Il miglior insegnante precario d'Italia

Quando e dove il merito non conta

di Italia Futura , pubblicato il 29 settembre 2010
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Luca Piergiovanni, 37 anni, professore d’italiano. Insegna nella scuola media di Uggiate Trevano (Como) ed è il miglior professore d’Italia, secondo il ministero della Pubblica Istruzione. Nonostante il titolo onorifico è precario e guadagna 600 euro netti al mese. Lui non si scoraggia e racconta ad Italia Futura il perché...

Perché ha scelto di fare questo mestiere?

Finalmente qualcuno mi fa questa domanda. Io amo profondamente insegnare, trasmettere la conoscenza, avere rapporto con i giovani.
Trovo che lo studio, se approcciato nel modo giusto, possa realmente cambiare la loro vita. Il più delle volte quando si è giovani si vede la scuola come qualcosa di noioso: io voglio dare il mio apporto per tentare di incrementare il desiderio di conoscenza.

Se dovesse tornare indietro rifarebbe lo stesso percorso?Era consapevole di quello a cui sarebbe andato incontro?

Non sono assolutamente pentito. Anzi, nei momenti di pausa forzata, quando finita l’abilitazione non trovavo lavoro, ho fatto per un periodo il barman ed ero diventato piuttosto bravo. Avevo dei buoni guadagni, ma la passione per il lavoro da insegnante mi ha spinto a insistere, a non mollare e mi sono spostato dalla mia natia Toscana alla Lombardia.

In cosa consistono i programmi innovativi che le hanno fatto guadagnare il titolo di “miglior insegnante d’Italia”?

In realtà ho semplicemente cercato di parlare il linguaggio dei giovani. La scuola non deve diventare un mondo a sé, deve educare i ragazzi ad essere curiosi, deve tirar fuori la loro passione per lo studio. Io ho cercato di farlo integrando il metodo classico d’insegnamento con il mondo del web 2.0.

Può raccontarci meglio?

Su determinati argomenti divido la classe in piccoli gruppi e do loro da fare delle ricerche sul web, purché siano fatte nei siti giusti e che abbiano delle fonti attendibili. Un altro esempio: per far diventare meno ostico lo studio della poesia, mettiamo a confronto il testo di una poesia classica con il testo di un cantautore italiano. Il progetto è piaciuto talmente tanto ai ragazzi che alla fine hanno imparato alcune poesie a memoria! Sono convinto che per un apprendimento efficace sono fondamentali anche le emozioni che una lettura ti suscita, non solo una corretta analisi del testo.

Nonostante una proposta di collaborazione a Yale, lei ha deciso di rimanere in Italia, cosa la spinge a restare?

Non ho deciso di declinare in toto la proposta di Yale, ma gestisco la progettazione on-line qui dall’Italia. Per loro va bene, mi hanno detto: “no problem”. Per la prima volta in vita mia mi sono sentito dire: “abbiamo fiducia, crediamo in te, ti mettiamo a disposizione tutti gli strumenti che ti servono”. Mi chiedo perché qui da noi non possa essere così, perché non ci sia la stessa volontà o coraggio di scommettere su nuove idee?

In Italia è tutto lasciato alla buona volontà del singolo, nella maggior parte dei casi gli insegnanti che hanno voglia di sperimentare nuovi metodi d’insegnamento non trovano i fondi per poterli attuare e puntualizzo non milioni di euro in utopici progetti, ma qualche centinaio di euro per l’abbonamento ad internet.

Io sono arrivato ad auto finanziarmi per svolgere alcuni progetti di innovazione didattica, i colleghi mi dicevano: “ma chi te lo fa fare? Neanche 10 euro ci metterei”. Poi guardo i ragazzi: quando ti dicono che si divertono e vogliono tornare anche nell’orario extra scolastico, quando s’impegnano in un progetto pomeridiano per insegnare internet agli anziani, tutti i dubbi scompaiono, non riesco a non farlo per loro.

Nonostante quello che si dice in giro di insegnanti motivati e con passione ce ne sono tanti, solo che se ne parla poco. Forse bisognerebbe trovare più coraggio per scommettere sul futuro dell’Italia che verrà.



Intervistata curata da Flavia De Gregorio

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#2 da Giulio Portolan, inviato il 29/9/2010
Aggiungo un’ulteriore riflessione. Questo insegnante, che vede così premiato il suo merito, con una attenzione da parte di una delle più prestigiose università del mondo, è italiano. Ciò non è forse casuale. Ancora oggi ci deve essere l’opinione, in ambito accademico internazionale, di un qualche “primato” dell’Italia, delle sue menti, dei suoi ingegni, considerati come eredi di una cultura, non solo artistica, che non ha eguali storicamente nel mondo. E allora la domanda, che è sottointesa dall’articolo di Italia Futura, è: perché l’estero premia questo ingegno, e non l’Italia stessa ? Perché il sistema accademico americano funziona per cooptazione, e con ciò riesce a realizzare al meglio le virtù della meritocrazia e della competizione ? Tuttavia, non mi sento di essere esterofilo. Un accademico, a lezione, diceva di trovarsi meglio in Italia, perchè all’estero i professori devono cambiare università e città molte volte durante la loro carriera. Bisognerebbe trovare un sistema che contemperi l’eccellenza straniera e le “garanzie” italiane. Un sistema che unisca meritocrazia, cooptazione, stablità lavorativa e mobilità sociale.

#1 da Giulio Portolan, inviato il 29/9/2010
La lettura di questa intervista consente di fare una riflessione sul significato della cultura per l’uomo. Oggi è prevalente l’importanza delle discipline scientifiche, perché l’uomo con la tecnica allieta la propria giornata e, in prospettiva, cerca di superare i propri limiti (come si propone ad esempio il transumanismo). La consapevolezza, che non appartiene a tutti, ma che costituisce un portato generale del sapere umano (proprio ad esempio di una corretta antropologia cristiana), che questi limiti non sono superabili, conduce chiaramente al primato delle lettere sulla scienza. Lo hanno capito oggi gli americani, come dimostra questo ricnoscimento di Yale, i quali sono storicamente pragmatisti e tecnocrati. L’uomo, quindi, con la letteratura e la poesia si apre alla comprensione della realtà dello spirito, in un modo che la scienza non può fare, perché essa contempla mondi cosmici che l’uomo non potrà mai raggiungere. Il primato della cultura umanistica, che è primato delle lettere, della poesia, dell’arte, della musica e della filosofia, da un lato comporta che si debba poter coltivare questi interessi senza l’affanno di problemi economici, che sono la conseguenza di una tensione all’arricchimento, la quale è proprio fraintendimento di quel significato della vita, alla cui comprensione si apre questa cultura; dall’altro, esso segna una nuova comprensione proprio della scienza e della tecnica. Ad esempio, la tecnica crea il computer e internet, ma i contenuti del computer e di internet devono essere quelli della letteratura. La scienza non può più essere asservita alla tecnica, che non può superare i limiti dell’uomo, ma diviene nuovamente contemplativa, e così la letteratura si fa fantascienza, per consentire questo superamento nell’unica dimensione in cui esso è consentito all’uomo, quella del sogno. Quando l’Europa pensa di dover inseguire il pragmatismo, lo scientismo e il tecnicismo americani, l’America invece è già tornata ad un suo Rinascimento (il prof. Carmelo Vigna dice che oggi l’Europa importa la metafisica da oltreoceano). Questo riconoscimento di Yale è per un insegnante di lettere, non per uno scienziato.



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