Il costo della Net Neutrality
La svolta inglese
di
Francesco De Salvi ,
pubblicato il 4 dicembre 2010
Enti regolatori, movimenti di opinione sulla libertà di espressione grandi gruppi industriali e persino Governi nazionali negli ultimi anni si stanno interessando fortemente al tema della neutralità tecnologica, meglio noto come "net neutrality”. Vista la sua grande attualità non stupisce come questo tema interessi ed appassioni soggetti ed enti con interessi che risultano variegati e spesso contrastanti tra loro.
Iniziamo con il dire che al termine net neutrality non corrisponde un ben definito e coerente posizionamento ma ad esso vengono accomunate differenti istanze di “libertà” forse non tutte propriamente “liberali”, il cui unico denominatore comune è l’accesso ad Internet: ad esempio le istanze degli utenti del servizio Internet di poter accedere e distribuire liberamente tutti i contenuti, servizi e siti disponibili nel mondo Internet; nonché le istanze degli application e content provider (Google, Yahoo, Skype, Apple, Microsoft,…) di poter raggiungere gli utenti Internet e fornire loro servizi e contenuti senza dover subire alcun tipo di limitazione tecnica da parte degli access provider e senza dover corrispondere a tali soggetti alcuna remunerazione per l’utilizzo delle reti.
Il tema va però affrontato considerando i molteplici interessi in gioco e le dinamiche anche contrastanti tra loro; si pensi da una parte al bilanciamento delle libertà e diritti individuali di espressione, comunicazione e privacy, rispetto alle necessità degli organismi nazionali di garantire determinati standard di sicurezza e legalità; dall’altra invece di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze degli application e content provider a cui si contrappongono quelle degli access provider relative alla necessità di salvaguardare l’integrità delle reti e massimizzare le opportunità di business necessarie per sostenere gli ingenti investimenti effettuati per la realizzazione e gestione delle reti di telecomunicazioni.
In sintesi si può affermare che il concetto di 'neutralità' di internet implica la possibilità di poter accedere a qualsiasi contenuto presente sul web da qualsiasi dispositivo senza restrizioni di sorta. Ovvio che ciò si scontri con la necessità per i gestori delle reti, di utilizzare sistemi di gestione del traffico, in grado di ottimizzare il flusso che viaggia all’interno delle reti, dando laddove necessario priorità ad alcuni contenuti rispetto ad altri al fine di evitare congestioni nei momenti di picco del traffico, garantendo a tutti gli utenti un servizio continuo, soprattutto alla luce dell'uso sempre più massiccio dei sistemi di video e file sharing, servizi che possono essere definiti “voraci” di banda.
Una svolta storica sul tema è arrivata dalla Gran Bretagna in questo periodo. Il Ministro della cultura Ed Vaizey ha recepito un importante aspetto, più volte ribadito in sede di net neutrality: l’implementazione del two sided market; ovvero la possibilità da parte del gestore di rete di poter applicare al service o application provider un prezzo differenziato in base al servizio offerto, così come per l’utente finale, ribilanciando in questo modo il flusso economico dei costi e dei ricavi tra i vari attori del mercato.
In quest’ottica il tema della qualità del servizio si inserisce come servizio aggiuntivo che viene offerto al cliente più esigente sia esso utente finale o service/content provider.
La posizione inglese risulta in linea con le esigenze, più volte ribadite a livello Europeo dal Commissario all'Agenda Digitale Neelie Kroes, di ottimizzare l'offerta di servizi su un internet aperto, ma che permette anche lo sviluppo di servizi quali l'eLearning o l'eHealth.
E' chiaro tuttavia, che le tecnologie di traffic management (quei sistemi che permettono di poter gestire il traffico in maniera ottimizzata, evitando i problemi di congestione del traffico nei momenti di maggior utilizzo della rete) devono essere usate correttamente e in maniera del tutto trasparente verso i consumatori, per aumentare la qualità dei servizi, preservare l'integrità della rete e aprire la strada a nuovi investimenti in reti efficienti.
In particolare la capacità da parte di tutti gli utenti di poter utilizzare il servizio di accesso ed evitare che pochi utenti sfruttino tutta la banda disponibile è garantita solo dalla possibilità da parte del gestore di rete di amministrare il traffico che transita sulla propria rete. In aggiunta a ciò è importante capire che la necessità da parte di alcuni utenti di maggiori prestazioni comporta una disponibilità di questi ultimi a corrispondere un premium a chi fornisce questo servizio, proprio per la natura del servizio a loro dedicato, evitando al contempo ripercussioni sulla qualità del servizio offerto a tutti.
E’ infine fondamentale ricordare che amministrare il traffico sulla rete mediante le tecniche di traffic management prescinde da un controllo dei singoli contenuti che su di essa transitano, difatti la possibilità da parte di un gestore di poter controllare ogni singolo pacchetto che transita sulla propria rete è praticamente impossibile oltre che onerosa ed in contrasto con i principi della privacy.
Alla luce delle considerazioni suddette la situazione appare abbastanza controversa, come contrastanti sono gli interessi in gioco; un passo in avanti è stato fatto, ma ci si chiede quanto importante sia per la risoluzione di un problema di questa portata e quanto la soluzione possa avere la forza auspicata.