Infrastrutture per l'Italia del futuro
Ferrovie, mobilità urbana e trasporto merci le tre aree da cui ripartire
di
Ennio Cascetta ,
pubblicato il 1 ottobre 2010
Quasi tutti i grandi Paesi del mondo stanno potenziando le proprie infrastrutture di trasporto come fattore determinante per lo sviluppo e la competitività della propria economia. Il presidente Obama, pochi giorni fa, ha annunciato un grande piano del valore di 50 miliardi di dollari in sei anni, per sviluppare l’alta velocità ferroviaria e nuove reti stradali, così come sono noti i grandi investimenti infrastrutturali realizzati e in corso in Cina, India, ma anche in Germania e in Spagna. La World Bank, ancora pochi mesi fa si è espressa chiaramente sull’importanza degli investimenti in infrastrutture di trasporto per fronteggiare la crisi.
L’Italia da decenni è in netta controtendenza rispetto a questi orientamenti, nonostante già oggi sconti un fortissimo deficit infrastrutturale. In base alla classifica del World Economic Forum 2008-2009, tra 134 Paesi del mondo, l’Italia si situa al 54° posto per quantità di infrastrutture e scende al 73° posto per la loro qualità. Molto lontano dalle posizioni che ancora oggi ricopre per l’economia nel suo complesso.
E’ stato valutato che il costo del non fare le infrastrutture di trasporto è di circa 100 miliardi di euro l’anno al nostro sistema economico. Insomma un caso classico di “irrazionalità collettiva“: non riusciamo ad investire in infrastrutture nonostante questi mancati investimenti ci costano molto di più. Il nostro Paese, dopo la stagione delle autostrade dal secondo dopoguerra alla fine degli anni settanta, ha realizzato pochissimi investimenti infrastrutturali significativi, sia a livello nazionale che locale. Tutti con tempi molto lunghi, nonostante gli annunci, i piani, le leggi, i progetti e la volontà espressa da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi trenta anni. Il settore delle infrastrutture, per la natura stessa delle opere e i tempi necessari, ha scontato e sconta più di altri la lunga crisi della nostra capacità di affrontare decisioni collettive.
Ad oggi, la programmazione infrastrutturale nazionale si sostanzia in un lungo elenco di opere prive di un disegno strategico, per le quali non c’e’ alcuna certezza di copertura finanziaria, né sono indicate priorità e fasi. Manca, in sostanza, una politica della mobilità, una idea di come ci immaginiamo la mobilità nel futuro e, rispetto a questa, una programmazione degli investimenti di medio–lungo termine ed un’analisi approfondita e condivisa delle reali priorità infrastrutturali. Ciò comporta, inoltre, incoerenza e instabilità delle scelte rispetto alle maggioranze di Governo che si alternano con conseguente stop & go di progetti pluriennali. Talvolta alcune opere sono direttamente collegabili a questo o quel politico, sostituito il quale si ferma tutto.
Per superare questo stato di cose così dannoso e consolidato non ci sono ricette rapide e indolori. Ma si può fare qualche riflessione sulla base di tanti anni di esperienza disciplinare e amministrativa. E’ certamente necessario individuare alcune priorità a partire dai tappi del nostro sistema, dai nodi, dai progetti maturi e condivisi, dagli interventi che hanno maggiore incidenza sulla competitività, sulla sostenibilità ambientale, sulla coesione nazionale. Infrastrutture e servizi di trasporto, tecnologie, veicoli e politica industriale, idea di territorio e di sviluppo. Insomma mettere finalmente in moto un processo di analisi e decisioni trasparenti attraverso una condivisione con le Regioni e le parti sociali attivando gli interventi per lotti funzionali con tempi e costi visibili. Non un Piano vecchia maniera, ma processi e luoghi di analisi e confronto, con strutture tecniche adeguate alla complessità e alla rilevanza assoluta del compito.
Sul fronte delle priorità è possibile individuare, a mio avviso, tre grandi filoni di intervento.
Il primo riguarda il potenziamento della rete ferroviaria, attraverso il completamento di alcuni pezzi fondamentali della rete di alta velocità ma anche attraverso il potenziamento della rete storica. L’Alta Velocità non deve essere soltanto il sistema a sostegno di un nuovo modo di relazionarsi delle nostre città, la metropolitana d’Italia, ma può e deve essere una straordinaria occasione per il rilancio del trasporto ferroviario anche per le merci e per gli spostamenti metropolitani e regionali.
Un’altra priorità è un grande progetto per la mobilità urbana sostenibile. L'Italia è penultima in Europa per dotazione di metropolitane per abitante e prima per dotazione di auto. Le città italiane, nelle quali si produce il 70 % del PIL, funzionano male e sono poco vivibili. Il traffico urbano genera il 40% delle emissioni di CO2 e il 70% delle altre emissioni inquinanti da trasporti. Per fronteggiare questa situazione e garantire un futuro sostenibile alle nostre città, è fondamentale, quindi, mettere in campo un piano ambizioso di potenziamento dei sistemi di trasporto pubblico, tecnologie per il controllo e veicoli ecologici, parcheggi e nodi di interscambio nelle grandi aree metropolitane e urbane del Paese che coinvolga dirattamente con meccanismi premiali gli Enti Locali.
L'altra grande priorità riguarda il tema della logistica e del trasporto merci. Da anni ci ripetiamo che l’Italia deve diventare una piattaforma logistica nel Mediterraneo, ma ad oggi sono piuttosto scarse le idee, le iniziative e i progetti messi in campo per raggiungere questo obiettivo. Dragaggi dei porti, recupero di spazi per lo stoccaggio, miglioramenti dei raccordi terrestri e dei terminali delle autostrade del mare, promozione di sistemi logistici integrati terra-mare, promozione della intermodalità ferroviaria. Ovviamente aggregando porti che insistono sullo stesso arco marittimo e concentrandosi sui porti di vero interesse nazionale.
Per imprimere una svolta coerente con le nostre necessità infrastrutturali sono necessarie risorse importanti, dell’ordine dei 150-200 miliardi di euro in 10 anni, risorse pubbliche e private, moneta urbanistica. Ma questo, purtroppo, non basta. Queste risorse, pur se fossero disponibili, eccederebbero di molto la capacità di realizzare infrastrutture del nostro Paese. Da uno studio dell’ANCE risulta che i tempi medi necessari per realizzare opere pubbliche, comprensivi di tutte le fasi dalla progettazione alla realizzazione, sono pari a 8 anni e 4 mesi per opere di importo superiore ai 50 milioni di euro. Un grande progetto “infrastrutture per l’Italia” deve prevedere una serie di azioni sulle regole per migliorare la qualità dei progetti, snellire le procedure approvative e garantire la realizzazione delle opere in modo più rapido ed efficace. Insomma, una sfida difficile ma ineludibile nella quale l’Italia deve recuperare quella capacità di realizzazione che era nel nostro DNA e che ci ha caratterizzati per tanta parte della nostra storia.
Ennio Cascetta, docente di corsi di specializzazione presso il Massachussets Institute of Technology (MIT) di Boston, Cambridge (USA). Professore di Teoria dei Sistemi di Trasporto presso la facoltà di Ingegneria dell’Università “Federico II” di Napoli. Autore di libri di testo in italiano e inglese, oltre che di numerosi volumi pubblicati da case editrici italiane ed estere e di oltre 150 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. I settori di interesse scientifico riguardano i metodi e le applicazioni della pianificazione e gestione dei sistemi di trasporto.
Professore ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto presso l'Università Federico II di Napoli e docente presso il Massachussets Institute of Technology (MIT) di Cambridge (USA). Autore di testi accademici in italiano e in inglese, di numerosi volumi e di oltre 150 lavori pubblicati a livello internazionale. Dal 2000 al 2010 è stato assessore ai Trasporti della Regione Campania e, dal 2005 al 2010, è stato Coordinatore della Commissione Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.