La vittoria di Pisapia e la sinistra che a Milano non sa ancora guardare al futuro

Sole 24 Ore

pubblicato il 16 novembre 2010
di Andrea Romano

È troppo facile leggere il risultato delle primarie di Milano come il segno di una crisi terminale del Partito democratico così come lo abbiamo conosciuto nell'ultimo biennio. È facile ma inevitabile. Perché la vittoria di Giuliano Pisapia tra i militanti del centro-sinistra milanese segnala l'inconsistenza della strategia dei piccoli passi che avrebbe dovuto portare il segretario Bersani a ereditare - pacificamente - le spoglie di Berlusconi, consolidando, pian piano, quello che s'immaginava come un "proprio" territorio esclusivo, e alleandosi con un centro-centro considerato immobile. Nel frattempo quel territorio è diventato oggetto di un saccheggio sempre più esteso da parte del governatore Nichi Vendola, che lavora a fornire al massimalismo italiano, orfano ormai di leadership, una nuova grammatica, ma contenuti già noti e non attuali. Tanto è però bastato a riaprire la competizione a sinistra, con un Pd messo nell'angolo a Milano come in Puglia. E Vendola può limitarsi a benedire candidati anche molto lontani da sé, come nel caso di Pisapia.

Pisapia è un professionista, avvocato garantista, pacifico nei modi ed educato in famiglia alla tradizione civile del radicalismo meneghino. Curriculum nobile ma che rischia di rivelarsi innocuo nei confronti del sindaco Moratti: che non avrà molto da temere da chi promette la "filiera corta" nei mercati alimentari, accanto al "Museo del rock", coreografici strumenti di "finanza civica" uniti al "No" a ogni privatizzazione.

Eppure, muovendo da temi e slogan tanto lontani dalle preoccupazioni della maggioranza moderata dei milanesi, Pisapia potrebbe tentare l'impresa di mobilitare gli scontenti del centro-destra oltre ai delusi dal Pd, equivalente milanese di quell'area sempre più numerosa di italiani che si avviano a scegliere di non votare.

La fisionomia dei nuovi "astenuti consapevoli" è quella raccontata più volte sulle pagine del Sole 24 Ore da Roberto D'Alimonte: cittadini tutt'altro che qualunquisti, attenti ai temi della discussione pubblica e orientati alla partecipazione civile. Ma proprio per questo delusi da quello che il convento ha passato negli ultimi anni e intenzionati a farsi valere ricorrendo allo strumento del non voto, in numero tale da farne ormai il principale partito italiano.

È realistico immaginare che, nel caso milanese, quest'area possa essere convinta a tornare alle urne dall'ex Rifondazione Pisapia? In teoria perché no, se si guarda al suo profilo civile e alla sua lontananza quasi antropologica dalle file degli "impresentabili" di Sinistra e Libertá che tornano a fare capolino dietro l'affabulazione di Vendola.

In realtà la candidatura di Pisapia, con i contenuti che ad oggi l'hanno caratterizzata, può ambire a riportare al voto esclusivamente gli astenuti di sinistra. Coloro che attendevano qualcuno che sapesse almeno leggere e scrivere, rispetto all'insipienza di una leadership massimalista che nel 2008 è riuscita nell'impresa di essere espulsa dal Parlamento.

Ma non sarà Pisapia, così come non sarà Vendola, a dare una risposta convincente ai nuovi "astenuti consapevoli" che arrivano al non voto proveniendo sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. Perché il vendolismo, anche nella sua accezione milanese, rimane parte di un gioco a somma zero che si svolge interamente all'interno del centro-sinistra e che solo la disponibilità del Pd a farsi oggetto passivo delle scorribande altrui rende per la prima volta competitivo.

Fuori da quell'area, dove il solito 30-35% dell'elettorato viene conteso da Pd, Di Pietro e Vendola, il partito del non voto rimane senza padrini. Mentre il fragile bipolarismo italiano si avvia a una nuova e incomprensibile contesa elettorale, dalla quale è ragionevole attendersi un'ulteriore crescita di renitenti alla leva delle urne e un'altra ferita alla nostra democrazia.



tag:  primarie   milano   partito democratico   berlusconi   pisapia  


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#3 da Roberto Vacchi, inviato il 26/11/2010
Le proposte dei candidati di SEL possono sembra ai più stavaganti, ma sono proposte nuove che possono generare idee, dibattiti e contraittorio, a differenza di quello che accade adesso in Italia. Sono gli unici nel panorama politico italiano che propongono idee, che possono essere più o meno condivisibili

#2 da PIERO CAPPELLO, inviato il 16/11/2010
Sottoscrivo in pieno l'articolo. Eccellente perona Pisapia, ma le sue proposte chi dovrebbero attrarre oltre la sinistra classica?

#1 da Gian Franco Masia, inviato il 16/11/2010
Condivido l'analisi sulla sconfitta del PD di Andrea Romano. E aggiungo di più alla valutazione negativa dell'aspettativa del gruppo dirigente milanese, e non solo, che, caduto Berlusconi, cosa ancora da verificare, per diritto ereditario, sicuramente governeranno loro. Questo è il frutto di un'analisi sbagliata del berlusconismo, dei motivi della sua ascesa al potere, delle alleanze di fatto createsi con buona parte dei ceti popolari e produttivi, sopratutto al Nord. Il PD e altri, Di Pietro, sono convinti e più che altro si vogliono convincere, che se non ci fosse stato Berlusconi, il berlusconismo non ci sarebbe stato. Così come, per tacitarsi la coscienza politica, senza Mussolini il fascismo non ci sarebbe stato, senza Hitler il nazismo non ci sarebbe stato, e così via. La storia a volte si ripete, anche se in modo diverso nelle modalità. Ammesso e non concesso che il berlusconismo cada, perchè i dirigenti del PD non si chiedono: è caduto per merito nostro?; siamo stati noi decisivi con la nostra azione politica?; siamo noi che abbiamo creato le condizioni politiche per le inevitabili alleanze sociali che ricompongano nuove sintonie fra i ceti produttivi e i ceti che il lavoro non lo hanno e che hanno perso la speranza di averlo secondo le tradizionali ricette politiche del PD?. La risposta è evidentemente no. Ma davvero il PD è convinto che saranno loro che raccoglieranno i frutti caduti dall'albero scosso, con coraggio, da Fini? Io ritengo di no, perchè non vi è e non ci sarà una proposta politica vincente da parte di un PD che non si vuole mettere in discussione in relazione alle domande che prima ho proposto. Se Berlusconi cadrà, cadranno anche quelli che indicavano solo lui come responsabile di tutto, perchè così facendo si sostenevano reciprocamente. E' necessario che una nuova cultura politica si faccia avanti per salvare il Paese dal caos che provocheranno i finti nuovi, magari giovani di età, ma non di idee.



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