di Dario Di VicoI nostri giovani meritano una seconda chance. I dati sfornati dall'Istat sull'occupazione in Italia ci hanno confermato in questi giorni come un giovane su quattro non lavori, il 26,8%.
In termini assoluti dovrebbero corrispondere a più di 600mila unità, almeno secondo una recente stima della Confartigianato. Dai dati che si dispongono sui coetanei, che a differenza loro hanno trovato comunque lavoro, risulta che il 52% sia in possesso di un diploma di scuola superiore e il 4% di una laurea breve. Si può pensare che il profilo sia grosso modo lo stesso anche per gli inoccupati. Ergo, si tratta di giovani che hanno terminato il ciclo di studi ma evidentemente stanno pagando sulla loro pelle la sfasatura tra formazione e mondo del lavoro.
Hanno sottovalutato il lavoro manuale e si trovano in possesso di un titolo di studio che non apre loro nessuna porta. Per inciso va detto che la sfasatura in questione è destinata a protrarsi nel tempo perché anche i fratelli minori degli attuali disoccupati continuano nel 2010 a preferire l'iscrizione ai licei (+ 3,6% rispetto all'anno scorso) e a snobbare gli istituti tecnici (-1,4%) e i professionali (-2,2%).
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