Gli scontri che rovinano le riforme

La Stampa

pubblicato il 1 dicembre 2010
di Irene Tinagli

Dopo il movimentato travaglio delle ultime settimane è stata finalmente approvata alla Camera la Riforma dell'Università. Un risultato salutato da forti proteste, da ricercatori sui tetti, studenti sui binari e nelle piazze, con relativo spiegamento di forze e tensione alle stelle. La domanda che molti cittadini si fanno di fronte a questo drammatico acutizzarsi delle proteste è se davvero, come suggeriscono i leader dell'opposizione, questa riforma distruggerà l'Università italiana, rendendola meno competitiva, meno efficace, meno accessibile, finendo addirittura per dimezzare nei prossimi anni le già basse iscrizioni universitarie, come hanno profetizzato alcuni. No, la riforma non ucciderà l'Università italiana. Non distruggerà l'Università il fatto di aver reso a tempo determinato i contratti per ricercatori, così come avviene in tutti gli altri Paesi.

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tag:  università   studenti   riforma   proteste  


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#4 da Maria Grazia Bonfante, inviato il 14/12/2010
Questo articolo lascia senza parole ma lo si legge nella quotidianità, pure nel risultato di oggi con la fiducia. Cosa è cambiato? Nulla. Cosa sarebbe cambiato? Nulla. Il cambiamento si deve volerlo, nei fatti. Il confronto deve essere il nuovo metodo di fare politica partendo dai punti in comune. Possibile che la protesta degli studenti non si riesca a tramutarla in proposta? Possiamo noi iniziare un cammino di squadra costruttivo a livello locale?

#3 da Alberto Massa, inviato il 9/12/2010
Io sto vivendo quello che e' il "modello" della riforma: l'universita' americana. Commento? VADE RETRO. Preparazione ridicola, ricerca della monetizzazione anziche' della qualita', servizi allineati ai nostri. Sara' che ho studiato al Politecnico di Torino (universalmente riconosciuto come uno dei migliori atenei Italiani), ma sto vedendo solo ed unicamente dei lati peggiori.

#2 da Diego, inviato il 2/12/2010
Credo che la riforma, unita ai tagli previsti in finanziaria, sia semplicemente folle. Sono entrato spesso nel merito della riforma con colleghi universitari e la bocciatura è unanime, soprattutto da parte di atenei "virtuosi" (Politecnico di Milano e Torino in primis) che di coraggio e voglia di cambiamento ne hanno tanta. Nessun addetto ai lavori riesce a conciliare il ddl con il ritorno alla meritocrazia tanto decantata. Anzi. Finchè la politica, aiutata da qualche tecnico competente, non avrà la volontà di mettere regole ferree differenziando valutazioni e finanziamenti in base alla tipologia di università (filosofia, legge, ingegneria etc.) tutto sarà inutile. l'inquadramento di questa riforma è completo con l'aumento del finanziamento stanziato per istituti privati o lauree on-line. Siamo sicuri di voler veder crescere il sistema universitario, o è l'ennesimo attacco di chi in fondo crede che sia solo un costo?

#1 da Massimo Poli, inviato il 1/12/2010
E' triste constatare, come lucidamente ci ricorda l'articolo, che anche una riforma necessaria come quella sull'università, viene ricondotta da una classe politica inadeguata e da un'opinione pubblica incapace - per paura e strumentalizzazioni - di andare incontro ai cmbiamenti, ad uno scontro ideologico tra due opposte fazioni.
L'italia è un paese che ha bisogno di profondi cambiamenti, ma il cambiamento più urgente è riportare uno spiraglio di fiducia in una nazione paralizzata dalla paura.



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