Diventa sempre più insopportabile la distanza tra le parole della politica, le discussioni che riempiono le pagine dei giornali, soprattutto il tempo che a esse viene dedicato dalle persone che dovrebbero governare il nostro paese, e la realtà. Ma si badi, nessuna facile retorica tra la distanza tra l’uomo della strada e la politica.
Nel giro di pochi giorni si sono susseguite notizie molto gravi, nessuna delle quali ha avuto un decimo della considerazione che hanno ricevuto per settimane i parlamentari dalla carriera più marginale.
Ha iniziato Bankitalia tre giorni fa:
le entrate fiscali sono calate di oltre cinque miliardi di Euro, il debito pubblico ha toccato un nuovo record.
Ieri è giunto l’OCSE a notare come la pressione fiscale in Italia è ancora aumentata, mentre cala in media negli altri paesi. L’Italia, aggiunge l’organizzazione con sede a Parigi, è il penultimo paese per quanto riguarda l’occupazione giovanile – peggio di noi solo l’Ungheria. Infine,
oggi Confindustria ha rivisto al ribasso le sue previsioni per la crescita economica. Nelle loro giaculatorie tattiche che riempiono i mezzi di informazione, tutti i protagonisti della politica inseriscono una frase sull’importanza di “misure per rilanciare l’economia.” Ma si tratta in evidenza di un inciso retorico vuoto, che non sottende alcun piano economico vero, alcuna idea su politiche che aggrediscano i nodi del paese per invertire la spirale di declino che da oltre dieci anni avviluppa il nostro paese, e che ormai è arrivata ad un punto critico.
Italia Futura tre settimane fa
ha presentato tre proposte dettagliate
che, al contrario,
potrebbero da subito iniziare ad invertire il corso dei quattro nodi fondamentali dell’economia italiana:
l’eccessiva pressione fiscale,
la scandalosa evasione fiscale, il gap di innovazione e la condizione difficile dei giovani, sui quali è urgente tornare ad investire, come un paese che ha a cuore il proprio futuro non avrebbe mai smesso di fare.
Pensiamo sia possibile legare la lotta all’evasione all’abbattimento del cuneo fiscale, che è la differenza tra quanto paga l’impresa per ogni lavoratore – troppo – e il salario netto del lavoratore stesso – troppo basso. Basterebbe mettere in atto una piccola regola fiscale che, se applicata con coerenza, tornerebbe a dare senso etico pieno all’onestà fiscale, e inizierebbe a premiare chi ha sempre pagato le tasse. Se ogni risorsa sottratta all’evasione venisse destinata a ridurre le tasse sul lavoro, in due anni si potrebbe diminuire il cuneo fiscale dei lavoratori giovani di quasi il 20% portandolo al di sotto della media UE e consentendo dunque una ripresa dell’occupazione giovanile, una boccata d’ossigeno per le nostre imprese più competitive senza costi per lo Stato, e un aumento del potere d’acquisto dei lavoratori.
Inoltre, una tassazione intelligente e non distorsiva sulle grandi rendite finanziarie potrebbe da subito consentire una riduzione delle imposte sulle attività produttive, consentendo di alleggerire l’IRAP che così tanto danno fa allo sviluppo e alla crescita delle nostre imprese, consentendo una ripresa sia del prodotto che dell’occupazione. Si tratta di solo due tra le proposte di Italia Futura, proposte pragmatiche, ragionevoli, che potrebbero essere recepite con relativa facilità.
Invece, concentrato in altre faccende,
il governo non è in grado di introdurre e proporre alcuna misura strutturale e non propagandistica – come la mancia di 300 milioni di euro distribuiti a caso, proposta dal ministro Meloni qualche settimana fa. Inoltre, agli italiani non è dato di sapere in cosa consisterebbero le “urgenti misure economiche” a cui si fa riferimento con sorprendente superficialità da parte dei nostri politici nell’ambito di interviste in cui si parla di tutt’altro.
Nel frattempo, la nostra economia continua a essere intrappolata nel vicolo cieco di troppe tasse, troppa evasione, zero crescita, ed è
un vicolo cieco nel quale i prezzi più grandi vengono pagati dai giovani; dal nostro futuro.