Il rigore e gli investimenti

Berlusconi riprenda le redini della politica economica

di Italia Futura , pubblicato il 12 ottobre 2010
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Il 22 luglio del 2008 Ernesto Galli della Loggia iniziava un suo editoriale sul Corriere della Sera con questa provocatoria domanda: “servono a qualcosa, al Governo Berlusconi, i ministeri dell’Istruzione e della Cultura?”.Questa domanda sembra aver trovato una risposta nelle parole attribuite la scorsa settimana al Ministro Tremonti (e mai smentite): “La gente non mangia cultura”. Difficile trovare una frase più emblematica dell’incapacità della politica di progettare il futuro del paese.

Come un Ministro dell’Economia dovrebbe ben sapere in Italia la cultura sfama direttamente milioni di cittadini e contribuisce in maniera determinante a rafforzare il “marchio Italia” che sostiene milioni di piccole e medie imprese. Viene da chiedere al Ministro su cosa l’Italia dovrebbe investire se non sulla valorizzazione del proprio patrimonio artistico e culturale? In paesi come Francia, Germania, Spagna, che hanno giacimenti di cultura inferiori a quelli italiani, mai sarebbe venuto in mente ad un Ministro di liquidare con una battuta malriuscita un tema fondamentale non solo per la crescita economica ma anche per la qualità della vita civile di un paese e per la sua stessa identità. Ciò che fa più riflettere è il modo sbrigativo e lapidario con cui il Ministro Tremonti usa archiviare, oramai da tempo, ogni argomento su cui occorrerebbe spendere un pensiero articolato e avviare un confronto approfondito.

Non possiamo più accontentarci dell’immobilismo che si trincera dietro un rigore a la carte. Non ci sono soldi da investire per la cultura, per le infrastrutture, per la ricerca, per il taglio delle tasse, per la giustizia, per la scuola, per i servizi alle famiglie. In una parola non ci sono risorse per la crescita e per gli investimenti. Mai una volta che mancassero però i fondi per alimentare la spesa pubblica improduttiva (provincie in testa) o i costi della politica. Compito della politica è trovare e proporre soluzioni al paese. Tagliare gli sprechi in tutti i settori (cultura inclusa) è sacrosanto ma bisogna spiegare: come si intende procedere, quando ci saranno delle risorse da investire, con che criterio verranno assegnate in maniera da incentivare anche gli investimenti dei privati. Il tax credit proposto per il Cinema, che Tremonti ha sommariamente liquidato, va proprio in questa direzione. Una misura capace di convogliare investimenti privati tagliando sprechi e riducendo l’intermediazione politica.

Tenere in ordine i conti dello Stato è un mestiere fondamentale e difficile che il Ministro Tremonti ha dimostrato di saper fare bene ma se l’incapacità di pensare alla crescita trasforma di fatto il Ministero dell’Economia in un Ministero del Bilancio allora sarebbe auspicabile che il Presidente del Consiglio si facesse carico in prima persona delle scelte fondamentali di politica economica.

Lo ripetiamo il rigore è importante, la crisi economica e finanziaria potrebbe riacutizzarsi, ma ci sono due questioni che non possono più essere eluse: primo nessun soggetto (azienda o nazione) può sopravvivere a lungo di solo rigore senza investire; secondo chi ha l’onere e l’onore di ricoprire un importante incarico di governo ha anche il dovere di spiegare al paese le sue scelte senza indulgere in atteggiamenti di autosufficienza. Anche perché, come al solito, il paese reale non si ferma. Imprese e lavoratori continuano a combattere senza potersi permettere di ammainare la bandiera. Berlusconi lo sa bene, è stato un grande imprenditore proprio del settore della cultura e dello spettacolo. Il suo DNA è sempre stato quello dell’attaccante e soprattutto su questo ha costruito i suoi successi imprenditoriali e politici.

In questi giorni un bel film italiano “Benvenuti al Sud”, prodotto dalla società del Presidente del Consiglio, sta dimostrando come non solo il nostro cinema sia in ottima salute ma anche come una commedia intelligente e ben fatta possa aiutare a sfatare i falsi miti sulle presunte incompatibilità tra Sud e Nord. Una storia che piace perché mostra un’Italia che vuole superare divisioni e spaccature.

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#78 da Alessandro, inviato il 17/10/2010
...io so solo che sono sei mesi che non riesco a trovare alcun tipo di lavoro...e si continua a ... parlare parlare parlare... senza preoccuparsi minimamente della realtà che ci circonda...l'Italia e glli Italiani hanno FAME...basta con le chiacchiere...se si continua così..sarà rivoluzione!

#77 da gianni, inviato il 16/10/2010
questa affermazione dimostra ancora una volta non solo il livello culturale dei nostri parlamentari, ma anche la capacità (o la volontà) di creare sviluppo e soprattutto ricchezza distribuita.
ogni paese utilizza al massimo le sue materie prime. Ebbene l'Italia ha oltre il 60 % dei beni culturali e architettonici mondiali (lirica e altro a parte)e in pochi anni é passata dal primo al dodicesimo posto nella classifica deipaesi "turistici" più visitati con una brusca accelerazione al peggio negli ultimi anni.
Quanti posti di lavoro qualificati si potrebbero creare per i giovani in tutta Italia rilanciando il turismo con meno soldi del progetto del ponte di Messina e della Salerno-rReggio calabria o di altre spese inutili?forse questo non si vuole perché la ricchezza deve restare in mano a pochi e comunque quanto accaduto negli ultimi giorni è emblematico per valutare la capacità di programmazione e di coordinamento del nostro (?) governo:la Gelmini annuncia trionfalmente assieme ad altri la riforma universitaria e dopo pochi giorni la sospende perché Tremonti taglia i fondi.

#76 da Andrea Barbieri, inviato il 15/10/2010
Pulcinella Tremonti, scherzando dice la verità!

Intendiamoci, egli dice quello che è vero per questo governo, non certo la verità con “V” maiuscola, cioè quel concetto che in una comunità dovrebbe tracciare la demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Al Ministro dell’economica di un governo mordi e fuggi come questo di certo non interessa un investimento a lungo termine come quello sulla cultura degli abitanti. Tanto più che la possibilità di accedere alla cultura non è minimamente intaccata per i cittadini privilegiati, tutelati da questo governo.

Anche in questo caso, a mio giudizio, la panacea sarebbe la razionalità di approccio al problema.

Certamente la ricetta non è aprire i rubinetti ed elargire fondi per la coltura a qualunque ente ne faccia richiesta, ma il concetto fondamentale non può essere “è buono per l’Italia solo quello che si mangia”!

Scordiamoci per un attimo di essere Italiani e supponiamo di fondare in Italia un nuovo stato. Che cosa proporrebbero sulla cultura dei cittadini di buon senso?

Probabilmente si domanderebbero quali sono le aree di eccellenza e quelle da potenziare all’interno del nostro Paese. Cercherebbero di capire quali aree sono da considerarsi strategiche perché creano o potrebbero creare valore (economico o artistico). Stabilirebbero per ogni area obiettivi ambiziosi ma realistici. Investirebbero sulla base delle risorse effettivamente disponibili e assolutamente secondo criteri di merito. Certamente questi cittadini del futuro confiderebbero la cultura un investimento indispensabile.

Ma questo per adesso è solo un sogno che forse si avvererò nell’Italia che verrà.

#75 da Vito , inviato il 15/10/2010
E' strano che ci si meravigli di queste decisioni.
Ma dove può andare un paese che non investe sui giovani?
La cultura è la linfa vitale per i nostri ragazzi.

#74 da Tommaso Farenga, inviato il 15/10/2010
mi unisco ai tanti che sono rimasti allibiti davanti all'affermazione del Ministro. Però sento di dover evidenziare che non solo occorre dare ampio spazio alla cultura e alla ricerca, che rappresenta il carburante migliore per traghettare l'Italia verso il futuro, ma nel contempo serve orientare i nostri sforzi e le nostre limitate risorse verso la cultura vera, quella che veramente fa crescere e sperare. Spesso abbiamo assistito alla falsa cultura, quella fine a se stessa, spesso orientata a creare centri di potere e a trovare la propria giustificazione in se stessa e non nei risultati di crescita del paese (risultanti anche sul piano umano e non solo su quello industriale). Riflettiamo su ciò per non dare ai nemici della cultura l'opportunità di criticarla. Per il resto difendiamola a denti stretti e con tutte le nostre energie: ne va del futuro vero.

#73 da garofano, inviato il 14/10/2010
E' ORA della TERZA REPUBBLICA.
Un Presidente che sia anche Capo dell'Esecutivo;
Solo 5 Ministeri:Esteri;Difesa;Bilancio e Sviluppo;Interni.
Tutto il resto demandato completamente alle Regioni.
Ristrutturazione del Parlamento con massimo
4 Deputati eletti in ogni Regione e massimo
2 legislature di presenza per ognuno.
Abolizione di ogni benefit.
Abolizione delle Regioni a Statuto Speciale.
Ristrutturazione del Senato e sua trasformazione in Senato delle Regioni.
Una trasformazione semplice, semplice che ridarebbe vigore e motivazione a questo Paese stanco e in declino.

#72 da Maurizio, inviato il 14/10/2010
Condivido la costernazione espressa da più parti nel sentire alcune affermazioni dei ministri dello Stato, in questo caso quello dell'economia, giustificate spesso sotto il termine di "battute" che invece, purtroppo, mostrano una mentalità davvero deprecabile e condannabile sotto ogni punto di vista. Su questa, ultima in ordine di tempo attribuita al ministro dell'economia, voglio citare un concetto espresso dal direttore dell'Unità in un recente dibattito televisivo che mi ha molto colpito e che ritengo sia condivisibile da chiunque, indipendentemente dal suo orientamento politico, e cioè (cito a memoria ciò che ricordo) che privare un uomo, o peggio un bambino, della cultura vuol dire privarlo di ogni possibilità di avere un futuro e quindi privarlo addirittura della sua stessa vita.

#71 da Massimo Plescia, inviato il 14/10/2010
Condivido l'allarme di tutti per il futuro nostro e dei nostri figli. La mancanza di una strategia vera e di lungo periodo ci porta ad un continuo arretramento internazionale ed ad una perdita dei valore di comunità nazionale, come lo stesso Galli della Loggia ha scritto sul corriere sabato scorso. ATTENZIONE! Dall'altro lato voglio però dire che senza una autocritica su COME si siano spesi e si spendono i soldi in cultura, ricerca e formazione, si lascia il fianco scoperto a chi vuole sfruttare la situazione per un impoverimento generale delle menti degli Italiani. Perchè non ci chiediamo quanto siano costati negli anni i docenti, i supplenti , i supplenti dei supplenti, quando per una professoressa incinta (a casa dal primo giono ) si pagavano anche 3 stipendi di sostituti? Perchè non ci chiediamo quale sia il rapporto numerico tra personale di segreteria-amministrativo e ricercatori al CNR? L'abilità dell'attuale sistema mediatico-politico è di fare passare le critiche agli atti del governo come mera difesa dell'esistente. E tutti ci caschiamo sempre ...

#70 da cirosse, inviato il 14/10/2010
Nel blog di Repubblica e il Messaggero ci sono molti miei post riguardo questa questione: come dire che se ne parlava gia' svariati anni fa, quando si pensava all'alta tecnologia italiana.....il digitale terrestre!! Ma come sempre la ns e' una voce nulla in un Paese che ascolta troppo la televisione e non accetta voci diverse da quella dei governanti.

Investire in cultura, investire in Ricerca e sviluppo, investire nella scuola e aggiungo, investire nell'Ambiente non e' un COSTO, ma e'un INVESTIMENTO. Anche se puo' essere duro in un momento come questo di crisi che ci sta uccidendo tutti, abbiamo il dovere di ricordare e spingere chi decide. Smantellare enti di ricerca,avere scuole di 35 alunni piuttosto che 25 con pessimi piani di studio (tipo superlettere al Liceo scientifico e super matematica al Classico), mantenerci i danni ambientali locali (grandi citta') ma anche globali (Nord e zone industriali), piuttosto che implementare Kyoto o una politica seria come la Germania ha fatto, o ancora permettere di mandare i ns geni 'creativi' (caratteristica unica) in giro per il mondo, puo' solo spostarci da Paese di serie A a serie B...e a quando serie C?

E' probabile che una vera integrazione di queste 4 componenti ci potrebbe far tornare a sognare...la California d'Europa.
Alla scuola, formazione atta alle molteplici direzioni disciplinari: industriale/turismo/culturale ma anche molto tecnico che non c'e' nella scuola e mi sembra, non ce n'e' al Palazzo a Roma;
Scuola e universita' dove la classe dirigente professorale etc sia basata su meritocrazia e conoscenza piuttosto che lunga degenza;
alla politica della ricerca di aiutare i ns geni a sviluppare le idee qui e di creare centri di eccellenza come quei pochissimi ancora sopravvissuti ai tagli e ancora integrarsi con l'Universita'; porre le basi che se ci fossero dei semi, di farli crescere (e' qui che la Politica deve fare il fatto suo); agli investimenti dell'ambiente che non significhi solo immondizia, ma che che ci faccia vivere respirando bene (per esempio, si riduce il costo della sanita' perche' stiamo tutti meglio di salute, offrendo migliore quala' di quest'ultima)
Per riferimento la Francia di Sarco', ha posto nel 2009 il rilancio addirittura dell' industria riposizionandola ad 1/5 della forza Paese dopo aver completato l'avvio della Universita' e della Ricerca ReD negli anni precedenti.

#69 da Enrica, inviato il 14/10/2010
L’affermazione è evidentemente non commentabile e non condivisibile , ma il punto è un altro: il nostro paese si sta avviando in modo sempre più preoccupante verso una politica dell’oggi per oggi e forse per domani. Non esiste un progetto all’interno del quale convogliare le iniziative di sviluppo , incluso anche tutte le attività di efficentamento che una crescita strutturale richiede. Tutto viene fatto secondo una logica ragionieristica che sta determinando, ma ancor più determinerà un pericoloso stallo . Il Governo che tanto rivendica la politica del fare dovrebbe sapere quanto sia necessario consolidare per innestare sviluppo. Oggi invece si stanno distruggendo le basi sulle quali avviare una doverosa ricrescita.

#68 da ennio baratella, inviato il 13/10/2010
Sarà stata una boutade come qualcuno ha scritto, ma su una cosa concordo - Tremonti è persona capace sui Bilanci - e come tale ritengo sia persona giusta. Nel ruolo di colui che dovrebbe favorire lo sviluppo - ho le mie riserve.
Inoltre su certi argomenti che toccano i costi ignobili della politica - lo vedo assai evasivo se non assente.
Es. di recente ha dichiarato che i tagli sulle auto Blu ( vergogna internazionale) al massimo si possono risparmiare 250/300 Milioni ( come se fossero pochi) - Brunetta un mese prima - afferma che considerando personale - indotti dovuti a manutenzioni ecc. si possono risparmiare circa 2 Mld - cribbio che differenza.
Ed altro ancora.. es domenica date una occhiata a Report sui tripli - quadrupli e oltre incarichi a medesimi personaggi.. altro che mal di pancia.
E tremonti in questi temi perchè non entra nel merito?
Es. vogliamo parlare degli immobili di pregio occupati dalla politica? Per carità qualcosa di alta rappresentanza deve pur rimanere - ma su altre sedi perchè non vendere ( valori stimati circa 15.000 al Mq in alcuni casi a 18.000 la mq.) la richiesta di questi immobili è ancor elevata!!
Ed altro ancora.
Non è economia? non è opportunità di ottimizzare risorse e immettere altre iniezioni ad alcuni comparti al collasso?

Poteva essere una battuta, ma prima di farlo conti fino a 20 e rifletta.


#67 da pietro napoleoni, inviato il 13/10/2010
Il ministro Tremonti, che, non si dimentichi, è da molti indicato come il futuro leader del centro-destra, è a pieno titolo una delle figure emblematiche di questa oligarchia politico-parlamentare autoreferente. Una oligarchia che tranquillamente ostenta arroganza e incultura.
Il ministro Tremonti è parte fondamentale e autorevole di questa oligarchia incapace di disegnare un progetto politico dell'Italia del futuro e che quindi si dedica alla coltivazione di quel gretto sentire di chi rivendica il diritto di non pagare le tasse, di violare impunemente i limiti delle quote latte, di marchiare con i simboli di partito persino le scuole.
Ma Tremonti non si limita a pronunciare espressioni da bar dello sport nei riguardi della cultura, è lo stesso che nega i fondi per la ricerca, per l'istruzione, per la giustizia, per la sicurezza.
Con la conseguenza che un imprenditore, un operatore economico, un ricercatore preferiscono operare in contesti dove la ricerca è un fiore all'occhiello, dove la giustizia civile è rapida e dà certezze, dove la giustizia penale non è condizionata da vicende personali, dove l'istruzione è considerata un investimento per la classe dirigente che il Paese avrà tra 10-15 anni, dove il confronto politico non si consuma con una "magnata" di polenta e "pajata" come in una sagra paesana.

#66 da Fausto, inviato il 13/10/2010
Un paese come il nostro che non investe nella scuola e nella cultura, non può considerarsi un paese moderno.
Un paese che non investe nel sapere dei giovani, classe dirigente del domani, non ha futuro.
Ma forse l'obiettivo è proprio questo: appiattire il pensiero perchè non si ragioni....

#65 da Sabato Manzo, inviato il 13/10/2010
E' molto chiaro, vogliono trasformarci in un polpolo di veline e modelli! Fortunatamente, la cultura non si può comprare al supermercato o attraverso la pubblicità. O ferse si, penso ai diplomifici ed alle università private. Basta avere i soldi ed il gioco é fatto!
Investire in cultura, ricerca e risorse umane, d'altro canto, rende liberi di ragionare con la propria testa e smascherare il pifferaio di turno!
Meditiamo tutti insieme.

#64 da Vito Bettin, inviato il 13/10/2010
Eroe è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. In assenza di compenso, è ovvio.
Chi per scelta fa lavora nell’esercito e lo fa dietro corresponsione di uno stipendio non lo è, a maggior ragione se lo stipendio è mediamente di 5.000 euri. In quel caso parlare di eroi è assolutamente fuori luogo. Lo si fa per assicurarsi un futuro e per un lavoro sicuro, per pagare il mutuo della casa e tante altre cose ma non diciamo stupidaggini parlando di eroismo.

#63 da Mauro, inviato il 13/10/2010
Forse allo stato Tremonti è più preoccupato delle aziende che fanno capo agli esponenti del governo, ritenendo che non si debba mirare ad innovare, ma a tesorizzare.
Sono un imporenditore e se non avessi migliorato i processi produttivi della mia azienda (innovando) non avrei ottenuto quei miglioramenti che mi hanno consentito di fronteggiare i costi che continuano ad inasprirsi. L'innovazione si poggia sulla cultura, senza la quale manca il presupposto per migliorarsi.Chi ci governa deve allargare le proprie vedute e migliorare l'efficienza dei servizi, abolendo enti inutili come le provincie ( vedi la Bat che da due anni non sa nemmeno dove sedersi). Difendiamo il nostro patrimonio culturale e miglioriamolo. Creeremo un migliore futuro per le generazioni future.

#62 da Vincenzo B., inviato il 13/10/2010
Nel giorno in cui il magazine web della fondazione di Luca Cordero di Montezemolo, “Italia Futura”, nel suo editoriale riportato anche da “La Stampa” di oggi (con la difesa - et pour cause - da parte del ministro Sacconi), chiede in sostanza il commissariamento del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, è opportuno commentare che l'attuale ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è un esempio lampante della validità del principio di Peter sull'incompetenza, un individuo inadeguato tecnicamente e soprattutto caratterialmente, inaffidabile e pericoloso. Egli è, assieme al ministro filoconfindustriale e "talebano" Sacconi, strenuo difensore della vita vegetativa ed affossatore dei diritti di persone in carne ed ossa, e con l'avallo sostanziale del duo Bonanni-Angeletti, l'autore della manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più crudelmente iniqua della storia repubblicana, che addossa l'onere del risanamento dei conti pubblici, invece che sui miliardari come Berlusconi (9 miliardi di $ secondo “Forbes”), i milionari come lui, Passera o Profumo o (chiedo scusa, vista l'ospitalità, ma è per capirci) Montezemolo, gli abbienti come Sacconi, Bonanni o Angeletti, che non pagheranno letteralmente neppure un centesimo, sugli invalidi, come gli affetti dalla sindrome di Down (poi, solo dopo le proteste corali, cancellato in Commissione), i precari, licenziati a decine di migliaia, i pensionandi inattivi a reddito zero, varie decine di migliaia, che perderanno in un solo anno decine di migliaia di €, gli insegnanti di supporto agli handicappati, gli altri dipendenti pubblici.
Altro che, come ha scritto su “La Stampa” del 11-11-10 incredibilmente il Prof. Mario Deaglio, “effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani” (sic!).


#61 da Paolo, inviato il 13/10/2010
Quando si vuole affossare la cultura di un paese si creano i mostri. Gente con l'anelito teso a raggiungere solo obiettivi di tasca. Non vedo perchè si debba contiinuare a premiare coloro che si sono distinti nei propri campi. Che cosa è il premio Nobel? Il now hou nasce dalla cultura e non dalla finanza. Se vogliamo, potremmo coniugarli almeno insieme. La cultura è la culla dei popoli. I romani e prima ancora i greci hanno costruito la storia e ci hanno lasciato i tesori che oggi disponiamo. Sacrifichiamnoci ma continuiamo almeno a leggere.

#60 da Giulia Rota, inviato il 13/10/2010
Concordo pienamente con il contenuto dell'articolo.
Purtroppo stiamo diventando un paese di ignoranti e quindi non siamo più in grado di comprendere che dietro a parole come cultura e istruzione sta il futuro del paese.

#59 da stefano, inviato il 13/10/2010
Ok, ma l'alternativa al governo lega - berlusconi dov'è? Questo è il problema. Se proprio nessuno si fa avanti questi governeranno per altri 100 anni, almeno.

#58 da carlo sargentoni, inviato il 13/10/2010
senza cultura vince la barbaria senza cultura non c'è futuro

mi auguro che i moderati di questo paese si uniscono per allontanare il baratro della lega e di berlusconi

#57 da Ivano Urban, inviato il 13/10/2010
Oggi si compete nei mercati globale con l'economia della conoscienza che ne diventa, a sua volta, il parametro su cui distinguere un Paese moderno ed avanzato.

Oggi, molto di più che in altre epoche l'efficacia della politica è direttamente collegata all'economia e ai benefici profusi nella socirtà: politica ed economia sono faccie della stessa medaglia, per ovvi motivi l'una non può fare a meno dell'altra.

Quindi, non credo sia giusto e intellettualmente onesto rivolgere pesanti critiche solo alla politica. Nel dibattito è bene chiamare in causa il settore che fa riferimento al capitale dunque finanza e industria. Non si può pretendere che il "rischio d'impresa" venga accollato allo Stato, il settore della finanza e dell'industria devono fare la loro parte e dai risultati ottenuti negli ultimi dieci anni, che coincidono guarda caso con l'avvento della globalizzazione dei mercati, non si può dire che abbiano ben figurato: anzi, sono stati un disastro.

Economia della conoscienza è la capacità di interpretare e coniugare l'aspetto formale delle questioni con l'aspetto sostanziale. Attualmente la nostra economia si è fermata alla "forma" ed appare ben distante dal saper interpretare la "sostanza" delle problematiche da affrontare.

Abbiamo il disperato bisogno di fare innovazione: nella finanza, nell'industria e nella politica inventandoci qualcosa di nuovo. Anche se può sembrare un discorso semplicistico il "nuovo", in quanto tale, fa riferimento a un qualcosa che non esisteva prima quindi senza parametri economici certi. Dunque per innovare, oltre alle rispettive competenze, ci vuole anche CORAGGIO!


#56 da Agostino Ratto, inviato il 13/10/2010
Ho letto il commento della Signora Silvia Toni, imprenditrice impegnata e sicuramente amante della propria attività ed ha tutta la mia considerazione. Davvero è triste che buona parte dei nostri Politici manchi di sensibilità e professionalità per poter affrontare le necessità sociali ed economiche dello Stato. Poi ci meravigliamo se alcuni sono costretti a delocalizzare le proprie attività in Paesi europei più organizzati.

#55 da Silvia Toni, inviato il 13/10/2010
Sono un'imprenditrice; non ho uno stipendio, percepisco a metà anno ed alla fine un compenso amministratore che non è mai lo stesso...dipende dall'andamento delle entrate. Infatti in un anno in cui le cose non sono andate bene, non ho ridotto lo stipendio ai dipendenti, non ho tagliato i costi del riscaldamento, ma NON ho percepito il compenso...ho lavorato un anno gratis, mentre il mio socio di maggioranza ( LO STATO) si è preso più del 50 % degli utili ( SENZA LAVORARE UN GIORNO!) IO non posso"prelevare" un compenso, se non ci sono utili a sufficienza, perchè NOn è opportuno chiudere il bilancio in passivo...gli studi di settore NON me lo permettono...AVREI IMMEDIATAMENTE UNA VERIFICA DALLA GUARDIA DI FINANZA. Esorto il presidente del consiglio, dato che è un imprenditore a comportarsi allo stesso modo...che tagli il suo e gli stipendi dei parlamentari.

#54 da eugenio, inviato il 13/10/2010
Degli studi universitari mi é rimasto impresso il testo di scienze delle finanze nel quale veniva riportato anche il pensiero dell'economista Deviti Demarco il quale, alla fine del 1800, affermava il principio che una nazione che a cuore lo sviluppo sociale (in senso generale) deve investire nella cultura/scuola e nelle generazioni future. Forse é bene ricordare che tale concetto é particolarmente aderente al nostro Paese che ricco di cultura (tesori dell'arte, monumenti, ecc) dovrebbe utilizzare questa risorsa come volano di sviluppo sostenibile e non accontentarsi del turismo mordi e fuggi che, fatta eccezione per i negozi dei pinocchietti, porta alla collettività costi che ricavi.

#53 da Lorenza Roverato, inviato il 13/10/2010
Non c'è argomento che mi interessi più di questo, visto che mi occupo proprio di fruizione dei beni culturali. E' molto triste che un professionista serio come il nostro ministro, che ha dimostrato competenza nel suo lavoro, si dimostri così poco attento alle vere risorse del nostro paese. Dal punto di vista dell'economia, come è stato già sottolineato da molti, non è nemmeno immaginabile un'Italia senza monumenti, musei, luoghi d'arte e di storia; dal punto di vista della conoscenza del nostro patrimonio, chi lavora nel settore sa quanto sia "nutriente" stimolare la sensibilità delle persone, piccole e grandi, guidandole alla presa di coscienza di una bellezza che non è solo mera apparenza. Si cresce non soltanto mangiando panini. Aggiungo solo che sono vent'anni che incontro il pubblico più diverso nei musei ed ho SEMPRE registrato le stesse sensazioni: le persone sono contente di fare questa esperienza e, alla momentanea soddisfazione, uniscono una specie di piccola malinconia, un "languore" per non aver potuto cibarsi più spesso di questa pietanza ... eppure nel nostro paese non manca la materia prima.
un caro saluto a tutti, Lorenza

#52 da mauro ciccarelli, inviato il 13/10/2010
Ovviamente la cultura è tutto per un paese ed è fortemente correlata allo sviluppo economico. Questa cosa è nota ai politici di tutti i colori .Senonchè assistiamo ad un continuo smantellamento delle istituzioni deputate all'avanzamento della formazione: tutti i governi dal dopoguerra ad oggi hanno via via ridotto gli investimentinell'istruzione e nella formazione! Non vedo all'orizzonte niente di buono se non si cambiano le persone che governano sia di destra che di sinistra!

#51 da Vittorio, inviato il 13/10/2010
Tremonti è un avvocato tributarista, non è un economista. Ai tempi della Tremonti bis tra la scelta se consentire alle imprese la deduzione di investimenti in corsi di formazione o la deduzione del costo di costruzione di nuovi capannoni ha optato per la seconda. L' Italia ha necessità di parole chiare, di verità, di una speranza per il futuro. Il rigore non ci farà uscire dalla crisi: solo una seria politica di investimenti sull' istruzione, sulla riconversione industriale, sull'utilizzo dei tutte le risorse potrà consentirci di superare la profonda crisi, della quale, con questo governo, non abbiamo ancora visto il punto più profondo. E' venuto il momento del cambiamento e dell' impegno di tutti quanti non possono assistere passivi alla deriva del paese.

#50 da Maria L., inviato il 13/10/2010
Cultura, istruzione, formazione non sono "spese", sono investimenti. Mi meraviglia che un economista ignori questo semplice assunto. Spese sono ben altre: un apparato politico elefantiaco e spesso, questo sì, inefficiente fatto di un numero impressionante e assolutamente inutile ( ma utile a creare "poltrone" e consensi) di province, di dipendenti, di auto blu...
Gli sprechi? Sicuramente ci sono, trasversalmente e dappertutto perché spesso generati da un sistema politico che per anni ha considerato i cittadini nient'altro che sudditi da imbonire con la promessa di un "buon posto sicuro" magari, appunto, in apparati amministrativi in cambio di appoggio elettorale. Eredità del passato... dirà qualcuno. Ne siamo così sicuri? E comunque... perché chi si è proposto come "il grande innovatore" non solo non ha fatto nulla, ma ha permesso che tale sistema si perpetuasse?
E come mai, gli stessi che gettano discredito su tutti quelli che con passione e pervicacia continuano a lavorare nel mondo della cultura e della formazione, non si scagliano invece contro chi evade le tasse, offre "lavoro nero" (e non paga quindi contributi e tasse)? Forse perché un altro leit motiv di una parte della nostra politica ( la più retriva e incolta) sollecita i propri sostenitori a non pagare le tasse? Abbiamo bisogno non "di gente nuova", ma di una nuova mentalità, di nuove idee... ma di queste possono essere portatori solo persone davvero colte, illuminate, nel senso più vero e più alto del termine perché per eliminare gli sprechi bisogna operare con il bisturi di un saggio non con la mannaia di un capo popolo.

#49 da luciano rossignoli, inviato il 13/10/2010
il titolo mi sembra impietoso, anche se poi il contesto fa alcune opportune considerazioni, che però andrebbero raffrontate al disagio del momento anche politico oltre che alla crisi economica mondiale. Non volendo interpretare Tremonti però ritengo che quella frase l'abbia detta in un contesto di un articolato discorso e non può essere ricondotto semolicisticamente alla "non cultura".



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