Cervelli in fuga con in mente l'Italia

La voce agli Italiani Ignoti

di Paolo Basile , pubblicato il 17 settembre 2010
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Chi scrive è un giovane italiano, 28 anni, di una città del Sud, Taranto. Dopo aver conseguito nel 2006 la laurea, dopo essersi specializzato con un master, dopo qualche esperienza lavorativa precaria e mal retribuita, ha deciso di accettare la sfida di trasferirsi e lavorare all'estero.

In virtù di questa mia prima presentazione iniziale avrei forse tutte le ragioni per essere infuriato, stanco, amareggiato del mio Paese, invece, il sottoscritto - pur essendo felice della scelta fatta e dell'esperienza che sta vivendo - non vede l'ora di ritornare nel "Bel Paese".

L'italia è davvero il paese più bello del mondo e questo si capisce ancor di più quando si è costretti ad allontanarsi dalla propria terra. La nostra ricchezza in termini di arte, tradizioni popolari, gastronomia e inventiva non ha eguali in nessuna parte del mondo.

Al contempo, ovviamente, come tutti gli innamorati feriti sono anche molto deluso dal mancato impegno della classe dirigente, di noi giovani, del cittadino in generis per valorizzare e far conoscere le nostre qualità.

Il problema io lo intravedo proprio nella mancanza di impegno, dal senso di sfiducia che spesso ci travolge e ci rende incapaci di regire, di rinnovare. Io sicuramente da buon italiano darò il massimo professionalmente e personalmente nel paese che in questo momento mi ospita, la Francia, ma spero di ritornare il prima possibile e dare il mio modesto contributo per migliorare la mia splendida nazione.



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#13 da Giulio Biddau, inviato il 18/10/2011
Sono un ricercatore all'estero. Ho fatto il dottorato in Spagna, ora in Austria domani chissa'. Vengo da Cagliari. Perche' all'estero? Semplice 1) andare per il mondo vuol dire arricchirsi e non monetariamente, non perdere, 2) in italia e solo da noi, i dottorati iniziano in date specifiche e tramite concorso, i soldi spettano sempre ufficiosamente ma a rotazione a gruppi differenti, i salari non sono competitivi. Un sistema da XVIII secolo. Il modello FPI spagnolo e' perfetto, un tot soldi per dottorandi per progetti di ricerca NON trasferibili ad altri scopi. 3) In italia non si investe in ricerca, detassare l' investimento a 2 anni non serve, in ricerca si investe a 15/20 anni

#12 da Fabio Basile, inviato il 14/12/2010
Sono emigrato inizialmente a San Jose, CA nel 2005 e ho preso la residenza permanente nel 2007. Al momento non vedo l'ora di riuscire a dare l'esame per la cittadinanza nel 2011. Sono arrivato qui in California senza lauree, senza diplomi, senza neanche la patente di guida. Ho viaggiato per il mondo da quando avevo 19 anni, prima in Australia, poi in Asia e infine qui in America. Sono sempre stato un auto-didatta ma alla fine, da 30enne senza "pezzi di carta" ho deciso di cominciare a farmi una reputazione didattica. Ho preso il mio esame per il GED (General Education) al Delta College di Stockton, CA, dopo due settimane di preparazione. L'esame piu' duro era Algebra, ma l'ho passato con un bel 75%. Devo ancora decidere cosa voglio studiare, e per ora, mentre sto mettendo via risparmi per riuscire a farmi un po di universita', lavoro come web designer e specialista in SEO per un negozio in Cupertino, CA, oltre a lavorare con un gruppo di imprenditori locali per i quali curo il marketing sul web. Pago l'affitto, le tasse, mangiare fuori occasionalmente e raramente mi preoccupo di arrivare alla fine del mese. Mi diverto e nei fine settimane ho anche il tempo per andare a girare sulla costa con la mia enorme 1986 Ford Cougar a 20 miglia per gallone di benzina, comprata usata, 72,000 miglia, tutta originale a $1100. E il parcheggio non e' mai un problema. Se mi manca l'Italia? Quando il Bel Paese cominciera' a creare le condizioni per fare la vita che faccio qui in California... forse mi cominciera' a mancarmi un pochino.

#11 da Roberto Vacchi, inviato il 15/11/2010
Non si tratta di scappare senza lottare, come qualcuno ha scritto. Personalmente credo che i nostri cervelli non andrebbero lasciati scappare, ma incentivati (non solo da un punto di vista economico) a rimanere. In Italia non si riescono a ricavare spazi ed è per questo che emigano. Magari se anzichè incentivarli ad andare via li incentivassimo a rimanere, forse le cose cambierebbero. Se chi ci governa pensasse all'istruzione e alla ricerca come ad un bene, anzichè a qualcosa di fastidioso da modellare, con l'aiuto di qualche taglio economico che non guasta mai.

#10 da Diego, inviato il 26/10/2010
Bravi,bravi!!!
Da bravi italiani sapete solo lamentarvi!
Ma quanti fra voi hanno fatto qualcosa per la società prima di mollare???
Sarei proprio curioso!
Comunque avete ottime ragioni! Ma se i meglio scappano senza lottare, chi resta fa quel che può!
Cordiali Saluti!!!

#9 da Stefano C., inviato il 23/9/2010
Io sono andato via nel 1998. Ho conseguito 2 lauree in italia, una in ing. elettronica e una in fisica. Sono andato in usa. Li ho fatto un dottorato al MIT e poi sono diventato prof in una grande universita statunitense. L`italia non mi manca. A me piacciono gli spazi aperti e la meritocrazia. In 5 anni di america ho conseguito piu` di quello che avrei conseguito in 50 anni a casa, a litigare con i medriocri e i raccomandati. Viva il progresso, viva la meritocrazia !

#8 da matteo, inviato il 23/9/2010
Guarda, anche io all'inizio la pensavo come te, poi mi sono sposato, ho avuto un figlio e adesso col cavolo che me ne torno a fare il morto di fame in un paese dove i meriti non contano niente.
Quando mi sono dottorato, al Politecnico di Milano mi hanno detto, quello che fai qui non interessa a nessuno (premetto che io studio gas dell'effetto serra). Cosi' ho spedito il curriculum all'estero. Mi hanno subito risposto in tantissimi e adesso lavoro all'Universita' di Berkeley, una delle piu' prestigiose d'America.

#7 da Antonio Signore, inviato il 22/9/2010
Si vede che non hai figli tu. E cadi nel luogo comune della "inventiva". Ma quale "inventiva" ? Ah si...siete capaci di avere dei politici UNICI al mondo. Complimenti, ma io resto in Germania. Dove funziona TUTTO!!

#6 da Raul Di Croce, inviato il 20/9/2010
E' vero che l'Italia ha molti pregi, ma tante sue risorse non vengono valorizzate: si pensi solo alle potenzialità turistiche di tutto il Meridione ed all'immenso patrimonio artistico del Paese.
La classe dirigente degli ultimi vent'anni si è impegnata a costruire un sistema di potere oligarchico che ha solamente perpetrato se stesso ed i suoi interessi, producendo una stagnazione a tutti i livelli.
In questo contesto anche i migliori cervelli sono costretti loro malgrado a cambiare aria, non avendo alcuna possibilità di esprimere il loro potenziale.
E' sicuramente la peggiore lacuna della nostra società quella di non sapere gestire e valorizzare queste risorse umane.

#5 da Alberto Massa, inviato il 20/9/2010
Come ti capisco! In questo momento sto scrivendo dagli Stati Uniti, precisamente da Chicago. Sono un ingegnere meccanico di 24 anni che sta finendo il suo percorso di studi all'estero (a dicembre ho la discussione del master of science qui e della mia laurea magistrale in Italia). Sono via da "casa" da ormai 2 mesi, e non vedo l'ora di tornarci anche se...... qua ho ricevuto offerte lavorative decisamente allettanti, e diametralmente opposte rispetto alle varie offerte semestrali sottopagate che si possono ricevere da noi. E tutto questo considerando anche la precaria situazione economica statunitense e le difficolta' per le aziende di far ottenere permessi lavorativi agli stranieri. Ogni giorno ci penso, e mi chiedo come sia possibile essere arrivati ad una situazione del genere. Sembra quasi che ci sia una "inflazione" di neolaureati (nonostante magari si abbiano dei "plus" da offrire) che costringe a cambiare ripetutamente anziche' investire sulla persona. Oltre a questo si aggiunge la congenita mancanza di meritocrazia... ma cosi' finiamo per scadere nei luoghi comuni. Aggiungo che non si puo' nemmeno parlare di mancanza di formazione dello studente italiano: attualmente mi trovo a lavorare sulla mia tesi a stretto contatto con studenti e ricercatori di svariate nazionalita', e ho potuto constatare come ci sia un abisso tra l'ottima preparazione di uno studente italiano e quella mediocre di un altro europeo, o quella decisamente scarsa di un americano. Forza, facciamoci valere e cerchiamo di tornare tutti quanti e di dare il giusto contributo al nostro paese.

#4 da Matteo Guadagnoli, inviato il 18/9/2010
E'scandaloso assistere a questa fuga di cervelli all'estero, un grande paese evoluto come il nostro, dovrebbe appoggiare i giovani e la ricerca. Invece ci ritroviamo pieni di "baroni", una classe dirigente mediocre che non pensa all' Italia di domani, ma solo alla saccoccia. Buona fortuna Paolo, spero tu possa tornare presto, ma in un paese che finalmente ha trovato la sua strada.

#3 da Andrea M., inviato il 18/9/2010
Mi trovo nella stessa situazione! Dopo il dottorato di ricerca sono stato 2 anni in Giappone e adesso lavoro negli USA. Ho provato a rientrare un anno fa, ma non c'è stato verso di trovare un lavoro con una paga dignitosa. Sono molto combattutto perché vorrei trovare il modo di rientrare in Italia e contribuire a svegliarla da questo torpore, ma temo che l'Università sia definitivamente morta!

#2 da Marco, inviato il 17/9/2010
Anche io sono un ex emigrante, prima dalla Puglia alla Lombardia e poi in USA. Posso dirti che, a due anni dal mio rientro, sono sicuro di aver fatto un grande errore. Non appena avro' risolto quelle vicende familiari che mi incatenano in Italia, faro' di tutto per sorvolare l'Atlantico e ritornare a sperare in un futuro migliore. Sia ben chiaro, so bene che in questo momento gli USA sono in grossa difficolta', quello che cambia e' la speranza di potrecela fare. La nostra e' una nazione di vecchi, i dirigenti sono tutti over 65 ed i giovani sono quasi esclusivamente raccomandati. La politica metastatizza ovunque con il risultato di avere 10 persone a fare male il lavoro di due.
Con tutto il rispetto che solo chi e' andato via puo' avere per un suo simile...torna in Italia in vacanza e cerca di diventare forte lontano da casa

#1 da Giulio Portolan, inviato il 17/9/2010
Scalfari ha detto che i figli hanno oggi meno dei padri. Questa è una conseguenza della globalizzazione, perché mercati molto e poco sviluppati, messi a contatto, agiscono in modo da provocare crisi nei primi e sviluppo nei secondi. Per impedirlo è necessario il protezionismo, ma ragioni di opportunità politica hanno sconsigliato di farlo. La previsione è che tutti i mercati crescono insieme, quindi bisogna solo aspettare. In più, la democraticità dell’Occidente si trasmetterà a tutto il mondo. L’Islam oggi preferisce la tradizione al progresso, ma è questione solo di tempo, perché il tempo affina la ragione. Quindi il futuro suggerisce ottimismo. Compito della politica è solo quello di anticipare questo futuro, per allievare condizioni attuali di insoddisfazione.



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