La storia non si ripete

Berlusconi come Craxi?

di Marco Gervasoni , pubblicato il 4 novembre 2010
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“Non farò la fine di Bettino Craxi”, avvisa Silvio Berlusconi. Sono molti però a trovare analogie tra il crollo di Craxi e quello (per ora del tutto ipotetico) del premier, come tra la fine della prima e quella della seconda repubblica.

L’effetto déjà vu è certo impressionante per chi guardi in particolare gli anni 1991-1992. Una situazione economica incerta, la spirale del debito pubblico, le pesanti accuse di Confindustria, intere aree del territorio nazionale sottratte al controllo dello Stato, il conflitto tra le istituzioni. Soprattutto il senso di accerchiamento e la crisi di legittimità del potere politico.

La maggioranza, incerta e rissosa, con gli scontri tra Dc e Psi sempre più ingovernabili e la minaccia quotidiana di elezioni anticipate. Divisioni che laceravano dall’interno anche i due principali partiti della coalizione dell’allora governo Andreotti. Un‘opposizione sbandata, costituita da un neonato PDS, fortemente indebolito e in preda a tensioni disgregatrici. Su tutto, negli italiani, un montare sordo e ribollente di rancore.

Ma la storia non si ripete mai, non almeno nelle stesse forme. Per certi tratti oggi la situazione è decisamente più grave: la crisi economica, a quel tempo solo alle porte, oggi morde in un paese che non cresce più da molti anni. Allora sembravano esservi maggiori carte di ricambio: Segni, le Leghe, lo stesso PDS, si presentavano come un’alternativa spendibile e in ogni caso nuova, mentre oggi il Pd non ha più nessuna di queste credenziali.

Ben più salda appare oggi la tenuta, più che dalla maggioranza, della sua leadership: Berlusconi è presente nella pancia e nella testa del paese assai più di quanto non fosse Craxi (che non era un leader populista). Per non parlare del suo controllo sui media, mentre Craxi fu dal ’91 mediaticamente accerchiato - anche dalle reti Fininvest. Inoltre la tenuta elettorale - che in democrazia è quella che conta - appare assai più solida per il centro-destra che non per il pentapartito di un ventennio fa.

E’ allora qui che ritroviamo un’analogia che può essere fatale per Berlusconi. I regimi e le leadership, quando crollano, lo fanno velocemente e in maniera rovinosa. Anche il pentapartito aveva in sostanza vinto le elezioni del ’92, nonostante le inchieste di Mani pulite fossero già partite.

Ciò non impedì che in pochi mesi tutto franasse; quando lo Stato sembrò liquefarsi (con gli attentati mafiosi a Falcone e Borsellino) e quando i partiti non seppero più rassicurare economicamente gli italiani (la spaventosa manovra di Amato nell’estate del ’92). Paura dell’impoverimento e paura dell’insicurezza si saldarono allora all'indignazione popolare fomentata dalle inchieste dei giudici e diedero luogo all’auto da fé. Se le stesse condizioni dovessero ripresentarsi, l’ancor solido consenso del centro-destra potrebbe essere travolto nello spazio di un mattino.


Marco Gervasoni insegna Storia contemporanea all’Università del Molise. Il suo ultimo libro è “Storia d’Italia degli anni Ottanta. Quando eravamo moderni” (Marsilio, 2010).



tag:  berlusconi   craxi   mani pulite   prima repubblica   seconda repubblica   crollo   gervasoni  


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#7 da Agostino Ratto, inviato il 15/11/2010
Stiamo attenti nel fare facili confronti tra bettino Craxi e Berlusconi. Dobbiamo dare, a mio parere, un giudizio di livello superiore a Craxi. Ossia, possiamo affermare che Craxi è stato un politico di razza, pur con tutti i difetti poi venuti alla luce. berlusconi rispetto a Craxi è una "mezza figura" armato di protagonismo e totale mancanza di conoscenza della macchina politica costituzionale. per fare un confronto semplice direi un giudice rispetto ad un piccolo e bugiardo impiegato di cancelleria. Quindi sul piano politico è proprio impossibile il confronto. Invece credo che Berlusconi possa fare la fine di Craxi se tutti i pesanti problemi legali saranno provati in via definitiva. Confesso che a suo tempo ho sofferto nel vedere Craxi in Tunisia e senz'altro non proverò simile sentimento se ciò dovesse ripetersi per Berlusconi. Aveva ragione il grande Montanelli quando affermava che Berlusconi occorre provarlo per poter dare un giudizio.

#6 da ennio mulas, inviato il 8/11/2010
è evidente:siamo davanti al crollo della credibilità di Silvio Berlusconi, un uomo che ha scritto più di venti anni della nostra Italia. contemporaneamente al crollo, si stanno realizzando le possibili alternative, perchè assolutamente da evitare sono i vuoti di potere. a mio parere, le alternative sono due: da una parte questo assemblaggio di pertiti che si coalizzando al centro, sotto la segreta guida della Chiesa, che dopo il caso Boffo ha iniziato a lavorare alla creazione di una nuova DC, e probabilmente avrà in Montezemolo il suo leader. l'altro: il nuovo che avanza, il partito proveniente dal basso, il movimento a 5 stelle di beppe grillo, che potrebbe in futuro legarsi ai "rottamatori" interni al PD. la speranza è che questi due movimenti governino per il Paese, e non per loro stessi, come i vecchi partiti, che non a caso scrivo con la lettera minuscola!

#5 da Luca Taglieri, inviato il 5/11/2010
Ma qua non è solo un problema Berlusconi: qua occorre creare , realizzare l'alternativa a questi soggetti rappresentanti che da Berlusconi alla sinistra stanno tutti, anche se in modalità differenti, sulla stessa "pizza de fango". Terzo polo? Fini, Casini, Lombardo, Rutelli? Ma questi sono realmente alternativi al Berlusca? Notizia di oggi il presunto appoggio di Cosa Nostra all'elezione di Lombardo. Fini sono più di 15 anni che spalleggia l'attuale premier il quale a ragione dice che tutti sono per il cambiamento tranne quando lo riguarda. Su Rutelli e Casini.... La sinistra? Che fine hanno fatto i "trombati" del 2008? Magari spulciando tra i consulenti, i dirigenti negli enti locali e nelle municipalizzate e nelle varie micro - IRI ricostuituite a livello locale, troviamo risposta. Con il discorso di ieri Berlusconi ha inviato un messaggio trasversale ma chiaro: continuate ad attaccarmi, ma comunque io garantisco che nulla cambi che i vostri privilegi rimangano tali, altrimenti abbiate coraggio e "sparigliate" (aprite una crisi di governo). Occorre costruire una reale alternativa fuori dalla "pizza de fango", fatta (l'alternativa) di uomini e donne che siano innanzitutto cittadini al di là delle categorie di appartenenza (basta con la retorica del soggetto corporativo ignoto!!!). I 5 punti programmatici dell'attuale governo? Proponiamone 5 alternativi o che prevedono misure alternative a quelle del governo. Qual è il livello di tassazione del proprio reddito da lavoro che si ritiene giusto? qual è il livello di tassazione del proprio reddito da rendite mobiliari e immobiliari che si ritiene giusto? E' giusto che alcuni funzionari pubblici (tipo magistrati e universitari) siano non contrattualizzati con un modello di progressione automatico di carriera che prevede tra l'altro il pensionamneto a 75 anni, mentre frotte di aitanti giovani trentenni verdono dissipare la propria energia creativa? E' giusto che ci siano circa 1000 rappresentanti del popolo, o sarebbe meglio una minore ma altamente qualificata rappresentanza? - to be continued....

#4 da Fulvio Aversa, inviato il 4/11/2010
In cima ad ogni vetta si è sull'orlo dell'abisso.

#3 da Giulio Portolan, inviato il 4/11/2010
(Risposta a Andu) Oltre la questione del conflitto di interessi, sotto il profilo sociologico, in realtà, è per la psicologia dell’uomo ricco che non sarebbe opportuno che un uomo ricco governi il popolo. Un ricco: 1.) non comprende i problemi della gente comune; 2.) non è interessato ai problemi della gente comune. 3.) non è portato ad agire nell’interesse della gente comune. Ma neppure la “sinistra” avrebbe diritto a governare, perché essa non proteggerebbe gli interessi della classe dirigente, e in ogni società deve esserci una classe dirigente, ricca, forte e potente. In questo senso, solo il “centro” sarebbe legittimato a governare la società.

#2 da Andu, inviato il 4/11/2010
Le liberalizzazioni?? Ma di cosa parla, Portolan?? Del Berlusconi che vuol chiudere le parafarmacie, che protegge l'inefficiente monopolio delle Ferrovie di Moretti, che ha "salvato" Alitalia coi nostri soldi e regalandole il monopolio della Milano-Roma?? Gli ultimi sedici anni sono da archiviare come un nulla di fatto. Giriamo pagina!!

#1 da Giulio Portolan, inviato il 4/11/2010
Silvio Berlusconi ha occupato la scena politica italiana per venti anni. Ha svolto a mio parere in modo positivo quello che ha fatto. Ritengo che oggi sia venuto il momento delle liberalizzazioni, e questo non solo per venire incontro ai giovani e ai disoccupati, ma per rendere flessibile e così competitivo il sistema-Paese di fronte alla globalizzazione. Prima questo forse non poteva essere fatto. Si sarebbero generate tre scollature: l’Italia del Nord dall’Italia del Sud; l’Italia del Nord dall’Europa; l’Italia rispetto al mondo e al Sud del mondo. La prima scollatura, generandosi una maggiore ricchezza al Nord, avrebbe potuto accelerare e provocare la secessione politica del Nord dal Sud. L’Italia è oggi pronta per le liberalizzazioni, adesso, conclusasi in modo naturale la Seconda Repubblica.



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