Finanziare le borse di studio innalzando di un anno l’età pensionabile
Uno scambio tra generazioni
una campagna di Italia Futura a favore dell'occupazione giovanile
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Nel nostro paese molti giovani laureati rimangono a lungo disoccupati: nel 2009 la percentuale di laureati era persino leggermente superiore tra i disoccupati che tra gli occupati. Questo dato nasconde un paradosso della stagnazione economica: la sproporzione tra i percorsi di formazione scelti dagli studenti e le necessità del sistema produttivo.

E’ dunque necessaria una politica che affronti i nodi del mismatch tra domanda e offerta di capitale umano e quello sulla scarsità di supporto alla formazione superiore.
Il cuore di questa proposta è quello di aumentare il numero di borse di studio: gli studenti più meritevoli dovrebbero poter accedere all’università senza dover pagare le tasse di iscrizione e ricevendo un modesto contributo per vitto e alloggio.

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#6 da Matteo Epifani, inviato il 20/4/2011
Quello dell'eccessiva presenza di corsi di formazione in Italia è sicuramente un problema che dove essere risolto e ritengo la proposta di agevolare gli studenti più meritevoli con borse di studio una proposta giustissima. Quello che mi lascia più perplesso è la soluzione con cui dovrebbero essere recuperate le risorse per finanziare tale progetto. Infatti secondo me un problema che non viene affrontato è il fatto che il mondo del lavoro e dell'università ad oggi risultano essere ancora troppo lontani tra di loro e la formazione prevista per gli apprendisti non risulta certo utile al fine di preparare i giovani al mondo del lavoro. Quindi secondo me una soluzione interessante potrebbe esser quella di elevare l'età pensionabile di un anno, così da finanziare le borse di studio, ma prevedendo una norma per la quale in questo ultimo anno di lavoro il futuro pensionato svolga un'attività formativa direttamente sul luogo di lavoro in modo da preparare e formare il neo-laureato o il neo-diplomato al mondo del lavoro, tramandando così il bagaglio di esperienze alle nuove generazioni. Per non far gravare sull'azienda il costo di tale operazione , che si troverebbe a sostenere l'onere retributivo e contributivo per due persone (giovane lavoratore e futuro pensionato), basterebbe prevedere che il costo complessivo di entrambi i lavoratori sarà pari a quello che l'azienda avrebbe sostenuto per un lavoratore in qualifica. Per farla semplice oltre a far svolgere le 120 ore di formazione all’apprendista su materie certamente utili (sicurezza sul lavoro, diritto sindacale ecc…)ma poco produttive per l’azienda, per tutto il resto dell’orario di lavoro l’apprendista, per il suo primo anno di lavoro, dovrebbe esser affiancato al futuro pensionato, e non al solito tutor che si deve seguire 5 apprendisti e svolgere il suo normale lavoro non potendo così garantire in alcun modo un’adeguata attività di affiancamento ai giovani neoassunti. In questo modo oltre a premiare gli studenti migliori con borse di studio verrebbero aiutati anche i neolaureati ad inserirsi al meglio nel mondo del lavoro e alle imprese verrebbe garantito, senza costi aggiuntivi, un ricambio generazionale non troppo traumatico.

#5 da Andrea Arsani, inviato il 6/4/2011
Perdonatemi ma proprio non capisco come aumentare il numero, già eccessivo, di potenziali laureati possa ridurre la disoccupazione degli stessi.

#4 da Vincesko, inviato il 11/2/2011
Proposta sorprendente! A fini informativi: la manovra correttiva 2010 Tremonti-Sacconi (quella che ha scaricato il peso del risanamento dei conti pubblici, 24,9 mld, sui redditi medio-bassi e perfino su quelli a reddito zero, come i pensionandi inattivi, che perderanno in un solo anno anche migliaia di €, preservando completamente, tranne i farmacisti, tutti i redditi privati, anche miliardari, come Ferrero, Del Vecchio, Berlusconi, e milionari, come Tremonti, Passera, Profumo, Montezemolo), recata dal decreto-legge 78/2010 “prevede una finestra unica a scorrimento su un periodo di 12 mesi. Per effetto [poi] di una norma introdotta lo scorso anno, il cui regolamento è stato firmato il 25 maggio dai ministri Sacconi e Tremonti, le pensioni, a partire dal 2015 e su base di calcolo nel quinquennio precedente, saranno collegate alle aspettative di vita certificate dall'Istat, facendo del sistema pensionistico italiano il più stabile d'Europa”.
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/manovra2010/sostenibilita.html
Pertanto, già dal 2011!, la pensione di vecchiaia (ordinaria) è fissata a 66 anni; anche per le dipendenti statali, a partire dal 2012; nel 2024, per effetto del regolamento, si andrà in pensione a 67 anni.
http://www.spi.cgil.it/SideMenu/Informazione/Notizie/PensionieRedditi/2010/Previdenzailgovernofacassaconlepensioni/tabid/1829/Default.aspx


#3 da Alessio Albano, inviato il 1/12/2010
d'accordo, l'importante è che si faccia finalmente distinzione tra lavori usuranti e non. Mio padre si è spaccato la schiena in fabbrica per 40 anni, respirando sostanze tossiche, danneggiando in modo irrimediabile vista e udito. Chiedergli un anno in più sarebbe stato come ucciderlo.

#2 da Roberto Vacchi, inviato il 26/11/2010
Potremmo istituire un'altra forma di incentivazione per gli studenti meritevoli: ogni ordine o collegio professionale, potrebbe istituire, tramite le quote di adesione agli stessi, una o più borse di studio per gli studenti iscritti ai corsi di laurea che nel prossimo futuro saranno nostri colleghi.

#1 da emilia, inviato il 25/11/2010
gli studenti più meritevoli che possiedono già una laurea dovrebbero essere liberi di iscriversi ad altre lauree senza fare i test, visto che più di loro possono dimostrare di aver veramente voglia di studiare ed approfondire, questo in italia manca, eppure di ragazziche hanno vogluia di fare ce ne sono!



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Questa iniziativa fa parte della campagna Rimettiamo in moto l'Italia
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