Piano per il sud: un film già visto

Dare più risorse a chi ottiene buoni risultati

di Ennio Cascetta , pubblicato il 6 dicembre 2010
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La settimana scorsa il Governo ha approvato e debitamente annunciato il nuovo Piano per il Sud dal valore di 100 miliardi di Euro. Lo dico subito: questo Piano non mi convince, mi sembra un atto dovuto per poter dire di aver rispettato uno dei cinque punti programmatici promessi dal Premier alle Camere piuttosto che un tentativo serio di risolvere i serissimi problemi del Sud. Quasi una beffa se pensiamo che mentre per la effettiva attuazione del Piano si rinvia ai prossimi mesi, il 19 novembre scorso il CIPE approvava finanziamenti su opere per circa 31 miliardi di cui solo il 2%, si avete letto bene, era destinato al Sud in attesa del Piano.
Anche le risorse dichiarate suscitano più di un dubbio, si tratta infatti prevalentemente di una riprogrammazione di risorse non ancora impegnate (FAS e POR) senza l’aggiunta di ulteriori fondi. Insomma soldi che sono stati bloccati dal ministro Tremonti per due anni con la discutibile motivazione che altrimenti sarebbero stati spesi in modo poco efficace e che dovrebbero essere rimessi in circuito con una regia unitaria per ottenere risultati migliori. Intenzione peraltro in netto contrasto con la visione politica del federalismo e quindi di una maggiore responsabilizzazione delle autonomie regionali. E se anche fosse vero perché attendere due anni? Ma quello delle risorse non è il problema principale di questo Piano. Il problema principale è la sua efficacia, la sua capacità di contribuire ad invertire una deriva economica e sociale del Sud inaccettabile per uno Stato unitario. E a questo proposito mi sembra di rivedere un film già visto, un film senza lieto fine per il Mezzogiorno.

Ma andiamo con ordine.

Il Piano per il Sud comprende interventi di diverso tipo in linea di principio condivisibili: detrazioni fiscali, istituzione di zone franche, politiche di promozione della ricerca, infrastrutture di trasporto, interventi di lotta al lavoro sommerso, interventi per la sicurezza negli appalti pubblici, riduzione dei tempi della giustizia, interventi nella PA e nell'e-government.
Si tratta quasi sempre di indirizzi generali senza la specificazione delle scelte operative. Ma, come dicono gli inglesi, il diavolo è nei dettagli.

E’ esattamente dalle scelte specifiche, dalle procedure e dagli impegni sui tempi di attuazione che si valuta la concretezza di questo Piano. Insomma dalle risposte che si danno a domande anche scomode.
Ad esempio gli sgravi fiscali riguarderanno tutte le attività economiche in egual misura o si privilegeranno i settori più competitivi e quelli a maggiore capacità di creare occupazione? Quali comparti di ricerca e sviluppo saranno incentivati e con quali modalità? Ci saranno incentivi specifici per favorire l’occupazione giovanile (con la disoccupazione al sud che si avvicina al 40% per i giovani fra 15 e 24 anni)? Quali zone franche verranno istituite e con quali tempi e criteri? Quali infrastrutture verranno considerate prioritarie per il Sud? E ancora, quali i tempi di attuazione delle diverse misure previste, quali le attività e i parametri di monitoraggio dei risultati, quali le azioni che si metteranno in campo per premiare i soggetti attuatori virtuosi e surrogare funzioni e poteri di chi non rispetta tempi e obiettivi? Quali strutture tecniche verranno incaricate di fare la indispensabile regia di un programma così ambizioso e complesso?

Questo Piano, al di là di qualche dichiarazione d’ufficio, ha suscitato pochissimo interesse nel dibattito pubblico tanto da indurre il ministro Fitto a dolersene. Penso che la scarsa attenzione non sia solo il frutto di un clima politico avvelenato e poco incline ad affrontare le questioni di merito come sostiene il Ministro. Penso che le parti sociali e l’opinione pubblica in fondo temano che questo Piano per il Sud faccia la fine di altri che lo hanno preceduto, ultimo quello sottoscritto dal governo Prodi con le parti sociali e i Governatori delle otto Regioni del Sud nel vicino 2007. Le analogie non sono poche. Un Governo alle prese con seri problemi di stabilità del quadro politico, l’assenza di strutture tecniche di monitoraggio e supporto. Anche la “gelosia“ dei Ministri che non vogliono cedere pezzi di autonomia e di sovranità mi sembra la stessa: ieri era Di Pietro che mal sopportava il coordinamento di Bersani, oggi è la Prestigiacomo che non accetta il ruolo di Fitto. Ieri come oggi il Presidente del Consiglio è troppo impegnato per imporre linea e priorità.

Penso che la cosa più urgente per dare credibilità a qualunque intervento strutturale e coordinato per il Sud sia quella di mettere in campo un meccanismo di reperimento delle risorse collegato ai risultati conseguiti
(il Paese investe di più se l’investimento si rivela efficace e fa crescere la ricchezza di tutta l’Italia) insieme ad un nuovo soggetto di coordinamento, supporto tecnico e monitoraggio. Un’Agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno molto snella ma con forti competenze tecniche, in grado di affiancare e stimolare i soggetti istituzionali preposti all’attuazione del piano: Ministeri, Regioni, Comuni, Aziende di Stato come Ferrovie e Anas. Un’Agenzia che risponda direttamente al primo Ministro e che abbia ampi poteri ispettivi collegati alla allocazione dei finanziamenti del Piano, che possa proporre di definanziare progetti inefficaci o che non rispettano tempi di avvio prestabiliti. Faccio solo un esempio, ma se ne potrebbero immaginare dozzine. Che senso avrebbe finanziare con il Piano per il Sud la linea di Alta Capacità Napoli - Bari se dopo due anni non si è ancora approvato il progetto preliminare (fra l’altro di un’opera ampiamente condivisa dal territorio attraversato)? Insomma più che definire in via astratta miliardi di euro da mettere in gioco, mi sembra importante scegliere bene le cose da fare, accelerare al massimo la spesa, coordinarla e verificarne la qualità.

Professore ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto presso l'Università Federico II di Napoli e docente presso il Massachussets Institute of Technology (MIT) di Cambridge (USA). Autore di testi accademici in italiano e in inglese, di numerosi volumi e di oltre 150 lavori pubblicati a livello internazionale. Dal 2000 al 2010 è stato assessore ai Trasporti della Regione Campania e, dal 2005 al 2010, è stato Coordinatore della Commissione Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.


tag:  piano sud   risorse   risultati   occupazione  


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