Se un giovane italiano su tre è senza lavoro
Italia Futura e l'emergenza della disoccupazione giovanile
di
Marco Simoni ,
pubblicato il 23 settembre 2010
Mentre maggioranza e opposizione sono impegnate, nei rispettivi campi, in una serie di battaglie interne di cui nessuno avvertiva il bisogno,
l’Istat continua inascoltata
a diramare i suoi bollettini sulla disastrosa situazione occupazionale: la fotografia di oggi racconta di un
27,9% di disoccupati tra gli italiani che hanno tra i 15 e i 24 anni, il peggior dato di sempre dal 1999. E’ ormai ridondante commentare
dati che non sorprendono chi osservi l’economia italiana con un minimo di attenzione, e
sui quali la politica avrebbe il dovere di impegnarsi. La crisi finanziaria ed economica da noi ha colpito un paese in cui il tessuto produttivo era già logorato da un decennio di produttività in caduta libera. La bassa produttività si è sommata, con effetti perversi, alla crescita del costo del lavoro a seguito non certo di salari più generosi, ma di una pressione fiscale sempre più intollerabile.
La crisi occupazionale, come ormai triste costume dell’ultimo quindicennio,
pesa soprattutto sulle generazioni più giovani che rimangono in larga parte fuori dal mondo del lavoro. Disoccupato è quasi un giovane su tre, a fronte di uno dei più bassi tassi di occupazione giovanile d’Europa. Questo stato di cose ha effetti drammatici non solo sulle esistenze individuali, ma sul capitale umano del paese, e si somma alla tendenza crescente di laureati e dottorati a cercare altrove le proprie prospettive, mentre quasi nessuno sceglie di investire le proprie risorse o il proprio talento in Italia. Siamo davanti non solo ad un problema dell’oggi, ma all’indebolirsi profondo delle nostre prospettive, della possibilità che la nostra comunità nazionale si risollevi dalla stagnazione in cui è sprofondata.
Nessuna emergenza può essere considerata maggiore, dati del genere raccontano di
un paese che sta abdicando al proprio futuro, mentre la classe politica è presa da altre discussioni.
Anche per questa ragione,
Italia Futura nei prossimi mesi si occuperà di occupazione giovanile, che è prima di tutto un tema di crescita economica. In un paese responsabile ogni politica per l’occupazione giovanile deve essere infatti soprattutto una buona politica economica; una politica non corporativa, attenta alle compatibilità internazionali, e orientata alla crescita. I nodi della nostra economia sono noti da tempo:
bassa produttività, squilibrio fiscale tra prelievo eccessivo e grandi evasori, impoverimento del capitale fisico ed umano, arretratezza tecnologica. Elementi che contribuiscono, non da oggi e non solo a causa della crisi economica, alla stagnazione italiana e alla crisi dell’occupazione giovanile;
nodi che è urgente affrontare.
Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.