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Aiuti alle famiglie e occupazione giovanile

di Italia Futura , pubblicato il 10 novembre 2010
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L’articolo di Irene Tinagli ha provocato molte vostre reazioni. Vi ringraziamo per i tanti commenti con cui, come sempre, avete arricchito il dibattito. Il tema del sostegno alle famiglie e del welfare è uno dei più importanti in quanto, al pari delle riforme del mondo del lavoro o del sistema fiscale, ha allo stesso tempo un’incidenza diretta sull vita dei singoli e può riavviare un percorso di crescita economica.

Ci sono due commenti, ricevuti sul sito, che pongono altrettanti questiti a cui crediamo sia giusto rispondere.

Michele ha scritto:

Personalmente non ritengo che aiuti a pioggia ai giovani che si vogliono sposare o convivere siano la strada da percorrere. Ai giovani bisogna dare lavoro e basta indipendentemente dalla evoluzione della loro situazione sentimentale. Quando la gente ha un lavoro correttamente retribuito può come meglio crede pianificare la propria vita.

Antonio ha scritto:

Mi pare un articolo di critica ma non di proposta. lo trovo scarsamente utile. Occorre stare sui problemi concreti. Ho tre figli. Chi ha più figli a parità di reddito non può garantire le stesse opportunità che sono concesse al figlio singolo. Secondo me occorre intervenire per garantire pari opportunità a tutti i bambini, e ciò indipendentemente dal fatto che appartengano o meno ad una famiglia classica. Le risorse per finanziare iniziative di questo tipo andrebbero reperite riducendo le pensioni. Occorre trasferire ricchezza dagli anziani ai giovani.

Il 7 ottobre 2009 abbiamo presentato a Roma il rapporto L’Italia è un paese bloccato. Muoviamoci! dedicato al tema della mobilità sociale e curato da Irene Tinagli. Il rapporto contiene tre proposte concrete basate sulle soluzioni migliori adottate all’estero e adattate alla situazione italiana.

Nella sintesi del rapporto si legge che “la spesa sociale è dominata dall’erogazione delle pensioni (il 60% del totale, contro una media europea del 45%) e la parte destinata alle politiche per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie è solo l’1.2% del Pil, la metà dei paesi Ocse”.

Da qui deriva la nostra proposta del Pacchetto giovani famiglie, sintetizzata qui e dettagliata qui. Tre misure per le famiglie più giovani, quelle con bimbi piccoli: sostegno all’affitto, rimborsabilità delle baby sitter e abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di redditi derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i tre anni.

Per quanto riguarda invece le pari opportunità per ogni bambino, anche in famiglie numerose, abbiamo proposto l’istituzione del Fondo Opportunità, sintetizzato qui e dettagliato qui.

Ispirato al Child Trust Fund inglese, il Fondo opportunità è un conto intestato al bambino che viene acceso con una somma versata alla nascita e viene poi alimentato con una somma annuale, proporzionata al merito scolastico dalle scuole medie in poi. Secondo questo schema, al completamento degli studi superiori i ragazzi più bravi avranno accumulato un fondo di circa 20.000 euro, mentre per i giovani che conseguono diplomi universitari con successo questa somma può arrivare fino a 67.000 euro, con la partecipazione al fondo di capitali privati, richiamati dal merito dello studente.

La terza proposta è quella degli Affitti di Emancipazione, sintetizzata qui e dettagliata qui. Basata sulla Renta de Emancipacion già introdotta in Spagna, prevede che ogni giovane lavoratore tra i 22 e i 30 anni che viva fuori dal nucleo familaire riceva un assegno di 200 euro mensili. Senza complessi meccanismi di dettrazione, un aiuto concreto al budget del giovane.

Michele scrive nel suo commento che: “Ai giovani bisogna dare lavoro e basta indipendentemente dalla evoluzione della loro situazione sentimentale”. Le ultime due proposte citate non sono, come si legge, legate alla struttura o all’esistenza di un nucleo familiare, semmai possono favorire la sua nascita. Parallelamente alle misure di sostegno è ovviamente necessaria una politica di sviluppo dell’occupazione giovanile e un ripensamento delle modalità d’ingresso nel mondo del lavoro.

Per questo presenteremo in un evento pubblico a Roma, il 24 novembre, la nostra prossima campagna dedicata proprio a questo tema. Anche in questo caso il rapporto conterrà proposte, basate anche sulle vostre risposte al questionario sul lavoro e sulle esperienze che ogni giorno ci raccontate, attraverso commenti o editoriali scritti da voi e che pubblichiamo regolarmente. Proposte che vogliamo discutere con voi e che saranno, come sempre, messe a disposizione della classe politica.

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#4 da GIOVAN SERGIO BENEDETTI, inviato il 16/11/2010
la mia idea è che la politica del governo in questa crisi sia stata completamente sbagliata, perchè ha puntato tutto sulla cassa integrazione, che può anche servire in determinate circostanze, ma sono soldi che non costruiscono un futuro ed una volta finiti siamo punto e a capo, l'appunto che farei alla F IAT è che si sta sbranando col sindacato per un futuro che non esiste più ormai, perchè l'auto tradizionale è, in ogni caso, al tramonto, si costruissero AUTO ELETTRICHE a POMIGLIANO sarebbe comprensibile, non rischia di restare indietro sull'auto del futuro la FIAT?

#3 da aldo, inviato il 10/11/2010
La crisi economica perdurerà ancora alcuni anni se non si prenderanno provvedimenti ed iniziative urgenti per incrementare i posti di lavoro, in particolare a favore dei giovani e meglio ancora se di sesso femminile. L'Italia è all'ultimo posto nella % di assunzione delle donne (mi sembra con un ridicolo 10%) e si è notato che negli altri paesi europei la maggiore percentuale di donne, determina sia una propensione ai consumi proporzionalmente maggiore ed una natalità più elevata. Sono altrettanto favorevole alla distribuzione di una family card, da distribuire alle famiglie con figli e reddito basso, possibilmente rilasciabile con parametri più attendibili della social card, che ha raggiunto un quantitativo distribuito di solo un terzo rispetto alle più prudenti previsioni. Tra l'altro per ottenerla si dovevano sviluppare pratiche tipo rogito notarile ed in palese vista, alla faccia della privacy, con colonne dedicate alla posta ai "poveracci" ed anche in qualche supermercato c'era la cassa dedicata.

#2 da Giulio Portolan, inviato il 10/11/2010
L’uomo è una persona. Secondo il diritto e la legge e in relazione allo Stato, l’uomo è detto cittadino. Secondo l’economia e in relazione al mercato e al mondo industriale, l’uomo è detto consumatore, imprenditore e lavoratore. Se l’uomo non è lavoratore, non percepisce un reddito, e vive in povertà. Anche se percepisce un reddito, questo non è condizione sufficiente per vivere in modo dignitoso: occorre un certo livello di reddito (e di patrimonio). Per ragioni che non posso qui spiegare, l’economia ha svuotato il diritto e la legge di un contenuto economico: l’uomo, che è persona, non in quanto cittadino protetto dallo stato riceve un reddito, ma in quanto lavoratore. Ogni uomo, che nasce, diventa cittadino, ma se c’è disoccupazione questo cittadino (che ha svariati diritti, come all’incolumità, alle libertà personali e al voto) non è lavoratore, non percepisce un reddito e quindi vive nella povertà: lo Stato protegge il cittadino dal furto, dalle molestie, ma non dalla povertà. Senza volermi addentrare troppo in questi ragionamenti, dico solo che a norma degli artt. 2, 3 e 4 Cost. non dovrebbe esistere la disoccupazione, e in ogni caso ogni uomo ha diritto a un reddito (fonte di vita) non in quanto lavoratore (cioè integrato nel sistema economico), ma in quanto semplicemente persona. Questo per il diritto naturale. Per cui lo Stato deve “mantenere” tutti gli uomini, come un padre di famiglia mantiene, senza condizioni, i suoi figli.

#1 da Paolo Ghiazza, inviato il 10/11/2010
Prima di sposarsi o convivere, bisogna poter essere giovani (o anche meno giovani), economicamente autosufficienti, se mancano le minime risorse non si può fare proprio nulla, quindi sono per l'attenzione estrema verso le opportunità di lavoro per i giovani e altrettanto per aiutarli anche a costruirsi un nucleo familiare. Diversamente, per quel che scrive Antonio, non toglierei mai agli anziani per dare ai giovani. L'anziano per definizione ha meno futuro e possibilità di rimboccarsi le maniche di qualunque giovane. E l'anziano non può e soprattutto non deve più sopportare, ha già dato quel che doveva, quindi deve solo ricevere. Anch'io ho tre figli, le fatiche sono tante e dure. Occorre trasferire ricchezza a favore dei giovani e dei giovani nuclei familiari, ma il trasferimento deve partire da grandi risorse e allocate male, inutili di questi tempi. Riducendo del 5% le spese nazionali destinate gli armamenti per i prossimi 5 anni si potrebbero avere sul tavolo davvero tante e tante utili risorse, per i giovani e non solo. Per la ricerca contro il cancro, che causa 150 mila morti ogni anno, il nostro Paese spende annualmente l'equivalente di circa 225 milioni di dollari, mentre se ne destinano 20 miliardi per le spese militari. Cinque anni di spese militari a -5% fa 5 miliardi di dollari. Mica male come cifra per iniziare a ragionare no?! Paolo Ghiazza



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