L’autoreferenzialità della politica

Chi pensa a crescita e occupazione?

di Gian Carlo Bruno , pubblicato il 27 ottobre 2010
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Sfogliando i giornali italiani i titoli che colpiscono sono spesso quelli che riguardano le vicende giudiziarie del premier e le politiche del governo sulla giustizia. Questa serie apparentemente infinita di articoli, più o meno approfonditi, sulle varie proposte di legge e decreti su immunità, esclusioni, inclusioni, processabilità, misure ad personam e sugli altri aspetti tecnici, e soprattutto politici, relativi a queste misure è alla meglio noiosa, alla peggio preoccupante.

E’ naturale chiedersi quanto possa interessare a un cittadino italiano sempre più in difficoltà a vivere serenamente nel contesto economico attuale seguire l’evoluzione del dibattito politico, incentrato sui particolarismi dei protagonisti invece che sull’interesse comune.

Nella classifica di Transparency International sulla corruzione l’Italia è 67esima su 178 paesi, in Europa solo Romania, Bulgaria e Grecia fanno peggio. Questo indice è costruito sulle percezioni intorno alla corruzione del settore pubblico, e le conseguenze di una performance così deludente per l’Italia, non sono solo quelle immediate relative alla corruzione in se stessa, ma anche e soprattutto al diffuso senso di distrazione delle priorità della classe politica, la cui attenzione si focalizza su questioni personali dei protagonisti, sia in supporto delle loro iniziative sia in contrasto alle stesse iniziative.

L’agenda della politica è troppo occupata da questioni centrali per la classe politica, sia al governo che all’opposizione, ma assolutamente marginali per la crescita economica, l’occupazione, il benessere e la prosperità dei cittadini. Lo scollamento e l’autoreferenzialità della politica in Italia sono sempre più evidenti, e un rinnovato impegno sulle questioni chiave per il Paese sembra improbabile nel contesto attuale.

Direttore del settore istituzioni finanziarie del World Economic Forum a New York, ha lavorato in banche internazionali a Ginevra, Londra, Lussemburgo, e alle Nazioni Unite. Ha una laurea in Economia dell'Università Bocconi, un Master in International Management della Wirtschaftsuniversitaet di Vienna e il Global Master of Arts della Fletcher School of Law and Diplomacy di Boston. E’ stato Senior Fellow presso la Harvard Kennedy School.


tag:  politica   cittadini   economia   crescita  


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#8 da Agostino Ratto, inviato il 1/11/2010
Pergran parte dei nostri politici purtroppo crescita e occupazione sono l'ultima cosa a cui pensare. I fatti mostrano che si pensa solo alla propria seggiola con relativi privilegi. Siamo alla berlina in campo internazionale, anche grazie ai comportamenti del Premier che oltre ai problemi con la Giustizia unisce atteggiamenti privati discutibili. pensate che si crede tanto furbo e si fà beccare in castagna ogni volta che si avvicina ad una donna! Ormai è davvero ridicolo. L'economia boccheggia e tempo che il peggio stia ancora per aarrivare e lui abbandoni il Governo nel momento peggiore. A sinistra poi abbiamo un folto gruppo di pseudo politici che negli anni hanno fatto molti guai per antagonismi personali (vedi Dalema che si crede un fine pensatoreed ha fatto solo danni come quando ha fatto lo sgambetto a Prodi). Siamo proprio ben presi. Spero che i giovani sappiano reagire e fare le scelte demmocratiche giuste. Fuori i ladri dalla politica ed i "parucconi" di lungo cabotaaggio.

#7 da Massimo Peruzzo, inviato il 1/11/2010
Che la classe politica non sia rappresentativa è ormai ovvio. è altrettanto ovvio che la gente comune non ne possa più, i dati dell'affluenza al voto sono lì a testimoniarlo. ma come fare per cambiare tutto ciò? di certo noi persone normali non possiamo alzarci il mattino, fondare un partito e candidarci. I politici attuali non ci pensano nemmeno a lasciare il posto, le liste sono bloccate e i candidati sono degli yes man, insomma, la vedo dura. ci deve essere un personaggio autorevole, nuovo e senza interessi di parte che si mette in gioco e che tenta di fare rottura con il passato. chi ha orecchie per intendere.....

#6 da francesco perre, inviato il 31/10/2010
Aria nuova. I nostri polmoni hanno assolutamente bisogno di respirare aria nuova. Avete presente l'aria che si respira la mattina presto dopo che per tutta la notte ha nevicato????? La voglia di cambiamento è sempre più diffusa e percettibile. Siamo veramente stanchi di farci gestire da una classe politica vecchia, incapace e ancorata al potere.

#5 da Vincenzo Passaro, inviato il 28/10/2010
Carissimi, alla luce di quanto sta emergendo in queste ore circa il coinvolgimento del nostro premier, e dei suoi sodali, in penose vicende hard, si rende ancor più necessario un rapido cambio di marcia. Auspico che un pressante movimento d'opinione di uomini e donne di buon senso evitino al Paese un ulteriore e forse irrimediabile discredito a livello internazionale. Confido nella levatura morale del nostro Presidente della Repubblica perché richiami all'ordine e al decoro i rappresentanti delle nostre istituzioni. Grazie.

#4 da igor piciucchi, inviato il 28/10/2010
mentre per molti Italiani il problema principale è arrivare a fine mese per i nostri politicanti (maggioranza e minoranza senza distinzioni) è solo arrivare a fine legislatura e magari riuscire a strappare un seggio anche per il prossimo mandato ( o qualche incarico di prestigio ...) , i litigi su questioni più o meno futili sembrano solo una cortina fumogena sui veri problemi del Paese. Io in questa politica non credo più ma fortunatamente vedo sempre più Persone credere che un cambiamento civile e democratico sia possibile.

#3 da Fulvio Aversa, inviato il 28/10/2010
Qui si tocca un punto chiave. Non a caso Gianantonio Stella ha coniato la felice definizione di "casta" per indicare quello che è ormai un gruppo sociale che bada anzitutto ai suoi interessi; in fondo non ci sarebbe nulla di male se non fosse che si tratta di un gruppo costituitosi grazie al voto dei cittadini che gli hanno conferito il mandato di amministrare la cosa pubblica. Per tale motivo la classe politica non può più concedersi di essere autoreferenziale soprattutto ora che servono decisioni gravi ma soprattutto rapide. La povertà delle idee della "casta" si rispecchia nella povertà del suo lessico: "qualunquista" e "antipolitico" sono gli anatemi che vengono lanciati contro chi ragiona ed agisce secondo schemi estranei a quelli consolidati o semplicemente propone qualcosa di nuovo. E' tempo di cambiare.

#2 da Giancarlo Bruno, inviato il 27/10/2010
Gian Franco, sono d'accordo. L'agenda dei politici e' troppo spesso intorno al mantenimento dello status quo, alla difesa dai problemi giudiziari dei singoli leaders e alla preservazione del potere. Forse e' il momento di avere leaders che hanno meno problemi personali e piu' tempo per l'interesse comune?

#1 da Gian Franco Masia, inviato il 27/10/2010
Per far capire alla gente perchè l'Italia è in questo stato di "coma confuso", bisognerebbe forse dire troppe verità scomode, rischiando o avendone forse la certezza, non solo di non essere capito dai cittadini comuni, che non sono consapevoli della gravità della situazione, ma quasi sicuramente di essere frainteso. Perchè le attuali classi dirigenti, in generale, e sicuramente la classe politica in particolare, ritengono che la loro sopravivenza "al potere", dipenda solo dal loro "infeudamento" nel ristretto orizzonte nazionale. Vi è chi aspira a tenere sotto controllo "il feudo del nord", vi è chi aspira a far emergere "il feudo del sud", peraltro già esistente almeno dal dopoguerra, ma mai volutamente portato alla conoscenza degli infeudati. (Al contadin non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere). Vi è poi che pensa che per diritto feudale gli spetti, attraverso successive cooptazioni, in controllo del feudo centrale. L'unica cosa per la quale si danno da fare è mantenere le cose come stanno, con successioni ormai dinastiche. Tutto il resto,(il mondo che cambia, la globalizzazione dell'economia e quindi del potere vero), non lo vogliono neanche capire nè conoscere, perchè nel loro intimo sono consapevoli che non lo saprebbero affrontare. E' auspicabile quindi una azione, prima di tutto culturale, che renda consapevoli tutti quelli che non sono disposti a subire passivamente questo stato di cose, che cambiare si può, se si riesce a convincere la gente ad uscire alle prossime elezioni dai soliti schemi.



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