Uno sforzo corale di ricostruzione
Ripartiamo dai giovani
di
Luca di Montezemolo ,
pubblicato il 24 novembre 2010
Ogni tanto mi sento dire: “A cosa servono associazioni come Italia Futura?”. Spero che da oggi la risposta sia ancora più chiara. Associazioni come Italia Futura servono a questo. A mettere a fuoco un problema, uno dei tanti che affliggono la nostra vita nazionale. E a definire soluzioni possibili e realistiche, da offrire al paese, alla politica, al dibattito pubblico. È un lavoro trasparente, costruttivo e rivolto al futuro.
Mi sono impegnato in Italia Futura, insieme a moltissimi altri amici, per questa ragione: perché credo profondamente nel paese, credo nel suo spirito di resistenza e di rinascita, nella sua tenacia, nelle sue forze migliori. L’Italia non può rassegnarsi ad un destino di decadenza e declino, che non ci appartiene.
A chi mi chiede “L’Italia ce la farà?”, io rispondo: “L’Italia deve farcela, non può esserci alcun dubbio”. Perché ha dentro di sé l’energia, i talenti, la determinazione per farcela. Naturalmente penso all’Italia reale, al paese reale, a quei milioni di donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio lavoro, pagano le tasse e si danno da fare perché non si accontentano e perché vogliono un futuro migliore per sé e per i propri figli.
Dobbiamo smettere di autoflagellarci pensando a questi quindici anni di non scelte, che hanno determinato un generale e oggettivo arretramento del paese. A partire dal reddito procapite e dalla crescita economica, che continua ad essere ai livelli più bassi in Europa. Anche per questo è tempo di volgere lo sguardo alla ricostruzione che verrà. Una ricostruzione a cui tutti, soprattutto i più giovani, saranno chiamati a dare un contributo di idee e partecipazione.
Un ciclo storico si va chiudendo nel peggiore dei modi. La Seconda Repubblica si era aperta con grandi promesse e speranze di rinnovamento civile e politico che non si sono realizzate. Mentre in Italia dominano le solite sterili polemiche, l’Europa affronta il suo momento più difficile. Dobbiamo dire con forza che andare alle elezioni oggi sarebbe un atto di irresponsabilità gravissimo, le cui conseguenze rischierebbero di travolgere il paese e da cui non si potrebbe chiamare fuori nessuno. Nemmeno quei partiti che apertamente puntano sulla disgregazione dell’Italia.
Ho sempre ritenuto che l’ingresso dell’Italia nella moneta unica e la costruzione di un’Europa politicamente forte fossero la premessa necessaria per assicurare un futuro di prosperità e sviluppo al nostro paese. Per questo le tensioni europee sono per noi particolarmente minacciose. Parliamo di tensioni finanziarie che possono condurre al default di paesi importanti e al fallimento di un processo storico epocale.
In questo momento drammatico, in cui persino l’Euro è messo in discussione, tutti sono chiamati ad un atto di responsabilità. Nessun tatticismo e nessun personalismo può essere ammesso.
Se un periodo storico si chiude, nel bene e soprattutto nel male, noi abbiamo due doveri. Il primo è quello di dire la verità sullo stato in cui versa l’Italia. Ma subito dopo abbiamo il dovere di immaginare il futuro, di non abbandonarci alla rassegnazione, di metterci subito al lavoro per preparare già oggi il futuro di domani. Perché non c’è alcuna maledizione che costringa l’Italia a questo pantano. Non c’è alcuna maledizione che possa impedirci di partecipare tutti a quello sforzo di ricostruzione corale di cui il nostro paese ha un disperato bisogno proprio ora. E credo fermamente che gli italiani non ne possano più di sentire ogni giorno il racconto di una catastrofe che si ripete all’infinito, senza alcun tentativo di guardare oltre l’angolo per riscoprire le enormi potenzialità positive che possiamo vantare.
In altri periodi della nostra storia abbiamo dimostrato di sapere reagire, di saper ritrovare quello spirito di rinascita che ci ha reso un grande paese. E anche oggi dobbiamo guardare avanti. Perché la ricostruzione corale deve cominciare ora, liberandoci dalla paura e dal senso di condanna.
Abbiamo tutti più paura. Paura degli immigrati, della Cina, dei disastri ambientali, paura di perdere i nostri livelli di vita. Abbiamo paura di un mondo che ci sembra sempre di più grande e terribile. La paura ci sta paralizzando da anni. Quando si ha paura si resta abbarbicati ai propri interessi immediati e si perde il senso di un percorso comune. Su queste paure la politica ha lucrato, giustificando il proprio immobilismo invece di dare fiducia ad un paese che ha straordinarie opportunità. Io credo che questo sia il male oscuro che paralizza il paese.
In questo anno Italia Futura ha fatto la sua parte, mettendo a disposizione del dibattito pubblico analisi e proposte concrete. Oggi abbiamo parlato di lavoro giovanile, il tema fondamentale su cui costruire il futuro della nostra nazione. Nei mesi scorsi ci siamo dedicati a temi altrettanto importanti come la mobilità sociale, la scuola, la sanità e nei prossimi mesi lavoreremo su temi come la cultura e la concorrenza. È un vocabolario concreto, fatto di problemi reali su cui si possono trovare soluzioni praticabili.
Oggi inizia una fase nuova, per Italia Futura e per il mio impegno personale. Una fase che chiederà di più a me e ai molti che credono in questa associazione. Italia Futura vuole diventare il luogo dove riunire idee ed energie per quel processo di ricostruzione corale del paese a cui dobbiamo tutti contribuire. Crescerà la nostra presenza sul territorio, alla ricerca di quelle eccellenze civili di cui l’Italia è ricca soprattutto nelle realtà locali. Crescerà il nostro lavoro di idee e proposte, guardando sempre a quanto di meglio avviene anche fuori dall’Italia. Continueremo a far sentire la nostra voce, nella convinzione che il contributo della società civile è determinante soprattutto in questa fase, piaccia o meno a questa classe politica.
Io so di essere una persona fortunata e privilegiata. Ho fatto molto nella vita e dalla vita sono stato ripagato con grande generosità, sia nel privato che nella mia professione. Proprio per questo sento di avere il dovere di fare qualcosa per il paese al quale appartengo. E come me, penso che ci siano tanti italiani che vogliono migliorare una nazione che merita di più. Italia Futura è nata per essere questo: la casa dei tanti italiani che credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio particolare. Perché lo sforzo corale di ricostruzione della nostra nazione deve vedere la partecipazione di moltissimi, non di pochi che si sentono superman.
Il nostro orizzonte è quello del paese reale, non quello di una politica miope e autoreferenziale. È l’orizzonte di una nazione che è stanca di piangersi addosso e che vuole trovare già oggi le idee e le energie per costruire il futuro di domani
Presidente di Italia Futura