Con la crisi gli statalisti di tutto il mondo hanno tirato un sospiro di sollievo: basta parlare di liberalizzazioni con tutto quello che sta succedendo! E in effetti
in molti paesi c’è stata una vera avversione alle liberalizzazioni, come se la crisi attuale fosse da addebitare all’eccesso di mercato creato negli anni precedenti. I politici italiani, che hanno sempre visto con sospetto le liberalizzazioni, non si sono fatti scappare l’occasione e
questo Governo ha chiuso la porta alle liberalizzazioni che erano state avviate nella breve stagione del governo precedente.
Non si sente più parlare di liberalizzazioni nei servizi locali; le
autorità di controllo del mercato
sono lasciate languire, al punto che molte (dalla Consob a quella per l’energia, fino a quella degli appalti pubblici) sono decurtate di presidenti e di componenti; vengono emanate dal Ministero per l’Economia norme coercitive per la composizione e il funzionamento dei consigli di amministrazione anche per società partecipate da capitali privati.
Intanto continua l’ingresso di imprenditori privati nei settori protetti, sicché
l’Italia sta procedendo verso forme di privatizzazione dell’economia senza liberalizzazioni. E questo è un processo pericoloso, perché si formano posizioni monopolistiche detenute anche da privati cittadini, con interessi che ledono quelli dei consumatori ma ingrassano quelli dei detentori di capitali.
In effetti nel corso degli ultimi anni, anche a causa della globalizzazione e dell’accresciuta competizione da parte dei paesi emergenti, in Europa si è assistito ad un trincerarsi di molti capitali privati nei settori del mercato interno, meno esposti alla concorrenza. In Italia questo fenomeno si è manifestato con riferimento al mercato dei servizi pubblici, che sono stati solo parzialmente liberalizzati.
Spesso si è confusa la liberalizzazione dei servizi con la loro privatizzazione, con effetti negativi per il mercato e per i cittadini. È così che il completamento del processo di liberalizzazione trova oggi ostacoli non solo da parte degli amministratori pubblici, ma anche da parte dei privati che già sono presenti in molti mercati e che beneficiano delle protezioni ancora in essere. E basti vedere come tra le principali società italiane, quotate o meno, spiccano ormai quelle che gestiscono servizi regolamentati o operano in settori che hanno una qualche protezione regolamentare.
Occorre invece rilanciare una stagione delle liberalizzazioni con l’istituzione di sistemi di controllo per verificare che la concorrenza sia relativamente libera e che i consumatori non siano danneggiati dal convergere degli interessi pubblici e privati. Le liberalizzazioni, oltre a consentire
servizi a più basso prezzo per i cittadini potrebbero così facilitare una ripresa economica che ancora langue nel nostro paese. Ed è anche per questo che il governo dovrebbe rilanciarle al più presto.
