Chi scrive è un
giovane italiano, 28 anni, di una città del Sud, Taranto. Dopo aver conseguito nel 2006 la laurea, dopo essersi specializzato con un master, dopo
qualche esperienza lavorativa precaria e mal retribuita, ha deciso di accettare la sfida di trasferirsi e lavorare all'estero.
In virtù di questa mia prima presentazione iniziale
avrei forse tutte le ragioni per essere infuriato, stanco, amareggiato del mio Paese, invece, il sottoscritto - pur essendo felice della scelta fatta e dell'esperienza che sta vivendo -
non vede l'ora di ritornare nel "Bel Paese".
L'italia è davvero il paese più bello del mondo e questo si capisce ancor di più quando si è costretti ad allontanarsi dalla propria terra. La nostra ricchezza in termini di arte, tradizioni popolari, gastronomia e
inventiva non ha eguali in nessuna parte del mondo.
Al contempo, ovviamente, come tutti gli innamorati feriti
sono anche molto deluso dal mancato impegno della classe dirigente, di noi giovani, del cittadino in generis per valorizzare e far conoscere le nostre qualità.
Il problema io lo intravedo proprio nella mancanza di impegno, dal senso di sfiducia che spesso ci travolge e ci rende incapaci di regire, di rinnovare. Io sicuramente
da buon italiano darò il massimo professionalmente e personalmente nel paese che in questo momento mi ospita, la Francia, ma spero di ritornare il prima possibile e dare il mio modesto contributo per
migliorare la mia splendida nazione.