Infantilismo e mancate riforme

Tremonti, Draghi e dieci anni di calo della produttività italiana

di Marco Simoni , pubblicato il 6 settembre 2010
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Ha ragione da vendere il ministro Tremonti quando dice che l’Italia ha bisogno di prospettiva e di visione e - più concretamente - di pensare riforme economiche che abbiano un orizzonte temporale almeno decennale, anziché continuare a varare manovre economiche affrettate, scritte sotto la pressione dei mercati dopo anni di indulgenza.

Ha meno ragione, forse, quando sostiene (rispondendo al governatore di Bankitalia Mario Draghi) che sia infantile pensare di dover fare come la Germania, sempre che non si riferisse all’ingenuità e anche al candore dei bambini, che dicono cose semplici e vere, nel qual caso siamo d’accordo una seconda volta. Infatti, negli ultimi dieci anni la produttività oraria della Germania – un indice di forza e dinamismo economico – è rimasta sostanzialmente costante e ben sopra la media dell’area Euro, nonostante il calo dovuto alla crisi degli ultimi due anni.

In altre parole, la Germania ha svolto, sempre e con costanza, il suo ruolo di traino continentale. In Italia, nello stesso periodo, la produttività è invece calata di un drammatico 13%; prima della crisi era un calo “solo” dell’11%. Nessun paese dell’area Euro ha fatto peggio.

Davanti a questi numeri, il solito alibi della globalizzazione cattiva non regge. E’ evidente che gli attuali, drammatici, problemi economici che vivono gli italiani, con un carico maggiore sulle generazioni più giovani, possono essere attribuiti solo in parte agli squilibri prodotti dalla internazionalizzazione dei mercati, e molto invece alle mancate riforme economiche, fiscali e del lavoro, degli ultimi dieci anni.

Dieci anni passati senza riforme, che avrebbero anche attrezzato il paese a reggere meglio la recente crisi globale. Dieci anni di cui sette nei quali le leggi finanziarie e le manovre economiche hanno portato la firma di Giulio Tremonti.

Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.


tag:  giulio tremonti   mario draghi   politica enonomica   riforme   produttività   crisi globale  


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#5 da luca taglieri, inviato il 7/9/2010
Perfetto: i dati sono elementi oggettivi da cui partire per un'analisi. Sicuramente c'è un ritardo riformatore nel Paese che caratterizza indistintamente, magari per motivi differenti, destra e sinistra. Forse è giunto il momento di anadre oltre le indicazioni di massima e presentare proposte operative, organiche e sistemiche. Maggiore produttività: cosa significa? Più ore lavorate? O minori costi di produzione per un'unità di prodotto? quali sono i criteri da considerare? Quali azioni concrete (proposta operativa) intraprendere? Ridurre la presenza della burocrazia riconduncendo la Pubblica Amministrazione ad un ruolo più leggero e qualificato. Ok. Semplificazione fiscale, federalismo, reale capacità di recupero dell'evasione e dell'elusione. Ok. Ricerca e sviluppo: come craere un volano virtuoso per far sì che la piccola media impresa investa in R&S?

#4 da francesco funaro, inviato il 7/9/2010
Sono ormai convinto che le riforme tanto proclamate in realtà non le vuole nessuno. O meglio non le vuole nessuno tra tutti quelli che vedrebbero toccati i tanti privilegi (piccoli e grandi) che la classe dirigente italiana si è costruita negli anni. Manca il coraggio di mettersi in discussione fino in fondo. Basta fare qualche piccolo esempio: tre organizzazioni sindacali agricole, due organizzazione di commercianti e così di seguito.
Ma come può il sistema economico sostenere un simile carico di sovrastrutture ed affrontare le sfide per il futuro dell'Italia?

#3 da andreazza vincenzo, inviato il 6/9/2010
la mancanza di un piano di sviluppo industriale a medio e lungo termine è un male che accompagna la nostra economia da tempo,mentre siamo ricchi di manovre economiche a breve che servono solo atenere in vita gli auttuali ministri. concordo in pieno sulle responsabilita del ministro che avrebbe avuto tempo di fare cose più concrete

#2 da ennio baratella, inviato il 6/9/2010
Invito a leggere il marketing 3.0 ( p.Koetler) mentre leggete pensate a trasformarlo in chiave politica ed economica nel ns. paese.
Son certo che aiuterebbe noi ma sopratutto la classe dirigente a darsi una autentica mossa ed azionare quella Visione e Prospettiva che ci vede, come al solito, in ritardo.
Abbiamo un percorso culturale e manageriale involutivo, purtroppo, e non è certo con al paura del domani e della globalizzazione che arriviamo ai risultati.
Dire che Guardare alla Germania è essere superficiali ritengo sia errato. La Germania - come altre volte in passato ( vedi crisi anni 70 e 80) ha attivato con rigore sacrifici ed investimenti ( andate ora a vedere il peso tedesco es in Cina).
Noi Italiani non possiamo farlo? Se avessimo un costo della politica e della burocrazia in generale, inferiore.



#1 da Florindo De Rosa, inviato il 6/9/2010
Sono d'accordo con entrambi (Tremonti e Draghi), perchè bisognerebbe guardare a chi è più "avanti" di noi (ITALIA) nella risoluzione di problematiche complesse, adattandole, e calzandole alla nostra cultura. In breve, cito un detto antico:"Fattela (frequenta) con chi è meglio di te e pagagli anche le spese".
Attingere dalle nazioni europee nella risoluzione dei problemi atavici che affliggono la nostra Italia non può che essere positivo, avendo già una sprimentazione sul campo delle soluzioni eventualmente da adottare.



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