Ha ragione da vendere il ministro
Tremonti quando dice che l’Italia ha bisogno di prospettiva e di visione e - più concretamente - di pensare riforme economiche che abbiano un orizzonte temporale almeno decennale, anziché continuare a varare manovre economiche affrettate, scritte sotto la pressione dei mercati dopo anni di indulgenza.
Ha meno ragione, forse, quando sostiene (
rispondendo al governatore di Bankitalia Mario Draghi) che sia
infantile pensare di dover fare come la Germania, sempre che non si riferisse all’ingenuità e anche al candore dei bambini, che dicono cose semplici e vere, nel qual caso siamo d’accordo una seconda volta. Infatti, negli ultimi dieci anni la produttività oraria della Germania – un indice di forza e dinamismo economico – è rimasta sostanzialmente costante e ben sopra la media dell’area Euro, nonostante il calo dovuto alla crisi degli ultimi due anni.
In altre parole, la Germania ha svolto, sempre e con costanza, il suo ruolo di traino continentale.
In Italia, nello stesso periodo, la produttività è invece calata di un drammatico 13%; prima della crisi era un calo “solo” dell’11%. Nessun paese dell’area Euro ha fatto peggio.
Davanti a questi numeri,
il solito alibi della globalizzazione cattiva non regge. E’ evidente che gli attuali, drammatici, problemi economici che vivono gli italiani, con un carico maggiore sulle generazioni più giovani, possono essere attribuiti solo in parte agli squilibri prodotti dalla internazionalizzazione dei mercati, e molto invece alle
mancate riforme economiche, fiscali e del lavoro, degli ultimi dieci anni.
Dieci anni passati senza riforme, che avrebbero anche attrezzato il paese a
reggere meglio la recente crisi globale. Dieci anni di cui sette nei quali le leggi finanziarie e le manovre economiche hanno portato
la firma di Giulio Tremonti.