L'astensione come opzione politica

Una ricerca di Audipolitica racconta l'universo degli italiani che non votano

di Antonio Preiti , pubblicato il 30 novembre 2010
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Chi sono gli Italiani che non votano? Un universo, pigramente ascritto all’anti-politica, alla grettezza e persino all’ignoranza, viene descritto dettagliatamente da un ricerca presentata in questi giorni da Audipolitica.

Nelle ultime elezioni il 37,6 % non ha votato. La ricerca valuta l’astensionismo volontario nella misura del 21,2 %, teoricamente il terzo partito italiano. Ecco le principali conclusioni della ricerca:

L’astensione è una opzione politica. Tra la partecipazione elettorale e la non partecipazione vive uno scambio da vasi comunicanti: si passa da uno all’altro degli atteggiamenti a seconda delle circostanze, degli schieramenti in campo e dei leader in concorrenza. L’astensione non è anti-politica, ma una delle opzioni della politica;

Le ragioni del non voto: aspettando il nuovo. Il 40,4 % degli astensionisti indica esattamente negli attuali partiti la ragione della loro mancata partecipazione elettorale;

Nuovi protagonisti della classe dirigente, nuovi leader. Due sono i fattori principali che potrebbero far tornare gli astensionisti verso il voto: "Nuovi protagonisti e nuovi leader", reclamati dal 25,4 % e una "maggiore generale moralità della politica", giudicata determinante dal 21,8 %.

Gli Italiani si aspettano una politica che sappia creare emozioni collettive, muovere il Paese verso traguardi condivisi. Non vedono soluzioni nella geometria politica e non si tratta neppure di programmi, quanto dei due fattori giudicati cruciali: la qualità delle persone e il clima morale.




Antonio Preiti è responsabile di Audipolitica. Lunga esperienza al Censis, con la responsabilità di Direttore di ricerca nei settori dei consumi, delle economie locali e dei comportamenti politici. Laureato in Scienze Economiche e Sociali, Master in Economia dello Sviluppo.



tag:  astensionismo   cittadini   politica   classe dirigente  


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#14 da Vincenzo Passaro, inviato il 7/12/2010
Circa "la qualità delle persone e il clima morale", è opportuno constatare che sono poche le figure, all'interno degli attuali (e sempre mutevoli) schieramenti, a poter offrire garanzie. Pertanto, è indispensabile insistere sul coinvolgimento di facce nuove, in particolari di giovani e di donne: è il partito di quanti vorrebbero dedicare idee, tempo e risorse ad un modo nuovo di fare politica. In questo partito, costituito anche da tanti che si astengono dal voto, possiamo trovare ciò di cui abbiamo bisogno per costruire l'Italia che vorremmo.

#13 da Luca Capasso, inviato il 5/12/2010
L'astensionismo è una scelta, ed i dati parlano chiaro, una buona percentuale della nostra popolazione ritiene inadatti o comunque non degni di fiducia gli attuali membri politici. Io però più che sulla POTENZA dell'astensionismo, propongo una riflessione su quella che è un altro aspetto di questo argomento: la DEBOLEZZA che scaturisce proprio da questo fenomeno; la debolezza di un sistema democratico che continua a presentare nuovi governi che dichiarano la fiducia degli italiani, ignorando il più delle volte la consistenza delle mancate partecipazioni elettorali.

#12 da Matteo Sperandeo, inviato il 4/12/2010
Perchè astenersi?
Perchè If insiste su questo?
Un cittadino con un senso civico quale dovrebbe essere un italiano, non si astiene mai, deve scegliere sempre.
Meglio scegliere che restare immobili, l'astensione è immobilità.
Penso che molte persone siano su questo forum proprio perchè non voglino astenersi, ma scegliere, e scegliere quello che pensano sia la cosa più giusta.

#11 da aldo delli paoli, inviato il 2/12/2010
Visto che presto dovremo tornare alle urne mi chiedo per chi potremmo votare. Se è vero che il partito al governo, come si dice, non è stato capace, il buon senso dovrebbe suggerire, come succede nei paesi democratici, di dare una chance ad altri. Il PD, maggior partito di opposizione, è messo peggio, ha un problema di progetto politico e di leadership. In passato hanno dovuto far ricorso ad un leader esterno, é’ stato sconfitto alle politiche, alle amministrative, alle regionali, ha cambiato continuamente leader in pochi mesi, ha subito sonore sconfitte nelle primarie di Puglia e Milano e le cose non vanno meglio per Bologna e Torino. La lista dei nomi candidati a guidare un ipotetico governo di transizione (Letta, Tremonti, Fini, Casini, Pisanu,ecc.) è di gente che è o era nel centrodestra e come leader del centrosinistra si sta imponendo un elemento esterno al PD come Vendola. Tra l’altro non si capisce se vogliono allearsi con l’estrema sinistra (Vendola & C.) o con Rutelli appena fuoriuscito dal PD, con Fini, che mentre è Presidente della Camera fa politica contro la maggioranza che a quella funzione istituzionale lo ha delegato, o con Casini che sembrerebbe avere una vision diametralmente opposta al PD su moltissimi temi all’ordine del giorno. Nessuno di questi partiti è in grado di ottenere da solo la maggioranza per governare ed ogni alleanza ipotizzabile fra di loro non sembra, per i trascorsi o i proclami di ciascuno e per i possibili componenti della coalizione, affidabile. Dispiace ammetterlo ma sembra di dover concludere che l’unico “partito” affidabile ed in crescita è quello assenteista!!!!!! aldo delli paoli

#10 da Antonio Botterelli, inviato il 2/12/2010
è improrogabile la modifica dell'attuale legge elettorale, visto che la stessa non ci permette di eleggere direttamente i nostri rappresentanti!concordo con Antonio Preiti sulla forza dell'astensionismo, nel contempo ritengo che la scheda bianca dia un segnale più forte e diretto della volontà di tornare a votare DEMOCRATICAMENTE, non certo con l'attuale sistema.

#9 da Matteo Lorenzi, inviato il 2/12/2010
Mi riconosco pienamente in questa analisi, ha fatto esattamente la descrizione delle mie valutazioni per decidere il non-voto; aggiungo solo quale ulteriore ragione la delusione per la calpestata volontà popolare espressa negli ultimi referendum , i cui esiti sono stati puntualmente disattesi dalla classe politica.

#8 da PAOLO BARBIERI, inviato il 1/12/2010
Per riportare all'esercizio attivo della democrazia e al voto l'aventino elettorale, è auspicabile un passaggio di "DEMOCRAZIA DIRETTA CON L'USO ESTREMO DELL'ARTICOLO 71, CONTRO LA CASTA, PER LE RIFORME SUBITO, guidata dalle migliori elites del Paese, novelli Cincinnato, garantite dalla propria storia personale e professionale, non da padrini o padroni o segretari politici squalificati, e poi, dopo il successo di questa iniziativa, la conseguente LISTA NAZIONALE RIFORMATRICE DELLA SOCIETA' CIVILE alle elezioni politiche per continuare l'opera di risanamento del Paese e per consentire la sostituzione qualitativa della casta. Poi Cincinnato, dopo aver salvato un'altra volta Roma, potrà tornare alle occupazioni precedenti più amate.

#7 da Gian Franco Masia, inviato il 1/12/2010
Vorrei aggiungere all'elenco delle tipologie dell'astensionismo, inteso come scelta di non votare, e non solo come mancanza di interesse al mondo della politica, un'altra tipologia: la triste consapevolezza che anche se si votasse per uno o per l'altro, in realtà alla fine non cambierebbe niente, perchè la cosa più importante è decidere chi si presenta alle elezioni, con quali persone e con quali programmi. In Italia l'inutilità delle elezioni al fine di cambiare, migliorare o fare comunque qualche cosa che assomigli al governare, è dimostrata dal fatto che sia che vinca il centrosinistra sia che vinca il centrodestra, immediatamente dopo si parla di nuove elezioni, vedi ultimo governo Berlusconi, anche se le maggioranze, come quest'ultimo caso, sono in teoria ultrasicure, vista la differenza numerica dei parlamentari. Alla fine tutto si risolve in finte elezioni, dove sostanzialmente non cambia niente, tranne i nomi dei partiti, delle coalizioni, ma la casta politica è sempre la stessa. L'importante per questa casta è essere gli unici partecipanti veri alle elezioni, tutto il resto non conta: bandiere, programmi, schieramenti, ect. Perchè questo? Perchè per poter continuare a fare "la casta", questo è l'unico programma vero, ma non dichiarato, di quasi tutti i protagonisti elettorali. L'importante è essere nelle liste elettorali, ed essere più o meno sempre gli stessi. Su qualche cosa di sicuro metteremo le mani. O in maggioranza o in minoranza. E' come partecipare ad una lotteria truccata: alcuni possono comprare sempre biglietti vincenti, a volte molto, (maggioranza), a volte poco (minoranza). "LA PORCATA" piace molto, sia a quelli che la votarono sia a quelli che non la votarono. Essere sulle liste è come essere iscritti ad un club esclusivo. L'importante è che non ci siano nuovi iscritti che possano concorrere. E' chiaro che chi avesse questa consapevolezza, preferisce volutamente non andare a votare, mentre vanno a votare molti che sperano, non che le cose cambino, ma che rimangano sempre le stesse. Fino a quando può durare questo stato di cose? Il mondo intero è ad una svolta epocale. Con la globalizzazione governata sopratutto dai grandi interessi finanziari mondiali, ormai stati interi, Grecia, Irlanda, Portogallo, ect, possono "fallire". Gli eletti dei singoli paesi, non sono in grado di decidere le sorti degli stessi, l'economia anche degli stati europei è decisa altrove da persone che nessuno ha eletto.La consapevolezza di questo, se ci fosse in Italia una classe dirigente nuova ed adeguata alla nuova situazione mondiale, potrebbe essere la chiave di volta di un vero cambiamento.

#6 da Paolo Ghiazza, inviato il 1/12/2010
Ciò che trovo preoccupante, per cui necessita darsi risposte con urgenza, sono i giovani. Una volta non si votava perchè si preferiva impegnarsi in altro, fosse un weekend sulla neve o un'ipotetica fidanzata, comunque approcci superficiali ma ammirevoli a confronto di quello che accade oggi. Oggi la maggior tanti giovani non votano perchè non possono, non conoscono l'argomento quindi non sanno perchè farlo. E siccome non sto parlando di milioni di deficienti in circolazione, ma di giovani in gamba che stanno cercando una "strada" che fanno estrema fatica a trovare, mi chiedo perchè mai non chiamarli al tavolo a scambiare due chiacchiere, perchè è fondamentale ripartire, e per farlo dobbiamo farlo con i giovani, e perchè ciò avvenga dobbiamo capire tutto di loro, anzi, da loro. Non mi aspettavo che la Signora Gelmini li interpelasse a ragion veduta per la sua riforma universitaria prepotentella, ma io l'avrei fatto, perchè nelle università ci sono due attori protagonisti, studenti e professori, e se una riforma dev'essere fatta, questa riguarda soprattutto loro e, com'è noto, caro Ministro, i migliori affari si fanno in due, in questo caso dovevano essere fatti in tre. Di questi tempi, a celare la semplicità di certi mestieri, come affrontare certe problematiche ministeriali per esempio, in troppi farciscono le soluzioni ad arte, le complicano, le rendono il più possibile "illeggibili", fumose, intrise di punti e osservazioni capziose, e qui metto tutti i sinonimi, insidiose, cavillose, tendenziose, ingannevoli, artificiose, fallaci e subdole. Io ne ho abbastanza di fumo negli occhi da parte di chi fa un mestiere importante come qualunque altro, con le capacità richieste per mille altri mestieri ma, per non farmi vedere esattamente cosa fanno e come lo fanno e perché lo fanno dalla mattina alla sera, cercano di millantare difficoltà che, dicono, “voi non potete neanche immaginare”. Votare è un caposaldo della democrazia, un pilastro centrale, e se i giovani mollano in questa direzione nessuno pensi di aver vinto, perché la sconfitta di un sistema decadente si legge ovunque, ed è allarmante, com’è sempre da che mondo è mondo in tutto il mondo quando si cercano di offuscare le menti. Io dico basta fumo negli occhi. In casa mia, sto ascoltando i miei figli, perché sanno poco di politica, non vogliono votare, almeno con loro cerco di fare il mio dovere. Ieri il nostro Presidente del Consiglio, a proposito di chi manifestava in piazza ha detto pressappoco così: “i migliori studenti non vanno in piazza ma sono a casa a studiare”. Ecco ritornare quell’immagine dei bravi bambini, piccolini piccolini, incapaci di intendere e ragionare, quindi anche di votare. Ma non scherziamo Cavaliere! Paolo Ghiazza

#5 da mirko di matteo, inviato il 1/12/2010
Le nostre belle e nobili discussioni a volte rischiano di non calarsi nella realtà vera della politica italiana.Prendete il caso di Torino,dove il non più ricandidabile e bravo Chiamparino è "costretto" ad avallare la candidatura di un dirigente illuminato sì, ma che ha fatto il suo tempo come Fassino.Con questo voglio dire che la costruzione del consenso rincorre logiche che vanno ben al di là dell'importanza,dell'attualità e della validità di nuove proposte politiche come quelle meritoriamente propugante dall'associazione ItaliaFutura. Non è con il Terzo Polo,però, che si sconfigge l'astensione se a rappresentare politicamente e mediaticamente questa area si configurano leader consumati ed usurati dal travaglio postideologico come Fini,Casini e Rutelli.E per inciso se davvero qualcuno di noi sogna un profilo più marcatamente politico per ItaliaFutura sia chiaro che l'obiettivo di recuperare l'astensione non si raggiunge con il Terzo Polo guidato da Montezemolo, ma con il coraggio di parlare a quella parte del Paese che ha inseguito e foraggiato con messe di voti il sogno berlusconiano. Solo "un uomo onesto del fare" come il Presidente Montezemolo può ambire a raccoglierne quel pò di eredità positiva che il quindicennio berlusconiano ha lascito al Paese.

#4 da MARIO GUARINO, inviato il 1/12/2010
E' con grande entusiasmo che ho appreso, a proposito della richiesta più volte pervenuta dal risveglio della coscienza civile sulla responsabilizzazione e trasparenza del governo delle autonomie locali, che ieri il CDM ha dato l'OK preliminare al Dlgs. attuattivo del federalismo che introduce il criterio del "fallimento del politico"( sia esso Presidente di Regione, di Provincia e Sidnaco) con la sua interdizione da qualsiasi carica pubblica per dieci anni se non rispetta il patto di stabilità interno, nonchè la interdizione dei relativi funzionari regionali. Questo è un primo passo importante per evitare di continuare ad aggravare la posizione del contribuente-cittadino a causa dell'incapacità di gestione dei politici di turno; non solo ma vi è di più nella bozza del Dlgs. che la lista o il partito che hanno cadidato il governatore incapace perderanno il 30% dei rimborsi delle spese elettorali! Finalmente si propone di mandare a casa il Governatore incapace!!!!

#3 da angelo d'amore, inviato il 30/11/2010
dell'astensionismo così parlavo nel mio blog. http://nonsolonapoli.blogspot.com/2010/04/lastensionismo-non-va-interpretato-ma.html

#2 da Giovanni Ferrari, inviato il 30/11/2010
Sono parzialmente d'accordo con ciò che dice il Dott. Preiti. E' vero che l'astensione dal voto è in molti casi espressione della mancanza di fiducia e di attrattiva nei partiti politici, in questo senso è una scelta consapevole e legittima. Ma in molti casi è solo la superficialità, la pigrizia e la sfiducia generale che trattengono molti elettori a non esercitare il proprio diritto di voto. Credo che per manifestare con più forza la propria delusione di fronte ai partiti e, al tempo stesso, non assuefazione a tale sistema, la soluzione migliore sia la "scheda bianca". Un gesto come questo vuol dire: signori della politica, non mi sento rappresentato da nessuno di voi, ma non mi arrendo, aspetto e lavoro in silenzio nell'attesa di poter partecipare, se non altro con il mio voto, a cambiare la situazione". Giovanni

#1 da cosimo pedale, inviato il 30/11/2010
Cari Amici,

condivido fortemente le analisi condotte da Preiti. La tesi è peraltro confermata dall'evidenza empirica. Difatti, la partenza di movimenti popolari, ad esempio i grillini, ha accolto risposte inattese, proprio in quanto i nuovi movimenti tendono a catalizzare il malcontento verso le classi politiche note. Il vero tema è che finora i movimenti alternativi a maggioranza ed opposizione non hanno mai attirato i più e bisogna chiedersi il perchè. La ragione, a mio avviso, è chiara: il terzo polo non si focalizza sulla figura del leader, bensì su idee e su una visione politica non rappresentata dal singolo ma dal senso di squadra. Una visione diversa, fondata sul contributo di tutti secondo le capacità di ognuno. Le parole di Montezemolo, con estrema lucidità, intercettano l'esigenza primaria del terzo polo silente: le Liste civiche altro non sono se non l'espressione dei tanti con una visione comune. Gente che non necessita di un solo leader, ma di tanti validi ideali e programmi.



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