Per un'industria dell'ospitalità Made in Italy

L'Italia puà ridiventare il Paese più ospitale al mondo

di Nicolò Costa , pubblicato il 23 ottobre 2010
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Non bastano nuovi Codici del Turismo e Conferenze nazionali, occorre una politica economica dello sviluppo turistico locale, una concreta strategia volta all’industria dell’ospitalità made in Italy. La zavorra che frena l’Italia per tornare ad essere, come nel 1970, il paese più ospitale del mondo, si può sintetizzare in una parola, l’ anti-turismo:

a - i disservizi, soprattutto pubblici ma anche privati, non soddisfano o rovinano l’esperienza dei turisti con effetti negativi sullo sviluppo locale.

b - il localismo, ovvero la rigidità cognitiva nei confronti del turista (e dello straniero) Nella società dei flussi informativi e delle mobilità, in Italia sono ancora radicate chiusure mentali. Il turista è considerato dai residenti nelle città d’arte super-affollate come un ulteriore elemento di disturbo.

c) il lassismo, ovvero "va tutto bene e non voglio rogne", l’opposto del localismo. La proliferazione di volgarità di ogni tipo, è sotto gli occhi di tutti: ad esempio, sagre paesane prive di ‘tradizione autentica’ e caotiche manifestazioni con mercatini che vendono merce contraffatta in tantissime località turistiche.

d) lo snobismo intellettuale degli umanisti. Vengono coniate espressioni tipo "commercializzazione della cultura", "Italia Spa", "banalizzazione turistica dei sacri luoghi dell’archeologia" ecc. Gli umanisti improduttivi, molto potenti nel Ministero e negli assessorati ai Beni Culturali, hanno ridimensionato le pratiche di marketing culturale basate sul ruolo delle aziende, come invece proposto da Federculture. Poiché l’asset culturale è centrale per l’Italia (abbiamo 45 siti certificati dall’Unesco, i primi nel mondo), ecco che il peso frenante degli intellettuali snob è più rilevante di quanto sembri: mettono divieti e proibizioni di ogni tipo pur di non far guadagnare le "odiate" imprese.

Lo scatto in avanti nel realizzare prodotti dell’ospitalità a cavallo tra made in Italy e turismo è difficile che possa verificarsi per il clima di sfiducia generato dalla attuale classe politica. Tuttavia, è possibile qualche progetto pilota. Se ne propongono due: la politica potrebbe incoraggiare con agevolazioni fiscali gli investimenti del made in Italy nell’arredo degli alberghi o delle terme oppure i patti di collaborazione tra imprese del made in Italy e enti locali per una politica degli eventi che de-stagionalizzi i flussi e renda, pian piano, anno dopo anno, con pazienza e rispetto reciproco, la città "ospitale" tutto l’anno, con i residenti e i visitors.

Un nuovo global promo di estetica ed economia che opera ‘tra’ e ‘attraverso’ l’ospitalità, ecco la prospettiva per i talenti italiani. Si può battere l’anti-turismo se amiamo l’eccellenza in noi stessi e premiamo il lavoro delle imprese e degli intellettuali produttivi per offrire nuovi prodotti esperienziali made in Italy allo sguardo polisensoriale dei "migliori" emigranti, dei viaggiatori (studenti, business persons, anziani) che si muovono ‘tra’ le città’, dei turisti del nuovo ceto medio internazionale. Bisogna solo cominciare, senza tanti codici, summit e direttive.

Nicolò Costa è docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale www.scienzaturismo.it. Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).


Docente di Sociologia del Turismo e dello Sviluppo locale all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico del portale www.scienzaturismo.it. Oltre che di numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali è autore di Sociologia del Turismo (Cooperativa libraria IULM, Milano 1989) e I professionisti dello sviluppo turistico locale (Hoepli, Milano 2005) e di “La città ospitale” (Mondadori, Milano 2008).


tag:  italia   turismo   anti-turismo   nicolò costa   italia futura  


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#7 da Turi Pintaldi, inviato il 28/10/2010
Condivido i contenuti espressi nell'articolo del prof. Costa. Da anni, il gruppo da me coordinato persegue gli stessi obiettivi attraverso la realizzazione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera (www.cinemadifrontiera.it)incontrando non poche difficoltà. Ma seguendo la strategia tracciata in questo articolo, siamo fiduciosi di poter raggiungere gli obiettivi prefissati.

#6 da Giuliano Faggiani, inviato il 26/10/2010
A differenza di ciò che avviene nel mondo biologico. nel sociale vi possono essere molte 'madri' per un solo figlio. E la stagnazione dell'incoming turistico italiano è figlia anche di un atteggiamento autoreferenziale che non è più in grado di dialogare con gli immaginari che motivano le nuove forme di mobilità, non solo turistica. Costa ha individuato alcune delle madri del declino, ma pecca (forse) di ottimismo quando pensa che il turismo si possa agganciare all'immaginario del made in Italy che, anch'esso, rischia di essere un tema autoreferenziale. La verità è che il nostro paese non è visto più, all'estero, come il Bel Paese (in cui perpetuo fiorisce l'arancio). Da tempo, ormai, perché le arance (spagnole, quelle più buone) si trovano in tutti i supermercati del mondo, ma soprattutto perché la nascita di Berlusconiland ha dato il colpo definitivo, (speriamo non ancora) mortale! Alcuni anni fa un'azienda multinazionale come la Nestlè (proprietaria di Perugina) aveva avviato un'iniziativa di co-markerting fasciando un aeromobile di Alitalia con la scritta "Baci dall'Italia": questo era il made in Italy, non le griffe della moda, con i loro prodotti 'trasportabili' che si possono acquistare sulle Camps Elisée e nella Fifth avenue. O a Dubai e (falsi perfettamente imitati) nei suk del terzo mondo, tra cui l'Italia. Per il turismo (prodotto non trasportabile, ma da pro-muovere attraverso la pro-mozione) c'è un problema di comunicazione (non di informazione) e quindi di interazione con ciò che gli stranieri pensano di noi. Ma chi li ascolta, gli altri, in un paese indotto a leggere "Chi" e a guardare "Grande Fratello", oltre alle partite di pallone e alle trasmissioni a base 'gnocca'? Nel portale dell'ENIT si propone di cliccare il lihk "enogastronomia" (parola altisonante ma bruttissima), mentre nel portale del turismo spagnolo s'invita ad "assaporare" i prodotti locali: è tanto difficile dismettere quest'atteggiamento sussiegoso di chi ritiene di essere l'ombelico del mondo? Di chi dice di avere il 50% dei beni culturali censiti dall'UNESCO (una favola), di chi dice di aver saputo affrontare la crisi mondiale meglio di chiunque altro, di chi pensa di poter dettare le leggi del buon gusto con il made in Italy e con la "dieta meditarranea". Silvia Testa che si occupa di comunicazione (nomen omen)tramite Web, nel suo commento ci invita a frequentare i social network, ed ha ragione, ma basterebbe oltrepassare la frontiera per sentire che gli italiani non vengono più appellati con il termine "spaghetti" ma con il termine "berlusconi"e non tiene conto che gli spaghetti sono apprezzati da tutti (anche scotti e - per noi - decisamente immangiabili). Forse bisognerebbe avere un po' più di umiltà e lavorare sull'immagine internazionale dell'Italia, a partire dalla comunicazione, ma senza trascurare le politiche per il turismo. E la "politica" tout court.

#5 da ennio baratella, inviato il 26/10/2010
Analisi condivisibile, che almeno propone idee, e non si limita a criticare.Proprio ieri sera ho inviato ad un noto politico - una serie di proposte sul turismo, poichè da tale persona ho captato una precisa volontà a far capire che il Rilancio del Turismo Italiano può dare risultati a pioggia infinitamente grandi e tali da poter quasi convincere alcune regioni a sposare un federalismo con più convinzione.
Tra i vari punti che ho indicato che rivedo in questo articolo - riguarda proprio la necessità di Incentivare investitori Italiani ed Esteri sul piano Fiscale in modo assai importante - basandolo su risultati utili alla collettività locale - es. Più allunghi la stagionalità più ti premio sulla fiscalizzazione, e altre forme integrative.
Serve inoltre - ridare centralità al turismo - creando una unica realtà che accorpi di fatto Beni Culturali e Turismo dotandole di autonomia finanziaria.
Una regia unica che coordini al meglio le regioni e si metta fine a questo ridicolo e indecoroso eccesso di frammentazione comunicativa - sembriamo l'armata brancaleone.
Serve dare certezza agli investitori che le concessioni - previe verifiche di impatto ambientale siano fornite entro un tempo ragionevole - max 4 mesi - altrimenti vanno altrove ( vedi Turchia - ora Marocco - come casi recenti).

Ed altri innumerevoli punti che evito per motivi di tempo e spazio.

Mi conforta che questa figura politica indipendetemnte dal colore o giacca che indossa - desideri porre il Turismo nella centralità del programma di partito - e personalmente se debbo aiutarlo - lo farò volentieri- basta che si dia inizio ad una vera svolta progettuale.

Concludo con un plauso al mr. Costa circa la necessità d smetterla con Convegni e dibattiti - creati sempre dagli stessi attori e associazioni che son distanti anni luce dalla reale necessità di cambiamento.

Abbiamo la fortuna di avere un paese straordinario è ora di ricordarlo in modo nuovo a tutto il globo- E.T. compresi!




#4 da Silvia Testa, inviato il 26/10/2010
Sono pienamente d'accordo nella positività espressa dalle ultime righe di questo articolo "si può battere l’anti-turismo se amiamo l’eccellenza in noi stessi e premiamo il lavoro delle imprese e degli intellettuali produttivi". Questo richiede però un cambio di prospettiva e una mentalità aperta da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel settore turistico, enti pubblici e imprese private. Il mondo intorno a noi sta cambiando, grazie ad Internet i turisti sono sempre più attivi e interconnessi a livello globale: postano opinioni, racconti di viaggio, richiedono servizi personalizzati, ridisegnano l'immagine di servizi, prodotti e destinazioni turistiche secondo le nuove logiche del Web 2.0, eppure spesso le loro parole vengono ignorate. Non c'è la voglia da parte di molti di soddisfare il turista, di accoglierlo nel nostro paese e fargli vivere un'esperienza irripetibile, visto che fin'ora si è vissuti di una rendita di posizione, per cui si è ancora convinti che i turisti in Italia verranno sempre e comunque. Peccato che non ci si accorge che il mondo sta cambiano e la concorrenza globale è sempre più accanita. Ascoltare cosa hanno da dirci i turisti è fondamentale e soprattutto facile, grazie agli strumenti che internet mette a disposizione (forum, social network, blog, chat ecc.). Ascoltare per capire e per programmare un nuovo prodotto turistico italiano è invece più difficile ma possibile, attraverso pianificate strategie di web marketing. Quel che temo è che molti operatori del settore siano impreparati a entrare nella conversazione con il turista e che si ricorra, purtroppo, all'improvvisazione.

#3 da barbara maussier, inviato il 25/10/2010
Sono una studiosa del fenomeno dei Festival come nuovi media del territorio e come nuove forme imprenditoriali di turismo culturale. Non credo che la riuscita di un qualsivoglia progetto di rilancio turistico in Italia possa prescindere da una seria analisi dei punti di debolezza e di forza del sistema turistico italiano, in questo concordo con il Prof. Costa. Le competenze necessarie spesso non sono presenti sul territorio, ma ogni processo di sviluppo turistico dovrebbe ad ogni modo prevedere l’inclusione e la partecipazione attiva dal basso. Vi sono anche degli esempi positivi. Nel caso dei Festival un modello interessante è il Ravello Festival (www.ravellofestival.com), che riesce non solo a generare importanti effetti economici sul territorio, ma anche stimoli per lo sviluppo sociale e culturale soprattutto dei giovani locali.
A tal fine, attraverso la Scuola di Management Culturale (http://www.ravellofestival.com/scuola.html)fornisce opportunità concrete di scambio,
approfondimento e apprendimento, che possono diventare la base sulla quale poter costruire un futuro stimolante per le prossime generazioni.

#2 da Paola, inviato il 25/10/2010
Concordo pienamente con il testo scritto dal Prof. Nicola Costa.L'analisi è perfetta ed estremamente chiara. Quello che risulta difficile da capire come mai siamo ridotti in questo modo.Concordo pienamente su "Un nuovo global promo di estetica ed economia che opera ‘tra’ e ‘attraverso’ l’ospitalità, ecco la prospettiva per i talenti italiani. Voglio essere fiduciosa

#1 da Paolo Ghiazza, inviato il 25/10/2010
Se l'Italia turistica fosse stata data in mano ai francesi da un trentennio, avremmo per le mani uno dei paesi turisticamente più belli e completi al mondo, ma così non è stato. Rimedi quindi a breve termine non ce ne sono, perchè all'origine del nostro malfunzionamento turistico c'è un'abissale mancanza della cultura dell'ospitalità, fatte salve l'Emilia Romagna, il Trentino e l'Alto Adige, forse le Marche, per il resto il vuoto. Lasciamo perdere parole come "eccellenza" e compagnia bella, e tralasciamo inutili analisi sulla situazione attuale o su retrospettive da salotto televisivo, non servono, la risposta è già sufficientemente chiara e solamente da quella si può ripartire: non c'è cultura turistica, quindi manca la strategia per affrontare la situazione, mancano idee e concretezza, manca la voglia di fare che deve sostituire quella del pensare o del dire. Ripartirei dalla Sicilia, una regione fantastica sotto ogni aspetto turistico. La sia dia in mano a chi se ne intende, un pool di esperti operatori turistici dell'Alto Adige e dell'Emilia Romagna, li si lasci lavorare un anno dandogli le risorse necessarie e vedremo che tra dodici mesi in Sicilia non ci sarà per esempio stagionalità ma solo e sempre turismo dodici mesi l'anno, il minimo direi! Poi si incentivino i ragazzi a studiare il turismo, si potenzi questo tipo di studi che oltretutto da sbocchi di lavoro sicuro, e la si pianti di considerare di serie B chiunque non studi greco e latino, piantiamola e mettiamoci a lavorare per la soluzione del problema. Buona giornata. Paolo Ghiazza



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