Alla ricerca dell'Italiano Ignoto
Elogio dell'elettore ignoto
Per coloro che, nonostante tutto, credono e sperano nella buona politica
di
Italia Futura ,
pubblicato il 13 settembre 2010

Dobbiamo ricordarci ogni giorno dell'Italiano Ignoto. Di colui che fa la sua parte, nonostante tutto. Colui che paga le tasse secondo i propri redditi. Colui che si dedica al proprio lavoro, alla propria famiglia e alla propria casa. Perché gli Italiani Ignoti sono maggioranza in questo paese. E proprio loro fanno dell'onestà, della passione per il proprio mestiere e dell'amore per l'Italia la vera speranza per il nostro futuro comune
Luca di Montezemolo
Gli
italiani ignoti sono anche gli elettori, di centrodestra e di centrosinistra. Elettori
che non sono mai diventati militanti, che non si aggirano con il coltello tra i denti alla ricerca del nemico, che sanno distinguere tra il tifo da stadio e la scelta politica.
Cittadini che vanno a votare perché convinti che l’esercizio del voto sia ancora un dovere, senza attendersi dai propri rappresentanti alcun miracolo che non sia il buon governo della vita nazionale e la capacità di indicare al paese una direzione di marcia.
Nel corso dell’ultimo ventennio, da quando è sembrato che tutto potesse cambiare, gli elettori ignoti hanno continuato a credere a
due racconti dell’Italia del tutto diversi. Da un lato
hanno dato fiducia ad un brillante imprenditore che nell’ormai lontano 1994 si presentò con un
messaggio di straordinaria efficacia. “Datemi il vostro voto – disse – perché nessuno più di me ama l’Italia come l’amate voi; nessuno più di me comprende i vostri desideri e legittima i vostri interessi; nessuno più di me è in grado di liberare le vostre potenzialità dal peso dello Stato e delle corporazioni”.
Molti lo hanno fatto e hanno continuato a farlo, senza indulgere come altri al culto della personalità ma
sperando che finalmente si realizzasse quella “rivoluzione liberale” che avrebbe dovuto restituire all’Italia quello spirito coraggioso e intraprendente che aveva conosciuto nei suoi anni migliori. Dall’altro lato,
altri elettori ignoti hanno continuato a guardare al Berlusconi politico con scetticismo. Senza demonizzarlo e s
enza mai credere che i mali dell’Italia fossero cominciati con la sua “discesa in campo”, ma restando convinti che i valori di giustizia, solidarietà e coesione nei quali credevano non potessero essere rappresentati da lui. Si sono allora guardati intorno e
hanno avuto in cambio due leggende sull’Italia.
Una dominata dalla nostalgia per il tempo che fu, per un’Italia pre-moderna stuprata dall’irruzione della società dei consumi, per un paese di borghi e valli al quale saremmo dovuti tornare.
L’altra segnata invece dal più cupo pessimismo, capace di descrivere gli italiani che votavano Berlusconi come servi instupiditi dalla televisione commerciale e l’Italia come un paese privo di energie morali e corrotto dall’interno. E tuttavia
anche gli elettori ignoti del centrosinistra hanno continuato a votare, aspettandosi che da un momento all’altro si realizzasse quella promessa di rinnovamento ideale e personale che una generazione di leader sconfitti ha continuato a ripetere negli anni. Salvo vedersi servire ad ogni giro le stesse idee sempre più logore gli stessi fantasmi e la stessa squadra, sebbene dentro partiti diversi.
Gli elettori ignoti sono circondati dalla massa crescente degli astenuti, che sempre più numerosi scelgono il non voto come consapevole gesto civile. Tra questi, è crescente il numero dei giovani che s
i rifiutano di partecipare al rito della scelta di un’offerta sempre uguale a sé stessa e sempre più ripetitiva. Giovani che rischiano di perdere la fiducia nel bene comune, anche se ogni giorno costruiscono con il proprio impegno un percorso di speranza individuale che potrebbe molto più utilmente contribuire a comporre un quadro di coesione se solo fosse tenuto insieme da una missione nazionale.
Giovani che, con la scomparsa di una politica che sappia indicare al paese una direzione di marcia, vengono spinti sempre più ad occuparsi del proprio “particulare”.
E
tuttavia gli elettori ignoti sono ancora la maggioranza degli italiani e meritano il rispetto di chi guarda a coloro che ogni giorno permettono al nostro paese di andare avanti.
Anche se tutte le leggende a cui quegli elettori ignoti hanno creduto in questi anni sono ormai arrivate al capolinea, tra l’eterna promessa di una rivoluzione liberale che non c’è mai stata e il cupo racconto di un paese irrimediabilmente perduto.