Integrazione simbolica

La Stampa

pubblicato il 10 dicembre 2010
di Irene Tinagli

Da ieri gli stranieri che vorranno ottenere un permesso di soggiorno di lungo periodo dovranno svolgere un test che verifichi la conoscenza della lingua italiana. I sostenitori del provvedimento affermano che l'obiettivo è quello di garantire le condizioni minime per un'effettiva integrazione nel Paese, altri invece ritengono che si tratti solo di una scusa per alzare le barriere all'entrata in un Paese già abbastanza ostile agli stranieri, reclamando quantomeno maggiori risorse per consentire a questi stranieri di imparare effettivamente la lingua (il Pd ha chiesto 30 milioni).

In effetti la questione dell'integrazione - e non solo della mera accoglienza - è divenuta di rilievo in molti Paesi europei negli ultimi anni, e la capacità di esprimersi nella lingua locale è certamente uno strumento importante e di integrazione. Ancora oggi negli Stati Uniti ci sono comunità di vecchi emigranti italiani arrivati quaranta o cinquanta anni fa per lavorare nelle miniere o nelle acciaierie che stentavano con l'inglese, e vivono barricati nelle loro comunità biascicando dialetti incomprensibili. Forse (im)memori o timorosi di queste esperienze, oggi si cerca di evitarle imponendo per legge la conoscenza della lingua locale.

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tag:  stranieri   lingua italiana   integrazione   immigrati  


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#2 da massimo poli, inviato il 15/12/2010
Su questo punto non concordo. Penso che la vera integrazione passi anche attraverso la conoscenza della lingua e non ritengo sia da ritenersi supposta per il semplice trascorrere del tempo.
Le comunità etniche possono anche condurre a situazioni di isolamento dal resto della cittadinanza, una sorta di autoesclusione per difendere interessi e/o tradizioni dei paesi di origine. Ciò è controproducente e penalizza in particolare i soggetti più deboli (donne e bambini) cui l'integrazione è negata in nome di principi e stili di vita incompatibili con la cultura occidentale.
Obbligare i bambini alla frequenza scolastica e gli adulti ad apprendere almeno i rudimenti della lingua locale, può costituire il primo passo per impedire fenomeni di autoesclusione. Non basta, ma - a parer mio . è necessario.

#1 da Fulvio Aversa, inviato il 11/12/2010
Lo dico con affetto: io il test lo farei fare anche a molti che lasciano commenti agli articoli pubblicati su questo questo sito; in particolare a colui che ha scritto "a muso d'uro" (sic).



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