Non sappiamo se le Aziende del Comune di Roma abbiano assunto parenti o amici della politica locale o nazionale (il Sindaco Alemanno ha comunque nominato una commissione interna di inchiesta), ma sappiamo che con le regole attuali non sarebbe impossibile.
L’assunzione di personale con chiamata nominativa, o la stabilizzazione del personale precario, magari assunto anche questo per chiamata diretta, sono
una delle più significative eccezioni al concorso pubblico per accedere ai pubblici impieghi in senso lato (non solo ministeri, regioni, comuni etc.., ma anche le Società finanziate dallo Stato).
Più si è provato ad introdurre regole per garantire l’imparzialità nella scelta dei migliori,
più la politica ha introdotto eccezioni alla regola: basti ricordare il modo di assumere sino a qualche anno fa con chiamata diretta le categorie protette (che oggi sono inserite in elenchi presso l’Ufficio provinciale del lavoro dai quali le amministrazioni attingono in modo trasparente). Restano, infatti,
famosi gli elenchi per le assunzioni di invalidi degli Anni Ottanta: bastava una segretaria, che materialmente compilava gli elenchi nominativi scelti dalla politica, per assicurarsi un posto a vita, magari previa presentazione di un falso certificato d’invalidità.
Basterebbe definire per le società pubbliche
poche regole chiare per limitare i possibili abusi. Forse non sarebbe la soluzione definitiva, ma si potrebbero
ridurre i danni che tale malcostume provoca minando la nostra società e facendo perdere ai giovani la speranza nelle nostre istituzioni.Un caso è proprio quello delle società pubbliche (
Anas,
Poste,
Ferrovie etc..) e delle Aziende o Società pubbliche locali, che
non sono vincolate al concorso pubblico e nelle quali le “giuste” procedure di reclutamento sono rimesse alla volontà, alla correttezza e all’etica degli amministratori. Anche per queste, che appunto sono disciplinate da regole di diritto privato, il che non vuole dire arbitrio e discrezionalità assoluta nella scelta delle risorse umane,
si preveda che l’accesso avvenga esclusivamente per concorso pubblico; si escludano dalla partecipazione i parenti e gli affini entro il 4^ grado (cugino) degli amministratori delle Società o dei politici (ministro, sottosegretario, sindaco, assessori e consiglieri) della dirigenza di vertice dell’ amministrazione vigilante e degli organi di controllo.E’ possibile che il concorso pubblico abbia eventuali fessure attraverso le quali l’illegalità o la parzialità trovino il loro ingresso:
si preveda allora che le commissioni d’esame siano scelte mediante sorteggio tra un albo di dirigenti qualificati, che sia prevista la partecipazione in qualità di osservatore del responsabile dell’organismo indipendente per la valutazione o dei servizi ispettivi (se previsti) dell’amministrazione che svolge il concorso, e si ridia valore e serietà al periodo di prova che il neo assunto deve svolgere.Non dovrebbe mancare tra le tante riforme istituzionali, di cui questo Paese ha veramente bisogno, anche quella, piccola ma incisiva, dell’
articolo 97 della Costituzione che prevede che ai pubblici impieghi si accede mediante pubblico concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
Si cancelli l’eccezione alla regola: in questi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio abuso di questa eccezione con i concorsi riservati. Qualche volta la Corte Costituzionale ha fatto giustizia nei casi più eclatanti, ma l’eccezione legislativa è sempre possibile e ha rappresentato
lo strumento utilizzato dal legislatore sia di destra che di sinistra per mortificare il merito. Diamo
speranza a quei giovani che vogliono confrontarsi sulla base del merito a parità di condizioni:
tutti sulla stessa linea di partenza e vinca il migliore con una pubblica amministrazione che sia arbitro serio ed imparziale.
Consigliere della Presidenza del Consiglio dei ministri, Alberto Stancanelli è membro del comitato promotore di Italia Futura.