Non lasciamoli soli

Dopo la tragedia di Pollica

di Gianni Punzo , pubblicato il 7 settembre 2010
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Nella notte di domenica è stato ucciso Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ritenuto da tutti onesto, competente e devoto alla legalità. Accanto alla solidarietà e il cordoglio è necessaria una riflessione sullo stato di salute civile di un paese in cui l’onestà di un amministratore viene punita con nove colpi di pistola.

E’ indispensabile riflettere sulla salute di una nazione, e non solo della regione dove è avvenuto il delitto, perché le ramificazioni economiche della criminalità organizzata si estendono in tutta la penisola, ben oltre le divisioni e i pregiudizi che qualcuno pericolosamente cavalca.

Mai come ora non si possono lasciare soli coloro che nel Mezzogiorno e altrove combattono per consegnare ai loro figli un futuro migliore. E non si può affidare il compito del recupero di un territorio alle sole forze di polizia. Ognuno di noi, noto o ignoto, deve impegnarsi perché il paese non si frantumi. Lo deve fare la politica, la società civile e la classe dirigente.

Su questo, ospitiamo la riflessione di un autorevole esponente della classe dirigente meridionale: Gianni Punzo, imprenditore, cavaliere del lavoro e tra fondatori di Italia Futura:

"Come imprenditore ho cercato di fare al meglio il mio lavoro; come cittadino, invece, sento la colpa di essere stato uno spettatore sostanzialmente inerte di fronte al peggioramento della qualità della vita civile e democratica della regione.

Ciò premesso, credo sia arrivato il tempo di guardare avanti, recuperando anche il senso di un orgoglio che non deriva dall’essere meridionale o napoletano (Dio ci scampi dai partiti sudisti o da chi vuole strumentalizzare mal riposti orgogli campanilistici) ma dalla convinzione di poter contribuire fattivamente a un percorso di crescita e di sviluppo di tutto il nostro Paese.

Non è accettabile leggere continuamente dichiarazioni che rappresentano il Sud come un covo di ladri e banditi. In primo luogo, perché il Sud, pur con tutti i suoi limiti e le sue colpe, non può diventare il capro espiatorio di ogni male dell’Italia, ma ancora di più perché abbiamo bisogno di soluzioni concrete a un problema complesso e non rappresentazioni stereotipate e luoghi comuni. Dobbiamo incominciare a costruire e smettere di consentire o, peggio, indulgere in facili giaculatorie. Ci sono tre cose che possiamo fare, come cittadini e come imprenditori.

Primo, partecipare con più forza al dibattito pubblico in tutta la sua ampiezza. Non ci riguardano solo la fiscalità o le infrastrutture, ma la qualità complessiva della vita civile e democratica, a partire dalla scuola, che ne assicura il futuro, e dal recupero del contesto socio urbanistico.

Secondo: prendere parte attiva al dibattito sul federalismo. Il federalismo si farà, non perché lo vuole la Lega, ma perché è giusto avvicinare la rappresentanza alle decisioni di spesa e di governo. Il federalismo è l’occasione per riunire un Paese che nei fatti è già molto diviso. Ma non può essere realizzato in una maniera ideologica che nasconde desideri di regolamento di conti del Nord verso il Sud.

Non possiamo accettare che sia il federalismo di Bossi e Calderoli, magari accontentandoci di ricevere in cambio un «piano Sud» le cui risorse tra l’altro rischierebbero di prendere strade diverse, una cosa che abbiamo visto accadere spesso in questi ultimi tre anni. Spero vivamente che la classe politica del Sud, invece di combattere battaglie di retroguardia, si ponga alla testa di questo cambiamento che riguarda l’assetto istituzionale di tutto il Paese, presentando delle proposte concrete".


Gianni Punzo



tag:  angelo vassallo   criminalità organizzata   legalità   passione civile   gianni punzo   italia futura  


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#2 da Eugenio Gervasio, inviato il 25/9/2010
Non è accetabile che il Sud è la Campania siano presentate nel modo peggiore. Come non è accetabile che gli uomini migliori siano spesso alla finestra a guardare ... la rinascita va pur attrezzata ... Credo che sia arrivato il momento dell'impegno vero con Italia Futura. Eugenio Gervasio

#1 da Daniele Conti, inviato il 7/9/2010
Mi torna in mente una frase che sentì per la prima volta alle scuole medie: "l'Italia è fatta, ora facciamo gli italiani". E' dal 1861 che riecheggia questa frase nel nostro Paese, ma dire che le aspettative di allora si siano realizzate credo sia eccessivo purtroppo. Però quando mi sento dire (e accade spesso) che l'Italia è tutta mafia, che siamo un Paese del tutto corrotto e ormai chi comanda è cosa nostra o la 'ndrangheta, bé io non ci credo. Io sono un ragazzo di 20 anni, uno studente che non vuole fare il cervello in fuga perché amo il mio Paese e non ci credo che siamo una società di mafia. Siamo una società che non è stimolata, quello sì, che fatica a reagire di fronte a tali soprusi, ma credo che se la maggior parte degli italiani onesti prendesse coraggio e speranza anche nella vita pubblica, reagendo anche solo con dei messaggi di solidarietà, allora riconosceremmo qual è la vera faccia dell'Italia. Dobbiamo finalmente fare gli Italiani...



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