L’esempio Mirafiori e la latitanza della politica

Un’occasione per evitare il rischio di un “paese fai da te”

di Italia Futura , pubblicato il 4 gennaio 2011
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L’azione di Sergio Marchionne ha suscitato entusiasmi e riacceso la speranza perché ha dimostrato che anche in Italia cambiare è possibile, nonostante tutto. E l’accordo di Mirafiori, se ratificato dal referendum, sarà un grande successo per la Fiat e per i lavoratori torinesi. Il punto fondamentale, tuttavia, riguarda la qualità del cambiamento. C’è il rischio che l’Italia diventi un “paese fai da te”, dove la politica è sempre meno capace di guidare processi di trasformazione profondi e condivisi.
Perché se da una parte la Fiat è riuscita a cambiare positivamente la realtà in cui opera grazie al coraggio dell'iniziativa del suo Amministratore Delegato, alle sue dimensioni, al rapporto sempre più stretto con il mondo del lavoro americano, dall’altra la maggior parte delle aziende italiane rischia di rimanere indietro. Ovunque in Italia operano migliaia di Marchionne invisibili, alle prese con un contesto sempre meno competitivo. Questi imprenditori non hanno la forza di porre rimedio da soli alle anomalie del sistema Italia. L’unica soluzione è spesso quella di andare via, se si vuole sopravvivere.

L’Italia rischia di non essere più un paese per l’industria e a testimoniarlo c’è il fatto che nessuno viene più a investire in questo settore. La domanda che dovremmo farci, anche al di fuori del campo imprenditoriale, è come trasformare l’esempio Mirafiori in una leva di cambiamento per tutto il paese. Invece il dibattito sembra essere schiacciato sul presente o peggio orientato al passato. Protagonisti di stagioni fallimentari per le relazioni industriali, come D’Amato e Cofferati, che sono responsabili di aver dato il via al processo di politicizzazione delle rispettive associazioni, tornano ad affilare armi retoriche vecchie e spuntate. Il Ministro Sacconi, non realizzando che il successo di Marchionne rende più evidenti le lacune dell’azione del Governo, si accontenta di gioire per l’ennesimo schiaffo ricevuto dalla CGIL.

Esiste il rischio concreto che il cambiamento si arresti sulla soglia di Mirafiori. Perché a parte gli elogi di prammatica a Marchionne il Governo non è riuscito sino ad ora a svolgere un ruolo significativo nel coinvolgere tutte le forze sociali in un processo di riforma complessivo delle relazioni industriali e della rappresentanza. Eppure nessuna modernizzazione potrà avvenire in Italia se non si riuscirà a costruire un percorso condiviso che deve partire da una spietata “operazione verità” sullo stato in cui versa la nazione. In questa operazione sarà fondamentale il ruolo di Governo e corpi intermedi (Confindustria, sindacati, associazioni di categoria) che dovranno avere il coraggio di affrontare le riforme del mercato del lavoro, del fisco e del welfare guardando a quanto avviene nel mondo e mettendo al centro il mercato. Così come dovrà necessariamente essere accolto l’invito che anche oggi ha ripetuto il Presidente Napolitano a ricercare forme di dialogo il più ampiamente condivise.

L’equilibrio malato che blocca l’Italia non potrà essere sconfitto se non si costruiranno condizioni di fiducia e partecipazione e se non verrà identificato chiaramente un traguardo comune. Non è un caso se l'ultima grande sfida vinta dall’Italia (l’ingresso nell’euro) fu il frutto di una collaborazione forte tra imprenditori, sindacati e una leadership politica capace di guardare lontano. Dall’euro in poi tutto è stato assorbito nel quotidiano scontro tra fazioni che ha dominato il dibattito pubblico, mentre nella latitanza della politica ognuno si arrangiava come meglio poteva. Ma il destino delle parti non può essere del tutto slegato da una missione
comune, come sta avvenendo oggi, a meno di non mettere in conto il rischio di una disgregazione del paese.



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#60 da Cristina Polenta, inviato il 22/1/2011
Che la vittoria di Marchionne sia un bene per la Fiat questo è sicuro, che lo sia anche per i lavoratori e soprattutto in che misura, questo lo si vedrà con il tempo, ma sono sempre stata convinta (e oggi posso dire a ragione) che il caso vincente di Marchionne avrebbe creato un pericoloso precedente difatti ora tutta Federmeccanica minaccia di uscire da Confindustria per poter agire come Fiat.
A questo punto la Marcegaglia per evitare lo sgretolamento dell'associazione, afferma che anche Confindustria deve cambiare registro: meno politica e più azioni dirette, insomma, si fa tutti alla Marchionne.
Tutto ciò perchè? Perché lo Stato è assente e in un passaggio economicamente delicato come questo dove sono invece indispensabili azioni forti e decise per uscire dal pantano (urge la riforma del lavoro), la politica guarda altrove troppo impegnata a difendere sé stessa. Ma questo clima da Far West che si sta delineando minaccia di portare l’Italia verso una china pericolosa. Non tutti hanno la forza di Fiat, penso alla miriade di micro, piccoli e medi imprenditori che alla fine sono linfa vitale per questo scalcinato paese, gente che con sacrificio cerca di mantenere sé stesso e se va bene anche la famiglia di qualche dipendente, gente che non chiede ma dà e basta. Penso al bar sotto casa, all’ambulante, al panettiere, il meccanico… Ce li vedete questi a delocalizzare o puntare i piedi come Marchionne?
I paesi fai da te mi spaventano, l’assenza di regole uguali per tutti mi spaventa.
L’anarchia non è stata mai preludio di qualcosa di positivo.
Quando penso ai miei figli e al loro futuro, divento triste.
Sono seriamente preoccupata.
I venti di rivolta di Algeria, Tunisia, Turchia e ieri ho sentito alla radio anche in Albania, sono inquietanti perché molto vicini e perché dettati dalla fame.

#59 da Gianni, inviato il 12/1/2011
Tenta commenti all'articolo,un fiume di parole che esprimono le più svariate linee di pensiero,opinioni,opinioni per un fatto unico,finalmente accaduto nello squallido odierno mondo del lavoro!Un fatto dove un imprenditore ha manifestato il diritto di essere tale,dove vuole che l'Azienda guadagni,sia competitiva,non sia più una entità assistenziale ,dove sia garantito uno stipendio giusto e onorevole a chi lavora e vuole bene all'Azienda,e non a chi trova espedienti per lavorare il meno possibile perchè sindacalmente protetto e non può essere licenziato continuando a prendere lo stesso stpendio di chi invece si impegna,un'imprenditore che vuole che i lavoratori lavorino come succede in tutto il mondo industrializzato adottando quindi le stesse regole?Già i lavoratori canadesi statunitensi ecc chi sono?Certamente per i nostri sindacalisti d'avanguardia che urlano perchè così si conservano la poltrona al sindacato e prendono lo stipendio dall'Azienda senza lavorare specialmente se erano addetti alla catena di montaggio,sono degli asini,bestie da soma!!D'altronde noi siamo molto avanti,nel 2011abbiamo bandiere rosse con falce e martello,dove l'imprenditore è ancora il padrone che lucra sulla pelle dei lavoratori,idee,slogan,modelli che sono stati da tempo cancellati proprio dove sono nati ,ma che da noi in Italia continuano ad essere,perchè diversamente dove andrebbero loro? Mai più ritornano in fabbrica a lavorare,vero? Ecco quindi che li troviamo tutti oggi! In una grande bagarre dove il problema più grande per loro non sono i lavoratori,bensì il loro prestigio per conservare i loro privilegi raggiunti sulla pelle,questo sì,dei lavoratori,e quindi guai se un imprenditore fa il proprio lavoro di imprenditore nell'interesse della prpria Azienda e di coloro che lavorano per l'Azienda, perchè può creare un precedente,una scintilla che potrebbe "magari " bruciare le sedie che a torto occupano,e " magari " il nostro mondo lavorativo possa diventare un domani un mondo dove solo chi lo merita abbia il diritto di essere .

#58 da antonio da torino, inviato il 12/1/2011
La questione FIAT assume valenza NAZIONALE non solo per le dimensioni ma perchè in presenza di un Manager di livello INTERNAZIONALE quale è MARCHIONNE la CGIL-FIOM con le sue articolazioni nella SINISTRA STORICA italiana esplode tutte le sue contraddizioni ed inadeguatezze difronte ai cambiamenti, con la presunzione ormai logora di rappresentare IL VERBO. MARCHIONNE DI FATTO STA FACENDO LA STESSA OPERAZIONE CHE FECE LA TACHTER IN INGHILTERRA SENZAESSERE UN POLITICO. L'esito del voto di MIRAFIORI con il probabile SI, sanciràil cambiamento che investirà tutto il PAESE ed in modo disastroso LA SINISTRA incapace di elaborare una vera svolta LABOUR. Ancora una volta i lavoratori pafgheranno i costi maggiori.

#57 da Asio otus, inviato il 12/1/2011
Questa vicenda ha messo in luce che ormai i sindacati non sono più in grado di assolvere la loro funzione originaria e ha evidenziato anche che troppa gente è ancora legata a ideologie vecchie e fallaci.
Bisogna criticare un po' anche Marchionne per i modi da "pugno di ferro" che ha usato, possibile che non ci fosse un metodo meno traumatico per fare le stesse cose?
I cambiamenti devono essere condivisi e raggiunti col diagolo fra le parti per essere davvero utili.

#56 da Eugenio Boggio Sella, inviato il 12/1/2011
Tutta questa vicenda è il sintomo che il sindacato ha perso ogni possibilità di rappresentanza all'interno dell'azienda. Marchionne ne è consapevole e quindi si sente libero di fare il suo gioco in un modo che per chi ne è fuori sembra quasi incomprensibile. Ma questa forma di dialogo basata sul ricatto, denota il suo rifiuto di discussione con il sindacato a sua opinione non più rappresentativo.
Un aspetto che fa particolarmente risentire i dipendenti Fiat è che poichè le trattative Fiat sono al centro dei riflettori, vi partecipano i capi delle varie sigle sindacali, i quali della situazione interna allo stabilimento, dei veri problemi dei dipendenti, etc non gliene frega un bel niente, loro sono interessati a farsi vedere in televisione!
Non c'è nessun legame tra la base sindacale ed il vertice che partecipa alla discussione in Fiat, nonostante tutte le varie forme di discussione organizzate dai sindacati per far partecipare i dipendenti alla trattativa. La sensazione generale in Fiat è che queste forme di democrazia interna siano una finzione.
Perchè le varie sigle non prendono un operaio dalla linea di montaggio e lo incaricano di fare lui la discussione con Marchionne. Sarebbe un bello scoop, Marchionne in maglione con l'operaio in tuta da lavoro! "Ingegné ciò fretta che devo iniziare il turno!" Basterebbe un'azione del genere per ottenere un successone dal punto di vista della rappresentanza, ma ai vari capi interessa fare politica, farsi intervistare. La Camusso nella sua vita ha mai prodotto qualcosa, che ne so calzini? Non penso. Da come si esprime è chiaro che vive fuori dal mondo reale di chi deve lavorare per sopravvivere. Il suo modo di ragionare è tipico della struttura sindacale che l'ha allevata affinchè fosse plasmata nel pensiero e nei modi e quindi l'ha traghettata al vertice della struttura. Rappresenta la tipica funzionaria che ha fatto la gavetta (nel sindacato non a lavorare in fabbrica!). Guai correre il rischio di avere un capo con idee balzane tipo chi fa il sindacalista deve comunque lavorare, oppure che il sindacato debba essere finanziato direttamente dagli operai, insomma si potrebbe fare un lungo elenco. Come può costei rappresentare un metalmeccanico? Ma una vite l'ha mai avvitata? Ha mai avuto un'unghia viola? Sa cos'è un AISI304 o un Fe37? Questa sensazione l'hanno gli operai ma anche Marchionne. Motivo per cui partecipa alle discussioni con loro ma è evidente che non gliene frega niente del sindacato, mentre al sindacato non gliene frega niente degli operai, insomma è un bel teatrino, ma siamo al quarto atto!

#55 da Fabrizio F., inviato il 12/1/2011
In altri tempi sarei stato più critico nei confronti dell'operato di Marchionne, tuttavia oggi l'unica cosa che può essergli rimproverata è la durezza dei modi e la volontà pervicace di rompere gli assetti sindacali esistenti, agevolato in questo dalla latitanza dell'esecutivo. Assolutamente lodevole è il suo proposito di investire ingenti somme in Italia e anche il coraggio di puntare su stabilimenti che sono ai margini geografici del mercato di riferimento. Mi appare meno brillante quando pone degli aut aut senza, apparente, volontà di contrattazione: la FIOM, checché se ne dica, non è quel mostro rosso ostile ad ogni accordo con i "padroni", anzi spesso è propositiva e aperta a soluzioni non usuali volte a trovare punti d'incontro con le aziende, es. gli ultimi pre accordi; quindi reputo difficile pensare che, con buona volontà e sano realismo, non si potesse giungere ad un accordo condiviso da tutti. Assolutamente deplorevole è la posizione del governo che si limita all'immobilità, salvo plaudire dell'ostilità riversata sulla FIOM.

#54 da nascetti dino, inviato il 11/1/2011
Alla vigilia del voto di Mirafiori non mi pare che la posizione espressa da Marchionne debba suscitare particolari entusiasmi. Una vittoria probabile dei sì è destinata a creare uno strappo all'interno del pianeta Fiat che non sarà facile ricomporre. Ai tempi in cui, da esterno, partecipai ad un corso per dirigenti al Marentino, ormai troppi anni or sono, ricordo che rimasi stupito dal parere sugli operai Fiat che mi furono espressi da un dirigente "i migliori sono quelli che ostentano in tasca l'Unità; sono avversari duri, ma che hanno a cuore la fabbrica e il suo futuro. La Fiat se la sentono loro; spesso contrastano le nostre decisioni ma guai se qualcuno dall'esterno dà addosso all'azienda".
Era una generazione ora scomparsa sotto la spinta di questi tempi grami dove i furbacchioni sembrano aver ragione dovunque e dove il bla bla, insopportabile, dei partiti e di altri ha sostituito le discussioni serie? Può anche darsi, ma a mio avviso, in una prospettiva di lungo periodo, ben di più si poteva ottenere con le discussioni che con le imposizioni. Dove si andrà a ricercare l'auspicata collaborazione e la partecipazione ad un nuovo progetto di rilancio dell'azienda? Ma davvero non si sarebbe potuto ragionare insieme sui problemi e sulle prospettive in modo analogo a quanto fatto in Germania? Se vincerà il sì mi auguro che l'AD di Fiat sappia ritornare su alcuni suoi passi. Se invece vinceranno i no, cosa che mi auguro, spero che la Fiom, accetti di discutere seriamente e senza demagogia su quelle che sono le prospettive imposte da una economia che ci mette a confronto con un mondo ben più complesso che nel passato. Infine un'ultima osservazione; non vi pare che chiedere sacrifici agli operai sarebbe più facile e giustificabile se il dislivello di trattamento economico fra un operaio e un massimo dirigente d'azienda non fosse dell'ordine di 1 a 200 e oltre? Quando ne ho discusso con il CEO di una bella ed attiva azienda svedese (fatturato annuo equivalente di 100 MEuro e con fabbriche anche in Cina e altri Paesi)mi parlava di un rapporto equilibrato che poteva arrivare a 1 a 20 o 1 a 30 in casi speciali. Utopia? Vedete un po' voi ,ma se si vogliono, giustamente, tagliare piccoli previlegi alle categorie più deboli, sarà il caso di mettere mano anche ai grandi previlegi di chi è più forte ( che include le varie caste e i furbi del nostro Paese) e mettere mano in maniera seria alla pubblica amministrazione,indegna di un paese europeo, altrimenti "il progetto per una nuova Italia" voluto da Montezemolo rimarrà un esercizio e nulla più.

#53 da libero pensiero, inviato il 11/1/2011
Faccio una provocazione per fare insieme a voi alcune considerazioni.
Per diventare l’Italia un paese efficace politicamente nell’ottenere risultati, cioè nella politica del fare, sarebbe necessario, affidare la dirigenza maggiormente a laureati in materie ingegneristiche e scientifiche oltre che a laureati in materie economiche e giuridiche. In Italia invece la maggior parte dei dirigenti politici e pubblici sono prevalentemente laureati in materie giuridiche ed economiche, che non hanno nella maggior parte dei casi la cultura dell’efficienza e dell’efficacia, ne hanno mai avuto risultati tangibili in tal senso, prima di ricoprire ruoli pubblici di importanza cruciale per il nostro paese. Ad esempio ho appreso da un quotidiano che i nove componenti del Comitato permanente dell’ufficio politico del comitato centrale del partito comunista cinese, un comitato che include il vertice della leadership del partito comunista, hanno tutti una laurea in discipline ingegneristiche. Il governatore della banca centrale cinese ha appena confermato il dato sulla crescita del 2010: +10% di pil. Nonostante la crisi globale, il ritmo di espansione dell’economia del paese più popolato del mondo non sembra conoscere battute di arresto. Dietro questo ciclo espansivo, talmente prolungato da essere unico nella storia del capitalismo, si cela anche una chiave di lettura relativa alla formazione e capacità dei suoi dirigenti.
Bisognerebbe ridisegnare il cursus honorum per la élite politica italiana. Si dovrebbe iniziare con una brillante laurea in materie scientifiche o ingegneristiche in una delle migliori università del paese, per poi entrare nel mondo del lavoro sul campo, cioè, per esempio, in una società di servizi, in una centrale elettrica, una fabbrica manifatturiera con sfidanti target di produzione, di efficienza, di efficacia ed economicità. Se il giovane dimostra di avere le carte giuste allora potrebbe salire (e non scendere come si suol dire) in politica per accedere ad incarico di sindaco di una grande città o regione. Se il governo della città o regione è stato rispettoso degli obiettivi assegnati, allora da lì, la strada per entrare al vertice del partito e candidato al governo nazionale, attraverso una legge elettorale che restituisca il potere della scelta agli elettori. In questo caso avremmo tra i potenziali politici che ci rappresenterebbero al governo solo persone che nella loro vita professionale hanno fatto bene il proprio lavoro e non scappati di casa che improvvisamente si trovano ad esercitare un potere senza avere la consapevolezza, l’onore e la capacità del fare il bene comune ed assumendosi la responsabilità che il ruolo istituzionale assegnato richiede a chi ricopre incarichi di questa delicatezza ed importanza strategica per lo sviluppo dell’Italia. Invece assistiamo inermi ai partiti di turno che assegnano incarichi di estrema rilevanza ai propri fidati, attraverso la sola cooptazione, non secondo principi di merito. E questo è uno dei cancri del nostro Paese: incompetenza e malaffare richiama a se incompetenza e malaffare. Per uscire da questo ciclo vizioso bisogno introdurre il merito: è l’unica strada di salvezza.
I vertici italiani dovrebbero quindi essere selezionati sulla base di due caratteristiche che raramente hanno maturato i nostri politici: una formazione tecnica specialistica e la dimostrazione sul campo di saper realizzare gli sfidanti compiti assegnati. Sarebbero politici che risponderebbero dei risultati ottenuti o meno, cioè sarebbero misurati sulla base della capacità di fare ed eseguire e non solo di parlare ed enunciare principi senza dare seguito ad azioni compiute o impegnandosi solo, come principalmente fanno a stento oggi, a legiferare. In un mondo sempre più globalizzato diventa determinante la modalità con cui si selezionano e si propongono agli elettori i politici che ci devono governare i quali devono lavorare per il paese ed è bene che siano i migliori a farlo.

#52 da Giovanni Dealis, inviato il 11/1/2011
Una riflessione sul “modus operandi” dell’Ing. Marchionne e sull’atteggiamento del Ministro Sacconi e dell’attuale Governo.
Credo che l’operato dell’Ing. Marchionne, indubbiamente corretto nella sostanza ed in linea con una efficiente conduzione di impresa, sia stato però condotto con argomentazioni e metodo troppo “violenti” che, nell’attuale situazione, prestano solo il fianco - nell’opinione pubblica non solo di sinistra – ad essere interpretati come “ricatto”.
Poteva probabilmente ottenere lo stesso risultato senza dare out-out, senza minacciare chiusure e abbandoni dell’Italia: bastava spiegare le ragioni economiche per le quali la scarsa duttilità del fattore lavoro rende non economica la produzione dell’auto in Italia. Le Sue azioni sarebbero state molto più comprensibili da tutti, anche ai non esperti di economia di Impresa. Il ricatto chiama ricatto. Non bisogna infatti essere profeti per prevedere che – ritornato il bel tempo,(prima o poi, dovrà tornare) – all’interno delle fabbriche Fiat (e non solo quelle) riesploderanno i conflitti sindacali e sociali degli anni settanta. Io c’ero e posso garantire che non era piacevole.
Al Ministro Sacconi – pedissequamente plaudente all’azione dell’Ing. Marchionne - faccio rilevare che, come al solito, Lui e i membri di questo Governo – ottimi Professori Universitari, teorici ma assolutamente inconsci delle dinamiche pratiche che si instaurano all’interno delle fabbriche – hanno perso una colossale occasione non solo per intervenire e regolare in modo più moderno le relazioni tra rappresentanze dei lavoratori ed Aziende, ma soprattutto per dirci quale politica industriale vogliono attuare e promuovere – se hanno delle idee in merito (cosa di cui dubito) – nel comparto della produzione auto.

#51 da pietro napoleoni, inviato il 11/1/2011
"Il rischio concreto che il cambiamentosi arresti sulla soglia di Mirafiori" è forse una espressione eccessiva e addirittura fuorviante.
In verità il cambiamento di questo Paese si è arrestato nel luglio 2006 quando un modesto ministro del governo del tempo (Prodi) presentò al Parlamento e al Paese un disegno di legge che prevedeva la liberalizzazione di una serie di servizi pubblici (taxi, farmacie, notai, etc.) nel presupposto che fosse il minimo affinchè si potesse avviare verso il cambiamento.
Ebbene, contro quella ipotesi di cambiamento furono scatenate delle autentiche "guerre sante" in difesa di tutte le corporazioni parassitarie.E chi scatenò quelle "guerre sante" furono proprio tutti coloro, nessuno escluso, che ora rivendicano che il cambiamento non si arresti dinnanzi ai cancelli di Mirafiori. Chi non ricorda le città bloccate dai tassisti? e chi non ricorda il prode Alemanno insorto in loro difesa?
La verità è ben altra. I probemi della Fiat non vengono risolti conculcando qualche diritto costituzionalmente garantito quale il diritto di sciopero. I problemi della Fiat risiedono in una scarsa capacità di penetrare i mercati e nel fatto di operare in un sistema Paese ormai estraneo rispetto ai bisogni di cittadini e operatori econimici.
Nella nostra europa altre case automobilistiche sono competitive a livello globale, godono ottima salute e gli operai che vi lavorano guadagnano molto di più degli operai Fiat.
Comunque, scontato l'esito del referendum, resta il fatto di una generale e profonda cattiva coscienza nella individuazione e nella lotta alle lobby, vere o presunte, che frenano questo Paese.

#50 da Daniele Menegatti, inviato il 11/1/2011
Non credo che il ricatto sia la strada per creare coesione all'interno delle aziende.
Come non credo che la competizione internazionale si vinca peggiorando le condizioni di lavoro dei dipendenti.
Mi dispiace, ma questi profeti non appassionano e temo possano riaprire stagioni buie con conflitti sociali pericolosi per tutti.

#49 da more, inviato il 10/1/2011
Sono generalmente favorevole al cambiamento, e quando le cose vanno male come in questo periodo per il nostro Paese è impossibile non esserlo ancora di più. Però non ritengo che le politiche strategiche di Fiat siano da plaudire tout court: perchè altre case automobilistiche in Europa non hanno i problemi di Fiat? Sicuramente il sistema Paese fa la sua differenza, ma credo che molte colpe siano della conduzione di Fiat stessa. Da che ho la patente tutte le volte che dovevo cambiare auto non ho mai preso in considerazione Fiat, che da decenni si posiziona come casa automobilistica per "chi non può avere di meglio". Penso che il risultato del referendum sia scontato, speriamo che ciò abbia un effetto destabilizzante verso i refrattari al cambiamento, ma non direi che è da prendere come modello di crescita di un Paese.

#48 da lodocico possi, inviato il 10/1/2011
scusate se ancora vi annoio. ieri sera ho sentito N. Vendola, che non disprezzo, ma nell'ascoltarlo pensavo che a volte le mezze verità sono peggiori delle bugie. infatti, ad es., è vero che c'è la proposta di non pagare uno o più giorni di malattia, ma guarda caso, sia lui che tanti altri, dimenticano in quali condizioni questo dovrebbe avvenire; e allora le cose forse sono un po' diverse dalla semplice affermazione vendoliana. ancora un saluto Lodovico possi

#47 da lodocico possi, inviato il 10/1/2011
Guardare il passato e soprattutto agli errori commessi propri e altrui ci dovrebbe servire per gestire il presente e progettare il futuro. Che senso ha oggi parlare ancora dell'acquisizione di Alfa Romeo? E invece si dimentica il passato che dovremmo ricordare: mentre Volkswagen cresceva con una intelligente politica industriale, il binomio Agnelli-Romiti distruggeva letteralmente non solo il marchio Fiat (in quanto tale), ma il marchio Lancia (con i suoi nove titoli mondiali nei Rally) e il marchio Alfa Romeo con il suo antico prestigio. Il signor Marchionne ha preso il Gruppo Fiat sull'orlo del fallimento (non dimentichiamo quanti, nel dopo Romiti, hanno fallito); i suoi risukltati sono sotto gli occhi di tutti; dobbiamo proprio considerarlo nemico dell'Italia? Accusiamo Fiat di non avere nuovi modelli facendo il paragone, appunto, con Volkswagen come se quanto perduto si potesse recuperare con la bacchetta magica. Non sono né un sostenitore di Marchionne né un nemico dei Sindacati, cerco solo con i miei limiti di pesare i pro e i contro. A me sembra che la strada intrapresa da Marchionne collochi, o almeno cerchi di collocare, Fiat tra i pochi grandi costruttori che rimarranno nel prossimo futuro. E tanto per ricordare il bel comportamento dei sindacati mi chiedo: • dov'erano i "signori" del sindacato nel periodo Agnelli-Romiti: si sono distinti per l'assordante silenzio, tranne qualche moina di rito; • dov'erano i "signori" del sindacato quando, poco dopo l'ingresso dell'euro, si è portato di fatto il cambio €/£ da 1 : 2000 a 1 : 1000; lo Stato per primo e tutte le categorie del lavoro: imprese, commercio, professionisti si sono allineati, mentre il lavoro dipendente e le pensioni rimanevano al palo. Non era loro compito difendere il potere d'acquisto? Ma è assai più comodo oggi parlare di stipendi bassi. In Germania - la signora Camusso lo sa - si sono comportati in maniera "leggermente" diversa; • dov'era il signor Landini (alias Bertinotti) quando a Pomigliano (ma anche a Melfi non scherzavano) l'assenteismo nei periodi elettorali superava abbondantemente il 30% (più vicino al 40). Dice Landini che la responsabilità è della politica e dei medici compiacenti. E' vero, sotto l'aspetto formale, ma i diritti dei lavoratori si difendono non solo attraverso la loro rivendicazione, ma e soprattutto attraverso il binomio diritto-dovere. I lavoratori furbi o meglio disonesti creano un grave danno per quelli corretti. Non era forse compito del sindacato denunciare con forza l'abuso della politica e degli operatori della sanità; ma è più facile comportarsi come le tre scimmiette: soprattutto non si rischiano perdite di adesioni. Ho vissuto in fabbrica e conosco bene sia i sindacati che i vertici aziendali. "Signori" del sindacato, esiste anche un'etica che è più importante degli aspetti meramente formali. Oggi, il signor Marchionne è l'unico che ha in programma di fare grandi investimenti in Italia. Allora cerchiamo di discutere il piano investimenti in cambio del lavoro dignitoso e sicuro, anche con qualche rinuncia. Senza il signor Marchionne oggi non si sarebbe discusso di contratti, ma di come sostenere - a carico dello Stato - non solo le oltre 22.000 famiglie direttamente legate alla fiat, ma l’intero indotto Fiat e, grosso modo, del dissesto di una consistente parte dell'industria italiana. un saluto Lodovico Possi

#46 da Agostino Ratto, inviato il 10/1/2011
Purtroppo la CGIL e la camusso hanno abbracciato l'idea della FIOM sposando la grigia miopia di Landini. Questo acuto sindacalista non ha neppure capito che è opportuno mettere sulla carta una "firma tecnica" all'accordo con Marchionne allo scopo di non restare fuori da ogni incontro con Fiat. Costoro non hanno ancora capito che il mondo del lavoro sta cambiando o forse è già mutato. Il rischio addirittura potrebbe essere la chiusura di Mirafiori e l'apertura di una fabbrica all'estero. Bravì entrambi, bravo landini, brava camusso. Spero tanto che non abbiate sulla coscienza il lavoro di centinaia di operai. E come alle ultime elezioni politiche gli operai voteranno LEGA!

#45 da pippo, inviato il 10/1/2011
Mi insegnava uno statista purtroppo morto tragicamente che "Bisogna stare attenti ai salvatori della Patria". Non paragonerei l'azione di Marchionne ai nostri piccoli imprenditori che tentano di installare un'attività sul nostro territorio.Perchè?
1)Non hanno avuto i soldi dello stato (vedi cassa del mezzogiorno che poi sono andati ad in vestire in Francia nella Perrier)
2)Hanno dalle banche i più alti tassi di interessi(da usura) per poter investire con garanzie quintuplicate per poter aver prestiti per investire.
3)la burocrazia a differenza delle grosse industrie è più difficoltosa e costernata di t......
Mi chiedo se la scelta di Marchionne è investire un miliardo nella Mirafiore quanto lo stato contribuirà a questo investimento?
E per cosa produrre la Punto? Che è uscita dalla produzione?
Quando affronterà il problema della ricerca sul combustibile alternativo dove altre case automobilistiche sono avanti di dieci anni?
E perchè se produce le auto in altre nazioni dove la mano d'opera viene sottopagata sul mercato Italiano quell'auto costa lo stesso prezzo se fabbricata in Italia? Non potrebbe essere competitivo sul mercato vendendola a minor prezzo?
E infine ci dica che fine hanno fatto i soldi che i nostri nonni,padri e fratelli hanno pagato per la FIAT?
Altro che globalizzazione.
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#44 da Gabriele, inviato il 10/1/2011
Mi dispiace ma ai miei occhi l'esempio di Mirafiori e Pomigliano non sono esempi positivi. Ritengo assolutamente lecite le scelte dell'AD di FIAT, ma non le condivido ed evidenzio una estrema povertà di proposta nel dibattito. Non ritengo corretto presentare la scelta del gruppo come l'unica percorribile. Basta guardarsi in giro, sia in Italia che nel resto della "vecchia" Europa per trovare accordi edificanti sia per le aziende che per le parti sociali. Rimango però esterrefatto quando leggo nell'articolo che nessuna modernizzazione sarà possbile senza un percorso condiviso però poche righe sopra si plaude a Mirafiori, accordo che di fatto massacra i sindacati. Poi si poteva anche evitare il richiamo a quanto affermato dal Presidente Napolitano, non mi parre che vogliate raccogliere il senso delle sue affermazioni.

#43 da Federico Bellan, inviato il 10/1/2011
Sono molto curioso di vedere cosa succederà dopo l'esito favorevole del referendum.

In particolare sono curioso di vedere quante le ore di cassa integrazione che lo Stato dovrà pagare alla Fiat e quali saranno i modelli di successo della "nuova" Fiat.

Sono curioso di vedere se tra le vocazioni internazionali del Gruppo Fiat vi sia anche quella di pagare i propri fornitori secondo la tempistica in uso in Germania o in Svizzera o se prevarrà la vocazione "nostrana" di pagare a 180 giorni fine mese data fattura (sempre che la fattura venga emessa).

Sono molto curioso di sentire l'AD del Gruppo Fiat parlare di modelli di successo anzichè di operazioni societarie e finanziarie.
Se non ricordo male qualche anno fa l'attuale AD del Gruppo affermò di voler essere lo Steve Jobs dell'auto e che la nuova Cinquecento avrebbe dovuto essere l'ipod dell'auto.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&ID_articolo=86&ID_sezione=39&sezione=

Non ho conoscenza diretta o indiretta di clienti che abbiano dormito davanti alle concessionarie per essere i primi ad acquistare tale manufatto.

Sarei curioso di poter esaminare qualche evidenza dalla quale si possa evincere se tale dichiarazione di intenti si sia in qualche misura avverata o se sia rimasta quello che era vale a dire un bello slogan.

Cordialmente,
fb

#42 da Gian Paolo da Roma, inviato il 9/1/2011
Salve, leggo con piacere gli interventi riportati. AvendoVi già inviato, da tempo miei commenti, non mi ripeto, ma riassumo.
Ritengo l'azione di Marchionne più un avviso che una vera azione imprenditoriale.
Ossia dice :"Svegliatevi altrimenti siete OUT".
Non sono giovane, dopo 36 anni di lavoro nazionale ed internazionale, autonomo e non, sono convinto che, per far proseguire l'Italia, nulla altro si può fare se non smontare democraticamente il sistema che ci gestisce. Smontare significa rifarlo da capo, con riferimento sia alla nostra cultura millenaria sia alle esigenze di una moderna e competitiva gestione dello Stato, (appunto da riformare in quasi tutti i suoi aspetti).
E' l'unica e urgente strada da perseguire per dare un futuro ai nostri giovani e quindi alla nostra bellissima nazione.
Quindi RINNOVARE RINNOVARE RINNOVARE. GP

#41 da Agostino Ratto, inviato il 8/1/2011
Ritorno su questo argomento con una altro commento perchè si tratta di una partita troppo importante e sarò molto conciso. Amici, in questa nuova epoca di globalizzazione spinta che vede centinaia di aziende delocalizzare la produzione, vogliamo rimanere a piedi, senza industria, ingessati da poteri costituiti negli anni in cui questo era possibile ? Oppure vogliamo con qualche sacrificio rilanciare il mondo del lavoro per i nostri giovani? E? finita l'epoca delle tortine dolci con la marmellata a merenda, dobbiamo tornare alla focaccia di casa con l'olio o il burro e zucchero!

#40 da Cinzia Carloncini, inviato il 8/1/2011
Avevo già scritto e non condividevo l'articolo, ma ho letto cose e dettagli nei commenti che fanno capire la necessità di approfondire queste tematiche. Comunque la grande "dimensione" di Marchionne che si ringrazia nell'articolo è sicuramente l'aspetto economico... e un po' mi fa arrabbiare che si ringrazi una persona per qualcosa che ora come ora (non si sa poi come sarà l'effetto reale) è solo un tornaconto personale. Se è possibile vorrei capire una cosa: in germania dove sembra ci sia stata una ripresa, gli operai hanno modificato i loro contratti sindacali? O si è puntato più sulla produttività? sulla qualità? Saluti

#39 da antonio da torino, inviato il 7/1/2011
MA CI VOGLIAMO RENDERE CONTO UNA VOLTA PER TUTTE CHE LA FESTA E FINITA? che non ci sono più pasti a gratis? MARCHIONNE CERCA DI FARE QUELLO CHE IN TUTTI GLI ALTRI PAESI E' NORMALE Solo in italia si fa gran chiacchiericchio anziche parlare di futuro MARCHIONNE STA SEMPLICEMENTE CERCANDO DI PRODURRE IN ITALIA AUTOMOBILI DA VENDERE NEL MONDO SECONDO LE LOGICHE MONDIALI se non si capisce questo è finita RIMANE SOLO IL MODELLO SICILIA PER CREARE OCCUPAZIONE ma per favore... Le peggiori condizioi di lavoro degli operai sono dovute a queste operazioni scellerate e ad atteggiamenti sindacali che guardano più alla politica che al futuro del lavoro. Operare impresa in ITALIA senza EVASIONE E SOTTERFUGI E' EROICO provare per credere QUI SI PARLA SOLO DI DIRITTI, DI DOVERI si fa filosofia LA POLITICA TUTTTTA NON E ALL'ALTEZZA DELLE SFIDE CHE CI ASPETTANO MA ANCHE MOLTA PARTE DELLA POPOLAZIONE FA LA FURBA A NON CAPIRE PERCHE non gli conviene Cosi non ci resta che aspettare GODOT o il booot

#38 da gaetano, inviato il 7/1/2011
Sono assolutamente convinto che arroccarsi su vecchie posizioni non serva ed è per questo che critico la posizione della FIOM. Ritengo, comunque, che sia indispensabile mantenere aperto il dialogo e quindi ritengo fuori luogo qualsiasi posizione di chiusura. Il mondo del lavoro è cambiato e la situazione economica (ma soprattutto finanziaria) impone una rivisitazione degli accordi sindacali. La Newco non si è iscritta alla Confindustria visto che questa iscrizione le avrebbe, di fatto, imposto i vecchi ed inadeguati modelli di accordo. Beninteso: non sono contrario alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e ritengo che sia sempre e comunque indispensabile avere una controparte (basta guardare cosa sta accadendo da due anni a questo governo privo di qualsiasi spinta e privo di qualsiasi opposizione). In definitiva ritengo che forse sarebbe stato opportuno che i Sindacati e la Confindustria rivedessero prima le loro posizioni per evitare la "fuga" dei rispettivi iscritti. Questa manifesta miopia dimostra che anche CISL e UIL non sono da lodare visto che si sono semplicemente adeguate alle richiese di Marchionne: un lungimirante sindacato avrebbe anticipato tale fase proponendo una nuova piattaforma programmatica. Insomma: salire sul treno in corsa (come ha fatto Sacconi) non mi sembra lodevole. Vedo questa come una fase transitoria visto che la globalizzazione sta "livellando" i diritti dei lavoratori. Il nostro sforzo deve essere quello di un livellamento verso l'alto ma se dall'altra parte dell'Adriatico (non dico dell'Oceano) il costo del lavoro è inferiore e la flessibilità maggiore, inesorabilmente bisogna rinunciare a qualcosina: i dipendenti della Chrysler hanno dovuto rinunciare a diversi diritti acquisiti visto che, purtroppo, l'alternativa era PEGGIORE. Il mercato inesorabilmente cala e questo non dipende, purtroppo, dai modelli. Qualche anno fa il flop della Stilo influì sulle vendite, ma questa volta la crisi è strutturale e quindi il management non ne ha responsabilità. La stretta di cinghia, purtroppo, è necessaria.
Una considerazione finale: ritengo che la contropartita del referendum sia chiara. Forse la puntualizzazione di Marchionne è stata superflua e qualcuno potrebbe vederla semplicemente come una minaccia. Comunque Marchionne può anche produrre auto senza FIOM .... ma io non rinuncerei a discutere con una controparte anche se le sue posizioni sono antitetiche e vetuste.

#37 da franco, inviato il 7/1/2011
Ricordatevi amici, l'unico fine di Marchionne è quello di fare utili, in Italia non investirà mai un euro, la sua è tutta una provocazione per trovare un capro espiatorio per non investire nulla in Italia. Come possiamo noi Italiani competere con Paesi il cui costo del lavoro è sette (7) volte inferiore al nostro ??
Il Sig. Marchionne decide di produrre fuori dai confini ? Lo faccia, ma tenga presente che i nostri padri la FIAT l'hanno già pagata 4 volte, e dunque gli stabilimenti diventeranno proprietà dello stato che a sua volta li frazionerà e li venderà al costo a tanti piccoli imprenditori, che a loro volta inizieranno nuove attività e si impegneranno ad assumere gli operai lasciati a casa. Poi vediamo cosa farà Marchionne. Bello fare gli imprenditori con i soldi degli altri.

#36 da Agostino Ratto, inviato il 7/1/2011
Il caso Fiat- Marchionne mostra come sia in mutazione in Italia la situazione politico-sindacale alla luce della globalizzazione mondiale. Da ricordare sempre come Fiat sia una azienda davvero multinazionale col cervello che oggi può essere a Torino come potrebbe essere anche a Detroit, Zurigo, Londra o Pechno. Questa grande azienda non è più esclusivamente italiana e se cercasse di esserlo avrebbe vita brevissima. Alcuni affermano che le aziende di auto francesi godono di migliore salute, ma nessuno spiega che i francesi acquistano quasi esclusivamente loro automezzi, fieri del proprio nazionalismo. Marchionne è stato chiamato a rilanciare l’azienda torinese e si sta movendo molto bene, anche se occorre essere pronti a sacrifici per mantenere il posto di lavoro. Io sono un ex –siderurgico, un impiegato tecnico che ha vissuto la durissima crisi mondiale degli anni 80, quando in tutta Europa sono state ridotte, chiuse e ridimensionate tutte le aziende del settore, con licenziamenti, cassa integrazione, ferie forzate, trasferimenti ed altro. Ci siamo dimenticato di questo passato che ha trasformato città come Genova e Trieste con l’Italsider, Torino e Marghera con la Teksid, ecc. Il sindacato intelligente e maturo deve capire che il tempo è cambiato e spira un vento diverso. Il rischio è che le produzioni prendano la via per lidi più a buon mercato con costi minori.

#35 da mirko di matteo, inviato il 7/1/2011
Sorprende positivamente la partecipazione sul sito di ItaliaFutura alla discussione suscitata dall'articolo su Marchionne.Segno che la tematica tocca le corde vive del tessuto economico e sociale dell'Italia.Ebbene, nella vita mi occupo di promozione e sviluppo immobiliare per una multinazionale francese ed ogni giorno sul tavolo della mia scrivania arrivano proposte di acquisto di grandi complessi industriali in dismissione al nord come al sud.Il declino industriale di cui si parla non è un'invenzione giornalistica ma una triste realtà.E nella maggioranza dei casi, in luogo di un industria dismessa, mi si propone di edificare case, centri commerciali e complessi di enterteinment come se l'Italia fosse un grande Paese dei consumi e dei balocchi.Purtroppo la competezione industriale è mondiale e se in Cina il salario di un'operaio metalmeccanico è di 270 dollari al giorno, è inutile strepitare, bisogna ingegnarsi per impedire che la manifattura italiana vada in definitivo default.Se questo comporta una completa revisione delle relazioni industriali, degli impianti normativi dei contratti e dei relativi inquadramenti economici ben vengano i Marchionne di turno,perchè almeno hanno il coraggio di sfidare lo status quo italiano che dagli anni 80 in poi ha imbalsamato e narcottizzato questo Paese.Con rammarico ma spirito pragmatco dico che il modello sociale italiano va ricalibrato di conseguenza e forse un pò tutti dovremmo rinunciare alle agiatezze di un passato vissuto sopra le righe per tentare un recupero della dimensione industriale nazionale.Altrimenti gli unici posti di lavoro che assicureremo ai nostri giovani saranno nel commercio,nel turismo ed in generale nel terziario di base dove le condizioni di lavoro sono ben più precarie di quelle garantite nel settore industriale.Infine un messaggio a chi più di un post ha demonizzato la globalizzazione:sarà pure ingiusto comparare l'operaio italiano a quello brasiliano, russo, indiano e cinese, ma è bene ricordare che grazie alla rincorsa di queste economie denominate con l'acronimo BRIC tiene il pil mondiale (Germania ed USA sono importanti ma non fondamentali) ma soprattutto hanno garantito un sistema di interdipendenza economica mondiale in grado di tirare fuori dalla povertà una quota piccola ma pur sempre inportante di popolazioni povere dei Paesi in via di Sviluppo.

#34 da Giuseppe, inviato il 7/1/2011
Vedo con grande disappunto che cominncia già ad emergere il "marchionnismo". Italia Futura, a mio parere, avrà un "futuro", almen con persone che la pensano come me, solo se capirà che noi italiani siamo ( o dovremmo essere ) stanchi dei "capi carismatici" o dei "capi" tout court, dei leader, dei duci, dei fuehrer, dei conducator, dei cavalieri, dei capibranco, degli uomini della provvidenza, ecc.. Abbiamo bisogno di una classe dirigente composta di persone normali, sagge, colte, capaci, dsiteressate, appassionate delle loro Patria, oneste, che non vadano in giro scortate da nugoli di gorilla, che non pretendano di occuparsi della cosa pubblica solo perchè hanno avuto successo negli affari, che non nominino sottosegretari e ministri i loro tirapiedi, che non scambino le loro abitazioni con le sedi del governo e viceversa. Certamente Marchionne avrà queste qualità ma siccome ha anche la dote della modestia, dovrà ricordare, e noi tutti con lui, che in Italia abbiamo qualche centinaia di migliaia di persone in grado di operare come lui solo se dotate di amor di patria. Non vorrei che tra qualche anno ci trovassimo ancora qui presi in mezzo tra marchionnisti ed antimarchionnisti, montezemoliani ed antizemoliani. Basta con gli "ismi"

#33 da Rosario Puglisi, inviato il 7/1/2011
Come si può pensare un dialogo in un Paese in cui una parte politica pensa ed agisce come se il Capo del Governo non è stato votato dagli Italiani è continua ad affermare che non ha il diritto di governare. Invece di lavorare quotidianamente per capire come mai la maggioranza degli Italiani ha scelto un Presidente del Consiglio e continua ad aumentare i consensi alla Lega nonostante la mediocrità dei suoi rappresentanti. Solo quando la CGL inizierà a fare il Sindacato e non la Cassa di Risonanza della Sinistra e della Politica della Sinistra sarà possibile riprendere il dialogo con la consapevolezza di confrontarsi con i problemi di un industria che per sopravvivere emigra. In questi giorni si continua ad assistere ad una propaganda che denuncia che è una eresia che sono stati conclusi accordi senza il sindacato che per la sua storia ha rappresentato il mondo del lavoro. Dalle parole di Marchionne in cui ha pubblicizzato che solo il 20 % degli iscritti al sindacato è iscritto alla FIOM CGL credo che è stata escluso una componente Sindacale che ha meno iscritti dei COBAS. Sarebbe opportuno che l'autoreferenzialità del Sindacato finisca e si cerchi di recuperare il consenso dei lavoratori per poi poterli rappresentare nei loro bisogni, difendere i loro diritti e riprendere un dialogo sulle battaglie per la difesa dei diritti e la conquista di una dignità dei Lavoratori che oggi non è molto considerata.

#32 da giambattista, inviato il 7/1/2011
Parlando del rinnovo del contratto Fiat sento spesso sui vari media denigrare il prodotto del gruppo FIAT, LANCIA, ALFA ROMEO, secondo me sono da distinguere i problemi di relazione sindacale da quelli della qualità del prodotto. FIAT fa innovazione, In particolare nei motori ha brevetti sui nuovi JTD diesel e JTS a benzina che tutti il mondo copia o utilizza, e le auto italiane non hanno nulla da invidiare a quelle estere. Il problema è che gli italiani a cominciare dal Presidente del Consiglio con le Audi, Fini con Bmw, politici, manager, persino la pubblica amministrazione, fanno a gara per comperarsi auto tedesche, e se lo fanno loro nessuno poi si fa problemi a seguire questa pratica, negli altri paesi tengono molto di più ai loro lavoratori ed alla propria industria. Landini con la sua intransigenza e parlando sempre falsamente male dei prodotti ( non innovativi ) Fiat fa malissimo agli operai, che a parole dice di difendere, perchè LUI fa perdere migliaia di posti di lavoro. Landini si, è vecchio e poco innovativo, sarebbe da rottamare.

#31 da Flavio Pellis, inviato il 7/1/2011
Come da voi affermato: "il punto fondamentale riguarda la qualità del cambiamento". Ed è proprio sulla qualità del cambiamento, che non condivido affatto né l’imposizione autoritaria del modello “cinese” di Marchionne, nemmeno l’arroccamento della FIOM su posizioni antagoniste e di rifiuto del negoziato (rincorrendo la prospettiva di una impossibile, oltre che sbagliata e storicamente sconfitta, utopia anticapitalistica). Sono entrambe sbagliate, perché di corto respiro. La FIOM, perché rifiuta il confronto e scappa dalle responsabilità di misurarsi con le nuove sfide derivanti da un mondo globalizzato, dove sempre più è la conoscenza ed il coinvolgimento il vero fattore competitivo. Marchionne, perché dovrebbe sapere che una fabbrica competitiva non dipende solo da investimenti e tecnologie, nuovi modelli, il cui contenuto di innovazione, know-how, creatività, sia sempre in evoluzione e non replicabile altrove, ma anche, in buona parte, dal grado di coinvolgimento dei lavoratori, cioè dal consenso ai fini d’impresa. Il prossimo referendum darà un risultato positivo, perché di fronte all’alternativa di subire condizioni lavorative “imposte” e la prospettiva della perdita del posto di lavoro, la scelta obbligata sarà la prima; ma tale consenso è certamente estorto, ed alla lunga non regge, perché la rabbia e frustrazione, ora nascoste e sottotraccia, prima o poi esploderanno, rendendo ingovernabile la fabbrica. Il punto fondamentale è il “consenso ai fini d’impresa”, che sostengo, può essere “scambiato” solo in un quadro di relazioni industriali “partecipative” dove sia possibile conciliare le diverse rappresentanze degli interessi (l’impresa che tende a realizzare il profitto, l’utile da dividere tra gli azionisti; i lavoratori e le loro rappresentanze che tendono a migliorare le condizioni di lavoro e di vita ed allargare l’occupazione) al fine di rendere reciprocamente conveniente ad entrambi contrattare accordi sui miglioramenti di produttività ed efficienza e sulla ripartizione dei benefici conseguenti tra capitale e lavoro, in funzione del contributo dato da ciascuno. Questo è l’unico modo per garantire produttività, efficienza e competitività all’azienda, è avere lavoratori che scambiano consapevolmente il loro “consenso ai fini d’impresa” e quindi sono “soddisfatti” dal punto di vista delle contropartite salariali ed occupazionali ed in grado di mantenere anche la pace sociale, nonché isolare le posizioni massimaliste della FIOM. In proposito vi rinvio al sito www.associazioneares.it, alla sezione Contributi e Segnalazioni, dove sono pubblicati 2 articoli, dal titolo “LA SFIDA DI MARCHIONNE” e l’altro “FIAT, LA VIA TEDESCA PER MIGLIORARE PRODUTTIVITÀ, CONDIZIONI DI LAVORO ED OCCUPAZIONE”, che esprimono esattamente quanto vi ho sia pur succintamente esposto: in particolare la proposta 6x6x4 avanzata da Nicola Cacace che condivido assolutamente, e che può essere applicata anche a Mirafiori.



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