Le eccezioni che mortificano il merito

Concorsi e trasparenza per tutte le assunzioni pubbliche

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 29 novembre 2010
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Non sappiamo se le Aziende del Comune di Roma abbiano assunto parenti o amici della politica locale o nazionale (il Sindaco Alemanno ha comunque nominato una commissione interna di inchiesta), ma sappiamo che con le regole attuali non sarebbe impossibile.

L’assunzione di personale con chiamata nominativa, o la stabilizzazione del personale precario, magari assunto anche questo per chiamata diretta, sono una delle più significative eccezioni al concorso pubblico per accedere ai pubblici impieghi in senso lato (non solo ministeri, regioni, comuni etc.., ma anche le Società finanziate dallo Stato).

Più si è provato ad introdurre regole per garantire l’imparzialità nella scelta dei migliori, più la politica ha introdotto eccezioni alla regola: basti ricordare il modo di assumere sino a qualche anno fa con chiamata diretta le categorie protette (che oggi sono inserite in elenchi presso l’Ufficio provinciale del lavoro dai quali le amministrazioni attingono in modo trasparente). Restano, infatti, famosi gli elenchi per le assunzioni di invalidi degli Anni Ottanta: bastava una segretaria, che materialmente compilava gli elenchi nominativi scelti dalla politica, per assicurarsi un posto a vita, magari previa presentazione di un falso certificato d’invalidità.

Basterebbe definire per le società pubbliche poche regole chiare per limitare i possibili abusi. Forse non sarebbe la soluzione definitiva, ma si potrebbero ridurre i danni che tale malcostume provoca minando la nostra società e facendo perdere ai giovani la speranza nelle nostre istituzioni.

Un caso è proprio quello delle società pubbliche (Anas, Poste, Ferrovie etc..) e delle Aziende o Società pubbliche locali, che non sono vincolate al concorso pubblico e nelle quali le “giuste” procedure di reclutamento sono rimesse alla volontà, alla correttezza e all’etica degli amministratori. Anche per queste, che appunto sono disciplinate da regole di diritto privato, il che non vuole dire arbitrio e discrezionalità assoluta nella scelta delle risorse umane, si preveda che l’accesso avvenga esclusivamente per concorso pubblico; si escludano dalla partecipazione i parenti e gli affini entro il 4^ grado (cugino) degli amministratori delle Società o dei politici (ministro, sottosegretario, sindaco, assessori e consiglieri) della dirigenza di vertice dell’ amministrazione vigilante e degli organi di controllo.

E’ possibile che il concorso pubblico abbia eventuali fessure attraverso le quali l’illegalità o la parzialità trovino il loro ingresso: si preveda allora che le commissioni d’esame siano scelte mediante sorteggio tra un albo di dirigenti qualificati, che sia prevista la partecipazione in qualità di osservatore del responsabile dell’organismo indipendente per la valutazione o dei servizi ispettivi (se previsti) dell’amministrazione che svolge il concorso, e si ridia valore e serietà al periodo di prova che il neo assunto deve svolgere.

Non dovrebbe mancare tra le tante riforme istituzionali, di cui questo Paese ha veramente bisogno, anche quella, piccola ma incisiva, dell’articolo 97 della Costituzione che prevede che ai pubblici impieghi si accede mediante pubblico concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. Si cancelli l’eccezione alla regola: in questi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio abuso di questa eccezione con i concorsi riservati. Qualche volta la Corte Costituzionale ha fatto giustizia nei casi più eclatanti, ma l’eccezione legislativa è sempre possibile e ha rappresentato lo strumento utilizzato dal legislatore sia di destra che di sinistra per mortificare il merito.

Diamo speranza a quei giovani che vogliono confrontarsi sulla base del merito a parità di condizioni: tutti sulla stessa linea di partenza e vinca il migliore con una pubblica amministrazione che sia arbitro serio ed imparziale.






Consigliere della Presidenza del Consiglio dei ministri, Alberto Stancanelli è membro del comitato promotore di Italia Futura.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  politica   assunzioni   dipendenti pubblici   raccomandazioni   concorso pubblico   pubblica amministrazione  


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#12 da FRANCESCO, inviato il 15/1/2012
sono pienamente daccordo, aggiungerei che tutti fosero fatto a tests e che gli stessi fossero sorteggiati per essere diversi per ogni partecipante e che fossero attinenti e fattibili. ho partecipato alle preselezioni di dirigente scolastico e affermo che nessun può conoscere tutti gli argomenti richiesti nelle prove, solo chi sapeva già le risposte

#11 da Mario Placidi, inviato il 3/12/2010
Sto seguendo questo interessantissimo dibattito e trovo le proposte di Stancanelli lodevoli. E' pur vero che sono misure un pò draconiane, ma il limitare l'accesso dei parenti fino al 4° grado, pur essendo probabilmente incostituzionale, nella pratica dovrebbe essere mantenuto per almeno 20 anni. Questo "ripulirebbe" gli organici ..., inoltre la responsabilità di chi assume sarebbe il secondo deterrente. Ma forse l'unica alternativa possibile sarebbe la costituzione di agenzie parallele (con regole che garantiscano il merito, la responsabilità e senza eccezioni) con i compiti di svolgere le attività più importanti (nonchè delicate e spinose). Le attuali strutture pubbliche rimarrebbero per tutti quelli che non volessero transitare nelle nuove agenzie e con le assunzioni bloccate fino all'esaurimento delle stesse. Sicuramente alla fine spederemmo meno come stato.

#10 da Catia, inviato il 2/12/2010
Mi permetto di suggerire: è inutile porre l'attenzione sulle modalità di svolgimento di una prova per accedere al posto di lavoro (pubblico). Assicurerebbe il raggiungimento dell'obiettivo (cioè l'assunzione di persone veramente capaci ed idonee per quel posto) solamente se l'Amministrazione, il soggetto che dà lavoro, veramente lo volesse. Non solo a parole. In realtà, chi tiene le redini, nell'Amministrazione pubblica e quindi potrebbe andare nella giusta direzione, auspicata nel nostro dibattito, in realtà è indifferente al problema. Un'ultima cosa: il concorso pubblico è lo strumento ottimo ed insostituibile per tutti i posti di lavoro retribuiti con risorse pubbliche. Nel settore privato perde di senso.

#9 da ugo ferruzzi, inviato il 2/12/2010
Non condivido in particolare due punti di quanto sin qui emerso:
1) i concorsi pubblici, che peraltro abbiamo visto non garantiscono comunque trasparenza, servono solo a spendere soldi ed a rinviare per anni la copertura delle esigenze degli organici, intralciando in tal modo il corretto funzionamento delle strutture;
2) limitare l'accesso alle prove a chi non ha la "fortuna" (??) di avere un parente ai vertici dell'azienda pubblica non mi parrebbe una soluzione corretta ma una resa dello Stato: non riusciamo a punire chi fa brogli ed allora puniamo figli, nipoti ecc. ecc. anche di chi si comporta correttamente (tra l'altro, quella limitazione non consente, a priori, parità di opportunità anche a chi, magari, con il parente non ha alcun rapporto da sempre per scelta personale).
La necessità di trasparenza nelle assunzioni da parte di amministrazioni pubbliche(o parapubbliche) dovrebbe coincidere con l'esigenza delle stesse amministrazioni di poter disporre delle migliori risorse umane.
Dovremmo quindi portare proposte che vadano nella direzione di incentivare comportamenti etici da parte dei responsabili della selezione.
Una cultura simile si può formare solo nel tempo ed attraverso interventi su diversi stadi.
Sul piano etico,la situazione di partenza appare "disastrosa" e non sembrano sufficienti a provocare cambiamenti le attuali previsioni in termini di repressione della frode.
Le proposte di quanti hanno sin qui scritto sul tema sembrano avere un "fil rouge": la ricerca della massima oggettivazione del merito.
Non è certo questa la sede per definire i limiti ed i valori del "merito", ma non possiamo dire che manchino dati oggettivi nella storia scolastica, universitaria, lavorativa di ciascuna persona, da poter prendere a base per la formulazione di una sorta di pre-graduatoria (nello stile dell'amministrazione USA, ma con qualche correttivo .... italico nella previsione di controlli adeguati al nostro contesto).
Condivido anche la proposta di premiare i dirigenti che scelgono bene (in relazione ai risultati) ma, poi, che chi sbaglia paghi duro, fino con il licenziamento: l'incaricato di una selezione pubblica ha dei doveri "alti" che giustificano adeguate reazioni in caso di violazione dell'etica.

#8 da Fulvio Aversa, inviato il 1/12/2010
Questa volta non sono proprio d'accordo. "Viaggi della speranza" di migliaia di candidati, sessioni d'esame sovraffollate, tempi biblici per la correzione e la valutazione delle prove; e poi ricorsi, contestazioni, insinuazioni circa l'imparzialità delle commissioni; enorme dispendio di denaro pubblico. Il sistema dei concorsi nel nostro paese si è rivelato fallimentare. La selezione del personale del Dipartimento di Stato americano prevede che gli aspiranti, in ogni momento, possano compilare via internet un test preliminare; gli idonei vengono convocati per una prova orale e se la superano entrano per un periodo di tempo limitato (18 mesi)in una graduatoria dalla quale il Dipartimento attinge nuove risorse se ne ha necessità. Sul sito internet della Casa Bianca alla voce "jobs" l'amministrazione Obama-Biden viene presentata quasi come una ditta che assume personale e la domanda si può compilare direttamente online. Il concorso per l'accesso alla pubblica amministrazione è un rito pletorico, stantio, farraginoso, inefficiente. Ricordiamoci di essere l'Italia futura e non passata.

#7 da cosimo pedale, inviato il 30/11/2010
A mio avviso occorre distinguere le tematiche. Circa il settore pubblico, ritengo si debbano incentivare concorsi pubblici nei quali si riducano le soggettività. Non è difficile: massimo peso alle prove scritte, minimo e marginale a quelle orali. Prevalutazione, pubblica, secondo criteri oggettivi, dell'intera carriera di studi e di lavoro dei candidati. Oggettivizzare, parametrizzare il più possibile. Allo stesso modo, ma in tal caso il discorso si estende, occorrerebbe oggettivizzare l'operato dei managers e degli assunti pubblici. Qui chiaramente il tema si fa più complesso, ma il principio resta valido. Nel settore privato invece ritengo che, ovviamente, sarebbe limitante della libertà privata prevedere i concorsi pubblici. Piuttosto, sarebbe opportuno cominciare ad educare le persone, sin dalla scuola, a quel che significa fare impresa e far emergere la meritocrazia. Questi concetti, a mio avviso, in ambito privatistico, non si posson tuttavia imporre per legge: al più si possono incentivare. come? ad esempio incentivando la corresponsione di premi in quote delle società, oppure prevedendo criteri oggettivi di avanzamento economico in base ai risultati (valutati oggettivamente).

#6 da Massimo, inviato il 30/11/2010
Noi in Sicilia assistiamo allo scandalo (http://twitter.com/r_lombardo/statuses/9588065236426752 - si veda link) in cui si cerca di assumere alla Regione Siciliana altri 26.000 dipendenti. Ovviamente senza concorso...

#5 da enrico, inviato il 30/11/2010
con tutto rispetto a me pare molto semplicistico il ragionamento che fa il prof. Stancanelli. Lo definirei un libro dei sogni che può essere sempre aggirato. Nella mia esperienza di manager ho avuto occasione di esserlo anche nel pubblico in un Ente strumentale di diritto pubblico e vi posso assicurare che l'unico modo per aprire ai giovani sta nel "manico" e nella capacità di essere oggettivamente inattaccabili. solo con un circolo virtuoso che parte dallo stesso potere politico e attraversa gli alti dirigenti pubblici si può incidere positivamente. dobbiamo essere portatori di una nuova cultura civia.

#4 da massimo, inviato il 30/11/2010
Pur in piena sintonia con quanto affermato dal Prof. Stancanelli per quanto attiene all'ingresso dei più meritevoli nell'impiego pubblico e para statale, ritengo inefficaci e dispendiose normative e procedure per la selezione del personale. L'unica soluzione è non rendere conveniente assumere incapaci. Come? se i risultati non arrivano il dirigente incapace va defenestrato. In tal modo chi si deve avvalere delle risorse (per definizione non illimitate) ci penserà bene prima di farsi affibiare dal potente di turno una persona non scelta per le potenzialità, ma solo su raccomandazione.

#3 da mirko di matteo, inviato il 30/11/2010
Il professore Stancanelli ha sacrosanta ragione,ma in liena di principio trattandosi di SPA, seppure pubbliche, che il processo di recruiting del personale avvenga in modo privatistico e non publico non mi scandalizza.Piuttosto crea enorme fastidio il fatto che queste società operano in mercati ultraprotetti e regolamentati e che se fossero aperti alla concorrenza probabilmente il mercato stesso farebbe strame di questi rituali clinetelistici e contrari al merito.

#2 da maurizio dinelli, inviato il 30/11/2010
Il Professor Stancanelli ha perfettamente ragione, il merito viene sempre dopo con le regole attuali. L'ingiustizia è assicurata. Quasi sempre chi ha le leve del comando, di destra o di sinistra che sia, in un comune piccole o in una regione grande che sia, cerca di utilizzarlo a favore di amici e non di applicarlo imparzialmente

#1 da Giulio Portolan, inviato il 29/11/2010
Avevo proposto di introdurre i concorsi anche per l’impiego privato. Se ciò appare contraddittorio con il concetto di iniziativa imprenditoriale privata e di libertà economica di impresa, si tenga presente che la capacità competitiva di un Paese non dipende dal settore pubblico, ma (in misura prevalente) da quello privato, per cui la cooptazione e il familismo nel settore privato moltiplicano gli effetti negativi che ad essi sono imputati con riguardo al settore pubblico. Ciò non nel senso che solo i migliori possono lavorare, ma nel senso di attribuire ai migliori, tramite graduatorie e concorsi, i posti lavorativi strategici dell’economia d’impresa del Paese, anche per il settore privato.



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