di Irene TinagliDa ieri gli stranieri che vorranno ottenere un permesso di soggiorno di lungo periodo dovranno svolgere un test che verifichi la conoscenza della lingua italiana. I sostenitori del provvedimento affermano che l'obiettivo è quello di garantire le condizioni minime per un'effettiva integrazione nel Paese, altri invece ritengono che si tratti solo di una scusa per alzare le barriere all'entrata in un Paese già abbastanza ostile agli stranieri, reclamando quantomeno maggiori risorse per consentire a questi stranieri di imparare effettivamente la lingua (il Pd ha chiesto 30 milioni).
In effetti la questione dell'integrazione - e non solo della mera accoglienza - è divenuta di rilievo in molti Paesi europei negli ultimi anni, e la capacità di esprimersi nella lingua locale è certamente uno strumento importante e di integrazione. Ancora oggi negli Stati Uniti ci sono comunità di vecchi emigranti italiani arrivati quaranta o cinquanta anni fa per lavorare nelle miniere o nelle acciaierie che stentavano con l'inglese, e vivono barricati nelle loro comunità biascicando dialetti incomprensibili. Forse (im)memori o timorosi di queste esperienze, oggi si cerca di evitarle imponendo per legge la conoscenza della lingua locale.
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