrare i 150 anni della nostra storia unitaria con forte senso della realtà. Infine un disegno di riforma della pubblica amministrazione incardinato sul doppio binario della riduzione della burocrazia e della scommessa sulla sussidarietà, e non solo su slogan buoni per poche giornate.

Sono passi semplici ma radicali, che possono essere intrapresi solo con il concorso di tutti e attraverso un'operazione rivolta ad affrontare nel medesimo tempo diverse emergenze della nostra vita nazionale. Gran parte degli italiani vuole guardare ad una nuova stagione del nostro paese. Una nuova stagione costituente, per l'appunto, che nasca dal confronto aperto tra le migliori risorse politiche, civili, intellettuali, economiche e morali della nostra nazione. E dunque recuperando la cultura della coesione, così importante in tanti momenti difficili della nostra vita nazionale.

Naturalmente si tratta di provvedimenti che avrebbero potuto essere adottati da una politica meno rissosa e più attenta al futuro. E in questi ultimi anni, e anche in alcuni momenti di questa legislatura, abbiamo sperato che le forze politiche più responsabili avrebbero trovato la strada per dar vita ad uno sforzo condiviso su queste linee. Tuttavia dobbiamo prendere atto con molta franchezza che questo fino ad oggi non è avvenuto, anche se la speranza è l’ultima a morire.

Eppure si tratterebbe di una strada per riaprire il paese al futuro e ridarci il senso di una comunità nazionale coesa e fiduciosa. Un periodo disastroso per l'Italia si sta chiudendo, nel peggiore dei modi, ma pur sempre chiudendo. Dobbiamo avere un profonda fiducia nelle nostre capacità, dei nostri talenti, della nostra immaginazione. Perché l'Italia è stata capace di superare paludi ben peggiori, quando ha saputo credere in sé stessa e nelle proprie grandi potenzialità. Quelle potenzialità sono là e attendono di essere valorizzate, mentre quello che dobbiamo temere è solo e soltanto la nostra rassegnazione.

tag:  accade domani   montezemolo   italia   paese reale   futuro   green economy   venture capital   talento   capacità  


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#21 da David, inviato il 25/1/2011
Vorrei fare di più! Sono nato all'estero e vivo in Italia da più di 30 anni. Ormai sono cittadino italiano a tutti gli effetti e sono innamorato di questo bellissimo paese. Purtroppo sempre più spesso suggerisco alla mia famiglia di andare a vivere a malincuore all’estero. Caro Montezemolo, vorrei fare qualcosa da un punto di vista organizzativo operativo.
L’Italia e’ bellissima, gli italiani sono favolosi non vorrei abbandonarla. Non possiamo più stare fermi a guardare quello che sta succedendo! Come possiamo girare pagina al pià presto?

#20 da Luca, inviato il 24/1/2011
Caro Luca, sono iscritto da molto tempo ad Italia Futura e mai come oggi è necessario che tu passi da un impegno economico-civile ad un impegno politco. La situazione lo richiede! Nei tanti commenti che qui leggo questa azione è auspicata da ognuno di noi. Forza, tutti insieme ti seguiremo.

#19 da giuseppe da Berna, inviato il 23/1/2011
Per superare un gigantesco fosso , rappresentato da un momento diffile di crisi politica e civile, come quella di oggi, si puo' anche guardare al futuro. Per metterlo in atto , la società civile, ha bisogno pero' di strategie di intervento, realiste e raggiungibili da tutti; in una società che tende ad un egualitarismo di diritti politici e sociali, come dovrebbe essere la nostra costituzionale, ha bisogno di cambiare rotta dal bipolarismo intellettuale, come Lei ben illustra ; ma , aggiungo , di affrontare anche rivoluzioni con regole e programmi chiari a tutti, per dirigerci verso nuove e moderne spiagge di concorrenza leale. Questo mi aspetto ancora dalla sua formazione e mi auguro che ben presto arrivi, per tutti noi. Buon lavoro e cordiali saluti .

#18 da Agostino Ratto, inviato il 22/1/2011
Sono d'accordo con l'analisi di Montezemolo ma ho poca fiducia nella classe politica attuale per mettere in pratica certi concetti. La politica attuale è tesa a fare i propri interessi e vi è molta ignoranza specialmente per colpa di Berlusconi che ha avuto poca serietà nel portare nelle istituzioni elettive ballerine senza dignità. Comunque guardiamo ad un futuro migliore guidato da persone degne e di alto livello come Luca di Montezemolo.

#17 da roberto nalin, inviato il 21/1/2011
perfettamente della stessa idea e allora? quando si comincia sul serio, possibilmente con Massimo Cacciari, che da anni va dicendo che ci vuole una legislatura costituente.

#16 da Giuseppe Martello, inviato il 21/1/2011
Non sono un calcifilo per scelta ma sono motorofilo che da 45 anni ha visto tutte le stagioni dei GP mondiali. Mi sento di fare un parallelo su come fare per riconquistare una stagione persa di valori Italiani; esattamente come fa Ferrari dove si rimette sempre in gioco per conquistare il campinato che verrà. Si volta pagina, conservando tutte le esperienze positive del campionato perso, ricominciare con il nuovo progetto per tenere alto il valore del proprio lavoro, dei propri uomini, delle proprie risorse e della propria storia.
Di certo non segue l'immagine come un Briatore che pensa a successi personali che, anche se simpatico facendiere, vince solo qualche campionato, ma mai quanti ne ha vinti la Ferrari, dove ci sono uomini che non hanno paura di sporcarsi le mani nel lavoro dei box come Luca Cordero di Montezzemolo.
Dai facciamo diventare l'Italia una nuova FERRARI con tutti i suoi giovani migliori!
giuseppe martello.

#15 da Giancarlo, inviato il 21/1/2011
Federalismo... riforme... sussidiarietà! In questi ultimi 20 anni, queste parole sono diventate contenitori di ambigue proposte politiche.
Mi hanno insegnato, per esempio, che il federalismo è un processo costituzionale promosso da territori o entità autonome che si unificano in una sola nazione! A me pare, invece che in Italia, la compulsiva richiesta di federalismo sia dettata da obiettivi di "secessione...a medio termine". Oggi, io richiedo ed esigo una sola cosa: LA RIATTIVAZIONE DELLA LEGALITA' COSTITUZIONALE"! Chiedo troppo? Direi di no. Si tratta dell'elemento indispensabile per potermi di nuovo sentire un LIBERO CITTADINO IN UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA.
P.S. per quanto mi riguarda, oggi, ho bandito dal mio vocabolario la parola "riforma". Preferisco parlare di...SVILUPPO!

#14 da Nicola Di Martino, inviato il 21/1/2011
Il sig Montezemolo è molto apprezzato da tutta l'opinione pubblica sia di destra che di sinistra, però non si può limitare solo a dei bei interventi sulla situazione economica, politica e sociale in Italia, oggi secondo me c'è urgenmente bisogno che tutti quelli che credono nella democrazia e nella possibiltà che l'Italia possa fare un salto di qualità per salvarsi dallo sfacelo, si diano da fare presto e concretamente. Quindi bisogna che il sig Montezemolo ci faccia capire se intende veramente assumersi in prima persona la responsabilità di affossare difinitivamente questo modo indecoroso di governare l'Italia.

#13 da Alberto, inviato il 21/1/2011
un intervento da sottoscrivere. spero possa diventare una proposta politica al Paese.

#12 da carmelo miragliotta, inviato il 21/1/2011
La realizzazione del contenuto del discorso del Dr Montezemolo è auspicabile, sarebbe perfino condivisibile, argomento per argomento, parola per parola, se non partisse da un presupposto improbabile, oserei dire impossibile: LA COESIONE. Ormai la nostra Società è composta da persone, da gruppi tesi a vivere gli uni a spese degli altri e poichè questo è praticamente e umanamente impossibile si è arrivati alla contrapposizione, alla diffidenza, all'immobilismo, all'odio. So che può sembrare un discorso "pazzesco" ma così è !!! Il bene dell'uno o degli uni corrisponde al male dell'altro o degli altri; l'ideologia (è diventata una brutta parola ma esiste nel desiderio del modo di vivere) di una parte si contrappone a quella dell'altra o delle altre parti. Quindi o si va verso UN POTERE FORTE (che Dio ce ne scampi) che obblighi tutti a marciare nella stessa direzione oppure PER RESTARE UNITI BISOGNERA' DIVIDERSI. E non è più sufficiente un federalismo territoriale come proposto dall'inascoltato Prof. Gianfranco Miglio (tralascio quello leghista attualmente in discussione) quando probabilmente si era ancora in tempo, perchà le divisioni resterebbero anche su territori più ristretti, oggi servirebbe un FEDERALISMO CULTURAL/POLITICO A-TERRITORIALE (che salverebbe l'unione geografica): la formazione cioè di Comunità omogenee, sullo stesso territorio ma autonome nel mantenersi, indipendenti nell'amministrazione, federate e coordinate per tre o quattro cose basilari e condivise. Servirebbero per crescere affiancati, ognuno con le proprie responsabilità prima ancora che con le proprie forze, con la possibilità che le Comunità meno pratiche "ideologicamente" vengano progressivamente svuotate dei loro fautori e componenti perchè convintisi, strada facendo, dell'impraticabilità delle proprie scelte e convincimenti quando sono basati esclusivamente sulle proprie forze e responsabilità. So di proporre temi e situazioni fuori dagli schemi tradizionali e poco diffusi (anche se non assenti dalla storia e dal pensiero di studiosi non troppo remoti) ma, alla luce della situazione mi pare una soluzione sulla quale si potrebbe e dovrebbe riflettere.

#11 da PAOLO POSE, inviato il 20/1/2011
Condivido totalmente quanto dichiarato da Montezemolo e sottoscivo il mio pieno appoggio alla sua eventuale candidatura. Occorre uscire quanto prima da questa situazione di governo incapace inefficiente e che non sa neanche cosa significhi la parola "Bene Comune" da loro sostituita con "Bene della Casta e dei loro Amici" e di opposizione inesistente e senza ideee. Occorre recuperare una identità nazionale, un'etica civile che è stata sacrificata sull'altare degli interessi di parte e ridare dignita' alle istituzioni, oggi maltrattate e in costante conflitto tra loro. Occorre un profondo rinnovamento etico e politico, a partire INNANZITUTTO dalla classe politica ma anche dalla classe dirigente in senso lato. Occorrono urgentemente riforme radicali nei seguenti settori: - Giustizia, civile e penale - Fisco - Sanita' - Universita' e Ricerca - Lavoro - Amministrazione Pubblica e Burocrazia - Mondo Giovanile. Bisogna però fare in fretta abbiamo già perso inutilmente troppo tempo.

#10 da ennio baratella, inviato il 20/1/2011
Poche parole da aggiungere a quanto già riportato da molti e da tempo, Scendi in pista, ora come non mai serve fare un fronte nuovo e comune che ponga una candidatura che dia sensibilità nuova e giusta mediazione tra la frammentazione della sinistra ed un terzo polo che è sbilanciato sui propri pesi. Ora lei deve scegliere se fare o non fare, e non servono più le parole. Grazie Ennio Baratella

#9 da Ivano Urban, inviato il 20/1/2011
Condivido in toto quanto dichiarato da Montezemolo e sottoscivo il mio pieno appoggio alla sua eventuale candidatura. Credo che Montezemolo sappia cosa voglia dire lavorare nel manifatturiero e soprattutto cosa voglia dire innovare...

#8 da giovanni sgambato, inviato il 20/1/2011
caro Luca
descrivi con molta fiducia un Paese sposato ma incapace di voltare pagina.Penso che una larga fetta di italiani siano nauseati da questa politica che pensa, sol al fine di salvaguardare i propri interessi, più a dividere che ad unire le forze. Come si può sognare un cambiamente con le forze sociali divise (grande esultanza del governo), le aziende che migrano, la chiesa "usata", forse in modo consenziente, per fini di parte, messaggi mediatici "disastrosi" ai giovani che faticano a crearsi un futuro, senso della morale ai minimi termini.......
Penso che chi ha una credibilità pubblica e la voglia di spendersi per l'Italia e gli italiani non possa e non deve più rimandare. Questa politica, da sola, non solo non è in grado di rinnovarsi ma, ancora peggio, non è nemmeno in grado di toglire l'incomodo senza un forte intervento dall'esterno. Con i ricatti, l'immobilismo, gli scandali questo nostro Paese in breve è destinato a piegarsi su stesso con effetti nefasti sul nostro futuro ma principalmente su quello dei nostri figli.
Caro Luca il Tuo impegno civile è encomiabile ma senza un atto di forte assunzione di responsabilità non porterà a quello che tanti di noi auspicano: dare una prospettiva ed un futuro al Paese motivando e unendo tutte le forze sane al di fuori di qualsiasi appartenenza.

#7 da Asio otus, inviato il 20/1/2011
Sì, è vero: l'Italia continua ad arrancare perchè ci sono milioni di persone che continuano ad andare avanti nonostate i problemi e lo spettro della decadenza, ma solo questo non basta: gli sforzi di ognuno vanno coordinati, altrimenti ogni azione rischierebbe d'avere lo stesso effetto di una goccia nell'oceano.
Il più grande rischio ora è la perdita della coesione del Paese, se l'Italia si dividesse di nuovo (l'unico modo sarebbe una guerra civile) sarebbe semplicemente la fine.
Dobbiamo coordinare i nostri sforzi per salvare la nostra Italia, perchè essa non è qualcosa di astratto quanto i confini su una carta geografica, l'Italia siamo noi.

#6 da SABINO RUSSONIELLO, inviato il 20/1/2011
MI SEMBRA CHE MONTEZEMOLO RAPPRESENTI OGGI IL PUNTO DI EQUILIBRIO A CUI LE FORZE POLITICHE PIU' RESPONSABILI POSSONO GUARDARE. IL TEMPO E' BREVE.

#5 da Mauro Vaiani, inviato il 20/1/2011
Una figura che può unire, attorno a un programma minimo, che contenga quelle riforme che aspettiamo da decenni. Non voglio invecchiare con i giovani che stanno a casa a spendere la pensione dei vecchi; le donne, i gay, gli stranieri, ancora oggetto di ostracismo e pregiudizi; il bicameralismo paritario e i mille parlamentari nominati; il federalismo incompiuto, le province che si moltiplicano, i comuni impoveriti e abbandonati. Abbiamo bisogno di qualcuno che si sacrifichi contro la dittatura dello status quo, di un nuovo spirito repubblicano, forse anche di una sorta di lista civica nazionale.

#4 da PIERO CAPPELLO, inviato il 20/1/2011
Montezemolo, un vero gentiluomo che, con la sua capacità di fare squadra, dimostrata in tanti settori, è in grado di cambiare l'Italia. Che aspettiamo a metterci in gioco? Io sono pronto. Piero Cappello

#3 da Marco, inviato il 20/1/2011
L'unica speranza è che Montezemolo si candidi. E' l'unica figura che può unificare e non dividere.

#2 da Alessandro Garibbo, inviato il 20/1/2011
Occorre uscire quanto prima da questa situazione di governo autocratico e autoreferenziale. Occorre recuperare una dignita' nazionale che oggi ci e' negata. Occorre ridare dignita' alle istituzioni, oggi maltrattate e vituperate. Occorre un profondo rinnovamento etico e politico di questo paese, a partire dalla classe politica e dalla classe dirigente.
Occorrono urgentemente riforme radicali nei seguenti settori:
- Giustizia, civile e penale;
- Fisco;
- Sanita';
- Beni culturali, Universita' e Ricerca;
- Trasporti e Comunicazioni.
Senza questi interventi, siamo condannati ad essere sorpassati perfino dalla Tunisia, che si sta risollevando, e che sta riscoprendo il gusto per la democrazia, vera e partecipata.

#1 da Fabrizio, inviato il 20/1/2011
E' impossibile non essere d'accordo. Penso che solo alcune sfumature potrebbero non trovare d'accordo qualche italiano. La sfida sarà vinta da chi riuscirà con la sua autorevolezza e con il cuore a convincere una grandissima maggioranza di italiani che lui, o lei, ce la possono fare a passare dalle parole ai fatti, rendendo chiaro a tutti che quella è una strada obbligata e che richiede a tutti, pochissimi esclusi, piccoli o grandi sacrifici. Molto giusto, molto difficile ma soprattutto possibile.



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