Il turismo al tempo di Internet

Il web corre, ma dove sono le istituzioni?

di Stefano Ceci , pubblicato il 8 ottobre 2010
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Non è necessario avere un dominio sul web per avere il dominio del web e così internet ha già creato un turismo migliore: l’egemonia informativa, culturale e commerciale dei tour operator nei confronti del mercato turistico è scomparsa grazie alla rete. Non sono più i big player a dirci dove vogliamo andare, quale albergo vogliamo scegliere, quali servizi vogliamo acquistare.

Qualche dato? Sceglie online la propria destinazione di viaggio il 68% degli utenti di internet; l’82% degli utenti di social media; l’83% degli utenti di micro-blog; il 91% degli utenti di mobile device. Quanti usano internet in Italia? 30 milioni di persone pari al 51,7% della popolazione.

La democrazia orizzontale del web ha innalzato l’asticella della trasparenza, della qualità, dell’offerta, della competitività. Avreste mai detto, solo due anni fa, che la reputazione di un hotel poteva essere demolita da semplici clienti? Mentre assistiamo al passaggio dalla classificazione pubblica alla pubblica classificazione, il miglioramento - o comunque il progresso - è già epocale e strutturale e chissà cosa ci capiterà di vedere nei prossimi anni.

Turisti e viaggiatori dominano sulle loro destinazioni e scavano i propri cunicoli sbucando inaspettatamente di quà e di là nel mondo, secondo geometrie sempre più relazionali. Non si sentono bene nei pacchetti e vanno a caccia di sacchetti dentro i quali rovistare per conoscere, sapere e decidere. Oppure chiedono al loro facebook: ehi amici che ne dite di quel posto? E dei 33 minatori cileni che a 700 metri sotto terra hanno potuto prenotare online la loro salvezza fisica e mentale?

Ecco i cunicoli della speranza che attraverso la rete ci riscattano.

Ma lo Stato, le Regioni e gli enti di promozione turistica se ne sono accorti?

Ci siamo posti questa domanda, e abbiamo navigato i portali turistici delle Regioni italiane. Con qualche piacevole eccezione, la conclusione è abbastanza netta: nella dialettica libera e spontanea fra viaggiatori e operatori, la destinazione dunque l’ente pubblico, è il grande assente.

Mentre operatori e soprattutto i viaggiatori hanno creato e consolidato un’informazione, una comunicazione paritaria e reciproca (2.0) la comunicazione turistica ufficiale rimane, come scrive Andrea Ruggeri, quasi sempre auto-referenziale ed estranea ai nuovi media. L’impressione che ne abbiamo ricavato è che il pubblico non anticipa, non stimola e non sostiene i processi di sviluppo. In realtà, a dirla proprio tutta, non li insegue neppure nè impara.

Invece di creare le infrastrutture di rete per essere veloci e fare della buona comunicazione che fa? E degli 800 milioni di euro un tempo destinati allo sviluppo della banda larga in Italia, cosa vogliamo dire? Pazienza?

Nemmeno per sogno. Vogliamo il diritto di fare reti di cunicoli e di conversare e di promuovere e di vendere il nostro primo made in italy: l'italy appunto. Non possiamo essere al pari delle altre economie evolute se ci trasciniamo ancora un digital divide così marcato e diffuso.

Casomai si occupassero finalmente di ponti e non solo di quelli in cemento. I ponti e le reti veloci che servono per connettere il Paese.





Stefano Ceci - 40 anni - si occupa di turismo da 12 anni, prima da manager oggi da imprenditore alla guida del gruppo GH che promuove e sostiene iniziative imprenditoriali per lo sviluppo di una nuova economia turistica.

42 anni, si occupa di turismo da 12 anni, prima da manager oggi da imprenditore alla guida del gruppo GH che promuove e sostiene iniziative imprenditoriali per lo sviluppo di una nuova economia turistica.


tag:  turismo   internet   tour operator   istituzioni   social network   stefano ceci   italia futura  


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#5 da ennio baratella, inviato il 12/10/2010
Mettetevi d'accordo, Astoi - Fiavet danno percentuali differenti a quelle riportate.
Che l'azione on line sia divenuta pesante realtà non lo discuto - ma attenzione a on mettere insieme chi prenota un micro servizio rispetto a chi prenota l viaggio.
A non mettere insieme chi prenota il viaggio su un Portale rispett all'agenzia di viaggio.
Se scorporiamo tale dato ritengo che chi prenota un viaggio costruito al 100% in rete sia una percentuale ben diversa da quelle riportate.
Che i T.O. debbano far i conti con la rete è un dato di fatto, ma che gli stessi siano determinati per la presentazione al cliente di un prodotto dove loro investono - rimane un dato oggettivo e non trascurabile.
Che una struttura alberghiera comeanche un T.O. venga ora demolito da un cliente in rete - è vero - come è vero che esistono guastatori pagati e clienti che non ammettono di aver sbagliato ma danno la colpa al prodotto mal soppesato.
Altro aspetto - che evidenzio è che l'80% delle cause legali legate al Viaggio non andato a buon fine - viene da Clienti che hanno prenotatoon line - quindi, manca quella salvaguardia e conoscenza del prodotto indispensabile per valutare un servizio.

Circa le Istituzioni, il capitolo è complesso e non bastanoore per discuterne.
Serveuna Task forse altamente professionale e composta non solo da genitaliani - ma anche da risorse che vivono e conoscono i paesi di riferimento.
Serve tradurre le macro aree di presentazione in un format consono alle esigenze di chi si vuol far arrivare il messaggio.

Qui esiste gran terreno fertile.
Ma sopratutto bisogna dire basta a progetti finanziati con bandi di gara "tarocchi" che danno contributi a Fondo perduto a soggetti misteriosi che spesso di turismo ne capiscono men di zero.

Ed altro ancora - da discutere......

Questo per rimarcare che il Turismo è la risorsa primaria sui cui investioe in Italuia per un progetto del medio e lungo termine che può dare impuslo enorme all'occupazione e dare impulso abnorme alle entrate locali!!
Chi vuol capire - bene - altrimenti continui a fare le tre scimmie.

#4 da loriana massi, inviato il 12/10/2010
La promozione turistica non si fa certo pubblicando sul sito copie del materiale cartaceo, depliants informativi, illustrativi, descrizioni storiche e tutte le informazioni utili e inutili - il viaggiatore vuole interagire con la Regione, il Comune, la località ma quanti enti sono pronti a questo cambiamento? Si sono fatti travolgere dalla tecnologia o hanno semplicemente calcolato male i tempi? Una cosa è certa, il turismo è dinamico e ha bisogno di enti turistici grintosi.

#3 da stefano montaguti, inviato il 11/10/2010
Come al solito Stefano è bello leggerti per la sintesi e la chiarezza.
Non posso che essere d'accordo con te; l'esperienza di 3 anni in P.A. e la battaglia (persa) per favorire la diffusione della Banda larga nella mia Provincia verso il mondo delle imprese e del privato sono ancora molto vive nella mia mente...
Se posso, aggiungo volentieri una considerazione: non è in questo caso principalmente un problema di fondi, perchè gli Enti pubblici (o "para-pubblici") sciupano ogni anno montagne di soldi in scelte che riguardano l'ICT farcite di errori sulle priorità, di mancanza di competenza... quando non di scarsa trasparenza.
Pare che, sia che si tratti di merci e persone, sia che si tratti di informazioni, ci sia una incapacità radicale nella P.A. a svolgere il suo compito strategico di definizione delle linee di sviluppo e di regolazione dell'esistente.
E, sinceramente, pur vivendo in un'area avanzata del Paese come la Romagna, non sono per nulla ottimista.

#2 da Fulvio Aversa, inviato il 10/10/2010
Avanzo una proposta provocatoria: i siti internet della promozione turistica ufficiale si potrebbero abolire del tutto. Ormai i viaggiatori consapevoli si informano su siti ad elevata interattività (vedi link) dove è possibile costruirsi non solo un itinerario ma anche una visione, un'immagine personalizzata della propria mèta. Credo che questa impostazione soggettiva del rapporto con un luogo si stia affermando in modo inarrestabile; anche le tradizionali guide turistiche stanno venendo soppiantate dagli smartphones con connettività a banda larga. Perciò lascerei perdere i portali istituzionali e con le risorse risparmiate favorirei un'azione più decisa verso l'attivazione di reti di comunicazione più rapide, capillari ed efficienti come giustamente delineato nell'articolo.

#1 da Giulio Portolan, inviato il 8/10/2010
Una ragione del ritardo nell’applicazione di Internet al turismo può essere duplice: da un lato, l’Italia ha il primato nel mondo del turismo, se non nel senso dei numeri di visitatori, certamente perché (come si dice) l’Italia primeggia nel mondo per le opere d’arte; dall’altro lato, in Italia e fuori di Italia (per chi viene a visitarla) sono (si ritiene, forse correttamente) conosciuti i luoghi da visitare (una città antica – Roma -, o famosa – come Venezia -, o ricca d’arte – come Firenze -, una rinomata località balneare – Rimini -, o luogo di montagna - come Cortina -, ad esempio), per cui non si sente la necessità di sponsorizzarli tramite internet. Il turista – si pensa – vedrà sul luogo, da cui non può non sentirsi richiamato. Riguardo ad esempio all’impiego di Internet per sponsorizzare gli hotel, tale impiego può incontrare due limiti: nello stesso elenco figurano hotel concorrenti (basta una stella in più a minor prezzo per attrarre i turisti); l’hotel può avere caratteristiche che si preferiscono nascondere piuttosto che fare apparire (come una facciata “vecchia” rispetto a un hotel moderno). Come impiegare Internet per migliorare l’offerta da parte dell’industria turistica nazionale, e così incrementare la domanda, estera e interna, in Italia, dove già questa offerta è ingente e di qualità ? Una cosa che mi viene in mente, forse la più naturale trattandosi di Internet, è simile a “Second Life”. Un sito pubblico che si occupa di turismo dovrebbe poter creare “itinerari turistici virtuali”, sia come pacchetti costruiti dal sito, e lì posti dai diversi operatori turistici, che così presentando sul sito pubblico la loro offerta e in esso competono, oppure questi ITV sono costruiti direttamente dal turista virtuale, attraverso una piattaforma, e gli operatori e hotel presentano la propria offerta perché esso possa essere costruito. Ad esempio, costruisco due itinerari: in uno vado da Santa Maria Maggiore al Mausoleo di Augusto e poi alla Trinità dei Monti, a piedi, e cerco in internet dove poter pranzare o cenare; nel secondo itinerario faccio il percorso al contrario, e cerco sempre dove pranzare o cenare, alla fine del percorso. Mi costruisco cioè tramite Internet una rigida programmazione, con luoghi da visitare e in cui pernottare. Un “Second Life turistico”, con i monumenti tridimensionali che già visito sulla rete, e mi viene data la possibilità, finito il viaggio, di apporre sul sito pubblico le mie foto-ricordo, come su GoogleEarth. Così tutti i futuri turisti possono scaricare le mie foto e mettersi in contatto con me per conoscere informazioni sul mio viaggio.



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