Mondo Futuro

Se anche in Svezia vince l'intolleranza

L'editoriale del New York Times

di Bill Keller , pubblicato il 29 settembre 2010
immagine documento La Svezia è nota per essere una nazione tollerante e in cui vigge la giustizia sociale, ma questa nomea ha recentemente subito un duro colpo quando, dieci giorni fa, un partito che si chiama - impropriamente - i Democratici svedesi ha conquistato 20 seggi (su 349 totali) in Parlamento. Nessuna delle due principali coalizioni ha ottenuto la maggioranza assoluta, perciò questo partito, fino a poco fa marginale, spera ora di far valere il suo potere.

Il premier Fredrik Reinfeldt intende governare senza la maggioranza assoluta, a capo di un governo di centro destra. Finora i principali partiti politici hanno dichiarato che non faranno accordi con i Democratici svedesi. E’ auspicabile che non cambino idea.

La maggior parte degli svedesi detestano il razzismo. Ma hanno doleanze leggitime sulle politiche inadatte del governo in tema di integrazione, che non hanno favorito l’inserimento dei nuovi migranti nella società svedese. In un momento in cui la disoccupazione è alta e lo stato sociale svedese - tradizionalmente molto generoso - è sotto pressione, le comunità straniere più visibili - come i 500mila musulmani, il 5% della popolazione - rappresentano capri espiatori particolarmente invitanti.

I Democratici svedesi hanno cercato, per quanto sia possibile, di temperare la loro immagine. Il partito non chiede ad esempio più espulsioni di massa degli immigrati musulmani. Ma il suo programma promette ancora di tagliare drasticamente i flussi d’ingresso per i nuovi richiedenti asilo e i ricongiungimenti familiari, e corsi forzati di “vera cultura svedese”. I musulmani sono il bersaglio preferito, il partito definisce l’Islam “unSwedish” (non svedese), molti di quelli presenti in Svezia sono in fuga dalla repressione o il caos in Iraq, Iran o ex-Jugoslavia.

La popolazione immigrata tende a vivere concentrata in zone ghettizzate, è meno istruita e ha tassi di disoccupazione e deliquenza più alti dei residenti nati in Svezia. Di questi problemi le istituzioni si sono curate troppo poco, in termini di attenzione e finanziamenti.

Chiudere i confini ai migranti non è una risposta. Nemmeno il tentativo forzato di assimilazione a un cultura sociale “pura” quanto immaginaria. Il dinamismo degli immigrati è essenziale in tutta Europa perché quest’ultima rimanga competitiva. In Svezia i politici tradizionali si fronteggiano ancora su tematiche antiche, opponendo ad esempio il welfare alle regole del mercato, mentre ignorano quelle più attuali come la globalizzazione, l’immigrazione e l’integrazione. Ora non possono più permettersi di ignorarle.


tag:  new york times   svezia   xenofobia   democratici svedesi   elezioni   immigrazione  


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#4 da Yanis Valentino Quinti, inviato il 28/5/2011
L'estrema destra svedese, così come tutte le estreme destre europee, in ultimo il Fronte Nazionale di Marine Le Pen si stanno "moderando" nei termini e nel modo di porsi solo per ottenere consensi. Gli Europei, non vivendo ancora in un clima di estrema povertà e disperazione (ma la deindustrializzazione ci porterà a questo, di servizi non si vive, e Germania e Regno Unito sono gli esempi che ci dimostrano ciò) non tollerano i discorsi estremisti ed hanno "paura" di un ritorno al recente passato. Quindi è un puro lifting facciale. La realtà è la seguente: 1) Se le sinistre europee capissero che i cittadini europei non vogliono orde di immigrati (e questo non è razzismo in quanto NOI europei abbiamo il DIRITTO di decidere chi far entrare a casa nostra) e pensassero a costituire in tutta l'Unione Europea un'assistenza alle famiglie (in alcuni paesi c'è, in altri no) ed a ripristinare la cultura della famiglia nucleare (anzichè propagandare quella del single consumista) per permettere alle donne di lavorare e fare i 2,11 figli per donna necessari per mantenere equilibrata la società, queste vincerebbero a man bassa ad ogni elezione. Per coloro i quali invece difendono gli immigrati in quanto necessari alla nostra economia poichè i media per anni hanno dichiarato che gli italiani non vogliono fare i lavori umili (in patria, all'estero fanno anche quelli, e molti sono giovani) rispondo: 1) Gli immigrati sono utili alla politica, in quanto la Destra li usa per ottenere consensi dichiarando di volerli espellere (ma non facendolo), mentre la sinistra distrugge il tessuto sociale sociale della nostra nazione dicendo "Accogliamoli tutti" (il che è sbagliato). 2) Gli immigrati sono utili alle Multinazionali ed alle Grandi Industrie in quanto assumono gente estremamente povera, ignorante e disposta a lavorare a bassissimo prezzo (quindi schiavitù legalizzata), OTTENENDO così un livellamento verso il basso degli stipendi dei cittadini EUROPEI autoctoni e diminuendo l'offerta di lavoro, ABBATTENDO i DIRITTI sul lavoro per cui i nostri nonni ed i nostri padri hanno lottato per decenni. 3) Sono utili alle MAFIE poichè li utilizzano come terminali finali per il mercato della droga. 4) Pensate all'ITALIA fra 50 e 100 anni, con una natalità degli autoctoni bassissima e quella degli immigrati molto alta, e pensate alle lotte delle banlieu in Francia o alla divisione sociale negli USA (i veri USA non sono quelli mostrati dai mass media). 5) Gli immigrati devon adeguarsi alla cultura della nazione in cui vengono ospitati, quindi sta a noi porre regole strettissime come ESAME DELLA LINGUA ITALIANA OBBLIGATORIO sulla scia di Germania e Paesi Bassi, nonchè regole comportamentali come il bandire costumi di altre religioni o culture che non collimano con la cultura Europea (ad esempio burqa e niqab). Il MULTICULTURALISMO ha fallito. Non viviamo in una società multiculturale la MULTI COMUNITARIA, quindi ogni gruppo sociale ed etnico vivono chiusi in se stesso, poichè gli allogeni (gli extraeuropei) in realtà non vogliono allinearsi ai nostri costumi, o se lo fanno è puro lifting similmente ai modi di porsi delle estreme destre europee. E non citiamo i soliti esempi, chiare eccezioni, di immigrati ad ALTISSIMA SPECIALIZZAZIONE. Sono la minoranza.

#3 da massimo poli, inviato il 1/12/2010
L'integrazione è l'unico antidoto all'intolleranza. Ma l'integrazione non è semplice. Non basta accogliere gli stranieri. Bisogna offrire loro condizioni di vita decenti e servizi per l'integrazione e qui cominciano i problemi.
In ogni caso integrazione non significa rinunciare alla propria cultura e ai valori fondanti di una nazione e nemmeno tollerare ideologie e comportamenti contrastanti con i valori e la cultura del paese ospitante. Basta buonismo, ci vuole realismo!

#2 da Roberto Vacchi, inviato il 15/11/2010
Essere intolleranti non è una questione di percentuale, lo si è punto e basta. Anche il partito nazionalsocialista di Adolf Hitler non sbandierava ai quattro venti l'idea dei campi di concentramento, la pulizia etnica e gli esperimenti dei loro medici sugli ebrei, ma alla fine è quello che hanno fatto. I nostri leghisti sicuramente sono peggio degli svedesi, mi fido non ho conoscenza specifica in merito, ma credo che nessuno di noi possa affermare con certezza che in ogni paese europeo non nasca una Lega e che non degeneri in partito xenofobo. Miglioriamo le politihe di integrazione è la nostra unica possiilità per uscire da discorsi demagogici e pericolosi.

#1 da Agostino Ratto, inviato il 30/9/2010
Per giudicare in modo corretto il voto estremista Svedese occorre calarsi e conoscere bene la mentalità degli abitanti di quel Paese. Gli intolleranti di Svezia sono molto più tranquilli e moderati dei nostri padani della lega italiana. Quindi attenzione, non dobbiamo generalizzare e farsi ingannare da giudizi superficiali.



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