di Rossella Bocciarelli"Possibile che nei cinque punti non ci sia nulla per fare ripartire l'economia e renderla competitiva? C'è un'Italia preoccupata. E Berlusconi ha ragione quando parla di ottimismo ma non può essere ottimismo solo verbale, deve diventare azione concreta". Sui temi dell'economia, il contrappunto politico di Gianfranco Fini nei suoi 81 minuti di intervento a Mirabello è stato incalzante sin dall'esordio: in buona sostanza, il suo refrain potrebbe riassumersi con un "più stato e più mercato", equamente distante da Keynes e da Von Hayek.
La prima puntualizzazione, infatti, ha riguardato la logica dei "tagli lineari" di spesa realizzati con la manovra di finanza pubblica: il cofondatore del Pdl ha detto che il governo, che pure ha operato correttamente contro la crisi finanziaria, forse avrebbe potuto modulare diversamente quei tagli ed evitare di trovarsi di fronte a due clamorose proteste: quella della polizia e quella degli insegnanti precari. "Credo che meriti rispetto ogni dirigente, ogni cittadino colpito da quei tagli che non andavano fatti e penso anche ai tagli ai fondi della scuola causa della protesta dei precari che ancora non sanno se fra qualche giorno avranno la cattedra" ha detto Fini.
[...] Parole non troppo diverse, nell'impostazione di fondo, da quelle che ieri sono apparse sul sito della fondazione Italia Futura guidata da Luca di Montezemolo, a firma dell'economista Marco Simoni: "Ha ragione da vendere il ministro Tremonti quando dice che l'Italia ha bisogno di prospettiva, di visione e - più concretamente - di riforme economiche che abbiano un orizzonte temporale almeno decennale", scrive Simoni, che aggiunge: "Viene in mente che se l'avesse pensato dieci anni fa, oggi il paese sarebbe in condizioni diverse".
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