Se non ci sono soldi per fare le riforme necessarie a stimolare la crescita e a mettere qualche pietra per il nostro futuro,
si potrebbero almeno fare le riforme che non costano ma che rendono moltissimo.E’ questo il caso del
le liberalizzazioni, tema non solo sparito dall’agenda politica ma ormai guardato con qualche sospetto dalla cultura antimercatista che sta prendendo piede anche in Italia. Paese in cui, peraltro, la cultura del mercato non è mai stata nel dna della politica. E così
gli interventi annunciati sono stati richiusi e sepolti nei cassetti e le poche riforme che sono andate avanti sono state svuotate di contenuto.
Così è avvenuto per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali che sarebbe dovuta diventare la bandiera del centrodestra e della sua rivoluzione liberale e che, invece, è stata definitivamente annacquata e depotenziata dalle ultime norme introdotte dal regolamento di attuazione; e si può essere facili profeti nel prevedere che, quando arriverà l’ora x della effettiva entrata in vigore della riforma, fissata per ora addirittura al dicembre 2011, arriverà un decreto milleproroghe a spostarla ancora più in là. Il fatto è che
quella dei servizi pubblici locali sarebbe davvero la riforma delle riforme perché non solo aprirebbe enormi opportunità in un settore fondamentale dei servizi, ma perché realizzerebbe anche una silenziosa ma profonda riforma della politica. Perché
oggi è lì, nelle società municipali (oltre che nella sanità) che si costruisce il potere dei partiti e delle correnti, quelle sono le leve attraverso cui si condiziona l’economia del territorio e le sue imprese. E in una fase di assoluta debolezza dei partiti nazionali, il potere nei territori pesa e condiziona ancora di più che nel passato anche le scelte nazionali.
Lo sa bene la Lega Nord che ieri si ergeva a difesa delle piccole imprese del territorio soffocate dalle tariffe imposte dai piccoli, inefficienti e voraci
monopoli pubblici locali e
oggi, che si è insediata nei comuni, nelle province, nelle regioni e
ha deposto l’antico spirito rivoluzionario, difende a spada tratta quel sistema che è diventato parte essenziale del suo sistema di potere.Sarà
forse per questo che
il Ministro dell’Economia non si occupa della questione così come non si è mai occupato in questi mesi di accelerare l’apertura dei mercati del trasporto, dei servizi postali, dei servizi idrici attribuendo le relative competenze regolatorie, né si è occupato di sottrarre finalmente la rete gas al controllo diretto del monopolista.
Eppure sono interventi che spingerebbero in alto il nostro PIL. Ma
opporsi ai variegati interessi dei monopolisti, anche se non costa soldi, richiede molto coraggio politico: evidentemente di quello ce n’è ancora meno!
Linda Lanzillotta, deputato, è membro della Commissione Affari Costituzionali della Camera. Ha fatto parte del Governo Prodi come ministro per gli Affari regionali e le Autonomie locali. Tra i suoi incarichi anche quello di segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri.