Mondo Futuro
I francesi hanno (anche loro) paura del futuro
L'editoriale del direttore di "Le Monde"
di
Eric Fottorino ,
pubblicato il 21 settembre 2010

I francesi hanno paura. Non quella paura che giustificherebbe la politica securitaria del governo, portata avanti con mano militare dal ministo degli Interni Brice Hortefeux. Ben altra paura: quella del futuro. Il timore di ritrovarsi un giorno, domani, estromessi dalla rassicurante protezione fornita dallo stato sociale dai tempi del
Front populaire. Conoscere il degrado, non sentirsi più al sicuro,
salire sull’ascensore sociale per una discesa brutale e subire quello che il ricercatore Eric Maurin chiama il “declassamento”
Ecco cosa si percepiva, martedi 7 settembre, nelle grida e proteste del milione e mezzo - almeno - di persone scese in strada. I cortei erano ovviamente animati da preoccupazioni più pragmatiche: il rifiuto di prolungare di due anni carriere faticose, la frustrazione provocata da un sistema ingiusto e discriminatorio tra privato e pubblico, donne e uomini, giovani e anziani. Tutto questo è vero in un paese in cui
l’ingresso nel mondo del lavoro avviene sempre più tardi. E dove è grande la tentazione delle imprese di separarsi dai dipendenti più avanti con l’età, malgrado la legge per l’impiego dei seniors votata l’anno scorso.
Come proiettarsi nella propria vita professionale fino a 62 o 67 anni, sapendo che il rischio di andare incontro alla disoccupazione di lunga durata aumenta sin dai 50 anni? E’ precisamente la questione occupazionale che toglie ai francesi qualsiasi visione serena sul futuro. Nicolas Sarkozy, chissà se l’abbiamo ricordato abbastanza, è stato eletto grazie allo slogan “lavorare di più per guadagnare di più”.
La proposta è invece oggi quella di lavorare di più sperando di guadagnare lo stesso, o meno, ma sicuramente non di più. Ognuno ha il sentimento di perderci, e il clima provocato dall’affare
Woerth-Bettencourt aggiunge una provocazione simbolica à questa disillusione: ci sarebbero i privilegiati e gli altri. In Francia come in numerosi paesi europei o negli Stati Uniti,
i genitori non credono più che i loro figli vivranno meglio di loro. Il passaggio del testimone della prosperità da una generazione all’altra non è più assicurato. E le istituzioni sono incapaci di disegnare prospettive stimolanti, oltre che ingiuste.
In fondo innalzare l’età legale del pensionamento è ormai una necessità ampiamente riconosciuta. Tranne se si vuole intrattenere una bugia generalizzata sulla capacità dello Stato di finanziare il sistema, bisgona guardare in faccia la realtà.
Gli anni del miracolo economico, la crescita e il pieno impiego appartengono al passato. Le crisi e i deficit successivi, combinati con l’invecchiamento della popolazione francese, hanno creato una situazione esplosiva per la protezione sociale.
Cosa faremo quando il numero degli attivi sarà quasi uguale a quello dei pensionati, nel 2020?
Esiste un via d’uscita, che per molti rimane un tabù, e risveglierebbe l’altra paura di cui questo governo è l’irresponsabile artificiere:
favorire l’immigrazione, con la condizione di regolarla e di fornire a queste forze vive che ci mancano l’accoglienza, l’educazione e la fomazione necessarie. Avremo l’audacia e l’intelligenza per farlo?
Copyright Le Monde. Settembre 2010.