Troppe tasse, poco lavoro: lo sguardo di Ocse, Bankitalia, Confindustria

Serve un piano economico vero. Si parta dalle proposte di Italia Futura

di Marco Simoni , pubblicato il 16 dicembre 2010
immagine documento
Diventa sempre più insopportabile la distanza tra le parole della politica, le discussioni che riempiono le pagine dei giornali, soprattutto il tempo che a esse viene dedicato dalle persone che dovrebbero governare il nostro paese, e la realtà. Ma si badi, nessuna facile retorica tra la distanza tra l’uomo della strada e la politica.

Nel giro di pochi giorni si sono susseguite notizie molto gravi, nessuna delle quali ha avuto un decimo della considerazione che hanno ricevuto per settimane i parlamentari dalla carriera più marginale. Ha iniziato Bankitalia tre giorni fa: le entrate fiscali sono calate di oltre cinque miliardi di Euro, il debito pubblico ha toccato un nuovo record. Ieri è giunto l’OCSE a notare come la pressione fiscale in Italia è ancora aumentata, mentre cala in media negli altri paesi. L’Italia, aggiunge l’organizzazione con sede a Parigi, è il penultimo paese per quanto riguarda l’occupazione giovanile – peggio di noi solo l’Ungheria. Infine, oggi Confindustria ha rivisto al ribasso le sue previsioni per la crescita economica.

Nelle loro giaculatorie tattiche che riempiono i mezzi di informazione, tutti i protagonisti della politica inseriscono una frase sull’importanza di “misure per rilanciare l’economia.” Ma si tratta in evidenza di un inciso retorico vuoto, che non sottende alcun piano economico vero, alcuna idea su politiche che aggrediscano i nodi del paese per invertire la spirale di declino che da oltre dieci anni avviluppa il nostro paese, e che ormai è arrivata ad un punto critico.

Italia Futura tre settimane fa ha presentato tre proposte dettagliate che, al contrario, potrebbero da subito iniziare ad invertire il corso dei quattro nodi fondamentali dell’economia italiana: l’eccessiva pressione fiscale, la scandalosa evasione fiscale, il gap di innovazione e la condizione difficile dei giovani, sui quali è urgente tornare ad investire, come un paese che ha a cuore il proprio futuro non avrebbe mai smesso di fare.

Pensiamo sia possibile legare la lotta all’evasione all’abbattimento del cuneo fiscale, che è la differenza tra quanto paga l’impresa per ogni lavoratore – troppo – e il salario netto del lavoratore stesso – troppo basso. Basterebbe mettere in atto una piccola regola fiscale che, se applicata con coerenza, tornerebbe a dare senso etico pieno all’onestà fiscale, e inizierebbe a premiare chi ha sempre pagato le tasse. Se ogni risorsa sottratta all’evasione venisse destinata a ridurre le tasse sul lavoro, in due anni si potrebbe diminuire il cuneo fiscale dei lavoratori giovani di quasi il 20% portandolo al di sotto della media UE e consentendo dunque una ripresa dell’occupazione giovanile, una boccata d’ossigeno per le nostre imprese più competitive senza costi per lo Stato, e un aumento del potere d’acquisto dei lavoratori.
Inoltre, una tassazione intelligente e non distorsiva sulle grandi rendite finanziarie potrebbe da subito consentire una riduzione delle imposte sulle attività produttive, consentendo di alleggerire l’IRAP che così tanto danno fa allo sviluppo e alla crescita delle nostre imprese, consentendo una ripresa sia del prodotto che dell’occupazione. Si tratta di solo due tra le proposte di Italia Futura, proposte pragmatiche, ragionevoli, che potrebbero essere recepite con relativa facilità.

Invece, concentrato in altre faccende, il governo non è in grado di introdurre e proporre alcuna misura strutturale e non propagandistica – come la mancia di 300 milioni di euro distribuiti a caso, proposta dal ministro Meloni qualche settimana fa. Inoltre, agli italiani non è dato di sapere in cosa consisterebbero le “urgenti misure economiche” a cui si fa riferimento con sorprendente superficialità da parte dei nostri politici nell’ambito di interviste in cui si parla di tutt’altro.

Nel frattempo, la nostra economia continua a essere intrappolata nel vicolo cieco di troppe tasse, troppa evasione, zero crescita, ed è un vicolo cieco nel quale i prezzi più grandi vengono pagati dai giovani; dal nostro futuro.

Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.


tag:  debito pubblico   evasione   pressione fiscale   riforme   crescita   italia futura  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#24 da umberto, inviato il 22/12/2010
selezione delle competenze e offesa della responsabilità

Quando una nazione ha l'opportunità di portare a termine i lavori per il raddoppio di Shanghai e Tianjin e fallisce l'obiettivo si impone una riflessione sulla sua capacità di fare squadra e con quali competenze. E' evidente una pessima selezione della classe dirigente del Paese, non solo della " casta ". La coltivazione del proprio " particulare " taglia alla radice ogni volontà di cambiamento perché nessuno innova contro se stesso, nemmeno gli studenti.
Quale riduzione del cuneo fiscale è possibile quando ogni mese sono emessi 16.000.000 di assegni di pensione a fronte di una popolazione di 58.000.000 di cittadini? Quale formazione politica ha il coraggio di affrontare questa responsabilità elettorale? Gli studenti sono minoranza, perciò vengono messi sotto pressione.
Ma qual è l'obiettivo degli studenti? Loro obiettivo è conservare gli attuali sistemi di valore, protestare contro la riduzione della possibilità di compartecipare al saccheggio pubblico mediante la moltiplicazione di cattedre e facoltà senza alcuna connessione con la realtà e prive di disciplina logica: c'è disoccupazione ma alcune oferte di lavoro vanno deserte e contestualmente si vantano titoli specialistici per i quali non c'è opportunità di collocazopne sul mercato del lavoro.
La capacità di acquisto di beni e servizi dipende dal valore della moneta che è in funzione del loro scambio. La produttività è necessaria ma non è sufficiente perché il bene prodotto deve essere allocato.
L'allocazione dei prodotti presuppone una reciproca libertà di scambi ed il costo del trasporto: a parità di tali condizioni si afferma il prodotto più competitivo.
Il costo del lavoro ci svantaggia. L'approvigionamneto della materia prima però è a nostro favore per la forza dell'euro. la differenza, dunque, è solo nella capacità di produrre beni migliori di altri.
E' vero, quindi, che la ricerca è la chiave di volta, cioè il monopolio del know how. I prodotti a basso tasso di know how non si sono affermati ancora dall'Est verso l'Ovest perché la distanza ci protegge. Se la Cina fosse prossima come la Russia il sorpasso commerciale sarebe già stato effettuato. Tale distanza sarà colmata con la riduzione dei tempi di comunicazione e sarà sempre più difficile pretendere dalla Cina il rialzo del valore dello yuan senza permetterle pari accesso alle materie prime.
Occorre la ricerca e la capacità di fare sistema per esportare i prodotti sul mercato estero, cioè vincere commesse con capacità legali internazionali; dunque avvocati, ingegenri ed economisti per il marketing da sostenere all'estero.
Ne consegue che dobbiamo investire nella ricerca e non nelle cattedre, concentrando investimenti per sostenere all'estero le piccole e medie imprese che devono comprendere la necessità di una parziale rinuncia alla loro autonomia per essere partecipi di un sistema economico offensivo omogeneo verso l'esterno.
Tali risorse vanno necessariamente recuperate dalla contrazione di iniqui livelli di welfare e destinate alla ricerca e a società pubblico/private di supporto dell'impresa con proiezione internazionale.
Tale obiettivo può essere conseguito solo con un nuovo accordo costituzionale.

Umberto D'AURIA

#23 da filippo, inviato il 22/12/2010
Giusto criticare una classe politica che non ha niente del "Dirigente" e il futuro non mi sembra più roseo visto l'arrivo ai vertici delle aziende di stato di personaggi sempre più discutibili. Ma la domanda è: “perché la maggior parte delle cariche (non tutte ma una buona parte) non sono ricoperte da persone intellettualmente e in generalmente oneste? Non è possibile in poche righe commentare ciò che la politica non fa per noi ma qualche proposta si può fare: riguardo all'evasione fiscale (non sono certo un esperto) potremo iniziare a vedere cosa fanno gli altri paesi per fronteggiare il problema....come mai in Francia, Inghilterra, Germania l'evasione è quasi nulla e nel nostro paese è così alta. Penso che dovremo provare a prendere se possibile il meglio delle iniziative fatte all’estero e appiccarle per laddove possibile al sistema Italiano. Dovremo iniziare a creare delle forme di controllo più attento e adottare un modello coercitivo più adeguato

Inoltre possibile che chi ha una famiglia non abbia delle forti agevolazioni fiscali? Il mio omologo parigino con due figli a carico con lo stesso lavoro etc etc paga l’11% di tasse, io se va bene il 43%. Una delle proposte dovrebbe prendere in considerazione delle aliquote agevolate per i giovani che intendono avere una famiglia o che già l’hanno.

#22 da Silvia Toni, inviato il 20/12/2010
Problema: non tutti pagano le tasse Chi?:liberi professionisti, artigiani, imprenditori... Proposta:dedurre TUTTA l'iva pagata, al momento della dichiarazione dei redditi Esempio; viene l'idraulico a casa mia per riparare un danno o per attuare migliorie...se chiedo la fattura pago il 20% in più (!?) e poi come mi riprendo l'iva?? e allora diciamo ...non mi serve fattura, fammi uno sconto...da 1000 euro ne toglie 50...e lui evade 400 euro di tasse Epilogo: se potessimo dedurre l'iva pagata non chiediamo solo al dentista o al ginecologo la fattura, ma anche all'avvocato, all'elettricista, etc

#21 da mario rapisarda, inviato il 20/12/2010
Premetto che non sono un esperto di economia ma, da Italiano, sono interessato alle sorti economiche personali e della collettività sociale del mio Paese. Viviamo, certamente, in un contesto economico poco felice per i molti, da un lato, e che costituisce, ahimè, fonte di opportunità per i pochi, dall'altro. Eppure ritengo che sia giunto il momento di far ricorso al senso di responsabilità che da varie parti politiche sento invocare ma che nessuno, a mio avviso, sembra realmente realizzare. E' il momento di operare scelte forti e coraggiose e, allo stesso tempo, rese chiare e accessibili a tutti. Bisogna rivolgersi al popolo italiano non sotto l'egida di questa o quella bandiera quanto, piuttosto, forti del senso di coerenza ed onestà politica di un programma economico vero, realizzabile e misurabile. Solo partendo da tali presupposti, sarà possibile unire il popolo italiano, unico e solo artefice di una rinascita economica ancora possibile che porterebbe il nostro Paese verso il posto che merita e che gli tocca di diritto quale padre putativo dell'unità europea.

#20 da Fabrizio Lucini, inviato il 19/12/2010
L'articolo del Prof.Simoni, così come l'analisi di Irene Tinagli, affrontano una questione fondamentale per l'economia italiana e mi trovano d'accordo nella sostanza. Vorrei focalizzarmi però su due punti su cui riflettere: 1) La lotta all'evasione fiscale dovrebbe servire anche come strumento di riduzione del debito pubblico. E' vero che la riduzione del cuneo fiscale non può che avere un effetto volano sul PIL, ma forse destinare il 100% delle risorse rientrate a questo scopo è eccessivo.La riduzione del debito pubblico deve essere una priorità per lo sviluppo nazionale. 2) Il problema della ricerca e dello sviluppo tecnologico in Italia non è tanto legato alla facilità con cui un giovane può aprire la sua impresa (problematica comunque importantissima). La dimensione media delle imprese italiane è la metà della media UE, quindi è inevitabile che non possano sostenere allo stesso modo i costi fissi che la ricerca comporta. Uno spin-off, ovvero una azienda che nasce attorno ad una idea innovativa, non è quindi necessariamente un contributo alla ricerca ma piuttosto consente di sfruttare al meglio una particolare innovazione ( e quindi il prodotto della ricerca stessa).

#19 da carmelo miragliotta, inviato il 19/12/2010
Pur approvando le "tre proposte" non posso esimermi dal chiedermi e chiedere: Perchè nemmeno Italiafutura affronta il problema della spesa pubblica in particolar modo nelle due componenti di esubero del personale dipendente e costo della politica. Inspiegabile ...

#18 da Gian Franco Masia, inviato il 19/12/2010
La problematica della fiscalità sembra un argomento circoscritto, tecnico,molto importante, ma non discriminante per stare con la destra o con la sinistra. Solo in Italia è un argomento considerato non decisivo per votare per uno schieramento piuttosto che per un altro. E infatti, negli atti concreti di governo su questa materia la destra e la sinistra non si discostano di molto. Tutti e due gli schieramenti a volte fanno proclami elettoralistici: la destra: meno tasse per tutti, aboliamo l'ICI, se non potete pagare le tasse, fate come ME, non pagatele! La sinistra :meno tasse per la classe operaia, che paghino tutti per pagare di meno, sconti per i più deboli, solidarietà fiscale fra regioni ricche e quelle meno, e così via. Quando sono al Governo, prevale, senza nessuna differenza di schieramento, la salvezza del bessere economico della CASTA! Al di là della più realmente importante redistribuzione delle tasse, nessuno parla del vero problema: la redistribuzione del reddito fra la CASTA e quelli che non ne fanno parte. Nessuno prova seriamente ad abolire le province, le circoscrizioni, la miriade, ritengo non censibile, degli enti utili solo a dare stipendi e gettoni ai poveri iscritti alla CASTA, i quali penso che senza questo sistema, non solo non potrebbero fare una vita di lusso, ma non sarebbero capaci di trovarsi un lavoro. La politica come ufficio di collocamento. Sembrerebbe che mi sia venuto un attacco di qualunquismo, ma vorrei che qualcuno mi spiegasse se tecnicamente si può stabilire quanto far pagare di tasse, senza che prima non si stabilisca quanto e a favore di chi e di che cosa vogliamo spendere.

#17 da Italiano, inviato il 18/12/2010
La meritocrazia di questo governo:il figlio di La Russa manager dell'Expo,il figlio di Bossi bocciato due volte alla maturità consigliere regionale,il marito della Brambilla e amici si prendono i posti del turismo,Alemanno assume 2000 tra amici e parenti

#16 da Salvatore, inviato il 18/12/2010
La questione giovani_lavoro_tasse è troppo seria e complicata per essere affrontata e risolta in un articolo, anche se interessante, di poche righe e criticando il governo di turno. Credo che il problema è certamente politico ma, soprattutto, strutturale. Desidero puntualizzare sull’argomento alcuni punti:
1. Le entrate fiscali sono in calo, non perchè vi è accrescimento di evasione fiscale, ma poiché cala la domanda complessiva di beni nel paese e, dunque, la produzione.
2. Il lavoro ai giovani è frutto di politiche di sviluppo e di competizioni forti, sia all’interno del sistema Italia che dell’UE. L’associazione Italia Futura, a parer mio, dovrebbe farsi promotrice di una vera politica di integrazione europea, sul piano economico, fiscale, sindacale, della giustizia penale, amministrativa e civile, della difesa, e dei diritti e doveri di tutti i cittadini europei.
Può un professionista o un imprenditore, che vive all’interno del sistema Italia, competere con un collega austriaco, francese o tedesco, se non parte con l’attività produttiva alle stesse condizioni ambientali, dei concorrenti europei?
Come pensiamo di competere con il sistema imprenditoriale asiatico, sudamericano ed indiano se non trasferendo l’intera filiera produttiva in queste realtà territoriali? I nostri giovani, se permangono queste politiche, sono costretti a seguire all’estero le filiere produttive degli imprenditori italiani oppure trovare lavoro in quelle dei nostri concorrenti esteri.
SALVATORE

#15 da antonio caputo, inviato il 18/12/2010
Penso, sinteticamente e di certo non esaustivamente, che sia necessario agire su tre fronti:
1) Primo fronte, decisivo per il reperimento di risorse da ridistribuire con opportune allocazioni strategiche:
Individuare, sperimentare, praticare una seria e concreta lotta contro l'evasione fiscale, anche sul terreno culturale e civile, predisponendo un progetto con tempi e modi definiti;
2) Secondo fronte:Sbloccare l'eterno italico ssitema clientelare-familitico- corporativo, con un serio e concreto progetto di liberalizzazione dei mercati e delle professioni (Notai, Avvocati, Farmacisti; Familismo affaristico-clientelare e politicizzazione del sistema economico centrale e locale eccetera);
3) Terzo fronte: Rielaborare concetto e contenuto della rappresentanza e in ambito politico e in ambito economico, ricostruendo una credibile e partecipata "governance", con i necessari contrappesi dinamici:
In ambito politico, con la revisione urgente della legge elettorale: anche con un referendum abrogativo dell'inverecondo premio di maggioranza previsto dal "porcellum",dal quale ripèartire per costruire una buona legge elettorale.
Ancora, in ambito civile dando spazio alla istituzione dell'Ombudsman nazionale, quale potere negativo che valga a moralizzare e corregerre le iniquita' della macchina amministrativa, deìnunciandone con effetti prescrittivi gli abusi, i ritardi, le inefficienze, ad analogia dell'antico Tribunus plebis della Repubblioca romana, magnificato da Machiavelli qyuake sommo modello di democrazia.
Tanto, tanto altro ci sarebbe da dire e da fare...
Apriamo il dibattito e la discussione, predisponiamo i relativi progetti!

#14 da Luca, inviato il 18/12/2010
Che il fisco sia eccessivo ormai è conclamato da molti anni e mi sembra che si scopra l'acqua calda. Se tutti pagassimo esattamente quanto dovuto rimarrebbe veramente poco in tasca a categorie di piccoli artigiani come me. Credo che quanto proposto sia utile e intelligente, ma il reale problema sono : gli evasori totali i quali strappano le fatture il vero e propio nero legale ,attuato dalle grandi aziende e soprattutto con filiali estere le quali vendono ad una controllata estera che compra quasi al costo di produzione e rivende e incassa con amplio guadagno,o si fanno girare le fatture in Irlanda dove vi è un regime fiscale stupendo

#13 da Luca De Domenico, inviato il 17/12/2010
Grazie della possibilità di esporre quanto segue: io non sono un economista ma un artigiano e come tale Vi dico due cose per eliminare il problema della evasione fiscale. Permettere a chiunque di scaricarsi dalle tasse quello che aquista di qualsiasi genere e prezzo e portare la tassazione al 30% in questo modo si ottiene che il cliente esige la fattura perchè gli conviene e l'attività paga una tassazione più equa e quindi anche a quest'ultimo soggetto non conviene evadere. Il tutto unito a un IVA al 10% e una certezza della pena nel caso si evada ad almeno 10 anni di carcere. Purtroppo bisogna eliminare la convenienza all'evasione con un abbassamento al livello di rischio. A conti fatti se oggi evade il 70% con questa manovra rimarrebbero solo pochi irriducibili e comunque più facilmente individuabili,si avrebbe un aumento di entrate nonostante la diminuzione di aliquote. Meditate gente meditate.....

#12 da Alfio, inviato il 17/12/2010
Io non sono un economista, faccio il chimico libero professionista e, pertanto, non sono esperto in manovre economico - fiscali.
Sono ovviamente favorevole all'abbattimento del cuneo fiscale, ma da tempo propongo una idea mia personale per una fortissima riduzione dell'evasione e non solo.
In breve la proposta è la seguente:
Eliminare, nell'arco di tempo di tre anni, il denaro contante e sostituirlo con il denaro elettronico.
A parte il fatto che si abbatterebbe di un certo tenore il costo del denaro stesso (stampa, guardiania, conteggi, trasporti con vigilanza, etc.), e per esserne ceri basterebbe parlare con un comune bancario o con un direttore di supermercato, perché non pensare alla mancanza di rapine, di spaccio di materiali proibiti, ricettazione e.....lavoro nero.
Io credo che questo dovrà alla fine essere fatto se si vuole che gli Italiani paghino le tasse; sono convinto che molti "politici" vengano eletti proprio perché permettono l'evasione.
Naturalmente il portafoglio e lo scambio di denaro dovrà essere gratuito proprio perché le banche risparmieranno moltissimo (Provate a parlarne con qualche Direttore d'Agenzia e con qualche funzionario ell'ABI).
Ed i poveri vigilanti ? Disoccupati, certamente no. Mettiamoli nei musei che potremmo tenere aperti anche nelle notti estive.

Auguri a Tutti!!!

#11 da Flavio Pellis, inviato il 17/12/2010
Non condivido affatto che il problema sia il cuneo fiscale (cioè il carico tra imposte e contributi a carico di lavoratori ed imprese, semmai è il livello di tassazione gravante esclusivamente sui redditi da lavoro e da pensione, anzichè su rendite/profitti); basta vedere le stesse tabelle distribuite da Italia Futura al Convegno di 3 settimane fa: l’Italia è al 43%, a fronte del 46,6% di Germania ed il 45,4% della Francia. Inoltre, la proposta di usare i proventi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale per ridurre il cuneo dei lavoratori giovani, CONTINUA AD OCCULTARE che il carico degli oneri sociali del lavoro flessibile (meglio, precario) è del 20%, meno della metà delle occupazioni stabili; questo è il principale motivo della diffusione della precarietà. Se non si affronta la questione del vantaggio contributivo del lavoro precario, qualsiasi altra argomentazione è deviante e di fatto mantiene la precarietà come puntello strutturale dell’economia italiana (anche se a parole si fa finta di sostenere il contrario). Se queste sono le idee innovative, che assomigliano tantissimo alla demagogia populista propagandata mediaticamente da un decennio, non si va da nessuna parte; si mantiene lo status-quo di un paese nel quale il merito viene annientato e quelli che hanno bisogno sono abbandonati, mentre continuiamo a declinare e perdura l’allargamento dell’area di sofferenza dei tanti giovani marginalizzati, dei molti che hanno perso il lavoro o che sono direttamente colpiti dalla lunga crisi economica. “DOBBIAMO INVENTARE UNA SAGGEZZA NUOVA PER UNA NUOVA ERA. E NEL FRATTEMPO, SE VOGLIAMO FARE QUALCOSA DI BUONO, DOBBIAMO APPARIRE ETERODOSSI, PROBLEMATICI, PERICOLOSI E DISUBBIDIENTI”. Non sono parole mie, ma di John Maynard Keynes; penso rappresentino esattamente ciò di cui c’è bisogno, per liberarsi dall’assuefazione quasi rassegnata al dominio “ideologico” del neo-liberismo, deregolato e dirompente; per costruire un’Italia diversa, un paese solidale, per una visione del futuro, un progetto di società, un “nuovo approccio culturale”, reimpostato verso la realizzazione del bene comune, in alternativa all’esaltazione dell’egoistico arricchimento individuale (a scapito degli altri e della collettività, spesso in modi non leciti), mettendo al primo punto il tema del riequilibrio delle diseguaglianze come il problema principale delle proprie analisi e della conseguente iniziativa. Se questo manca, non c’è soltanto una “forza progressista” (come Marco Simoni vorrebbe apparire) che è disattenta; semplicemente non esiste.

#10 da Massimiliano Russo, inviato il 17/12/2010
E' indispensabile tracciare tutte le spese superiori a €100 (bancomat o bonifico bancario): questo è uno dei metodi necessari per evitare in parte l'evasione fiscale. Inoltre si potrebbe incentivare tutti i contribuenti permettendo detrazioni a seguito di spese sostenute per il quotidiano. Infine senza inventarsi basterebbe copiare le scelte migliori effettuate dagli altri paesi. Saluti.

#9 da Salvatore , inviato il 17/12/2010
La questione giovani_lavoro_tasse è troppo seria e complicata per essere affrontata e risolta in un articolo, anche se interessante, di poche righe e criticando il governo di turno. Credo che il problema è certamente politico ma, soprattutto, strutturale. Desidero puntualizzare sull’argomento alcuni punti:
1. Le entrate fiscali sono in calo, non perchè vi è accrescimento di evasione fiscale, ma poiché cala la domanda complessiva di beni nel paese e, dunque, la produzione.
2. Il lavoro ai giovani è frutto di politiche di sviluppo e di competizioni forti, sia all’interno del sistema Italia che dell’UE. L’associazione Italia Futura, a parer mio, dovrebbe farsi promotrice di una vera politica di integrazione europea, sul piano economico, fiscale, sindacale, della giustizia penale, amministrativa e civile, della difesa, e dei diritti e doveri di tutti i cittadini europei.
Può un professionista o un imprenditore, che vive all’interno del sistema Italia, competere con un collega austriaco, francese o tedesco, se non parte con l’attività produttiva alle stesse condizioni ambientali, dei concorrenti europei?
Come pensiamo di competere con il sistema imprenditoriale asiatico, sudamericano ed indiano se non trasferendo l’intera filiera produttiva in queste realtà territoriali? I nostri giovani, se permangono queste politiche, sono costretti a seguire all’estero le filiere produttive degli imprenditori italiani oppure trovare lavoro in quelle dei nostri concorrenti esteri.
Saluti

#8 da Claudio Piccarreta, inviato il 17/12/2010
Ch.mo Prof. Simoni, sono uno studente universitario di economia. Vorrei cogliere l’occasione per esporre in tale sede una mia riflessione che da tempo attanaglia la mia mente. Credo che, in Italia ,uno dei maggiori mali tuttora ignorati o , meglio, non considerati con la dovuta attenzione sia l’evasione fiscale. Un fenomeno che trova luminari ed avanguardisti nella penisola Italica, con esperti e creativi di tali pratiche da essere quasi invidiati al livello extranazionale. Tutto ciò in buona parte è dovuto all’apparato fiscale, al sistema di leggi e alla cultura sociale che rendono questa pratica un atto quasi dovuto ,almeno per dovere imprenditoriale. Vivendo al Sud posso con certezza affermare che vi è nel paese un Italia a due marce, una dipendente statale che vede alla fonte la tassazione ed un'altra Italia che ,con stratagemmi e “comuni” pratiche, riesce tranquillamente ad eludere quella che è l’imposizione fiscale. L’Italia dei dipendenti statali è costretta a lavorare buona parte dell’anno per pagare le tasse per se e per i mancati contribuenti. L’Italia degli evasori, invece, trova la convenienza nell’evadere per differenti motivi, sicuramente i più rilevanti sono per una opportunità di maggior profitto economico e per la natura del sistema di tassazione che ,se onorato pienamente , determinerebbe mancanza di competitività delle attività economiche nella maggior parte dei casi.In aggiunta a queste motivazioni, l’atto dell’evasione viene incoraggiato anche dalla mancata certezza della pena e dall’entità della pena stessa che ,fermamente, sarà inferiore al beneficio tratto dall’evasione. Mi chiedo come mai chi di dovere non promuova e rifletta su un sistema di tassazione veramente efficace ed innovativo, piuttosto che promulgare i soliti palliativi da diversi anni?!. Non sarebbe utile correggere tale devianza con un sistema tassativo che preveda di pagare “meno tasse” però di farle “pagare a tutti”.Sarebbe sufficiente incrementare le sanzioni penali, e ridurre la pressione fiscale, immaginiamo ,ad esempio, un IVA al 6% piuttosto che al 20%, quale contribuente rischierebbe sanzioni così severe per un beneficio che sicuramente sarebbe inferiore alla pena irrogata. Tale architettura di tassazione potrebbe migliorare decisamente la propria efficacia se venisse affiancata ad un sistema di dichiarazione del reddito promosso da ogni singolo cittadino. Pensiamo un sistema che permettesse a tutti i contribuenti di portare in detrazione tutto ciò che si è acquistato, così facendo tutti potranno essere interessati all’emissione di uno scontrino o fattura dando un taglio netto e deciso all’economia sommersa. Seppure , magari, esposto in maniera semplicistica considero tale schema , una possibile direzione da perseguire ed allo stesso tempo un punto fermo sul quale riflettere. Se vogliamo ci sono i mezzi e le strade per intraprendere un cammino responsabile e migliorativo. In tal senso potremmo anche evitare di ricorrere , direttamente, a tagli alla spesa pubblica ma cercare primariamente di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’economia nazionale con una più consona perequazione delle tasse.

#7 da Aurelio Longo, inviato il 17/12/2010
Troppi sono ancora gli sprechi delle PA.Basti considerare le sole Provincie che se abolite ogni anno ci farebbero risparmiare circa 20MLD (miliardi di euro!).Altra pecca del ns paese sono e restano i controlli fiscali/tributari. Scandagliare a tappeto coloro che possiedono auto e case di lusso barche e yacht (anche più di una ovviamente) ma risultanto nulla tenenti per il fisci. Se non si trovano le adeguate coperture finanziare si discute solo e soltanto di fantapolitica!

#6 da SIMONE, inviato il 17/12/2010
L'idea di ridurre il cuneo fiscale per i giovani è ottima, e anche le modalità per reperire le risorse, ma manca la volontà da parte dei nostri governanti di farlo. A nessuno di loro importa nulla, sono troppo legati alle loro poltrone. Bisogna ribaltare (in modo pacifico ovviamente) il sistema.

#5 da francesco pontelli, inviato il 17/12/2010
credo anzi sono convinto che tutti abbiano ragione relativamente alle analisi ed ai dati della stagnazione economica ma nessuno fino ad ora abbia offerto La motivazione economico-.politica-culturale di tale situazione .
La mia anlisi parte da quanto avvenne nel 1992 con una distrosa scelta di politica economica del Presidente Clinton .
Per il resto ...lo spiegherò in un altro momento in quanto ora sono al lavoro .
A presto, cordialmente
Francesco Pontelli

#4 da Graziano, inviato il 17/12/2010
Ieri sono stato al convegno, organizzato dal Corriere della Sera, per la presentazione del 44° Rapporto Censis, a Milano. Evidenzio, in estrema sintesi, qualche mia osservazione. 1 - Colaninno (Alitalia e, ora, Piaggio) ha detto che uno dei nostri problemi, in questo duplicando Marchionne,è che gli italiani lavorano poco. Che fuori dall’Italia si lavorano 27 ore al giorno e in Italia 3 o 4 (testuale). Che per noi valgono solo i diritti e i doveri vengono dopo. Dario Di Vico, penna principe del Corriere, oggi, supporta questa teoria e pubblica un articolo, nella pagina opinioni, dal titolo”La verità che ci nascondiamo: dovremo lavorare tutti di più” e conclude con la frase “sia chiaro, nessuno ci propone di diventare cinesi ma solo di imparare dai tedeschi”. Nella pagina dove viene fatto l’articolo sul convegno, a firma di Paola Pica, e credo che l’idea sia sua, e la ringrazio se così, c’è una tabella di supporto che dice che, fonte Ocse, nel 2009, l’Italia è il primo (PRIMO) paese al mondo per ore lavorate per lavoratore all’anno, 1773, seguita da tutti gli altri e con la Germania (quella dalla quale, secondo Di Vico, dovremo imparare, all’ottavo posto con 1390 ore lavorate ogni anno (il 22% meno di noi). Ma se un capitano d’industria tra i più famosi e importanti d’Italia (si professa di sinistra, peraltro), dice una cosa “tecnicamente” sbagliata, da questa considerazione non si possono che trarre conclusioni e strategie, per forza di cose anch’esse sbagliate; e il il problema è, quindi, grosso. 2 - Ho trovato, invece, coerente, preciso, sviluppabile l'intervento di Giuseppe Mussari, che non conoscevo bene e al quale dico solo: chapeau! Peraltro, in un passaggio, ha anche detto, quasi testuale, parlando implicitamente a Colaninno che, di fianco, scuoteva la testa, “è molto facile per noi parlare con lo stipendio che prendiamo”, a un Paese che ha 2,4 milioni di ragazzi sotto i 35 anni che non lavorano (qualche fannullone ci sarà, per la carità, ma…). Per chiudere, a mio parere, ma sono sicuro di non sbagliare...: il problema vero del Paese è la politica, bipartizan, peraltro,... In alcune sale del Paese, e quella di ieri ne è uno splendidio esempio si può assistere a discussioni così importanti per il nostro futuro, e hanno una stampa limitata ad un piccolo articolo, e in altre si parla, invece, solo di come aggiungere tre o quattro deputati per durare due mesi in più (e le pagine dei quotidiani sono piene solo di queste discussioni...)!

#3 da Giuseppe Sbardella, inviato il 17/12/2010
Sono d'accordo con le vostre proposte. Sollevo però anche il problema di dove andare a recuperare i soldi per la forte riduzione della spesa pubblica che si renderà necessaria nel prossimo decennio. Forse occorrrerà: 1) tornare all'idea di ridurre drasticamente il numero delle Provincie; 2) tagliare il numero e l'l'entità delle consulenze "clientelari"; 3) tagliare fondi per feste di Santi Patroni, associazioni e riviste pseudo-culturali e altre facezie che costano però miliardi di euro ai bilanci pubblici (particolarmente a quelli degli Enti locali); 4) incidere in maniera pesante sulle spese logistiche degli Enti pubblici (spazi per dipendenti a cominciare dai Dirigenti, spese telefoniche, spese di cancelleria) sull'esempio di quello che fanno le aziende private nei momenti di crisi. Ecc. ecc. (ognuno di voi ha qualche ideasu come tagliare spese improduttive). Il reale problema è uno solo. Dove è la classe politica capace di intraprendere queste azioni e coraggiosa da portarle anche a termine? Cari saluti

#2 da Giulio Portolan, inviato il 16/12/2010
Un modo per risolvere il problema dell’evasione fiscale potrebbe essere questo. In scienza dell’organizzazione aziendale si insegna che tra dieci individui le relazioni sono cento. Ma se tutti i dieci individui si rapportano a un solo individuo, che media tra di essi, le relazioni sono venti. Così possono essere maggiormente controllate. Si potrebbe prevedere che tutte le relazioni economiche tra privati siano pagate allo stato, e lo stato restituisce il denaro ai privati, sottratte le imposte. Ciò deve prevedere un sistema con due monete: una per la direzione privati-stato e una per la direzione stato-privati. Così, se io vado dal dentista, pago lo stato, e lo stato restituisce il denaro al dentista, sottratte le imposte [sistema di pagamento one pay-two ways].

#1 da Agostino Ratto, inviato il 16/12/2010
Ascoltando come ogni giorno Radio 24, che consiglio a tutti coloro che hanno ancora testa pensante, ho ascoltato che in taluni casi particolari la tassazione totale arriva al 60%. Dove vogliamo andare con questi numeri? Quali prospettive abbiamo specialmente per i giovani? Io penso che l'Italia si trovi su un piaano inclinato molto scivoloso. Ma vorrei attirare la vosstra attenzione su un altro punto, in parte collegato al tema. Nonostante la pochezza dei programmi, a parte poche "mosche bianche", guardando la televisione pubblica assisto a spettacoli d'informazione molto scarsi e poveri di contenuti. Importante è scandalizzare senza approfondire con calma e buon senso le tematiche proposte. Io vorrei sapere quanti sono realmente i dipendenti della RAI, quanti sono i collaboratori esterni, quali sono le "parentele" e soprattutto quali sono gli stipendi. Attenzione: io non mi riferisco ai giornalisti di punta, ma al sottobosco di pseudo giornalisti, autori, veline, donnette, ecc. Questa sarebbe una bella bomba mediatica sulla quale ragionare.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta