Il ruolo sociale della funzione imprenditoriale
E' la libera iniziativa a garantire crescita e benessere
di
Andrea Cordiner ,
pubblicato il 28 dicembre 2010
Nei giorni scorsi è stato pubblicato negli Stati Uniti un sondaggio effettuato dal famoso editore finanziario Bloomberg, dagli esiti apparentemente rivoluzionari, passato quasi inosservato in Italia. Il sondaggio riguardava l'indipendenza della Federal Reserve Bank (la banca centrale USA). Orbene il 39% degli intervistati ha risposto che sarebbe appropriato sottoporre la banca centrale, oggi totalmente indipendente, a qualche forma di controllo da parte del Congresso e circa il 16% ha risposto che sarebbe addirittura opportuna l'abolizione della stessa, contro una percentuale del 37% che chiede che le cose restino come sono.
Il sondaggio è particolarmente sorprendente perché la Federal Reserve Bank è l'istituzione cui è stato demandato nel 2007 il “salvataggio” dell'economia americana a seguito della più lunga crisi economica del dopoguerra, con la delega in bianco ad utilizzare tutte le armi a sua disposizione, che in realtà è una sola: l'inflazione monetaria. Perché questa sfiducia in una delle istituzioni cardine del sistema economico americano? Perché gli americani hanno probabilmente capito che la Federal Reserve Bank è parte del problema e sicuramente una delle cause principali della crisi stessa.
L'affermazione può apparire un po' forte ma andiamo nel dettaglio. Il mercato della moneta, quello che soggiace al regolamento delle operazioni commerciali ed a tutte le operazioni di scambio valutario oltre che alle operazioni di credito, è un mercato totalmente pianificato. Nel mercato della moneta il prezzo è imposto da una autorità esterna al sistema economico: la banca centrale. Il sistema economico moderno è infatti tutto incentrato sul ruolo della banca centrale che, oltre all’attività di autorizzazione all’erogazione del credito ed ai poteri di vigilanza, è responsabile delle cosiddette politiche monetarie, con il risultato di rendere il tasso di interesse una variabile esogena al mercato del capitale.
Il fatto che una delle principali variabili di sistema sia determinata in via esogena (secondo regole e modelli per lo più arbitrari, perché oggetto di semplificazioni econometriche) e non invece dalla legge della domanda e dell'offerta secondo le regole del libero mercato, determina lo spiazzamento degli investitori e gli effetti devastanti sull'economia cui stiamo assistendo da quasi quattro anni.
Il livello di tasso di interesse mantenuto artificialmente basso, come accaduto ad inizio 2000 a causa dello scoppio della cd. “bolla internet” mediante la fissazione del tasso di pronti contro termine da parte della banca centrale, comporta la possibilità di mantenere in vita tutte quelle aziende che a tassi differenti e più elevati non potrebbero sostenere il costo e l’esercizio del debito. Questo fenomeno è conosciuto come allocazione inefficiente di capitale e determina un flusso di risorse verso iniziative economiche non produttive. Al culmine dell’impiego non efficiente delle attività finanziarie si hanno i primi effetti di correzione economica; al fallimento delle attività meno produttive si accompagna l’inizio della discesa degli indicatori economici, che sarà tanto più violenta quanto più a lungo sarà stata mantenuta l’offerta di moneta a buon mercato.
La causa di pressoché tutte le crisi economiche è la manipolazione dell’offerta di moneta realizzata attraverso una politica economica arbitraria (il livello di tasso di interesse), che non sia il risultato dello scambio sul libero mercato del capitale. Il sistema delle banche commerciali, strettamente legato alla banca centrale, non fa nient’altro che impiegare l’enorme massa di liquidità a tasso “fuori mercato”, nel tentativo di remunerare congruamente il capitale delle banche stesse; nel fare questo contribuisce ad alimentare progetti d’impresa ed allocazioni di capitale non efficienti con l’effetto di alimentare la distorsione di sistema. Quando iniziano i fallimenti degli istituti di credito che peggio hanno allocato il proprio capitale inizia la fase misurabile della crisi, la cui causa però viene molto prima.
L’inflazione monetaria realizzata attraverso la creazione di moneta dal nulla inizia a dispiegare i suoi effetti. A questo punto avviene la deflazione monetaria, che non è la discesa dei prezzi, ma la scomparsa della moneta dal sistema a causa dell'aumento dell'avversione al rischio, con la conseguenza di accelerare i fallimenti delle attività meno produttive. La stessa dinamica è stata sperimentata negli anni '70 nelle economie dell'est europeo per i beni di largo consumo: l'imposizione, ad esempio, del prezzo del pane da parte del governo ha determinato prima il fallimento economico dei panificatori e successivamente la scomparsa del pane dal mercato.
Il sondaggio compiuto da Bloomberg non deve sorprendere perché dimostra che il contribuente medio americano ha compreso che il tentativo di contrastare la temuta deflazione, che servirebbe solo a cancellare i progetti non economicamente sostenibili, attraverso l'inflazione monetaria significa soltanto rinviare il problema e peggiorare le prospettive economiche.
Non bisogna meravigliarsi quindi all'affermazione che la causa della crisi attuale è da attribuire ai tentativi di pianificazione economica e monetaria; ma se questo è vero lo è altrettanto il fatto che la crescita ed il benessere sono sempre legati alla libera iniziativa dell’individuo, che nel proprio agire realizza le condizioni per il pieno impiego.
Al centro dei processi di crescita c’è sempre l’uomo che nell’atto di intraprendere, sia esso imprenditore in senso stretto oppure lavoratore, esercita il proprio diritto al miglioramento individuale. La funzione imprenditoriale è unica poiché non necessita di alcun tipo di risorsa per essere esercitata se non la creatività. L’aspetto creativo è dato dal fatto che i benefici di tale attività sorgono dall’individuo senza ricorrere a risorse esterne, in modo che i vantaggi che ne risultano sono benefici puri. Ne deriva che per ottenere benefici imprenditoriali non è necessario disporre di alcun mezzo, ma è sufficiente lasciare che venga esercitata la funzione imprenditoriale.
L’uomo imprenditore che agisce genera l’informazione necessaria al calcolo economico, a sua volta essenziale per l’azione di altri uomini imprenditori. Ognuno di questi è impegnato nella funzione imprenditoriale, risultato di un atto economico creativo. La funzione imprenditoriale è pertanto la funzione sociale per eccellenza perché rende de facto possibile la vita in società, adattando e coordinando il comportamento individuale dei suoi membri. La funzione sociale stessa è possibile solo in presenza della funzione imprenditoriale, che scopre, coordina ed elimina le disomogeneità sociali, ordinando il comportamento disordinato dei suoi membri e creando continuamente nuovi obiettivi e nuove conoscenze.
Da queste considerazioni ne deriva la centralità dell’individuo e, perché si possa tornare a generare crescita sistematica e benessere sociale, la necessità di tornare ad un modello di società che privilegi l’uomo, depositario della creatività e le interazioni umane, attraverso le quali la società agisce e reagisce. L’obiettivo della vera politica non deve quindi essere quello di definire i principi industriali o economici di sviluppo, che spesso fanno incamminare la società su sentieri errati, bensì quello di garantire la libertà individuale, unico presupposto per la crescita della società stessa.
Andrea Cordiner è economista, ha lavorato in banche italiane e estere (gruppo Imi, Ubs), specializzandosi nel Corporate Venture Capital.